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    Home Page > Movies & DVD > I mostri oggi

    I MOSTRI OGGI: DOPO 'I MOSTRI' (1963) DI DINO RISI E 'I NUOVI MOSTRI' (1977) DEL TRITTICO DIRETTIVO RISI-MONICELLI-SCOLA, ECCO IL TERZO CAPITOLO DELLA COMMEDIA ALL'ITALIANA IN PILLOLE

    "... E oggi?, ci siamo chiesti, l’uomo moderno è cambiato? E’ cresciuto? Ha superato le piccole meschinità per arrivare ad essere animale Morale oltre che Sociale? Bah, mica tanto, ci siamo risposti. Anzi. I vizi e le contraddizioni di un mondo ormai ricco e industrializzato non sono poi così differenti da allora, né nella sostanza né nelle dinamiche psicologiche dei suoi protagonisti. Sono cambiate le tipologie, le patologie, i sogni e i bisogni che la nostra società impone, ma la mostruosità che vi si annida, quella è rimasta intatta...".
    I soggettisti e sceneggiatori Franco Ferrini, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Marco Tiberi, Enrico Oldoini*. (*anche regista)

    (I mostri oggi ITALIA 2008-2009; commedia; 102'; Produz.: Dean Film/Colorado Film/Warner Bros. Pictures; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana I mostri oggi

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: I mostri oggi

    Titolo in lingua originale: I mostri oggi

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2009

    Regia: Enrico Oldoini

    Sceneggiatura: Enrico Oldoini, Franco Ferrini, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola e Marco Tiberi

    Soggetto: Enrico Oldoini, Franco Ferrini, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola e Marco Tiberi.

    PRELIMINARIA:

    Quando Age, Scarpelli, Maccari, Petri e Scola scrissero I MOSTRI per Risi, raccontare i vizi, i guasti e le ciniche perversioni del popolo italiano che si affacciava allora al boom economico (era il 1963), fu una vera sorpresa. Tra le risate amare e le gag ferocissime che caratterizzavano quegli episodi, si annidava un messaggio occulto e inquietante: ATTENZIONE I MOSTRI SONO TRA NOI e IL MOSTRO, anzi, POTRESTI ESSERE TU!
    Persone all’apparenza normali, integrate, in qualche caso addirittura integerrime, che si rivelavano essere dei veri mostri di egoismo, di opportunismo, di superficialità o di mera (ancorché umana) perfidia.
    A quel film, una quindicina d’anni dopo, ne seguì un altro: I NUOVI MOSTRI - girato a sei mani da Risi Monicelli e Scola - altrettanto graffiante e fortunato.

    E oggi?, ci siamo chiesti, l’uomo moderno è cambiato? E’ cresciuto? Ha superato le piccole meschinità per arrivare ad essere animale Morale oltre che Sociale? Bah, mica tanto, ci siamo risposti. Anzi. I vizi e le contraddizioni di un mondo ormai ricco e industrializzato non sono poi così differenti da allora, né nella sostanza né nelle dinamiche psicologiche dei suoi protagonisti. Sono cambiate le tipologie, le patologie, i sogni e i bisogni che la nostra società impone, ma la mostruosità che vi si annida, quella è rimasta intatta.

