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    Home Page > Movies & DVD > Potiche - La bella statuina

    POTICHE-LA BELLA STATUINA: CATHERINE DENEUVE E GERARD DEPARDIEU, IN COPPIA PER FRANÇOIS OZON. LUI MANAGER DI FATTO, LEI PER CASO E TEMPORANEAMENTE, MA AVRA' VERAMENTE VOGLIA DI GETTAR LA SPUGNA UNA VOLTA TERMINATA L'EMERGENZA?

    Dalla 67. Mostra del Cinema di Venezia - RECENSIONE IN ANTEPRIMA - Dal 5 NOVEMBRE

    "Era da tempo che volevo fare un film sul ruolo delle donne nella società e nella politica. Quando, una decina d'anni fà, ho scoperto la pièce 'Potiche' di Barillet e Grédy, ho subito pensato che contenesse del materiale straordinario per essere trasformata in un film. Ma ho impiegato molto tempo per assimilare il testo e per decidere come adattarlo e attualizzarlo. Sentivo di poter ritrovare nell'adattamento il tono e la verve di certe screwball comedies, ma non volevo fare un film nostalgico e avulso da una certa realtà. I due fattori decisivi sono stati, innanzitutto, l'incontro con i fratelli Altmayer, i produttori, che mi hanno proposto di realizzare un film politico sulla figura di Nicolas Sarkozy nello spirito di 'The Queen' di Stephen Frears e poi le ultime elezioni presidenziali durante le quali ho un pò seguito il percorso di Ségolène Royal".
    Il regista e sceneggiatore François Ozon

    (Potiche FRANCIA 2010; commedia; 103'; Produz.: Mandarin Cinéma; Distribuz.: BIM Distribuzione)

    Locandina italiana Potiche - La bella statuina

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Potiche - La bella statuina

    Titolo in lingua originale: Potiche

    Anno di produzione: 2010

    Anno di uscita: 2010

    Regia: François Ozon

    Sceneggiatura: François Ozon (adattamento dalla pièce di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy)

    Soggetto: Dalla piece Potiche di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy (adattamento di François Ozon)


    Cast: Catherine Deneuve (Suzanne Pujol)
    Gerard Depardieu (Maurice Babin)
    Fabrice Luchini (Robert Pujol)
    Karin Viard (Nadège)
    Judith Godrèche (Joëlle)
    Jérémie Renier (Laurent Pujol)
    Sergi Lòpez (Camionista spagnolo)
    Evelyne Dandry (Geneviève Michonneau)
    Bruno Lochet (André)
    Elodie Frégé (Suzanne giovane)
    Gautier About (Babin giovane)
    Jean-Baptiste Shelmerdine (Robert giovane)
    Noam Charlier (Flavien)
    Martin de Myttenaere (Stanislas)

    Musica: Philippe Rombi (musica originale); Pascal Jasmes (suono) e Benoît Gargonne (montaggio del suono)

    Costumi: Pascaline Chavanne

    Scenografia: Katia Wyszkop

    Fotografia: Yorick Le Saux

    Montaggio: Laure Gardette

    Effetti Speciali: Berengere Dominguez (coordinatore effetti visivi)

    Makeup: Aurélie Elich

    Casting: Sarah Teper e Leila Fournier (per la Francia); Mickael de Nijs (per il Belgio)

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Provincia francese di fine anni '70. Suzanne Pujol (Catherine Deneuve), moglie di un ricco industriale senza scrupoli deve improvvisamente sostituirlo alla guida della fabbrica in crisi a seguito di un infarto. Suzanne, all'apparenza casalinga dimessa, diventerà inaspettatamente una grande manager amata dagli operai e porterà la sua industria al successo. Ma quando il marito vorrà riprendere le redini, troverà una moglie non più remissiva...

    IN DETTAGLIO:

    1977, Sainte-Gudule, Francia del nord. Suzanne è una moglie tutta casa e famiglia sottomessa al ricco industriale Robert Pujol.
    Robert dirige la sua fabbrica di ombrelli con il pugno di ferro e ha un atteggiamento sgradevole e dispotico sia con gli operai, sia con i figli e la consorte, che considera solo una bella statuina.
    A seguito di uno sciopero e del sequestro del marito, Suzanne si ritrova a dirigere l'azienda e, con grande sorpresa di tutti, si rivela una donna intelligente, capace e determinata.
    Ma quando Robert torna a casa in piena forma dopo una cura di riposo forzato, la situazione si complica...

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    RITRATTO DI SIGNORA - 'M. ME PUJOL/CATHERINE DENEUVE' - A DOPPIO TAGLIO E OLTREMODO SORPRENDENTE. OZON SCEGLIE LA COMMEDIA SOSTENUTA DA UNA SCENEGGIATURA PARTICOLARMENTE EFFERVESCENTE E SOTTILE SUL PIANO UMORISTICO, PER TRATTEGGIARE ANCORA UNA VOLTA, RIVENDICAZIONI SUL PIANO DEI RUOLI NELLA COPPIA, SUL PIANO DELLA DIGNITA' INDIVIDUALE E DI RIVENDICAZIONI PERSONALI E SOCIALI. UN FRIZZANTE ACQUERELLO POLITICO-SOCIALE CON... SCIVOLATA!

