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    THE TREE OF LIFE: STORIA MISTICA DELL'UNIVERSO SECONDO TERRENCE MALICK SEAN PENN E BRAD PITT

    VINCITORE del 'CELLULOIDPORTRAITS AWARD 2011' come 'MIGLIOR FILM DELL'ANNO'!!! - DVD sotto l'albero di NATALE di 'CELLULOIDPORTRAITS' - VINCITORE della PALMA D'ORO al 64. Festival del Cinema di CANNES (11-22 Maggio 2011) - PREVIEW in ENGLISH e RECENSIONE ITALIANA

    "Anche soltanto il titolo della pellicola è ricco di significati. L'albero della vita è un simbolo fondamentale in tante religioni importanti, così come nel darwinismo. Rappresenta la natura e lo spirito. Tutti hanno un rapporto personale con queste parole".
    La produttrice Sarah Green

    "Terry ha creato un linguaggio cinematografico unico. Nessuno parla la lingua cinematografica che lui ha inventato. Possiede un dono meraviglioso, quello di farti sentire nel film, come se conoscessi quei personaggi. E con 'The Tree of Life', lui porta quel linguaggio cinematografico in un altro luogo, in modo da trasportare il pubblico in un viaggio originale in cui la fiducia è fondamentale, consentendo di inserire le proprie esperienze di vita in questa storia, che parla di una famiglia, ma allo stesso tempo anche della creazione del cosmo".
    Il produttore Grant Hill

    (The Tree of Life; USA 2010; drammatico; 139'; Produz.: Plan B Entertainment/River Road Entertainment; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana The Tree of Life

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    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: The Tree of Life

    Titolo in lingua originale: The Tree of Life

    Anno di produzione: 2010

    Anno di uscita: 2011

    Regia: Terrence Malick

    Sceneggiatura: Terrence Malick

    Soggetto: Ha finalmente ripreso vita il progetto ideato e poi abbandonato da Terrence Malick nel 1978.

    PRELIMINARIA:

    Terrence Malick ha sempre creato dei film che suscitano grandi riflessioni - grazie al ricorso ad immagini di grande intensità e ad emozioni viscerali - e che generano esperienze in qualche modo misteriose e profonde. Il nuovo film The Tree of Life, che potrebbe rappresentare la sua opera più intima ed epica, è un viaggio che dai più moderni grattacieli arriva al cortile di casa di una famiglia texana negli anni cinquanta. E contemporaneamente, dall'inizio della vita sulla Terra alla fine dell'universo conosciuto, nella continua ricerca di ciò che è autentico, di ciò che è durevole e di ciò che è infinito.

    La storia si svolge in maniera sinfonica, come una pièce musicale divisa in movimenti o come i rami di un albero imponente, mostrando l'evoluzione di un'unica vita, quella di Jack O' Brien, nel suo percorso di ricerca e nel tentativo di risolvere alcuni antichi conflitti legati alla rabbia di suo padre, all'amore di sua madre, alla morte del fratello e alle sue lotte interne con il senso della vita e della fede. Ma la storia di Jack si svolge all'interno dell'immensa bellezza e dei ritmi ricorrenti dell'universo stesso ed i suoi problemi individuali sono connessi con gli enormi poteri creativi e distruttivi del cosmo. E nel suo viaggio, Jack inizia ad avvertire i suoi legami con la polvere delle stelle, con le creature preistoriche che un tempo regnavano sulla Terra e con il destino finale del pianeta. E' una storia d'amore profonda, sul modo in cui l'amore emerge dalla vita e la vita emerge dall'amore. The Tree of Life è un viaggio in territori inesplorati dalle platee mondiali moderne, che avrà un impatto su ogni individuo in modo diverso. Quando Malick entra in questi mondi oscuri e ricchi di immaginazione come i ricordi di infanzia, gli eventi prima della nascita dell'uomo e il regno fiammeggiante delle stelle, la storia funziona sia sul piano intimo che su quello vastissimo di tante epoche temporali diverse, mentre entrambi si svolgono sotto i nostri occhi.

