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    Home Page > Movies & DVD > Million Dollar Baby

    MILLION DOLLAR EASTWOOD

    La cosa che mi ha interessato è che non è un film sulla boxe. E’ una storia d’amore su un uomo che soffre per la mancanza di un rapporto con sua figlia, e che trova una specie di surrogato in questa ragazza pronta a tutto pur di affermarsi come pugile”.
    Il regista Clint Eastwood

    (Million Dollar Baby, USA 2005; drammatico; Durata: 137’; Produz.: Lakeshore Entertainment/Malpaso Productions/Ruddy Morgan Productions; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Million Dollar Baby

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Million Dollar Baby

    Titolo in lingua originale: Million Dollar Baby

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Clint Eastwood

    Sceneggiatura: Paul Haggis

    Soggetto: Dalla raccolta di racconti Lo sfidante di F. X. Toole

    Cast: Clint Eastwood (Frankie Dunn)
    Hilary Swank (Maggie Fitzgerald)
    Morgan Freeman (Eddie “Scrap-Iron/Ferro vecchio” Dupris)
    Jay Baruchel (Danger Barch)
    Mike Colter (Big Willie Little)
    Lucia Rijker (Billie “The Blue Bear”)
    Brian F. O'Byrne (Padre Horvak)
    Anthony Mackie (Shawrelle Berry)
    Margo Martindale (Earline Fitzgerald)
    Riki Lindhome (Mardell Fitzgerald)
    Michael Peña (Omar)
    Benito Martinez (Manager di Billie)
    Bruce MacVittie (Mickey Mack)
    David Powledge (barista)
    Joe d’Angerio (Cut Man)
    Cast completo

    Musica: Lennie Niehaus

    Costumi: Deborah Hopper

    Scenografia: Henry Bumstead

    Fotografia: Tom Stern

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    “Nel corso di una vita passata sul ring, Frankie Dunn (Clint Eastwood) è stato allenatore e manager di alcuni pugili straordinari. La cosa più importante che insegna ai suoi pugili è la stessa che governa la sua vita: prima di tutto proteggere se stessi. In seguito alla dolorosa rottura con sua figlia, Frankie ha sempre evitato di affezionarsi troppo a qualcuno. Il suo unico amico è Scrap (Morgan Freeman), un ex-pugile che manda avanti la palestra e sa che sotto quella scorza ruvida c’è un uomo che va a messa quasi tutti i giorni da 23 anni, cercando un perdono che in qualche modo continua a sfuggirgli.
    Finchè Maggie Fitzgerald (Hilary Swank) non entra nella sua palestra.
    Maggie non ha mai avuto molto dalla vita, ma ha una cosa che pochi hanno: sa quello che vuole, ed è pronta a fare di tutto per ottenerlo. Tra mille difficoltà è sempre andata avanti con la forza del suo talento, della sua incrollabile determinazione e della sua straordinaria forza di volontà. Ma quello che più desidera è trovare qualcuno che creda in lei.
    L’ultima cosa di cui Frankie ha bisogno è quel tipo di responsabilità – e soprattutto i rischi che comporta. Lo dice a Maggie, e a brutto muso: è troppo vecchio per allenare, e comunque non allena ragazze. Ma chi non ha scelta non si arrende di fronte a un no: Maggie non vuole o non può rinunciare, e si sfinisce tutti i giorni in palestra, incoraggiata solo da Scrap. Alla fine, conquistato dalla sua grande determinazione, Frankie accetterà di allenarla. Incoraggiandosi o esasperandosi a vicenda, in un’altalena di alti e bassi, i due finiranno per scoprire un’affinità che trascende il dolore e le perdite del passato, e troveranno l’uno nell’altro il senso della famiglia che avevano perso. Quello che non sanno è che li aspetta una battaglia che esigerà da entrambi più coraggio di quanto ne abbiano mai avuto”.

    Dal >Press-Book< di Million Dollar Baby

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    'Million Dollar Baby' rischia di appuntarsi come fiore all’occhiello della carriera di un Clint Eastwood da Oscar, firmatario di regia e performance da protagonista. La boxe come alibi per dare voce ai veri perni narrativi di questa tragica storia: complicati risvolti di umana sofferenza che non escludono laceranti conflitti sul piano morale, per i quali ha già fatto strada ‘Mare dentro’ di Alejandro Amenábar.