    E’ ben noto che le acque chete rompono i ponti e la Madame Suzanne Pujol di François Ozon in Potiche (Potiche-Quel genio di mia moglie poi convertito in Potiche-La bella statuina) ce lo conferma a caratteri pungenti, dall’alto di tutto lo charme che ancora oggi emana la sua raffinata interprete, Catherine Deneuve: ‘potiche’ (bella statuina) per poco e solo di facciata, e, semmai, certamente “non di coccio”, per dirla con il dispotico Monsieur Robert Pujol (Fabrice Luchini).

    Così dispiace davvero molto toglier punti ad un film di per sé maliziosamente delizioso, ironico,

    pungente e sottilmente affilato, ben navigato sulla cresta della spumeggiante onda di una sceneggiatura squisita e irrorata con estrema generosità di un effervescente ed incalzante umorismo, a tratti dal tocco più british che francese. Un acquerello vivacemente naif dall’anima sentitamente ‘progressista’, dipinto con le tonalità forti e decise richieste dai contenuti, sottesi ma non certo leggeri, che occhieggiano da questa finestra in celluloide aperta su Sainte-Gadule, cittadina del Nord della Francia, all’anno 1977.

    Per certi aspetti che riguardano principalmente M.me Pujol/Deneuve - per quanto a questi aspetti Ozon riservi loro un posto privilegiato tra le righe del pentagramma degli affetti piuttosto che un esplicito primo piano - Potiche sembra tradurre in francese la battuta del capolavoro kubrickiano Eyes Wide Shut, espressa da un’annebbiata, quanto incantevolmente indimenticabile, Nicole Kidman: “se solo voi uomini sapeste!”. Una tematica variamente battuta e dibattuta su vari versanti dalla cinematografia internazionale in diverse epoche, e per la

    quale Ozon ha scelto la cornice del genere commedia, legandola ad un certo connettivo politico-sociale fatto da ruoli in famiglia, oltre che di amore, passione e tradimenti ruotanti intorno alle dinamiche del rapporto di coppia, e altresì di rivendicazioni identitarie e di diritti sul piano del lavoro, di clientelismi, ambizioni e affermazioni professionali, naturalmente non solo a senso unico.

    E potremmo dire che fila tutto a meraviglia finchè Ozon non deraglia irrimediabilmente su quell’unica battuta messa in bocca proprio ad una controllatissima e solo apparentemente dimessa M.me Pujol/Deneuve, di fatto vera e propria ‘cornucopia’ di sorprese: quale madre potrebbe consigliare alla propria figlia di non lasciare lavoro e carriera per portare avanti una maternità, ricordandole che c’è l’aborto come rimedio? Maternità sopraggiunta peraltro in seno ad un matrimonio con qualche problema ma non certo insormontabile, e comunque, un matrimonio ancora in piedi e che la figlia stessa sembra intenzionata a salvare.

    E’ impensabile sul piano umano prima ancora che morale! Fortunatamente Ozon rimedia allo strappo facendo vedere come la figlia abbia avuto evidentemente più giudizio della madre, accordando dunque a quest’ultima la sua costruttiva risposta. Ma questa M.me Pujol, personaggio che tutti seguiamo con grande solidarietà e divertita ammirazione per le sue incredibili sortite - oltre che per l’indiscussa bravura della Deneuve - che la portano ad un’affermazione personale e professionale impensabile in prima istanza, sembra velarsi di una patina color fumo di Londra, sufficiente ad opacizzare parzialmente lo smalto di un ‘ritratto di signora’ a doppio taglio, di fatto, sagacemente spregiudicata.

