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    Home Page > Movies & DVD > Mr. Beaver

    MR. BEAVER: MEL GIBSON VENTRILOQUO PER LA 'DARK COMEDY' DIRETTA DA JODIE FOSTER, ANCHE SUA CO-PROTAGONISTA.

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle - 64. Festival del Cinema di CANNES (11-22 Maggio 2011) - RECENSIONE ITALIANA e RECENSIONE IN ANTEPRIMA by ANDREW BARKER (www.variety.com) - Dal 20 MAGGIO

    "Nonostante gli strani colpi di scena e le tante sorprese, 'The Beaver' è essenzialmente una drammatica storia familiare, la storia di un padre e di un figlio che si incontrano e ci racconta in maniera molto diretta la maniera in cui una famiglia che vive in gravi difficoltà trova la maniera per guarire. Questa volta però le cose non vanno come capita di solito al cinema ma prendono una piega alquanto originale e fantasiosa... Walter Black - e il castoro - dovevano essere interpretati da qualcuno in grado di essere credibile sia nei momenti comici che in quelli drammatici. Sono amica di Mel (Gibson) da più di 15 anni e abbiamo parlato spesso delle grandi questioni della vita ed è per questo che mi è sembrato la scelta più naturale del mondo".
    La regista e attrice Jodie Foster

    (The Beaver USA 2010; Dramedy; 91'; Produz.: Anonymous Content; Distribuz.: Medusa)

    Locandina italiana Mr. Beaver

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Mr. Beaver

    Titolo in lingua originale: The Beaver

    Anno di produzione: 2010

    Anno di uscita: 2011

    Regia: Jodie Foster

    Sceneggiatura: Kyle Killen

    Soggetto: La vincitrice di due premi Oscar, Jodie Foster, dirige e interpreta, accanto a Mel Gibson, la commovente storia di un uomo che affronta un difficile viaggio per riprendere contatto con la sua famiglia, e cominciare una nuova vita.

    Cast: Mel Gibson (Walter Black)
    Jodie Foster (Meredith Black)
    Jennifer Lawrence (Norah)
    Anton Yelchin (Porter Black)
    Cherry Jones (Vice Presidente)
    Riley Thomas Stewart (Henry Black)
    Zachary Booth (Jared)
    Paul Hodge (High School Jock)
    Michelle Ang (Traduttore giapponese)
    Kris Arnold (cameriere)

    Musica: Marcelo Zarvos

    Costumi: Susan Lyall

    Scenografia: Mark Friedberg

    Fotografia: Hagen Bogdanski

    Montaggio: Lynzee Klingman

    Casting: Allison Hall e Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Tormentato da demoni personali, Walter Black, ex manager di successo di una società che fabbrica giocattoli, e padre di famiglia, soffre di una grave forma di depressione, che gli impedisce di riprendere il controllo della sua vita... almeno fino alla comparsa di una marionetta a forma di castoro. Attraverso questa, Walter diventa simpaticissimo, un vero vulcano di energia e di idee...

    IN DETTAGLIO:

    Walter Black (Mel Gibson) è il CEO (Presidente) di un'azienda di giocattoli in stallo oltre che un padre e marito con dei problemi: soffre infatti di una grave forma di depressione. Ma proprio quando tutto sembra volgere al peggio e la moglie lo caccia di casa, Walter trova un pupazzo da ventriloquo chiamato The Beaver (un castoro) ed inizia ad usarlo alla stregua di un avatar per ognuna delle sue comunicazioni con il mondo esterno. Il risultato è insperato: Walter diventa improvvisamente simpaticissimo, riesce a riconciliarsi con moglie e figlio e a riportare l'azienda al successo. Ben presto però, il castoro inizierà a prendere il sopravvento sulla sua vita fino a rivelarsi persino pericoloso...

    Commento critico (a cura di ROSS DI GIOIA)

