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    Home Page > Movies & DVD > Diverso da chi?

    DIVERSO DA CHI?: LUCA ARGENTERO, CLAUDIA GERINI E FILIPPO NIGRO. ATTENTI A QUEI TRE! IN UNO SPACCATO SOCIALE CONTEMPORANEO I TONI LEGGERI DELLA COMMEDIA CAPOVOLGONO I CANONICI SCHEMI SU NORMALITA' E DIVERSITA'

    (Diverso da chi? ITALIA 2008; commedia; 102'; Produz.: Cattleya; Distribuz.: Universal Pictures International Italy)

    Locandina italiana Diverso da chi?

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Diverso da chi?

    Titolo in lingua originale: Diverso da chi?

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2009

    Regia: Umberto Carteni

    Sceneggiatura: Fabio Bonifacci

    Soggetto: Fabio Bonifacci.

    Cast: Luca Argentero (Piero Bonutti)
    Claudia Gerini (Adele Ferri)
    Filippo Nigro (Remo)
    Antonio Catania (Corazza)
    Francesco Pannofino (Galeazzo sindaco)
    Giuseppe Cederna Serafini)
    Rinaldo Rocco (Samuele)
    Antonio Bazza (Pavan )

    Musica: Massimo Nunzi

    Costumi: Roberto Chiocchi

    Scenografia: Luca Merlini

    Fotografia: Marcello Montarsi

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Piero (Luca Argentero), brillante trentacinquenne gay, è “fidanzato in casa” con Remo (Filippo Nigro) e vive in una città del nord-est. Per testimoniare il “diritto alla diversità” partecipa alle primarie del centrosinistra ma, per una serie di eventi imponderabili, le vince e si trova ad essere candidato sindaco, tra i pregiudizi degli avversari e lo sgomento del suo partito.
    Come può un gay diventare sindaco nel “profondo nord”? Per bilanciarlo gli affiancano Adele (Claudia Gerini), moderata tutta d’un pezzo, contraria persino al divorzio, un simbolo vivente dei valori tradizionali conosciuta come “la furia centrista”.
    L’inizio della campagna è un’ecatombe: Piero e Adele litigano su tutto. Ma Remo, più romantico, capisce le donne e fornisce al compagno consigli su come ingraziarsi Adele. Piero inizia a “corteggiare politicamente” la sua vice fino a trovare un accordo ma la situazione gli sfugge di mano e i due vengono travolti da un’attrazione irresistibile. Galeotto fu il compromesso: il “gay duro e puro” e la “moderata di ferro” precipitano in una relazione segreta che va contro i loro valori, le loro identità, la loro linea politica.
    A questo punto Piero è a dir poco confuso: sceso in campo per difendere il diritto alla libertà sessuale, ora vive di nascosto una “storia proibita” con una donna mentre, grazie alla campagna elettorale, è ormai un simbolo del movimento gay! Cosa diranno i suoi elettori? Cosa penseranno i suoi avversari? Ma soprattutto come dirlo a Remo?
    Tra mille peripezie di ogni genere e grado, Piero dovrà tentare di sbrogliare la situazione nella quale si è cacciato e capire da che parte stare… Lui, che della propria “diversità” aveva fatto un cavallo di battaglia dovrà affrontare la sua situazione di uomo “due volte diverso” fino a porsi una domanda: ma diverso da chi?

    Dal >Press-Book< di Diverso da chi?

    Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)

    Siamo lontani dal realismo delle lotte di Harvey Milk, avvenute negli anni Settanta e Ottanta a San Francisco, per i diritti omosessuali. Ma, dimenticate le polemiche sanremesi causate dalla canzone di Povia, ci troviamo a ripensarci per forza di fronte ad una nuova, forse, polemica della celluloide. Può un uomo fermamente gay e attivo politicamente, candidato sindaco in una cittadina del poco tollerante Nord-est italiano, avere una sbandata per il suo candidato a vicesindaco che è legato ai valori più tradizionali e oltranzisti della famiglia e soprattutto è una bellissima donna?

