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    THE DANISH GIRL

    Premio OSCAR alla 'MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA' (ALICIA VIKANDER) - Dalla 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - Dal Toronto Film Festival 2015 - RECENSIONE ITALIANA in ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 18 FEBBRAIO

    "Per me, 'The Danish Girl' proprio come 'Il Discorso del Re' affronta il tema dei muri che si trovano tra noi e la migliore versione di noi stessi - e come superare quei muri stessi. Il film racconta la straordinaria storia di Lili Elbe, una delle prime persone al mondo che si è sottoposta ad un intervento chirurgico per conferma di genere, e la potente storia d'amore di due persone che vivono insieme il percorso di Lili. E’ il ritratto commovente di un matrimonio che attraversa una profonda trasformazione".
    Il regista Tom Hooper

    "Gail e Anne mi hanno inviato il libro. Quando l'ho letto, mi sono resa conto che la straordinaria storia di Lili era stata travolta dalla portata della storia. Il loro era un momento incredibilmente importante, di quelli di cui non avevo mai sentito parlare. Dopo aver letto il romanzo, ho analizzato un po’ più approfonditamente la storia. Quello che mi ha particolarmente colpito è stato che questa era la storia di un matrimonio, di una storia d'amore tra due artiste coraggiose e visionarie. E suppongo che quel che mi ha affascinato è stata la narrazione di una storia universale attraverso un evento molto particolare. Ad esempio, quando Gerda e Lili - quando lei era ancora un uomo - decidono di lasciare Copenaghen per Parigi, non è solo per la ricerca di una società più liberale, ma assomiglia più al distacco dalla famiglia che crescendo si necessita, alla volta della scoperta del mondo. Le considero non solo una coppia che si è molto amata, ma anche una coppia di artiste che hanno condiviso la loro creatività. Hanno costantemente cercato di aprirsi l'una all'altra e liberarsi, e la difficoltà è solo una questione di accettazione di un cambiamento all’interno del matrimonio".
    La sceneggiatrice Lucinda Coxon

    (The Danish Girl; REGNO UNITO/USA 2015; Drammatico; 120'; Produz.: Pretty Pictures/Harrison Productions/ELBE/Senator Film Produktion/MMC Independent/Working Title Films; Distribuz.: Universal Pictures International Italy)

    Locandina italiana The Danish Girl

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    Trailer

    Titolo in italiano: The Danish Girl

    Titolo in lingua originale: The Danish Girl

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Tom Hooper

    Sceneggiatura: Lucinda Coxon

    Soggetto: Dall'omonimo romanzo di David Ebershoff.

    Cast: Eddie Redmayne (Einar Wegener/Lili Elbe)
    Alicia Vikander (Gerda Wegener)
    Amber Heard (Oola)
    Matthias Schoenaerts (Hans Axgil)
    Ben Whishaw (Henrik)
    Emerald Fennell (Elsa)
    Sebastian Koch (Warnekros)
    Jeanne Abraham (Cliente)
    Victoria Emslie (Véronique impiegata della galleria)
    Adrian Schiller (Rasmussen)
    Cosima Shaw
    Ole Dupont (Wealthy collezionista d'arte)
    Alicia Woodhouse (Ballerina)
    Maya Lindh (Commessa)
    Richard Dixon (Fonnesbech)
    Cast completo

    Musica: Alexandre Desplat

    Costumi: Paco Delgado

    Scenografia: Eve Stewart

    Fotografia: Danny Cohen

    Casting: Anders Nygaard e Anja Philip

    Scheda film aggiornata al: 24 Marzo 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    The Danish Girl è la storia del pittore danese Einar Wegener (Eddie Redmayne), che nel 1931 si fece operare per diventare donna.

    Il film, tratto da un romanzo dello scrittore americano David Ebershoff, racconta dunque della metamorfosi di Wegener dopo che sua moglie Gerda, anch'essa pittrice (Alicia Vikander), gli chiese di posare al posto di una modella. Gerda dapprima cercò di opporsi al cambio di sesso del marito, salvo poi assecondarlo quando si rese conto che non era più l'uomo che aveva sposato.

    IN DETTAGLIO:

    Copenaghen, 1926. Einar Wegener, sposato con Gerda Wegener, è un apprezzato pittore paesaggista. Anche Gerda è un’ artista, meno nota ma comunque valida ed impegnata ritrattista di eminenti cittadini. Il loro è un grande matrimonio d’amore, tuttavia nuove epifanie personali e professionali li faranno allontanare.

    Tutto comincia a cambiare il giorno in cui, per completare un ritratto, Gerda chiede a suo marito di posare con un abito femminile. Quest’esperienza è illuminante, perché Einar si rende conto che negli abiti di Lili emerge una nuova consapevolezza, l’espressione del suo vero sé, e comincia a vivere la sua vita di donna. Gerda scopre inaspettatamente di avere una nuova musa ispiratrice, ed un rinnovato fermento creativo. Ma la coppia ben presto si trova di fronte la disapprovazione della società.

