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    Home Page > Movies & DVD > Invictus-L'invincibile

    INVICTUS-L'INVINCIBILE: DOPO 'GRAN TORINO' CLINT EASTWOOD PROSEGUE LE SUE SCHEGGE SUL TEMA DEL RAZZISMO, QUESTA VOLTA CON UN BIOPIC SU NELSON MANDELA (MORGAN FREEMAN) E LA STAR DEL RUGBY PIENAAR (MATT DAMON)

    IN DVD e BLU-RAY: Dal 22 GIUGNO
    RECENSIONE IN ANTEPRIMA - DAl 26 FEBBRAIO

    La storia si svolge in un momento cruciale della presidenza di Mandela. Penso che abbia dimostrato grande saggezza nel comprendere lo sport nello
    sforzo di riconciliazione del paese. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all’orgoglio nazionale, agendo sull’unica cosa che allora avevano in comune. Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, così ha mostrato grande creatività nell’usare lo sport come mezzo per raggiungere un fine
    ".
    Il regista Clint Eastwood

    (Invictus già The Human Factor USA 2009; biopic drammatico; 133'; Produz.: Mace Neufeld Productions/Malpaso Productions/Revelations Entertainment/Spyglass Entertainment; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana Invictus-L'invincibile

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (See Flash Review by Todd McCarthy, "www.variety.com", here - Voice: 'Il giudizio della critica' - 'International Press')
    Trailer

    Titolo in italiano: Invictus-L'invincibile

    Titolo in lingua originale: Invictus (già 'The Human Factor')

    Anno di produzione: 2009

    Anno di uscita: 2010

    Regia: Clint Eastwood

    Sceneggiatura: Anthony Peckham

    Soggetto: Dal libro Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation di John Carlin.

    John Carlin, Ama il tuo nemico (edito in Italia da Sperling & Kupfer)

    Cast: Matt Damon (Francois Pienaar)
    Morgan Freeman (Nelson Mandela)
    Tony Kgoroge (Jason Tshabalala)
    Patrick Mofokeng (Linga Moonsamy)
    Matt Stern (Hendrick Booyens)
    Julian Lewis Jones (Etienne Feyder)
    Adjoa Andoh (Brenda Mazibuko)
    Marguerite Wheatley (Nerine)
    Leleti Khumalo (Mary)
    Patrick Lyster (Mr. Pienaar)
    Penny Downie (Mrs. Pienaar)
    Sibongile Nojila (Eunice)
    Bonnie Henna (Zindzi)
    Shakes Myeko (Ministro dello Sport)
    Louis Minaar (Allenatore Springbok)
    Cast completo

    Musica: Kyle Eastwood e Michael Stevens

    Costumi: Deborah Hopper

    Scenografia: James J. Murakami

    Fotografia: Tom Stern

    Montaggio: Joel Cox e Gary Roach

    Makeup: Nancy Hancock (Per Morgan Freeman); Christine Beveridge (per Matt Damon); Natasha du Toit, Raine Edwards e Samantha Katzen

    Casting: Fiona Weir

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Morgan Freeman vestirà i panni di Nelson Mandela mentre Matt Damon indosserà quelli della star del rugby Francois Pienaar che, insieme a Mandela, ha dato tanto ai bianchi quanto ai neri una causa comune da perseguire nel periodo in cui il Sud Africa stava cercando di lenire le ferite provocate dall’apartheid: vincere la Coppa del Mondo nel 1985.

    IN ALTRE PAROLE:

    Invictus racconta la vera storia di come Nelson Mandela (Morgan Freeman) e il capitano della squadra di rugby del Sud Africa, Francois Pienaar (Matt Damon), unirono le loro forze per la pacificazione del loro Paese. Il neo eletto presidente Mandela è consapevole che la sua nazione è divisa dall’apartheid e, sperando di poter riunire il suo popolo con il linguaggio universale dello sport, spinge la squadra di rugby del Sud Africa alla vittoria del Campionato del Mondo del 1995.

    Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)

    Prima di cominciare a parlare di questo film, c’è da premettere che chi scrive è un grande estimatore del Clint Eastwood regista (non disdegnando nemmeno il musicista e in alcuni casi l’attore), a lungo seguito e a lungo amato per l’asciuttezza del suo impianto narrativo, il prosciugamento di inutili sentimentalismi e, là dove vengono resi necessari dalla sceneggiatura, sempre improntati sulla dignità e la compostezza umana, resa essenziale dall’estetica della formula filmica che perfettamente ha coniugato cinema di genere - spesso differenti fra loro - con cinema d’autore cogliendo più di tutti l’eredità del compianto John Ford. Sessant’anni fa come il suo predecessore sarebbe stato definito poco più di un mestierante di qualità. Oggi il suo mito lo ha condotto ben oltre. Amato per la sua grande capacità di saper volteggiare da un genere all’altro, dalle prime opere, che pochi conoscono o ricordano, come Brivido nella notte (che nel 1971