    E allora ecco i nostri mostri di oggi…
    Una coppietta di camerieri d’albergo, ottimisti e sconsideratamente felici di vivere in un mondo di lupi...
    Un divo della tivvù, tanto popolare quanto amato dal “suo pubblico”, che per il “suo pubblico” arriva anche a presenziare magnanimamente a cerimonie private come matrimoni, battesimi o funerali...
    Un giovane che seduce e circuisce una giovane disabile facendole credere che sia lei il suo Unico grande Amore, quasi quanto La Magica Roma…
    Una psicoanalista famosa e narcisista che deprime ancor di più un suo paziente affetto da mal di vivere …
    Un vescovo sensibile e solerte che convince un uomo a non commettere peccato buttandosi nel Tevere …
    Un padre moderno e aperto a tutto ma non ad un certo vizietto del figlio…
    Una famigliola in partenza per la villeggiatura, costretta ad abbandonare il proprio cane in autostrada...
    Un gruppo di golfisti snob che dall’alto del loro perbenismo borghese si piccano di essere dei gran signori…
    Una vecchia nobile, arrogante e nostalgica, che, costretta in sedia a rotelle, maltratta il suo badante mentre passeggiano per Villa Torlonia rievocando i tempi che furono…
    Due improbabili filantropi che cavalcando la retorica della solidarietà, accolgono sciaguratamente intere famiglie di extracomunitari…
    Due genitori affettuosi ma indigenti che spingono la figlia a rinunciare al matrimonio e a mettere “la testa a posto”...
    Una mamma amorevole ma profondamente frustrata, improvvisamente felice per un’ora di notorietà nel meraviglioso mondo della tivvù…
    Un boss mafioso che si fa progettare una “seconda casa”, in realtà un bunker…
    Un pirata della strada che si preoccupa del faro anteriore del suo SUV ignorando un ferito che giace sull’asfalto, due coniugi borghesi ed egoisti che lo raccolgono e lo caricano a bordo della loro automobile…
    Tre fanciulle in fiore, che con la grazia e l’innocenza della loro tenera età, sognano solo di fare shopping negli inarrivabili negozi griffati…
    Un gruppo di bagnanti felici che popolano allegramente una spiaggia del prossimo futuro …

    Questi, in grandi linee, gli episodi che andremo a raccontare in questo allegro film dei giorni nostri,sperando di far ridere alle lacrime, ma anche di far riflettere un po’ su questo nostro mondo sgangherato e difettoso, proprio come fecero qualche anno fa i nostri predecessori (e per un paio di noi anche progenitori).
    Franco Ferrini, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Marco Tiberi, Enrico Oldoini.

    Dal >Press-Book< de I mostri oggi

    RUOLI per OGNI EPISODIO:

    FERRO 6:
    Angela Finocchiaro (dama golf)
    Diego Abatantuono (Diego)
    Giorgio Panariello (Giorgio)
    Pilar Abella (Sabrina)
    Massimo Andrei (Carlo)

    RAZZA SUPERIORE:
    Valeria De Franciscis (aristocratica)
    Tushar (badante)

    UNICO GRANDE AMORE:
    Susy Laude (Giulietta)
    Mauro Meconi (Romeo)

    EURO PIU' EURO MENO:
    Sabrina Ferilli (Alice)
    Neri Marcoré (Fosco)

    IL MALCONCIO:
    Diego Abatantuono (pirata)
    Sabrina Ferilli (moglie)
    Giorgio Panariello (Malconcio)
    Claudio Bisio (marito)

    FANCIULLE IN FIORE:
    Giorgio Panariello (Gino)
    Chiara Gensini (Samantha)
    Veronica Corsi (Jessica)
    Cristel Checca (Moira)
    Beatrice Aiello (Giorgia)
    Elena Cantarone (Rossana)
    Valerio Petrilli (figlio)
    Elisa Marchesani (figlia)
    Maria Teresa Di Bari (cassiera)

    IL VECCHIO E IL CANE:
    Giorgio Panariello (Remo)
    Angela Finocchiaro (Renzina)
    Sergio Forconi (nonno)
    Luca Mirrione (figlio)
    Corinne Piccinnu (figlia)
    Pietro Fornaciari (canaro)

    TERAPIA D’URTO:
    Claudio Bisio (paziente)
    Angela Finocchiaro (analista)

    PADRI E FIGLI:
    Diego Abatantuono (Davide)
    Giorgio Panariello (Emilio)
    Emanuela Aureli (Elda)
    Rocco Giusti (Tonino)
    Moris Verdiani (Manolo)

    INSANO GESTO:
    Diego Abatantuono (prelato)
    Rodolfo Castagna (giovane)