    Decidono quindi di lasciare la loro terra per una Parigi dalla mentalità più aperta. Qui, la carriera di Gerda continua a prosperare. Il matrimonio della coppia si evolve - e non senza tensioni. Tuttavia Gerda supporta sempre di più Lili durante il suo viaggio da donna transgender. Attraverso l'altra, ciascuna di loro trova il coraggio di essere liberamente se stessa.

    SYNOPSIS:

    Inspired by the true story of Danish painter Einar Wegener and his California-born wife, this tender portrait of a marriage asks: What do you do when someone you love wants to change?

    Inspired by the true story of Danish painter Einar Wegener and his California-born wife, this tender portrait of a marriage asks: What do you do when someone you love wants to change? It starts with a question, a simple favor asked of a husband by his wife on an afternoon chilled by the Baltic wind while both are painting in their studio. Her portrait model has canceled, and would he mind slipping into a pair of women's shoes and stockings for a few moments so she can finish the painting on time. "Of course," he answers. "Anything at all." With that, one of the most passionate and unusual love stories of the twentieth century begins.

    Commento critico (a cura di ELISABETTA VILLAGGIO)

    Bello, emozionante, toccante, poetico. The Danish girl, film ispirato al romanzo La danese, del 2000, diretto dal premio Oscar Tom Hooper (Il Discorso del Re, Les Misérables) e candidato a 4 Oscar, per il migliore attore protagonista, migliore attrice protagonista, scenografia e costumi, racconta la storia di Lili Elbe, ricordata come la prima transgender della storia.

    Einar Wegener è un pittore paesaggista danese affermato. Sposato con Gerda, anch’essa pittrice che però non riesce a trovare la giusta ispirazione, i due vivono felicemente nella loro bella casa di Copenhagen, dove tra una mostra e l’altra, si amano e si sostengono reciprocamente. Un giorno, quasi per caso, la moglie chiede al marito di indossare delle calze e delle scarpe da donna poiché la sua modella non si era presentata e deve finire un ritratto. Da quel momento Einar non è più lo stesso e poco a poco comincia una trasformazione esteriore che altro

    non è che un’altra trasformazione già in atto da tempo. E si rende conto che si sente un estraneo in un corpo maschile che gli appartiene sempre meno e del quale vuole liberarsi. Ma siamo tra la fine degli anni ‘20 e l’inizio dei ‘30 e la medicina trattava casi come questo con l’elettroshock. I medici credevano che i vari Einar fossero solo degli schizofrenici da imbrigliare dentro una camicia di forza. Aiutato dalla moglie, una donna intelligente che capisce molto meglio dei dottori cosa stia succedendo e quali drammi interiori stia vivendo suo marito, e da un fidato amico di sempre, Einar conosce un medico all’avanguardia che per primo parla di operazioni per cambiare sesso. Einar si sta trasformando in Lili, non accetta più il suo corpo che non riconosce e ripudia. Vuole essere una donna, vuole essere ciò che si sente nel profondo, solo che deve eliminare le

    parti maschili del suo corpo. Sua moglie, nonostante le difficoltà, rimane sempre al suo fianco e lo sostiene, lo appoggia e lo capisce come nessun altro.
    Alla fine Einar, che ormai è diventata Lili, affronta una dolorosa e incerta, per i tempi, operazione, andando contro i costumi, contro i giudizi medici e contro quelli ancora più atroci della società che non è ancora pronta a certi mutamenti ed è restia ad accettare cambiamenti radicali.

    The Danish Girl è un film profondo che affronta un tema e un fatto storico con molta delicatezza, senza falsi pudori, con grande umanità e sincerità scavalcando preconcetti, moralismi e perbenismo raccontandoci come si sente chi è nato in un corpo maschile ma sente che la sua vera natura è femminile o viceversa senza tanti ghirigori, senza banalità, senza cadere nel torbido.
    Bellissimi i costumi così come i paesaggi di questo film che non può lasciare indifferenti. Bravissimi anche

    gli attori principali, Eddie Redmayne premio Oscar per La Teoria del Tutto, nella parte del marito ed Alicia Vikander che interpreta la moglie. The Danish girl è un film commovente pieno di umanità, poesia e tanta verità.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    EDDIE REDMAYNE MAKES THE ULTIMATE TRANSITION, RETEAMING WITH 'LES MISERABLES' DIRECTOR TOM HOOPER IN THIS SENSITIVE, HIGH-PROFILE PORTRAIT OF TRANSGENDER PIONEER LILI ERBE.