    Cast: Sean Penn (Jack adulto)
    Brad Pitt (Mr. O' Brien)
    Jessica Chastain (Mrs. O'Brien)
    Joanna Going (moglie di Jack)
    Fiona Shaw (nonna)
    Pell James (seconda donna)
    Crystal Mantecon (Elisa)
    Lisa Marie Newmyer (prima donna in città)
    Tamara Jolaine (Signora Stone)
    Jennifer Sipes (sesta donna)
    Will Wallace (Will)
    Kimberly Whalen (Signora Brown)
    Jackson Hurst (zio Ray)
    Christopher Ryan (prigioniero)
    Michael Showers (Signor Brown)
    Cast completo

    Musica: Alexandre Desplat

    Costumi: Jacqueline West

    Scenografia: Jack Fisk

    Fotografia: Emmanuel Lubezki

    Montaggio: Hank Corwin, Jay Rabinowitz, Daniel Rezende, Billy Weber e Mark Yoshikawa

    Effetti Speciali: Ryan Roundy

    Makeup: Meredith Johns

    Casting: Francine Maisler

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia esplora le vicende di una famiglia americana negli anni Cinquanta, gli O’Brien (Brad Pitt e Jessica Chastain) e del loro figlio maggiore Jack (Sean Penn da adulto) dall’innocenza dell’infanzia alle disillusioni dell’età adulta raccontate attraverso lo sguardo potente, visionario e simbolico di Malick.
    In un mondo di mistico folklore è contemplata una sorta di gara per trovare l'Albero della Vita, fonte di immortalità, fertilità e altri poteri soprannaturali.

    IN ALTRE PAROLE:

    The Tree of Life è la storia di una famiglia del Midwest negli anni cinquanta attraverso lo sguardo del figlio maggiore, Jack, nel suo viaggio personale dall'innocenza dell’infanzia alle disillusioni dell’età adulta in cui cerca di tirare le somme di un rapporto conflittuale con il padre (Brad Pitt). Jack - che da adulto è interpretato da Sean Penn - si sente come un'anima perduta nel mondo moderno che vaga nel tentativo di trovare delle risposte alle origini e al significato della vita, tanto da mettere in discussione anche la sua fede. Attraverso lo sguardo possente e visionario di Malick, il film mostra come sia la natura brutale che la grazia spirituale siano alla base delle nostre vite come individui e come famiglie. E rivela come esse pervadono tutta la nostra esistenza.

    SHORT SYNOPSIS:

    The story centers around a family with three boys in the 1950s. The eldest son witnesses the loss of innocence.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Dedico questa recensione a mio padre, che ha appena lasciato la circoscritta dimensione terrena di questo mondo, e a mia madre, che da molti anni lo ha preceduto nell’Infinito della polvere di stelle

    Nell’assumersi l’onore e l’onere di recensire un film come questo The Tree of Life di Terrence Malick si prova il crescente timore di essere in procinto di compiere una sorta di oltraggio. Oltraggio verso l’incontenibile elegia dell’Essere con la ‘E’ maiuscola e dell’essere con la ‘e’ minuscola, ricordandoci di essere stati creati a immagine e somiglianza di Qualcuno al di là di ogni limite e confine. Ma anche per chi ha dimenticato, ha preferito dimenticare, o più o meno consapevolmente, misconosce tale, per ‘par condicio’ diciamo ‘eventualità’, non sarà un problema: la ‘Malick’s catarsi’ è un’esperienza in qualche modo ‘super partes’ assolutamente da non perdere.

    Dopo questo film, forse il capolavoro assoluto dell’intero, centellinato percorso filmico, di Terrence Malick,

    possiamo considerare acqua passata pellicole come The Fountain-L’albero della vita di Darren Aronofsky, Hereafter di Clint Eastwood e persino 2001-Odissea nello spazio di Stanley Kubrick - e chi l’avrebbe mai detto?! - o, fosse anche solo per cenni di familiarità tematica, Rabbit Hole. Le ansie esistenziali su vita e morte, su ruoli e affetti familiari, sui valori e non valori, sul senso delle cose, sul destino individuale e il flusso universale correnti sulla ‘sottile linea rossa’ di una spiritualità a tutto tondo che non ha bisogno di credo accreditati presso un Dio piuttosto che un altro - per quanto l’incipit muova il primo passo dalla “voce di Giobbe (38; 4,7)” - trovano in The Tree of Life un viatico elettivo di dubbi e di risposte votato alla meditazione individuale. Dubbi e risposte che alla fine finiscono per confluire sul binario dell’unica, appagante risoluzione per tante sofferte incertezze, appuntata su una