    LA TESTA A POSTO:
    Carlo Buccirosso (Michele)
    Anna Foglietta (Alessia)
    Rosalia Porcaro (Adele)
    Enzo Cannavale (nonno)
    Paola Lavini (Katia)

    SECONDA CASA:
    Carlo Buccirosso (Gregorio)
    Andrea Giuliano (architetto)
    Antonella Morea (Margherita)
    Luigi Russo (lo smilzo)
    Pippo Cangiano (il grosso)
    Sergio D’auria (giovane autista)

    LA FINE DEL MONDO:
    Diego Abatantuono
    Sabrina Ferilli
    Giorgio Panariello
    Claudio Bisio
    Angela Finocchiaro
    Carlo Buccirosso
    Susy Laude
    Mauro Meconi

    CUORE DI MAMMA:
    Sabrina Ferilli (mamma)
    M. Letizia Miranda (Elisa)
    Desiree Castignini (donna supermercato)
    Massimo Giletti (giornalista)
    Shuruz Ali Khalifa (lavavetri)

    POVERO GHIGO:
    Diego Abatantuono (Daniel)
    Claudio Bisio (Enzo)
    Vincenzo Polidoro (produttore)
    Rino Diana (assistente)
    Beatrice Orlandini (bella degente)
    Ugo Conti (fratello di Ghigo)
    Renato Converso (fan meridionale)
    Luciano Manzalini (sacerdote)

    ACCOGLIAMOLI:
    Diego Abatantuono (padrone)
    Carlo Buccirosso (sotto)

    Cast: Diego Abatantuono (Diego, Daniel, prelato, padrone, Davide, pirata)
    Sabrina Ferilli (Sabrina, mamma, Alice, moglie)
    Giorgio Panariello (Remo, Giorgio, Emilio, Gino, Malconcio)
    Claudio Bisio (Claudio, paziente, Enzo, marito)
    Angela Finocchiaro (Renzina, Angela, analista, dama golf)
    Carlo Buccirosso (Carlo, Michele, Gregorio, sotto)
    Pilar Abella (Sabrina)
    Massimo Andrei (Carlo)
    Valeria De Franciscis (Aristocratica)
    Tushar (Badante)
    Susy Laude (Giulietta, Susy)
    Mauro Meconi (Romeo, Mauro)
    Neri Marcorè (Fosco)
    Chiara Gensini (Samantha)
    Veronica Corsi (Jessica)
    Cast completo

    Musica: Louis Siciliano

    Costumi: Monica Gaetani

    Scenografia: Eugenia F. Di Napoli

    Fotografia: Federico Masiero

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    I MOSTRI OGGI va considerato a tutti gli effetti il terzo capitolo rispetto agli illustri precedenti dei film ad episodi I MOSTRI, diretto nel 1963 Dino Risi e I NUOVI MOSTRI (1977), diretto a sei mani da Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola, capisaldi della commedia all’italiana in pillole.
    Anche qui, nei vari episodi caustici, vengono parodiati tutti i vizi, le debolezze e le paure dell'Italia contemporanea. Perché passano gli anni, passano i decenni ma i difetti che affliggono l' Italia sono sempre gli stessi, qui illustrati in episodi divertenti, amari, grotteschi, fulminanti: cinismo, avidità, indifferenza, falso perbenismo, cialtroneria, vanità e via “difettando”.
    Ciascun episodio, di durata e struttura diverse, ruota intorno a delle figure centrali, in genere caricaturali, che saranno interpretate da tre attori principali (Diego Abatantuono, Giorgio Panariello e Claudio Bisio), i quali compariranno sia alternativamente che insieme, così come in altri episodi con Sabrina Ferilli, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso e molti altri ancora...
    Alcuni episodi sono assai brevi e fulminanti ed hanno la durata e la struttura di uno sketch, altri presentano invece le costruzioni più elaborate di un racconto.

    Dal >Press-Book< de I mostri oggi.