    E’ qui un Clint Eastwood da un milione di dollari. E’ riuscito a dar vita ad una pellicola elegante e raffinata pur non tradendo la reale violenza compresa nel prezzo di uno sport duro come quello della boxe, soprattutto se appuntato su di una ragazza. Al posto di un film sulla boxe, Eastwood vira piuttosto sul co-protagonismo dell’environment in cui questo sport si costruisce, per lasciare campo aperto alle prime vere star: il caleidoscopio di schegge umane che si delineano tra le pieghe sofferte del background e

    del presente vissuti dai personaggi. La boxe diventa come un pretesto per scoprire il reticolo di stati d’animo nel caleidoscopio di realtà umane che ci stanno dietro. Umanità diverse e affini solo per il trade union di variegate sofferenze personali. La boxe come metafora di vita si potrebbe dire. Cosa sta dietro a una vita di sacrifici spesa a dar pugni all’avversario? Perché la boxe può diventare una ragione di vita? E perché una ragazza arriva a desiderare di essere competitiva in uno sport come questo? Perché allenare una ragazza? Ci si può difendere dai sentimenti, proteggersi o diventare iperprotettivi per paura di farsi del male o fare del male agli altri? Sono questi solo alcuni tra gli innumerevoli interrogativi che prendono volto e voce in un film che si delinea in una cifra stilistica pulita e indubbiamente di classe, essenziale e tanto densa da tradire la trascorsa, profonda esperienza

    attoriale di Clint Eastwood con Sergio Leone: quella che scandisce il suo lungo background professionale a rintocchi di intensi silenzi, un sottotesto quasi dominante il testo, che qui, in Million Dollar Baby tocca liriche note nelle lacrime trattenute o spurgate in un pianto irrefrenabile, date le circostanze. Un’eredità preziosa che Clint Eastwood sviluppa come regista in inquadrature appuntate in primi e primissimi piani di dettagli che sfociano in rielaborazioni d’immagine metafora di profondi significati. E’ il caso della ferita aperta il cui incontro in esponenziale ravvicinamento della m. d. p. sul sangue raggrumato, diventa finestra oscura dove l’obiettivo quasi sprofonda lasciando intravedere le luci baluginanti dei riflettori del ring che vi si rispecchiano. Ed è anche il caso dei primi piani appuntati su volti come risucchiati dall’oscurità, salvo per l’unico quarto che ne resta illuminato. Il tutto coniugato con una sceneggiatura non certo avara, anzi ricca e talora spumeggiante, oppure

    cadenzata secondo i passi lenti consoni alla meditazione, venata di struggente malinconia e pure di un certo grado di humour velato. Alcuni passi svelano comunque le ragioni di una scelta come quella della boxe, altrimenti non del tutto comprensibile: “Se c’è una magia nella boxe è quella che ti fa combattere battaglie impossibili, in una sua logica al contrario. Devi saper arretrare per vincere. Ma se arretri troppo è finita. Puoi perdere tutto… La boxe è qualcosa di innaturale, perché si fa tutto al contrario… invece di allontanarti dal dolore, ti avvicini a lui, gli vai incontro… tutto nella boxe funziona al contrario…”. Ma è anche “La magia di rischiare tutto per un sogno che nessuno vede tranne te”.

    Un ottimo soggetto come storia in cui risplende di luce propria una star protagonista da Oscar come Hilary Swank che non delude mai. Rara perla della cinematografia statunitense in rosa, con il

    grande merito di eccellere in ruoli davvero ‘eroici’ in quanto a difficoltà di interpretazione: basta pensare al ruolo di ‘Brandon Teena’ Boys Don’t Cry (Premio Oscar come ‘Migliore Attrice’). In Million Dollar Baby ha fragilità e tempra da vendere coniugate insieme per un sogno tutto suo, quello coltivato da una non giovanissima Maggie : ha già 31 anni quando cerca Frankie (Clint Eastwood) come allenatore nella palestra da boxe. E’ cresciuta nella convinzione di essere ‘spazzatura’ e non ha altro nella vita che la boxe: fa la cameriera dall’età di 13 anni, il padre è morto, il fratello in carcere e la madre pesa 140 kg., l’indigenza fa da cornice. I successivi sguardi, sconcertanti, che il regista Eastwood pone sulla famiglia di Maggie lascia capire il perché una ragazza come lei cerchi disperatamente di sfondare nella boxe, motivo spiegato anche apertamente da lei stessa: “Sto bene solo quando mi alleno”.