    caleidoscopica ‘cosmogonia’, esplosiva di nome e di fatto, letteralmente strabiliante, sia sul piano estetico che dello spiazzante messaggio, incluso soprattutto il modo con cui Malick riesce a porgerlo. Una ‘cosmogonia’ d’altra parte assolutamente mirata verso l’obiettivo, mai vacua, al contrario, infinitamente e universalmente esaustiva, di metafora in metafora, di impressione in impressione, come in un quadro espressionista in grado di implodere prima di debordare come lava incandescente da crateri vulcanici tornati a farci visita dagli albori della storia. E’ in particolare su questo registro che la chiave ‘super partes’ di Terrence Malick gira senza intoppi nell’ingranaggio di una porta aperta sull’Infinito. E con questo, il timido Malick si assume la responsabilità di abbracciare, per condividerle pienamente sul grande schermo, passando per l’icona di emblematiche individualità di una famiglia tipo degli anni Cinquanta, interrogativi, ansie, sofferenze interiori che vanno a lambire spiagge universalmente riconoscibili, in cui ognuno di noi finisce per

    riconoscere qualcosa di sé. Là dove il microcosmo di una famiglia ancorata a tempi e luoghi ben precisi sconfina inevitabilmente nelle domande ataviche e senza tempo di generazione in generazione dell’umanità attraverso i secoli dei secoli.

    Poi, il sapiente montaggio di un impareggiabile Maestro Artigiano in cesello di celluloide, riesce a dar vita ad una sorta di ‘miracolo’, elevando all’ennesima potenza ogni specifica particolarità così come ogni micro-particella cosmica, là dove si consuma una sorta di ‘Trionfo Cosmogonico degli Elementi’ - Aria, Acqua, Terra e Fuoco - interattivi con l’individuo e parte integrante di esso. Tant’è che diventa veramente difficile esprimere a parole quel che è possibile raccogliere da un’opera come questa, macroscopicamente ‘espressionista’ ed intimamente 'minimalista' ad un tempo: un esempio, forse il più eclatante, in tal senso, è rappresentato dalla prima sequenza, ripresa più volte nel corso del film da Malick, in evidente stato di Grazia e di

    ‘Illuminazione’, per essere riuscito a parafrasare visivamente Spirito e Anima. Opera per la quale verrebbe da esprimere la stessa meraviglia manifestata al culmine della commozione da Jodie Foster in Contact quando, di fronte ad un solo scorcio di quella sconfinata fetta di universo, riesce solo a dire, per l’appunto: “Non ci sono parole…!”.

    Soggettive multiple di riflessioni affidate a silenzi, scorci di Natura inimmaginabili, sinfonie di Wagner, Toscanini e musica classica, cadenzata da rintocchi funerei di campana che ricordano quelli cui era ricorsa Kathryn Bigelow per l’ingresso dei giovani eroi del K-19- The Widowmaker nella ‘restricted area’ per il raffreddamento del nucleo del reattore nucleare, diventano l’anima di The Tree of Life, oasi di meditazione straordinariamente condivisibile in prima persona da regista, attori e spettatori. La performance di Brad Pitt, qui nel miglior ruolo della sua carriera, e persino il cameo allargato di Sean Penn, sono di quelli che restano incollati

    addosso come una seconda pelle, mentre le loro voci fuori campo, con le altre, riecheggiano implacabili nelle nostre menti quando ormai siamo ben lontani dalla sala cinematografica che ci ha fatto l’onore di ospitarci per l’occasione. Voci fuori campo che si alternano in una sorta di litanìa che si presta volentieri per farsi ‘leit motiv’ di questa elegiaca pellicola, andando ad innescare così l’approccio più intimo per la condivisione delle riflessioni più inconfessabili del loro profondo essere, sostenute dalle incredibili soggettive in natura che solo un artista e poeta come Malick poteva essere in grado di osare, passando per la metafora dominante della catarsi affidata, così come in questo caso doveva essere, all’elemento Acqua.

