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    Home Page > Movies & DVD > Ce n'è per tutti

    CE N'E' PER TUTTI: ED ECCO UN'ALTRA FINESTRA (NOSTALGICA?) APERTA SULLA COMMEDIA ALL'ITALIANA. UNA STERZATA SU TONI GROTTESCO-SURREALI INTENDE VIVACIZZARE IL COLORITO CAOS DEI SENTIMENTI E UN CERTO DISAGIO ESISTENZIALE

    "'Gas' era un film sulla violenza ma è diventato una vittima, perché la censura lo ha etichettato come un film violento in sé, facendone un'opera totalmente incompresa. Con il mio secondo film ho scelto la commedia, ma la risata nasce per contrasto. Ho cambiato il genere, ma il linguaggio non è cambiato. Il mio modo di raccontare, grottesco ed espressionista, è rimasto lo stesso. Chi vuole può fermarsi all'umorismo da torta in faccia ma è quasi impossibile, perché il film arriva molto in profondità e ne ha una per tutti...".
    Il regista e co-sceneggiatore Luciano Melchionna

    (Ce n'è per tutti ITALIA 2009; commedia; 96'; Produz.: Amovie Productions; Distribuz.: Medusa Film)

    Locandina italiana Ce n'è per tutti

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Ce n'è per tutti

    Titolo in lingua originale: Ce n'è per tutti

    Anno di produzione: 2009

    Anno di uscita: 2009

    Regia: Luciano Melchionna

    Sceneggiatura: Luciano Melchionna e Luca De Bei

    Soggetto: Luciano Melchionna e Luca De Bei.

    PRELIMINARIA:

    'Ce n’è per tutti' affonda le radici nella forma e nei contenuti della commedia all’italiana. Dipinge personaggi immersi in una realtà che tutto ingloba e colora, tanto da diventare uno spaccato della società contemporanea e delle contraddizioni che in essa albergano. Ma se questo è l’assunto di partenza, i toni della storia si fanno via via più netti, accesi, a tratti grotteschi e persino surreali, per evidenziare le
    contraddizioni, il caos dei sentimenti che attraggono e respingono i protagonisti. Questo caos interiore si riflette all’esterno dei personaggi e si materializza in una città - “la più bella del mondo”, come ci tiene a definirla uno dei nostri protagonisti - che appare però al suo punto di non ritorno, stretta com’è nella morsa del traffico, del disagio e dell’incomunicabilità. In questa cornice folle e pulsante, si va configurando il cuore della vicenda: il
    gesto inaspettato di uno di loro, Gianluca, che ha colto il senso di inutilità della propria esistenza, trascinata in quella sopravvivenza che vita vera non è...

    Cast: Lorenzo Balducci (Gianluca)
    Ambra Angiolini (Eva)
    Giorgio Colangeli (Il padre di Gianluca)
    Giselda Volodi (La madre di Gianluca)
    Yari Gugliucci (Paolo)
    Anna Falchi (Presentatrice TV)
    Francesco De Vito (Mauro)
    Marco Aceti (Bruno)
    Stefania Sandrelli (La nonna di Gianluca)
    Momo (Bidella)
    Arnoldo Foà (Il nonno di Gianluca)
    Jordi Mollà (Daniele)
    Elena Russo (Teresa)
    Micaela Ramazzotti (Isa)

    Musica: Riccardo Regoli e Fabrizio Sciannameo

    Costumi: Michela Marino

    Scenografia: Emita Frigato

    Fotografia: Tarek Ben Abdallah a. i. c.

    Montaggio: Paola Freddi

    Casting: Michela Forbicioni

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Un ragazzo, Gianluca, incapace di reggere le contraddizioni della vita e il dolore del mondo, sale sul Colosseo con la volontà di estraniarsi da tutto. Sotto, la realtà invadente, l’indifferenza e il cinismo dei mass-media assediano lui e i suoi strampalati genitori, mentre gli amici confusi e superficiali si producono, involontariamente, in performance esilaranti nel tentativo di raggiungerlo. L’arrivo lassù della nonna di Gianluca, che gli ricorda la giocosità dell’infanzia, la leggerezza dell’esistenza e l’accettazione della vita per com’è, sembrerebbe la chiave risolutiva per salvarlo… Un mondo di sopravvissuti, smarrito. Ragazzi e ragazze che, grazie a Gianluca, rallentano per la prima volta la propria inutile corsa. Per guardarsi dentro.

    IN DETTAGLIO - UNA STORIA CON INTENTI BEN PRECISI:

    Gianluca si arrampica sul Colosseo - emblema della Città Eterna, della sua storia millenaria, delle crudeltà di cui è stato testimone e dell’oblio del Tempo - probabilmente per ridare a se stesso e al mondo un significato, un motivo per continuare. Gli amici accolgono questa richiesta di aiuto, ma lo fanno a modo loro, con la consueta, inconsapevole, rassegnata superficialità. Il salvataggio dell’amico diventa improvvisamente uno stimolo, un obbiettivo per contrastare l’impotenza che contraddistingue le loro giornate. Ma si rivela ben presto un’occasione fatua di socialità, più che un reale desiderio di salvare una vita. Si continua a sfuggire, con lo stordimento delle parole e con l’assurdità delle situazioni contingenti, la possibilità di una riflessione personale che la circostanza stessa dovrebbe suggerire. I nostri amici sognano di essere eroi, vittime come sono di una società dei mass media, una società che enfatizza e inventa disastri immaginari, pur di distrarsi da quelli reali. Una società che poi obbliga al “salvataggio” o alla “riabilitazione” di un essere umano, senza domandarsi il perché, senza fermarsi a considerare i motivi di un gesto così radicale. Le “news” rimbalzano dalla televisione che manifesta la sua potenza portando i genitori del ragazzo agli onori della cronaca, e sbattendoli poi in un appello per salvare la vita del figlio: parole che vorrebbero e dovrebbero essere salvifiche, ma che non fanno altro che ribadire ancora una volta la rassegnata confusione dei sentimenti. Per fortuna, in questo mondo che gira a vuoto facendo un gran chiasso, un mondo fin troppo reale e riconoscibile, esiste almeno una figura che vi si contrappone, e che è l’unica vera chance di Gianluca. Si tratta della nonna, una donna che appare forte, ancorata a valori che possono sembrare superati ma che si rivelano in realtà saldi e vitali e che si
    manifestano a Gianluca con il loro carico di poesia, di verità, di libertà, sorprendentemente “moderni” e addirittura rivoluzionari. Valori che si fondano sulla saggezza di una donna che ha vissuto, che ha visto con i propri occhi - e non attraverso la televisione - le guerre, il dolore, la paura, la fame, ma che ha parimenti vissuto la gioia vera e profonda del godere delle ricchezze della vita, anche nei suoi aspetti più semplici. Questa donna, esile ed energica allo stesso tempo, si arrampica sul Colosseo in virtù di una forza misteriosa che ha evidentemente a che fare con l’amore puro, sempre in bilico tra realtà e sogno. La nonna è vera, reale, concreta, mentre tutti gli altri conducono un’esistenza ovattata, ipnotica, del tutto inconsapevole, in un mondo dove i “vivi” costringono negli “archivi” cimiteriali i morti, per poterli rispolverare quando vogliono, e respingono sottoterra, al buio di una metropolitana, i morti “viventi”, gli esseri umani alla deriva, abbandonati a se stessi e alla loro infermità fisica o mentale. Chissà se Gianluca riuscirà a trovare la forza per scendere di nuovo nel mondo da cui si è voluto allontanare perché vittima di una sensibilità che lo costringe a guardarlo negli occhi, quel mondo. Gianluca conosce la disperazione, quella che gli altri non vogliono vedere, e con il suo gesto denuncia la difficoltà di vivere in un mercato dove la poesia e l’arte in genere non hanno più valore. Da un lato, dunque, una realtà esasperata, apparentemente sopra le righe ma cruda e spiazzante nella sua comica tragicità metropolitana; dall’altro un mondo inventato, irreale, tra le nuvole, dove Gianluca, in bilico sulla città, spera di trovare o di ritrovare un Eden agognato o rimpianto. Inquadrature classiche, campi e controcampi, morbide carrellate e soggettive sulla città, per valorizzare l’atmosfera “sospesa” e descrivere gli stati d’animo. Un mondo fittizio e pericoloso anch’esso in fondo però, perché troppo distante dalla realtà. Da un lato, quindi, la violenza verbale e acustica di una società che corre follemente verso una meta del tutto sconosciuta, e dall’altro il silenzio ovattato di un eremo che si erge in osservazione del mondo sottostante. Un silenzio che invita a rallentare per dar spazio al ricordo, alla riflessione, alla contemplazione. Mai come in questo momento storico, si sente il bisogno di parlare di disagio, di riderci su magari. Perché di questi tempi ce n’è davvero per tutti. Basta sfogliare un quotidiano, cercare un lavoro, prendere la metropolitana, attendere un autobus, accendere la televisione, andare a ballare. E così via. C’è bisogno di puntare il dito su ciò che non va ma c’è anche un gran bisogno di tornare a farlo scatenando una sana risata. Si avverte il desiderio di distruggere ma per ricostruire e non per un semplice gusto nichilista.

    Ce n’è per tutti è una storia apparentemente leggera, comica per contrasto. E’ un film che ha una sua urgenza, che non risparmia il sarcasmo, che non gira intorno agli argomenti, non indulge in comodo buonismo, non è frutto di una timida creatività. Al centro di questo sguardo ci sono i giovani: giovani/adulti insicuri, individualisti, nevrotici, alle prese con il precariato, con le frustrazioni, con i fallimenti e le lacune incolmabili. Ragazzi cresciuti troppo in fretta, adulti che non lo sono affatto, genitori in crisi, presunti amici. Ognuno chiuso nel proprio autistico non-ascolto. Esaltante e necessario è il momento di riflessione e di raccoglimento che solleva questa piccola “saga”, grazie ad un’emozione soffocata prima ed esplosa subito dopo, nel disperato e reiterato bisogno di un abbraccio. E alla fine, ai nostri protagonisti non resta che lasciarsi ancora per un po’ alle spalle la meta uguale per tutti, dalla quale non si sfugge, e guardare attraverso una finestra che si è aperta invece inaspettatamente, grazie a Gianluca, su di un mondo fatto di dubbi ed esitazioni, migliore dunque, e bagnato da un piccolo miracolo purificatore…

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