    E non solo di giorno, ma fino a notte tarda, in occasione del suo compleanno, in pratica sempre. Un’ostinata determinazione che avrebbe fatto crollare anche un iceberg. Come si fa a rifiutarsi di allenare una così? In questa ragazza che infine si ritrova ad allenare e ad amare come una figlia, Frankie ritrova anche l’affetto perduto della sua vera figlia che si nega a lui da molto tempo. Dopo aver constatato quali sacrifici e quale vuoto familiare andava sopportando Maggie, trovando in lui e nella boxe l’unico insostituibile sostegno alla sua solitudine, diventano l’uno il supporto per l’altra e viceversa. E’ l’inizio di un nuovo percorso a due in una continua evoluzione di cui Eastwood scandisce il decorso temporale con un susseguirsi di fotogrammi legati tra loro e sfrangiati con dissolvenze in bianco.

    Camaleontico legante tra i due, l’ex boxer ‘Scrap’ (un pacato e grande come sempre Morgan Freeman). Il film

    muove dalla voce fuori campo di questo personaggio tra i più affascinanti, interattivo anche sullo schermo in seno alla storia come uomo delle pulizie e supervisore dell’utenza nella palestra di Frankie. Si direbbe l’ombra lunga della coscienza di quest’ultimo. Una sorta di prolungamento di coscienza e voce di saggezza, sincera e leale, ad ogni costo, e per questo cara a Frankie. Scrap è come un filo di Arianna che nel ricostruire la vicenda, si focalizza essenzialmente sulla dimensione umana estremamente sofferta di Frankie, per svelare solo alla fine il reale interlocutore: la figlia di quest’ultimo che non aveva mai voluto rispondere alle lettere inviate puntualmente ogni settimana dal padre e da cui Scrape si accomiata nella lettera alla fine della storia dicendo: “Ho pensato di farti sapere chi era tuo padre”. Raffinatezza strutturale che con altri passaggi porta inevitabilmente ad una connotazione tutt’altro che melensa. E’ questa schietta intensità di

    forti sentimenti, questo timbro di autenticità, di verità giocato su delicati equilibri, il perno di Million Dollar Baby, una storia anche di persone tradite negli affetti più cari dunque, di amici e familiari che si compensano a vicenda di una mancanza con la quale non si può sopravvivere.

    Ciliegina su una torta amara come il destino riservato alla giovane campionessa, la consapevole responsabilità di un uomo di fede, quello che Eastwood ha voluto per il suo personaggio Frankie, e la sua sofferta scelta umana, laica, per la quale, alla fine, accantona il conflitto morale che come cattolico lo dilania e lo trafigge, e sceglie il pieno rispetto della estrema e peraltro impellente esigenza di Maggie, per non venire meno ad un ultimo, altrettanto estremo, atto di amore. Una ‘dinamica’ che non può non far tornare alla memoria un illustre precedente in tal senso come Mare Dentro di

    Alejandro Amenábar (‘Leone d’Argento’ alla 61a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia e Nomination all’Oscar come ‘Miglior Film Straniero’). In questi casi, non resta che lasciar cadere ogni velleità di giudizio sulla base di questioni morali, farsi da parte per dare voce a un rispettoso silenzio e al pesante dolore della croce di chi ha deciso di accollarsela sulle spalle, scegliendo di ‘perdersi’ per amore dell’altro.

    Commenti del regista

    Clint Eastwood (Frankie Dunn): “Frankie cerca la redenzione. E’ un irlandese cattolico ormai avanti con gli anni, deluso dalla sua Chiesa e dalla propria incapacità di ricostruire un rapporto con la figlia. Il problema della figlia lo tormenta, e ha creato un grande vuoto nella sua vita…la riluttanza di frankie a iscrivere i suoi pugili ai combattimenti per un titolo, lo ha portato a parecchie delusioni. E’ diventato ultra-conservatore e incapace di capireb quando sono pronti. Anche se continua ad allenare, in un certo senso si è già ritirato, mentalmente”.