    Questa recensione era stata redatta - parzialmente perché interrotta il dalla morte di mio padre - a caldo dopo la visione del film, quando, senza pensarci due volte avevo dato subito il massimo punteggio di 5/5 che

    rinforzo ‘cum laude’, riconoscendovi d’impatto il tipico film d’autore spiazzante, in grado di inondare l’anima quanto uno tsunami al ralenti. Ripresa oggi la recensione all’indomani della Palma d’Oro vinta a Cannes, mi sento davvero felice di poter condividere l’entusiasmo collettivo per questa opera d’arte cinematografica con cui Terrence Malick, in cammino come milioni di noi umani sul pianeta Terra, in maniera così sofferta e viscerale, con tutto il nobile bagaglio di amorevole dignità e immenso affetto senza limiti e confini, né per un genere, né per una specie, si è sentito di indicarci Una Via, Una Risposta, nel bel mezzo di una ricerca che ci affianca per tutta la vita. E la risposta di Malick non poteva che essere lambita dall’incresparsi di onde sulla battigia di lidi infiniti, là dove spazio e tempo non sono più se non intessuti con la memoria personale dell’individualità di ognuno, quella ormai pronta a

    perdersi e a ritrovarsi in una catarsi collettiva, universale, sotto quell’avvolgente polvere di stelle che alcuni possono chiamare Dio, altri Spirito, ma che tutti possiamo chiamare Amore.

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    Few American filmmakers are as alive to the splendor of the natural world as Terrence Malick, but even by his standards, "The Tree of Life" represents something extraordinary. The iconoclastic director's long-awaited fifth feature is in many ways his simplest yet most challenging work, a transfixing odyssey through time and memory that melds a young boy's 1950s upbringing with a magisterial rumination on the Earth's origins. Result is pure-grade art cinema destined primarily for the delectation of Malick partisans and adventurous arthouse-goers, but with its cast names and see-it-to-believe-it stature, this inescapably divisive picture could captivate the zeitgeist for a spell.

    A magnum opus that's been kicking around inside Malick's head for decades and awaited by his fans for almost as long, the film will certainly invite even-more-vociferous-than-usual charges of pretension and overambition, criticisms that are admittedly not entirely without merit here. Taking the director's elusive, elliptical style perhaps as

    far as it will go, "The Tree of Life" is nothing less than a hymn to the glory of creation, an exploratory, often mystifying 138-minute tone poem that will test any Malick non-fan's patience for whispery voiceover and flights of lyrical abstraction.

    Critical response will be passionately split (judging by the noisy mixture of boos and applause at the Cannes press screening), even among those who share Malick's poetic orientation and appreciate his willingness to place A-list stars and visual effects in service of unapologetically spiritual and philosophical concerns. Still others may find the picture underwhelming in light of its epic journey to the screen -- a troubled six-year gestation period replete with casting woes and editing delays; the shuttering of U.S. distributor Apparition before Fox Searchlight swooped in; and a last-minute tussle over whether its U.K. release date would trump its world premiere in competition at Cannes.

    And so

    it's only fitting that "The Tree of Life" should demand a measure of patience. The same could of course be said of Malick's four other features, all veiled parables of man's fall from grace and the corruption of an irretrievable innocence. With his new film, Malick has essentially parted the veil. He has abandoned the oblique historical narratives of his previous two pictures, "The Thin Red Line" and "The New World," to tell an intimate wisp of a story that allows him to address his cosmic concerns in the most direct, least compromised manner possible. Yet far from feeling slight, the film surprisingly emerges as Malick's most emotionally accessible work since 1978's "Days of Heaven," so primal and recognizable are the childlike perceptions and feelings he puts onscreen.

    An opening quotation from the book of Job ("Where were you when I laid the foundations of the earth?") lays the celestial

    groundwork as the film eases the viewer into the preadolescence of Jack O'Brien (Hunter McCracken), the eldest of three boys in midcentury small-town Texas. The first of numerous narrators speaks of two possible paths through life: the way of nature, embodied by the boys' stern taskmaster of a father (Brad Pitt), and the way of grace, represented by their sweet, nurturing mother (Jessica Chastain).

    The early reels convey the arc of Jack's life as a series of subjective impressions, leaping ahead to the pivotal moment when Mr. and Mrs. O'Brien receive word that one of Jack's brothers has died at age 19, an occurrence that is neither lingered on nor really explained. Before long, Jack is a grown man (a weary-looking Sean Penn), seen roaming the executive offices of a Houston high-rise and speaking on the phone with his father, who has clearly not mellowed with age.

    Emmanuel Lubezki's continually

    mobile camera, occasionally using wide-angle lenses, prowls through these early scenes as though observing them from a side angle; the visual restlessness mirrors Jack's own inner turmoil, echoed by the inchoate voices we hear in his head. Time and space themselves seem to destabilize, and the film, as though unable to abide the present any longer, retreats into the ancient past.