    Diverso da chi? sembra un lavoro fatto un “pochino” meglio delle altre produzioni “commerciali” italiane degli ultimi tempi (attenzione, solo perché queste ultime sono davvero inimmaginabili), più accurato sul piano generale, ma scade comunque nei soliti cliché banali sull’omosessualità (compreso quello del bravo esperto di moda!), arricchiti da un buonismo melenso tout-court. Diretto dall’esordiente Umberto Carteni, che ha alle

    spalle tanta gavetta come aiuto-regista di progetti e autori disparati (Abel Ferrara, Tornatore e il Lucini di Tre metri sopra il cielo) e come autore di spot pubblicitari, e sceneggiato da Fabio Bonifacci, attivo in molti campi diversi legati alla scrittura, il film regge i tempi della commedia (ripresi dagli schemi americani), specialmente per alcune battute che fanno sorridere e per l’apparato dei personaggi che si stagliano sullo sfondo (il candidato sindaco avversario di destra, e le due “menti” della campagna elettorale del partito di sinistra, ben caratterizzati, rispettivamente, da Francesco Pannofino, Antonio Catania e Giuseppe Cederna), e, in fondo, il triangolo Gerini-Argentero-Nigro, sulla scena, funziona.
    Resta, però, il fatto che la pellicola si perde proprio sul tema centrale: il “ribaltamento dei concetti di normalità e diversità”, come ama definire lo sceneggiatore Bonifacci questo film. Infatti, se da un lato, nella prima parte, ci viene proposta esaustivamente e fa sorridere

    una messa alla berlina dei meccanismi lascivi della politica italiana, dei suoi sondaggi, delle sue strategie per ottenere voti e tutto quello che si nasconde dietro, dall’altro, nella seconda parte, siamo purtroppo lontani da un’Italia fatta di genitori comprensivi e famiglie allargate, composte da due padri gay e una madre single. Inoltre, lo scontro/incontro iniziale dei due protagonisti, come al solito, si addolcisce improvvisamente, a sottolineare ancora una volta un qualunquismo sotterraneo da cui il cinema italiano non riesce proprio a staccarsi. Non a caso, i diversi punti di vista politicizzati dell’uomo e della donna, Piero e Adele, improvvisamente vengono “dimenticati” nella narrazione a favore della loro attrazione fisica e delle beghe che si creano, conseguentemente, tra loro e il compagno di lui, il fedele e buon Remo. Diverso da chi? ci propone un’utopia splendida, già raccontata al cinema da molti, a cominciare da Ang Lee nel suo Il banchetto

    di nozze. Ma lì, nella multiculturale New York del 1993 non appariva come tale all’occhio dello spettatore, ma come realtà. E certo tutto questo porta a fare una doppia riflessione sul concetto ‘Italia’ e su quello di ‘cinema italiano’. In sostanza, risulta un film a metà, laddove soddisfa sul piano satirico e politico, delude su quello sociologico e il ribaltamento tanto desiderato risulta fine a se stesso perché non ne viene data alcuna motivazione e/o analisi e, di fondo, il prodotto in sé risulta solo molto ruffiano al fine di salvare capre e cavoli, rassicurando, così, tutti.

    Commenti del regista

    "Il film 'Diverso da chi?' rappresenta uno spaccato della nostra società e della sua sempre più rapida maturazione. Si entra dalla porta della quotidianità e si arriva sin dentro l’anima dei protagonisti.
    L’omosessualità qui non è più percepita come universo estraneo e sospetto, ma come aspetto assolutamente connaturato alla società e, anzi, arricchente.
    Il protagonista ci offre l’occasione di percorrere il travaglio dell’accettazione della propria identità sessuale, che muta, una prima volta, con la scoperta della propria omosessualità e, poi, una seconda, quando si trova a vivere le pulsioni dell’attrazione per una donna.
    I personaggi principali della storia, a loro volta, si trovano a dover affrontare i terremoti dei sentimenti e a dover subire il corso degli eventi.
    L’elite della politica soccombe sotto le spinte di una comunità che esprime la necessità, a volte spregiudicata, del “nuovo”. Si annullano le vecchie regole e riescono finalmente ad emergere, dal piatto grigiore, i soggetti della vita vissuta. Questo lo si vede accadere, senza indugiare su un racconto nel racconto. E così, una storia straordinaria e normale, offre allo spettatore uno specchio per valutare le proprie convinzioni di fronte alle vite degli altri. Solo uscendo dagli schemi si può conquistare la comprensione della complessità della vita e, a volte, basta guardare con occhi non imparziali, per scorgere quello che c’è di vero e profondo nella normalità delle nostre giornate.
    Le emozioni dei personaggi sono la via su cui si dipana, con intensità, l’attualità dei temi proposti. I paradossi danno leggerezza ed ironia, senza cadere nel grottesco. È un film che farà certamente discutere. L’interpretazione, mette in luce gli aspetti psicologici dei personaggi. La messa in scena del quotidiano è spesso ricca di comicità. La leggerezza è il codice della comunicazione. Lo stile del film è leggero e candido, ma capace di non tradire l’intelligenza delle cose, restando pur sempre una commedia.
    In 'Diverso da chi?' abbiamo cercato uno stile nuovo di fare commedia. Per questo la scelta della 'calligrafia' del film è indirizzata verso la raffinatezza non di maniera; i personaggi si muovono in ambienti che gli corrispondono e anche la fotografia non concede nulla alle 'mode'. Abbiamo voluto avvolgere il pubblico in un’atmosfera di armonia, dando valore ai dettagli, come ad esempio la colonna sonora che, con il soul americano degli anni ‘60/’70, riconduce al periodo di grande fermento sociale e culturale: le proposte dei giovani, le rivolte dei neri, delle donne, la grande spinta verso l’abbattimento delle barriere… e forse è bene chiedersi se c’è ancora qualcosa per cui lottare.
    Realizzare questo film ha voluto dire aprire un dialogo con il sentire del pubblico. Senza pretendere di incidere sulle coscienze, ma con l’ambizione di comunicare e mettere in risalto le realtà che ancora non vivono in piena luce
    ".