    Clint Eastwood a proposito del personaggio Maggie Fitzgerald (Hilary Swank):

    In Maggie Fitzgerald vediamo la lotta di una persona che ha una grande ambizione, ma pochi strumenti e uno scarsissimo sostegno da parte della famiglia. Maggie è abbastanza cinica su quello che la vita può riservarle se non riuscirà a raggiungere il suo obiettivo… Frankie ha un pregiudizio di fondo nei confronti delle donne pugili, la considera un’idea ridicola. E’ un tradizionalista, pensa alla boxe com’era ai vecchi tempi. E questo pregiudizio è un ostacolo che dovrà superare, prima di innamorarsi dell’idea di allenare Maggie… E’ un uomo che ha delle grosse difese emotive e che teme qualsiasi coinvolgimento affettivo – anche quello che può esserci in un rapporto padre-figlia… Quando finalmente Frankie accetta di allenarla, la storia tra lui e la ragazza diventa una storia d’amore – non un amore romantico, ma l’amore che può esserci tra un padre e una figlia: Maggie è la figlia di cui lui sente la mancanza, e Frankie è il padre che lei ha perso in tenera età. Ed è attraverso questo rapporto che Frankie ritrova se stesso e vive una sorta di rinascita”.

    Clint Eastwood a proposito del rapporto tra il suo personaggio Frankie e Scrap-Morgan Freeman:

    Frankie e Scrap sono due uomini che sono stati spesso delusi dalla vita. Scrap non ha nessuno al mondo, a parte Frankie, e nel loro rapporto di amicizia c’è un profondo sentimento di lealtà… Frankie si sente responsabile di quell’incidente (incontro in cui Scrap perde la vista da un occhio ed è costretto a interrompere la sua carriera di pugile). Ha tenuto in piedi Scrap, quella sera, gli ha consentito di continuare a combattere. Lui avrebbe voluto interrompere l’incontro, vista la gravità del taglio all’occhio. Ma poi ogni volta, tra un round e l’altro, era riuscito a fermare l’emorragia, e aveva permesso che Scrap andasse incontro al peggio. E’ un ricordo che gli pesa sulla coscienza. E anche se non gli impedisce di allenare altri pugili, rappresenta certamente un ulteriore ostacolo all’idea di allenare una donna”.

    Dal >Press-Book< di Million Dollar Baby

    Commenti dei protagonisti:

    Clint Eastwood (Frankie Dunn) (cfr. la voce Commenti del regista)

    Hilary Swank (Maggie Fitzgerald): ”Cosa spinge qualcuno a fare il pugile? Salire su un ring per dare e prendere pugni era una cosa che non riuscivo a capire, finché non ho cominciato ad allenarmi per questo film. Ma per Maggie la boxe non è solo una via d’uscita, è anche una passione. In questo mi riconosco, perché quando ero piccola la mia famiglia viveva in una roulotte e non avevamo molti soldi. Io ho cominciato a recitare a 9 anni, e non ho mai desiderato fare altro. Ecco una cosa in cui io e Maggie ci somigliamo… Scrap (Morgan Freeman) vede la determinazione di Maggie, la sua passione e la sua concentrazione, le sue potenzialità. Ma in lei vede anche la persona sola e emarginata – quello che probabilmente lui stesso è stato… C’è tanta bellezza in un personaggio che non sa quello che avviene dietro le quinte, non sa come qualcuno la stia aiutando a raggiungere il suo obiettivo… Maggie era convinta che a 32 anni sarebbe stat una campionessa. E invece si ritrova ancora lì, a faticare in palestra e senza un allenatore. E non è mai diventata una campionessa. E’ una realtà dura da mandare giù. Maggie soffre, e in quel momento non è più la ragazza spavalda, decisa a conquistare Frankie”.

    Morgan Freeman (Scrap): (1) a proposito di Maggie-Hilary Swank, (2) a proposito del rapporto tra il suo personaggio Scrap e Frankie-Clint Eastwood e (3) a proposito dell’epicentro della storia:

    (1) “Scrap si rende conto che Maggie ha tutte le qualità per farcela. Si è trovato anche lui in quella situazione e non se l’è dimenticato. Sa che Maggie non è una ragazza qualsiasi, ma una persona spinta da una motivazione e da un desiderio profondi”.
    (2) “Sono come una vecchia coppia sposata. I loro battibecchi vanno avanti da anni. Fondamentalmente, affezionato perché sa quanto soffra per quel rapporto con la figlia che, nonostante tutti i suoi sforzi, non riesce a ricomporre. Il problema con la figlia lo tormenta e Scrap è l’unico che ne sia a conoscenza”.
    (3) “Il film racconta una storia d’amore, pura e semplice. Il rapporto tra Frankie e Maggie, tra Scrap e Frankie – sono la stessa cosa”.

    Dal >Press-Book< di Million Dollar Baby

    Bibliografia:

    Siti ufficiali: >www.milliondollarbaby.it; www.milliondollarbabymovie.net<

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