    It's at this point, roughly 20 minutes in, that "The Tree of Life" undergoes arguably the most extreme temporal shift in the history of cinema. Comparisons to "2001: A Space Odyssey" are perhaps intended, not least because Stanley Kubrick's special-effects creator Douglas Trumbull served as a visual consultant on Malick's eye-candy evocation of the dawn of time (conceived by several visual-effects houses but designed with minimal reliance on CGI). We observe a flurry of awe-inspiring images at astronomical, biological, macro- and microscopic levels: a nebula expanding in outer space;

    cells multiplying in a frenzy; a school of shimmering jellyfish; darkness illuminated by a volcanic eruption; a bubbling primordial ooze.

    Viewers may not always be sure of what they're looking at during this sequence, but that's no hindrance to appreciating the sublime imagery or the rhapsodic force of the accompanying choral and orchestral tracks. Yet the director isn't inclined to linger, not even on the stunning occasional glimpse of dinosaurs, whose presence on Earth is observed as matter-of-factly as the cataclysm that brings their chapter to a close.

    Texas suburbia comes back into focus, and the film devotes its remaining 100 or so minutes to a sensitive portrait of Jack's upbringing, rendered here as a sort of symphony with many movements, often set to Alexandre Desplat's sometimes majestic, sometimes ominous score. As raggedly structured as this portion of the film is (five editors handled the disjunctive yet intuitive cutting), Malick

    couldn't be more attuned to the personal joys, sorrows and insecurities of this boy's life, and his tactile images seem suffused with a Norman Rockwell-esque nostalgia even as they seek to deconstruct it.

    From the tension that sets in whenever Jack's father appears to the boys' exhilarating sense of freedom as they run through DDT clouds billowing from a spray rig, scene after scene brims with intimate, tenderly observed details, while the rural locations enable the helmer's signature shots of rustling grass and water-reflected sunlight, abetted by richly textured sound design. The camera whips through the family's Craftsman-style house (lovingly appointed by Malick's longtime production designer Jack Fisk) until it comes to seem like home.

    The link between Jack's story and the film's prehistoric reverie is never made explicit, though its essential meaning could scarcely be plainer or more deeply felt. The rare film to urgently question, yet also accept, the presence of God in a fallen world, "Tree of Life" understands that every childhood is a creation story unto itself, and just as a new planet is formed by the elements, so an emerging soul is irrevocably shaped by the forces that nurture it.

    No one exerts a more domineering influence in Jack's life, or on the film itself, than his father. Played with iron-jawed intensity by Pitt, Mr. O'Brien is the very picture of intimidation -- a strict, upright disciplinarian who, though not immune to affection, is not above using hugs and kisses as instruments of control. One moment, in which Jack considers a retaliatory act of violence, is both amusing and shockingly blunt. And yet Malick extends the father the same compassion he grants the mother, played with heartrending vulnerability by Chastain as a woman who strives to protect, defend and console her children at all times.

    Young McCracken makes an outstanding screen debut, his eyes seeming to reflect a sad wisdom beyond his years; thesp captures Jack's fear of his father as well as the disturbing ways in which he takes after him. As his younger brothers, Laramie Eppler and Tye Sheridan are wonderfully authentic.

    Penn's Jack receives the least screen time of the three adult principals, and he figures into the film's most abstruse, surreal passages, which frame him against a series of desert backdrops and make direct use of biblical imagery. In these moments, "The Tree of Life" seems to grope desperately, if movingly, for the sort of grand resolution its mysteries by definition cannot offer. But by that point it's clear Malick, after five films over nearly 40 years, hasn't given up his search for new ways of seeing truth and beauty -- in life, or in cinema.

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO di THE TREE OF LIFE

    Links:

    • Terrence Malick (Regista)

    • Sean Penn

    • Brad Pitt

    • Jessica Chastain

    • 64. Festival del Cinema di CANNES (11-22 Maggio 2011) - LA DOMENICA DELLE PALME... D'ORO!!! PALMA D'ORO 64. A 'THE TREE OF LIFE' DI TERRENCE MALICK (Speciali)

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    Galleria Video:

    The Tree of Life - trailer

    The Tree of Life - trailer (versione originale)

    The Tree of Life - trailer HD (versione originale)

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