    MR. BEAVER: ELEGIA DEL DOLORE E DEL RISCATTO, DELLA PAURA E DELLA SPERANZA, DELLA DISPERAZIONE E DELL’AMORE

    Che ci fa Walter Black (Mel Gibson) sul davanzale di un balcone, con al collo la tenda della doccia (crollata nel precedente tentativo…), mentre ubriaco guarda il marciapiede a decine di metri più in basso? Ovvio: sta per suicidarsi. Ma cosa ha portato Walter fino a lì? Ovvio: la depressione. Il male dei mali, infatti, ha eroso la sua vita, gli ha tolto la capacità di guidare con mano ferma l’industria di giocattoli che contava su di lui, gli ha tolto la reale voglia di essere marito e padre, gli ha tolto perfino la voglia di parlare; l’unica cosa che vuole fare è dormire, in attesa che il tempo si porti via altro tempo. Almeno fino a quando non si ritrova su quel balcone, rendendosi conto di non essere affatto da solo… Già, perché

    nel delirio etilico, il salto all’ingiù di Walter viene fermato da “Il Castoro”, un pupazzo - pardon, un dottore - che ha preso alloggio sulla sua mano sinistra e che parla con estrema nitidezza e glaciale precisione, indicando a Walter la via per scendere dal quel cornicione. Succede ora che il depresso e Il Castoro facciano coppia fissa. E la cosa funziona. Tanto che Walter riannoda i fili della sua esistenza persa e tutto intorno a sé cambia: la moglie (Jodie Foster), che aveva ceduto di schianto cacciandolo da casa convinta che tutto fosse perduto, lo riaccoglie; il figlio più piccolo, Henry, ha di nuovo un padre; l’industria di giocattoli che stava colando a picco rivede la luce grazie ad una idea geniale del suo timoniere ritrovato; resta solo il difficile rapporto col figlio maggiore, Porter (Anton Yelchin), terrorizzato dall’idea che il male del padre possa essere ereditario. Parlando tramite

    una marionetta che a prima occhiata sembra buffa e innocua, Walter rivede quindi la luce. Ma come succede con le luci, spesso servono solo ad abbagliare e nascondere alle sue spalle qualcos’altro. E quando la “terapia” inizia a produrre effetti reali e i miglioramenti si vedono a vista d’occhio, ecco che emerge una domanda fino a quel punto sommersa: ma a parlare è Walter attraverso Il Castoro o Il Castoro parla attraverso Walter?

    Jodie Foster (due volte premio Oscar come Miglior attrice protagonista) ha dichiarato di essersi innamorata a prima vista della sceneggiatura di Mr. Beaver. E come darle torto? La storia, all’apparenza pure troppo banale e impossibile da rendere in qualche modo diversa da una commedia sul mal di vivere, è invece ben altro. È una elegia del dolore e del riscatto, della paura e della speranza, della disperazione e dell’amore. La regista semplicemente infila la mano di Gibson (efficace,

    efficacissimo) nella marionetta e aspetta che lo spettatore inizi a farsi una propria idea, una propria opinione su dove stia andando quell’uomo la cui vita è immersa in un buco nero e su come diavolo faccia a esserne ripescato da un pupazzo. Una dicotomia evidente e magari furbesca, se si vuole, ma che è capace di sviscerare la personalità di Walter Black e denudarla in modo assoluto. In Mr. Beaver ci sono sprazzi di una infantilità disarmanti, capaci di ammaliare il pubblico e farlo divertire, senza perdere per questo di vista la difficoltà che il suo protagonista vive e contro cui lotta strenuamente. Anche grazie a quel compagno di viaggio “peloso”.

    Si obietterà che la mano dell’indimenticabile adolescente di Taxi Driver o dell’agente Starling de Il silenzio degli innocenti, non è ancora abbastanza raffinata da rendere in pieno un plot che porta in sé molti più rimandi di quanti si veda

    ad occhio nudo. Ed è una obiezione a suo modo fondata - il finale del film purtroppo scricchiola non poco, pur non crollando - tuttavia, come regista, la Foster ha dimostrato anche in passato (suo A casa per le vacanze e Il mio piccolo genio) che la famiglia resta l’epicentro della sua attenzione cinematografica e in tal senso per i produttori rappresentava un porto franco per Mr. Beaver.

    Gibson, poi, regala un’interpretazione generosa e che ha il sapore della redenzione dopo le note vicende giudiziarie che l’hanno coinvolto negli ultimi tempi. Il consiglio comunque è quello di vedere il film in lingua originale, dove possibile, per gustare al meglio l’attore australiano e il suo accento “castoriano”.

    Secondo commento critico (a cura di ANDREW BARKER, www.variety.com)

    Mel Gibson may be the biggest obstacle standing between Jodie Foster's "The Beaver" and a wide audience, but he's also the biggest reason that audience should exist at all. The troubled actor delivers a performance very few could pull off as a depressed father who begins communicating through a hand puppet, but Foster doesn't know how to manage it or navigate the script's seismic tonal shifts, and ends up producing a film that's deeply strange, yet incapable of leaving an impression. Absent Gibson's presence, the Summit release would be a modest arthouse draw; with it, it's anyone's guess.