    anticipò di sedici anni e meglio l’essenza del più popolare Attrazione fatale di Adrian Lyne), dove sapeva miscelare perfettamente il dramma di una donna rifiutata e la sua conseguente vendetta sul malcapitato uomo, o la delicata storia d’amore fra un maturo William Holden e una giovanissima Kay Lenz in Breezy due anni più tardi fino all’intenso riscatto morale ed umano di un ex-soldato abbrutito dalla solitudine nell’intenso Gran Torino. In quasi quarant’anni di carriera registica, Eastwood ha saputo regalarci intense emozioni con l’integrità dell’essenzialismo riuscendo persino a domare al suo stile gli istrionismi eccessivi di un’attrice come Meryl Streep nel toccante I ponti di Madison County. Certo non tutto quello che ha fatto in tutti questi anni rientra nel memorabile, ma non ha mai perso di vista la conduzione del racconto e la sua messa in scena.

    E ora veniamo a noi cercando di essere onesti e diretti

    come l’oggetto della nostra discussione sa fare molto bene, questo Invictus si configura come una delle opere più deboli di Clint Eastwood. Non si parla di America in questo film e probabilmente è questo il nodo principale: nella sua poetica manca il suo tema ricorrente, anche se poi in fondo anche quella di Nelson Mandela è una storia appartenente alle sue corde. Nel raccontare il modo con il quale nel 1995 il neoeletto presidente del Sudafrica sfruttò il gioco del rugby per unire il suo popolo in un paese lacerato dall’appena caduto regime dell’apartheid, il grande regista americano si concede ad un eccesso di manierato sentimentalismo nel quale la sua solidità estetica e narrativa poco si nota in un film che in alcuni tratti sembra uno spot pubblicitario del ministero delle pari opportunità (si notino le scene in cui la squadra di Pienaar insegna a giocare ad un gruppo di

    ragazzini indigenti). Ed in effetti tutto il film sembra un grosso spot retorico contro il razzismo, privato inoltre di realismo storico e realizzato per l’uso e il consumo dello spettatore occidentale che si deve sentire con la coscienza a posto quando entra in gioco l’argomento “Africa”. Quella dolenza, quella straordinaria visione pessimistica che ha accompagnato le opere precedenti del regista californiano qui sembrano lasciare spazio ad una retorica politica posticcia e al sensazionalismo di quella sportiva, all’interno della quale la pellicola si crogiola e si autocelebra attraverso ralenti al limite della sopportazione umana ed una colonna sonora al servizio di essa. Un film perfetto canone dell’Academy vecchia scuola che si lascia trascinare dai sentimenti, strano, però, che abbia ricevuto solamente due candidature per gli attori (Morgan Freeman come protagonista, nelle vesti sagge e incrollabili di uno straordinario uomo come Mandela, e Matt Damon come non protagonista in quelle di

    Pienaar, quest’ultima menzione agli Oscar in particolare assolutamente immeritata). Questa volta il buon Clint, che a giugno diventerà un ottuagenario, si è lasciato fagocitare da una sceneggiatura (di Anthony Peckham, basata sul libro Ama il tuo nemico di John Carlin, edito in Italia da Sperling & Kupfer) ridondante, che si concentra sull’eroismo di un presidente che ha sfruttato lo sport per riuscire a riscattare e unire un popolo molto provato dalla Storia, dove la sua impronta artistica si nota, ma a malapena, lasciandoci così una pellicola sicuramente diretta bene in parte solo nella sua forma filmica esteriore, non in quella interiore. Aspettiamo un riscatto il prossimo anno con Hereafter, sempre con protagonista Matt Damon, ma su sceneggiatura del buon Peter Morgan, attualmente in post-produzione.

    Bibliografia:

    Sito ufficiale: "www.Invictusfilm.it"

    Links:

    • Clint Eastwood (Regista)

    • Matt Damon

    • Morgan Freeman

    • Julian Lewis Jones

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    Galleria Video:

    Invictus - trailer.flv

    Invictus - trailer (versione originale).flv

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    International Press

    TODD MCCARTHY, "www.variety.com":

    "'Invictus' is a very good story very well told. Shortly after Nelson Mandela emerged from 27 years in prison and became president of South Africa in 1994, he seized upon using a rugby World Cup the following year as an opportunity to rally the entire nation -- blacks and whites -- behind the far-fetched prospect of the home team winning it all. Inspirational on the face of it, Clint Eastwood's film has a predictable trajectory, but every scene brims with surprising details that accumulate into a rich fabric of history, cultural impressions and emotion. The names of Eastwood and stars Morgan Freeman and Matt Damon should propel this absorbing Warner Bros. release to solid returns Stateside, with even better prospects looming in many foreign markets, where an unfamiliar sport and South African politics may pose less of a potential B.O. hurdle".

    Italian Press

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