    A year after Eddie Redmayne proved his incredibly capacity for reinvention in “The Theory of Everything,” the freckle-faced Brit pulls off the ultimate identity overhaul as “The Danish Girl,” portraying gender-reassignment trailblazer Lili Elbe, nee Einar Wegener, who was one of the first to make a “sex change” via surgery. For an actor, there can be few more enticing — or challenging — roles than this, in which the nature of identity, performance and transformation are all wrapped up in the very fabric of the project itself, and Redmayne gives the greatest performance of his career so far, infinitely more intimate — and far less technical — than the already-stunning turn as Stephen Hawking that so recently won him the Oscar. Reuniting with “Les Miserables”

    director Tom Hooper in a return to the handsome, mostly-interior style of the helmer’s own Oscar-winning “The King’s Speech,” Redmayne finds himself at the heart — one shared by Alicia Vikander, as Einar’s wife Gerda — of what’s destined to be the year’s most talked-about arthouse phenomenon.

    Though set nearly a century ago, between the years 1926 and 1931, it has taken this long for the subject to receive such a high-profile treatment, and though some might say argue it comes as too little too late, the pic’s release could hardly be timelier in the wake of so many recent headlines: the legalization of gay marriage and Caitlyn Jenner’s high-profile gender transition. As it happens, “The Danish Girl” has been in the works since the publication of David Ebersoff’s novel 15 years ago, with Nicole Kidman originally attached to play Lili for director Lasse Hallstrom, so it was never not going

    to be a kid-gloves “prestige” picture.

    While that ultra-respectful approach engenders allergic reactions in some, who’d sooner see a gritty, realistic portrayal — a la Jill Soloway’s terrific “Transparent” series for Amazon — than one seemingly tailored for the pages of fashion and interior-design magazines, there’s no denying that Hooper and screenwriter Lucinda Coxon have delivered a cinematic landmark, one whose classic style all but disguises how controversial its subject matter still remains. For the rowdier crowd, there will always be “Myra Breckenridge.” In order to penetrate the conversation of “polite” society, however, one must play by its rules, and “The Danish Girl” is nothing if not sensitive to how old-fashioned viewers (and voters) might respond, scrubbing the story of its pricklier details and upholding the long-standing LGBT-movie tradition of tragically killing off the “monster” in the end.

    Pause for a moment to consider how significant a choice it was to cast

    a man, Redmayne, in the lead role — which is not to say that gifted actresses haven’t done incredible work in pre- and post-op male-to-female roles, from Felicity Huffman’s “Transamerica” road-tripper to Olympia Dukakis’ “Tales of the City” landlady. But it’s almost unfair to cast according to the character’s target gender, as it inoculates whatever resistance the public feels toward these procedures (although one day, Hollywood will cross the hurdle of inviting trans actors to play such roles, as well as those on either side of gender divide).

    When “The Danish Girl” first introduces Redmayne’s character, he is dapperly costumed as a Danish gentleman, making eyes across a gallery opening at his wife Gerda (Vikander) — and what eyes! Throughout the actor’s career, casting directors have always wrestled with Redmayne’s exceptionally specific look, which is not so much androgynous as a paradoxical blend of pretty and off-putting features: those unblinking,

    long-lashed eyes; the sharp, knobby cleft of his nose; elegant malar bones set above pale, sucked-in cheeks; and lips to make Angelina Jolie jealous. Our brains never quite know how to process Redmayne’s appearance, and here, Hooper takes full advantage of that situation.

    The first time Einar dons ladies’ clothes, the idea is Gerda’s: Already married, the couple both make their living as artists, and though Einar’s work is taken seriously, a gallerist tells Gerda that she could be great, if only she found the right subject matter. It’s just an offhand suggestion, a favor really, but Gerda asks her husband to slip on a pair of ivory stockings and matching silk pumps while they await the delayed arrival of her model, dancer friend Oola (Amber Heard).

    Though Oola responds to the situation with delight, christening Einar’s alter ego “Lili,” it’s a confusing moment for Einar, who has long repressed what made

    him different from he other boys in Vejle, Denmark, and who will later tell his wife, “You helped bring Lili to life, but she was always there.” Outsiders always want to know what makes LGBT people “this way,” seeking psychological answers to a situation with which they can’t identify, but “The Danish Girl” dutifully avoids an armchair interpretation. It is for the benefit of such skeptics that Lili explains, “God made me this way, but the doctor is curing me of the sickness that was my disguise.”

    For decades, the medical community’s response to such identity issues was to diagnose their “aberrant” or “perverse” patients as schizophrenic or insane and to shock, drug or irradiate the sickness out of them. That prevailing misunderstanding becomes a running thread in the film — which tends to be far more pleasant to watch when Lili is getting to be herself. She is understandably hesitant

    to come out at first, though Einar (who hates public gatherings) agrees to accompany his wife dressed as Lili, his imaginary ginger-haired cousin from Vejle. The resulting scene may be the film’s best, a coming-out as thrilling as Cinderella’s ball, in which Lili can feel the gaze of everyone in the room on her.