    Altre voci dal set:

    Lo sceneggiatore FABIO BONIFACCI:

    "Ho scritto questo film perché mi divertiva l’idea di capovolgere gli schemi su normalità e diversità. La chiave di questa storia non è che un gay si invaghisce di una donna, ma che questo gay è 'pubblico' e sinceramente impegnato nella causa: quindi per lui il rapporto uomo-donna è trasgressione, senso di colpa, pulsione 'proibita' da nascondere.
    In questo modo il 'normale' diventa 'diverso' e tutto si capovolge: lui ha il terrore di dire al padre che è attratto da una donna, ammette che se lei fosse un uomo forse accetterebbe la storia, prova una colpa tremenda perchè non ha fatto cilecca con lei.
    Questi capovolgimenti spero non siano solo divertenti ma rappresentino anche un piccolo aiuto a vedere le cose in modo più fresco, superando certi automatismi del pensiero. Del resto scrivo commedie perché credo che a volte guardare la realtà con un sorriso sia una delle cose più serie che si possano fare.
    Naturalmente so che questa storia nata da una giocosa irriverenza esce in un mondo in cui i diritti dei gay sono oggetto di battaglia. Ho quindi cercato di scrivere un film che non potesse essere strumentalizzato in questo senso. Spero di esserci riuscito.
    Dall’altra parte, si può obiettare che il film appoggia una forma di famiglia assai strana. Ma io in realtà non appoggio nulla: mi sono limitato a lasciare che i personaggi seguissero le loro emozioni e, sulla base di queste, cercassero il loro destino. Del resto, lo facciamo quasi tutti: oggi le famiglie nascono più dal confronto tra le emozioni e i progetti di chi è coinvolto che da una Regola Universale. Questi personaggi hanno trovato una formula un po’ strana, non posso che far loro gli auguri.
    Con questo film ho anche scoperto che i pregiudizi esistono. In passato ho scritto storie su schizofrenici, egiziani, donne con due figli, ma nessuno ha mai pensato che io fossi schizofrenico, egiziano o madre. Invece stavolta molta gente si fa domande sui miei gusti sessuali, dando per scontato che solo i gay possano scrivere di gay. Mi sembra una forma di discriminazione, perchè riconoscere la normalità della condizione gay implica che non serva nessuna patente per scriverne.
    Infine la politica, che ho affrontato con la stessa giocosa irriverenza del resto, cercando di fare satira ma senza giudizi dall’alto. Anzi, scrivendo quei personaggi ho provato umana solidarietà, quasi tenerezza per l’ingrato mestiere che devono affrontare, cioè prendere i nostri voti.
    All’inizio la politica mi spaventava, perché cambia ogni giorno mentre per fare un film servono almeno due anni. Ma era una preoccupazione infondata. Ho scritto la prima volta questa storia nel 2004 e, quando nel 2008 il progetto è diventato concreto, ho scoperto che non dovevo cambiare granchè, bastava qualche coloritura nei dialoghi. Poi sono state fatte le riprese, è passato ancora un anno, ora il film esce in sala e mi sembra ancora più attuale. Non sarà che nella politica cambia tutto ogni giorno e alla fine non cambia mai niente?
    ".

    Links:

    • Claudia Gerini

    • Luca Argentero

    • Francesco Pannofino

    • DIVERSO DA CHI? - INTERVISTA a: regista U. CARTENI, sceneggiatore F. BONIFACCI e agli attori C. GERINI, L. ARGENTERO e F. NIGRO (A cura dell'inviato ERMINIO FISCHETTI) (Interviste)

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    Galleria Video:

    Diverso da chi (versione originale italiana).mov

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