    "The Beaver" first came to public attention in 2008, when Kyle Killen's debut script was placed atop the Hollywood Blacklist for best unproduced screenplays. It's easy to see why the script attracted such curiosity, and it's just as easy to see why so many ended up passing on it. One gets the

    feeling that even the nimblest directors would have struggled to craft this outlandish, jumbled story into something that hits the emotional pressure points for which it aims, and Foster, while a capable and sensitive director, isn't up to the task.

    Bursting out of the gate with a Cockney-accented voiceover, the pic gives us a full montage of an average day in the life of Walter Black (Gibson), a "hopelessly depressed individual." The CEO of a failing toy company, Walter sleepwalks through the rare moments when he isn't actually asleep, creating unbreachable gulfs between himself and wife Meredith (Foster) and their youngest, son Henry (Riley Thomas Stewart). His other son, teenage Porter (Anton Yelchin), despises his father so much that he's compiled a collage of Post-Its listing all of the traits they share, so that he can eradicate them one by one.

    Finally thrown out of the house, Walter absconds to

    a liquor store, one of several points in the film where Gibson's personal life either informs or interferes with his character (there's even a self-flagellation scene). There, Walter discovers a ratty beaver hand puppet in the dumpster outside. In his hotel room that night, with the puppet on his hand and a gallon of booze in his blood, he attempts to hang himself in the bathroom. Failing at that, he instead heads to the balcony and prepares to jump, but falls backwards at the pivotal moment when a loud Cockney "oi!" distracts him.

    When he comes to, the puppet (or "the Beaver," as it asks to be addressed) has taken on a life of its own, and gives Walter a tough-love pep talk. Walter is, of course, manipulating and speaking through the puppet, though it's unclear whether he's aware of this. After a brief argument/monologue, Walter decides to cede complete

    control of his own voice to that of the Beaver, and even prints up a stack of explanatory notecards calling the Beaver a "prescription puppet," designed by a psychologist to help distance him from his old mindset.

    In the early going, the jaunty score seems to suggest this is all a dark sort of lark, but the film can't decide whether it wants to be a bittersweet study of mental illness or an oddball farce. Walter's sudden turnaround from sleepy-eyed zombie to doting father is also limned with off-putting haste, as he moves back into the house a new man, reconnecting with Henry and, most bizarrely, reigniting the home fires with Meredith. (A montage of Foster, Gibson and the Beaver having wild sex is one of the strangest things anyone is likely to see in a cinema this year.)

    Craig Gillespie's "Lars and the Real Girl" succeeded in turning a

    similarly ludicrous premise into a film with real heart, but "The Beaver" doesn't have the same confidence in its own merits. Midway through, the picture spirals completely out of control, heading down one path as a skewed media satire and another, much darker one that seems right out of an early Stephen King novella.

    Gibson is basically flawless in the role, giving auds the creeps in the early stages and then managing to suggest a newfound lust for life, even though he's only living it through a medium. But his character is handicapped at every step. Most problematically, we hardly hear him speak in his own voice (or use his left hand) at all; hence aside from his "hopeless" depression, we have no real frame of reference for his sudden transformation.

    Odder still, considering the singular strangeness of the character, Gibson recedes into the background for large segments of the

    film, with Yelchin getting comparable screentime for Porter's tangentially related narrative. A nervy outcast with a thriving underground business writing school papers for his classmates, Porter is approached by cheerleader and valedictorian Norah (Jennifer Lawrence, who also played a Yelchin love interest in Sundance entry "Like Crazy") with an offer of $500 to write her graduation speech. Porter, we're told, has an uncommon ability to get inside the heads of his clients and write in their own voice -- why such intense mimesis should be necessary for writing high school essays is unclear -- and he starts spending time with her as research, discovering her secret grief over a recently deceased brother.

    If this all sounds impossibly cluttered, it is. Given more room to breathe, these subplots all could have been stitched together, but the film is edited at such a skippy pace that there's never time for the audience

    to get its bearings.

    Tech credits are of a high quality, and the ventriloquist work on the titular critter is expertly handled.

    Bibliografia:

    .

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO di MR. BEAVER

    Links:

    • Jodie Foster (Regista)

    • Mel Gibson

    • Jodie Foster

    • Jennifer Lawrence

    • Anton Yelchin

    • Michelle Ang

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    Galleria Video:

    The Beaver - trailer

    The Beaver - trailer (versione originale)

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