    This, he learns, is how beautiful women feel all the time in public, and if audiences take nothing else away from the film, this gender-swapping lesson in identification is victory enough. Lili’s situation is more complicated, of course, instantly escalating when a young suitor named Henrik (Ben Whishaw, masculinized for contrast’s sake) takes Lili aside and tries to kiss her — at precisely the moment Gerda comes to fetch her husband. Clinging to the notion that Einar and Gerda’s love was strong enough to weather all the challenges of his transition, Coxon’s screenplay is dramatized in such

    a way that the couple never seem to discuss any of these setbacks immediately, though they tend to get around to it a scene or two later, back at home and dressed in a fresh set of costume designer Paco Delgado’s lovely frocks.

    In this case, Lili has vanished by the next morning, replaced by Einar, who appears to be genuinely wrestling between the two personae struggling for control of his body. At one point, reunited with boyhood friend Hans (Matthias Schoenaerts), he admits that he has considered suicide, but held back because he understood he would be killing Lili at the same time — a sentiment that all too many trans people share and one of the many reasons such a well-rounded portrayal is long overdue.

    Of course, Einar’s struggle is very real, all the more difficult for its time, given the prevailing homophobia (dramatized in a Parisian gay-bashing) and sexual

    politics of the time. The late ’20s were still early days for women’s rights, and Redmayne represents someone trying to follow his female intuition at a time when that meant ceding the social privileges of manhood — an irony made clear in Gerda’s character, whose own bisexual identity has been conspicuously omitted, so as not to complicate the film’s politics.

    Spotlighting least-represented thread in the LGBT quilt, “The Danish Girl” clearly wants to untangle the trans experience from the blanket definition of homosexuality, using Lili’s rejection of Whishaw’s gay character and her interview with gender-confirmation surgeon Dr. Kurt Warnekros (Sebastian Koch, playing the sensitive pioneer) to distinguish the two. What’s of utmost importance here is the discovery and ultimate acceptance of Lili’s true identity, and from the film’s perspective, the gender question has nothing (or very little) to do with sex. Rather, it’s something that reveals itself at first in mirrors

    and other reflective surfaces, and later directly to-camera, as Redmayne explores Einar’s hidden second persona.

    As Hans puts it at a “Casablanca”-rich train sendoff, “I’ve only really liked a handful of people in my life, and you’ve been two of them.” But Lili’s emergence is a gradual and hesitant process, beautifully embodied by Redmayne. Shy at first, like a flower opening, he ducks his eyes and turns his head as Lili. Though his first attempt at makeup looks rather grotesque, he becomes quite the pro, upstaging the other women whenever he goes out in public. At first, the goal is simply to pass — a game, almost — but in time, the butterfly motif becomes clear, reflected in the pic’s ripening color scheme. By the end, the goal is complete and total transformation as Einar studies the body language of the women around him and incorporates them into what for Redmayne

    is a character, but for Lili is her true self.

    Perle di sceneggiatura


    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Universal Pictures International Italy, Silvia Saba e Chiara Mastroianni (SwService)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di THE DANISH GIRL

    Links:

    • Tom Hooper (Regista)

    • Sebastian Koch

    • Eddie Redmayne

    • Ben Whishaw

    • Amber Heard

    • Alicia Vikander

    • Matthias Schoenaerts

    • The Danish Girl (BLU-RAY + DVD)

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    Galleria Video:

    The Danish Girl - trailer

    The Danish Girl - trailer (versione originale)

    The Danish Girl - clip 'E' Lili'

    The Danish Girl - clip 'Ho bisogno di mio marito'

    The Danish Girl - clip 'La prima volta che l'ho vista'

    The Danish Girl - clip 'Qualcosa è cambiato'

    The Danish Girl - featurette 'Il regista Tom Hooper' (versione originale sottotitolata)

    The Danish Girl - featurette 'Eddie Redmayne' (versione originale sottotitolata)

    The Danish Girl - featurette 'Alicia Vikander' (versione originale sottotitolata)

    The Danish Girl - featurette 'Chi è Lili' (versione originale sottotitolata)

    The Danish Girl - featurette 'Una storia d'amore' (versione originale sottotitolata)

    The Danish Girl - featurette 'Conferenza stampa - Venezia 72' (versione originale sottotitolata)

    The Danish Girl - featurette 'Red Carpet - Venezia 72'

    The Danish Girl - featurette 'Evento speciale: 'Champions of Change', dedicato ad artisti LGBT' (versione originale)

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