    Commenti del regista

    Il lavoro di adattamento
    "Mi è parso chiaro fin dall'inizio che per adattare al grande schermo la pièce teatrale dovevo fare un lavoro diverso rispetto a quello che avevo svolto nei due adattamenti precedenti 'Gocce d'acqua su pietre roventi' e '8 Donne e un mistero'. Per quei due film avevo accettato di inserire nella regia gli ambienti chiusi, senza voler sfuggire a una certa teatralità. Nel primo, la casa rappresentava la chiusura e la costrizione della coppia; nel secondo, gli interni erano consoni all'idea di mettere in gabbia delle donne, delle attrici e di osservarle. Ma 'Potiche' è la storia dell'emancipazione di una donna ed era necessario fare uscire Suzanne dalla sua prigionia primaria per confrontarla con il mondo moderno. Quindi il film è stato girato in gran parte in ambienti naturali, al contrario degli altri due film, interamente realizzati in studio.
    Lavorando sull'adattamento, mi sono reso conto che bastava tirare le fila naturali della pièce per trovare le rispondenze con la società e la politica attuali. Oggi le donne sono un pò più rappresentate nel mondo imprenditoriale e politico, ma molte situazioni e molti ragionamenti non sono realmente cambiati in questi trent'anni.
    La pièce terminava con Suzanne che riprendeva in mano l'azienda e metteva alle corde l'amante comunista e il marito. Ho aggiunto un terzo atto in cui il marito riconquista il potere in fabbrica. L'umiliazione e la frustrazione che subisce Suzanne fanno scaturire in lei il desiderio di darsi alla politica e di vendicarsi. Anche nella pièce c'era un accenno all'ingresso in politica. A un certo punto, Suzanne diceva, a mo' di boutade: "Un giorno, potrei candidarmi alle elezioni. Ho diretto una fabbrica, sarei sicuramente in grado di dirigere la Francia!"
    Durante la scrittura, ho visto regolarmente Pierre Barillet per fargli leggere le mie diverse versioni della sceneggiatura. Mi ha offerto il suo sostegno e molte idee e non ha mai posto alcun ostacolo alle mie trasformazioni. Anzi, era contento che la pièce trovasse una nuova forma di vita. Aveva l'impressione che non la stessi tradendo, ma che la stessi approfondendo
    ".

    Mantenere il contesto degli anni '70
    "Il fatto di restare negli anni '70 mi ha permesso di avere maggiore distanza e di creare una serie di riferimenti alla crisi attuale su un tono di commedia al quale tenevo molto. Ambientare la pièce ai giorni nostri avrebbe indurito il tono del film e avrebbe impedito di comprendere l'importanza del personaggio di Babin. In quegli anni il Partito Comunista prendeva più del 20% alle elezioni e, soprattutto, la società era molto più scissa; la gente di destra non frequentava quella di sinistra, appartenevano a due mondi distinti e separati, soprattutto in provincia. La moglie di un importante industriale che va a letto con il deputato comunista era una cosa veramente trasgressiva!
    Inoltre ho provato un grande piacere nella ricostruzione. Quel periodo corrisponde alla mia infanzia e mi ha divertito giocare con i miei ricordi. Ma non volevo scivolare in una raffigurazione degli anni '70 troppo nostalgica o stereotipata: pantaloni a zampa d'elefante, arancione psichedelico, liberazione sessuale... Volevo un'ambientazione abbastanza realistica, soprattutto perché la storia si svolge in provincia dove la gente non esibiva tutti i segni della modernità. E infatti, Suzanne ha un look più anni '60, se non addirittura '50
    ".

    Dal boulevard al melodramma
    "Quando ho letto la pièce, l'ho trovata molto divertente, ma quello che mi ha toccato di più è stato il rapporto d'amore, quasi tragico, tra Suzanne e Babin. Vi ho subito percepito una vena melodrammatica: esprimere il tempo che passa, le delusioni amorose, la vecchiaia, una certa malinconia... Amavo molto la scena in cui Babin propone a Suzanne di rifarsi una vita con lui, ma lei trova che una scelta simile non si addica alla loro età. Ho sentito che era possibile interpretarla in modo diverso da quello ironico e distanziato del boulevard.
    In teatro, la pièce era di fatto un veicolo per Jacqueline Maillan e il suo modo di interpretare il ruolo di Suzanne ne risente: la gente andava a vedere lo spettacolo per lei e voleva ridere. Di conseguenza, fin dall'inizio della rappresentazione, lei era distante e non era toccata più di tanto dall'atteggiamento oltraggioso del marito o della figlia: l'importante era che avesse sempre l'ultima parola.
    Nella versione cinematografica, mi sembrava indispensabile che il personaggio sentisse la violenza dei colpi che subisce e che ne fosse realmente umiliata. L'attrice doveva dare corpo soprattutto a questi sentimenti. Le prime scene, che in teatro suscitavano l'ilarità del pubblico, nel mio film sono più crudeli. Accettare fin dall'inizio quella crudeltà poteva rendere a maggior ragione più esaltanti i capovolgimenti di situazione che avvengono successivamente nel film. Volevo che lo spettatore si commuovesse e si identificasse in "quella bella statuina tutt'altro che tonta". Sotto questo aspetto, è un film femminista: lo spettatore prende sul serio il percorso del personaggio, la segue, le vuole bene ed è felice della sua realizzazione, come nelle storie americane di successo.
    Il teatro del boulevard gioca con tutte le trasgressioni possibili - sociali, familiari, affettive, politiche - ma, alla fine, ogni personaggio rientra sempre nel suo ruolo. I borghesi hanno voglia di ridere e di spaventarsi, ma a condizione che ogni cosa finisca col rientrare nell'ordine. Nel mio adattamento, ho cercato di far sì che le cose si spostassero e si trasformassero realmente: alla fine Suzanne trova, in quanto donna, un vero posto nella società, l'ordine patriarcale è davvero vilipeso e il figlio è verosimilmente incestuoso...
    ".

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO

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    Potiche-La bella statuina - trailer

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