    Nota: Si ringrazia Viviana Ronzitti (Ufficio Stampa Film)

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    RISO AMARO IN PILLOLE PASSANDO PER LA SCORCIATOIA. QUELLA CHE PORTA DRITTA IN BOCCA AL FACILE CONSENSO POPOLARE DI MASSA, EVITANDO LA PROFONDITA’ DEL TOCCO AUTORIALE

    Dopo il pilastro de I mostri (1963) di Dino Risi, regista doc cui è tornata utile la laurea in psichiatria per il suo sottile sguardo introspettivo trasposto sulla celluloide, in grado di denudare il lato più oscuro di personaggi apparentemente inoppugnabili, e il meno frizzante seguito de I nuovi mostri (1977), raggiunge le sale cinematografiche il terzo capitolo in fatto di ‘mostruosità’ odierne. E la contemporaneità made in Italy non può dirsi certo avara di risorse, sul piano di spunti per dare corpo al soggetto. Anzi, forse è ben più ricca di prima, e dunque alquanto drammaticamente peggiorata. L’italietta con le sue miserie umane ha fatto il giro del mondo, purtroppo, e oggi più che mai ‘ci facciamo sempre riconoscere’ - per parafrasare il più

    recente Verdone - purtroppo anche per quello ‘stile’ ormai decadente e scarnificato, talora ‘facilone’ che ci è rimasto per dire le cose. E prendere la scorciatoia non serve.

    Il punto per l’oggi resta sempre lo stesso: la cifra stilistica con cui ci si continua a cimentare su un soggetto che, nel caso specifico, sembra peraltro inesauribile come un pozzo senza fondo, tanto è variamente trattato. Una ‘cifretta’ dunque che fa rima con la stessa Italietta da parodiare in tutti quei suoi vizi e difetti aggravatisi man mano che sono passati i decenni, quando son maturi tempi in cui, anche sforzandosi, c’è ben poco da ridere, così come del resto in questo film. Ma anche con le migliori intenzioni di cui sicuramente si è armato il regista Enrico Oldoini (Vacanze di Natale, Tredici a tavola, La fidanzata di papà), il calderone non scalda quanto in passato. Anzi, risulta appena tiepido. Oldoini riprende

    senz’altro le fila dell'originario 'incipit di mostruosità' (alcuni episodi con varianti sul tema sono dei veri e propri omaggi al ben più intenso, ironico e profondo, talora truce e ben correlato alla realtà dei tempi affresco del '63) ma preferisce non affondare la lama al punto da virare il tiro, scadendo spesso nel ‘surreale’: è il caso ad esempio dell’episodio Il malconcio, portato talmente agli estremi da perdere ogni plausibile connessione con la realtà e, inevitabilmente, di mordente.

    Viene pure il dubbio che nella consapevolezza di non poter comunque raggiungere il livello degli illustri precedenti di Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola, cui si riallaccia questo, si sia ricercato piuttosto il facile plauso di massa all’insegna del ‘melius abundare quam deficere’: e non si dice per i 16 episodi, di cui alcuni a ‘sketch’ che, d'altra parte, con Dino Risi erano davvero fulminanti e fulminei, basta ricordarsi di Scenda l’oblio,

    ad esempio. Qui, invece, premendo su un acceleratore da nuova cinquecento e non certo da fuoristrada, Oldoini si affida piuttosto al variopinto cast imprestato fondamentalmente da televisione e teatro, anche se all’occorrenza nessuno disdegna di affacciarsi sul grande schermo. Una scorciatoia questa, intrapresa a tutto vantaggio del ricercato accredito popolare: non è un caso che per l’occasione sia stato chiamato in causa un vero e proprio ‘esercito’ di attori e caratteristi. Con tutta la simpatia che muovono Claudio Bisio e Angela Finocchiaro - nell’episodio Terapia d’urto non è difficile individuare il richiamo alla celebre gag del popolarissimo show televisivo “Zelig” condotto per l’appunto da Bisio affiancato da Vanessa Incontrada - e anche Giorgio Panariello che non se l’è cavata male nella sua personalissima sintesi sul filo del contrapposto, alla fin fine, chi si prova a raggiungere la raffinatezza e l’intensa profondità di Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman? Purtroppo oggi come

    oggi, con quel che passa il convento della cinematografia italiana, è una battaglia persa in partenza.

    A proposto di cast, per inciso, è quanto meno curioso come ci si sia qui dimenticati dei figli d’arte Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman, proprio nel film che si riallaccia all’analogo affresco già interpretato nel ’63 dai loro illustri padri: Ugo e Vittorio, appunto. ‘Querelle’ che ha già avuto i suoi bravi strascichi polemico-mediatici alla luce del fatto che, a quanto pare, detti figli sembra stessero preparando da oltre un decennio un remake-omaggio ai ruoli già interpretati dai rispettivi padri nei mostri originari, dal titolo, appunto, I figli dei mostri.

    Che poi anche le donne entrino a far parte del clan de I mostri oggi, di contro all’assenza del 63’, sai che novità! Si vede che a forza di rincorrere il modello maschile anziché perseguire autentiche conquiste al femminile, alla fine siamo riuscite a far centro,

    imitando l’uomo nelle sue cadenze più basse, tra cinismo, falso perbenismo, eccetera eccetera.

    Ma polemiche a parte, al di là della quantità, come al solito quel che difetta è la qualità. In Italia quello che sembra essersi davvero smarrito è il tocco autoriale, proprio quello che, pur con tutti i nostri difetti, piccole o grandi miserie personali, poteva in qualche modo risarcirci nell’orgoglio e lenire con un sorriso, sia pure malinconico, nel rimarcarle a dovere e con grande stile, quelle stesse miserie che tanto ci hanno afflitto e che continuano ad affliggerci amplificate di segno, con aggravanti e varianti sul tema.

    A nostro avviso, lungi dal voler sottoscrivere una ricetta tipo per la nuova commedia satirico-sociale, il sorriso più motivato, più spontaneo che dà spessore, è quello che non pretende di svincolare la comicità dal dramma. Ed è tutt’altro che facile riuscirci. E qui il tentativo è stato fatto e in qualche

    caso anche con risoluzione abbastanza felice (Il vecchio e il cane, Euro più Euro meno) là dove, al di là dell’idea di fondo, non si è invece scivolati nel ‘surreale’, come nella maggior parte dei casi (Cuore di mamma, La testa a posto e persino Unico grande amore).

    Peppino De Filippo, Massimo Troisi o lo stesso Roberto Benigni ci hanno variamente mostrato i loro esempi di ricette vincenti. Ma, per restare alle origini, sia pure in seconda - I nuovi mostri del ’77 - basta fermarsi allo stesso Alberto Sordi, il nostro Albertone, amorevole icona di un vero e proprio ciclopico mosaico di miserie umane molto italiane. Anche Sordi aveva difatti egregiamente giocato proprio sul quel nobile dittico di comicità e tristezza: là dove quel “trattatela come una regina!” - che risuonava tanto come pungente ‘rimorso di coscienza’ in extremis - con riferimento alla madre ‘scaricata ad una casa di

    riposo’ con l’inganno della vacanza, cede il passo alla lacrima più che al sorriso. Questi celebri precedenti tradivano, lo ripetiamo, una ricerca di ben altro spessore e stile nel porgere il loro messaggio che, plausibilmente legato al reale e magari sotteso, anziché espresso esplicitamente o persino platealmente gridato, guadagnava in incisività e coinvolgimento emotivo, raggiungendo davvero cuore e anima dello spettatore, di contro al superficiale ‘appeal’ di un affresco corale non male assortito ma troppo fantasiosamente esasperato e peraltro non abbastanza truce quanto la realtà odierna: annacquato, per così dire, alla ‘mordi e fuggi’, e dimentica in fretta non prima di aver pagato il biglietto, naturalmente.
    Rivogliamo il bianco e nero!

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