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    Home Page > Movies & DVD > Il bambino con il pigiama a righe

    IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE: UNA FAVOLA SU UN'AMICIZIA PROIBITA PER UNA PROSPETTIVA UNICA SUGLI EFFETTI DEL PREGIUDIZIO, DELL'ODIO E DELLA VIOLENZA VERSO DEGLI INNOCENTI

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’

    "E’ inutile dire che un lavoro di immaginazione ambientato nel periodo e nei territori in cui è avvenuto l’Olocausto è controverso e qualsiasi sceneggiatore che affronta delle storie di questo tipo deve essere ben consapevole delle sue intenzioni prima di iniziare. Questo è particolarmente importante nel caso di un libro per ragazzi... Per me, uno scrittore irlandese di 34 anni, l’unico modo rispettoso di affrontare questo argomento era attraverso l’innocenza, grazie ad una favola raccontata dal punto di vista di un bambino decisamente ingenuo, che ovviamente non può comprendere pienamente gli orrori che lo circondano. Credo che questa ingenuità sia molto simile a quella che altre persone della mia generazione possono nutrire per l’oscurità di quel periodo".
    Lo scrittore John Boyne

    "Quando ho letto il libro, mi sono subito immaginato un film. Ma sapevo anche che sarebbe stato molto difficile realizzarlo, a causa della natura estremamente delicata del soggetto... (confesso di) ...essere attirato dalle storie umane e questo è soprattutto un racconto umano. Anche se si tratta di una storia sull’Olocausto, ambientata nella Germania del 1940, per me non ha tempo. Con tutti i conflitti che ci sono attualmente, in Ruanda, Somalia, Palestina, Israele, nel Darfur o in Zimbabwe, questa storia mi sembra attuale ancora oggi, così come in qualsiasi periodo storico. Mi parla direttamente e ha toccato migliaia di lettori nel mondo. I ragazzi hanno le potenzialità e le capacità di superare le differenze culturali e di identità, mentre le persone possono andare d’accordo se non vengono incoraggiate a odiare, anche se i governi, le istituzioni e i mass media possono (e in effetti lo fanno) coltivare il conflitto e la sfiducia. Sono delle idee senza tempo con una rilevanza universale e quindi credo che questa storia le renda accessibili a tutti".
    Il regista e sceneggiatore Mark Herman

    (The Boy in the Striped Pyjamas GRAN BRETAGNA/USA 2008; dramma in tempo di guerra; 94'; Produz.: BBC Films/Heyday Films/Miramax Films; Distribuz.: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia)

    Locandina italiana Il bambino con il pigiama a righe

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Il bambino con il pigiama a righe

    Titolo in lingua originale: The Boy in the Striped Pyjamas

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2008

    Regia: Mark Herman

    Sceneggiatura: Mark Herman

    Soggetto: Da un romanzo di John Boyne

    Cast: Asa Butterfield (Bruno )
    Zac Mattoon O'Brien (Leon )
    Domonkos Németh (Martin)
    Henry Kingsmill (Karl)
    Vera Farmiga (la madre)
    Cara Horgan (Maria )
    Zsuzsa Holl (Berlin Cook)
    Amber Beattie (Gretel)
    László Áron (Lars )
    David Thewlis (il padre )
    Richard Johnson (il nonno )
    Sheila Hancock (la nonna )
    Iván Verebély (Meinberg )
    Béla Fesztbaum (Schultz)
    Attila Egyed (Heinz )
    Cast completo

    Musica: James Horner

    Costumi: Natalie Ward

    Scenografia: Martin Childs

    Fotografia: Benoît Delhomme

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

    IN DETTAGLIO:

    Berlino, anni quaranta. Bruno, otto anni, torna dai giochi con gli amici di scuola per trovare la sua casa in preda a un gran fermento. Il padre, un ufficiale nazista, è appena stato promosso, così la madre sta progettando una festa. Bruno non vede ragioni di celebrare, perché il nuovo incarico del padre è situato fuori Berlino e l’intera famiglia dovrà trasferirsi in campagna, obbligandolo a lasciare la casa e gli amici che adora. Le sue paure di ritrovarsi solo vengono confermate quando la famiglia arriva in questa inquietante e isolata abitazione.
    Bruno trova difficile calarsi in questa nuova vita e inizia presto ad annoiarsi. Non ci sono altri ragazzi con cui giocare e la madre gli proibisce di esplorare le zone dietro alla casa. La sorella maggiore Gretel non ha più interesse a comunicare con lui, essendo troppo impegnata a gestire le sue bambole o a parlare con uno degli uomini del padre, il giovane tenente Kotler, affascinante e minaccioso. Bruno è incuriosito dall’esistenza di una strana fattoria che si può vedere dalla finestra della sua stanza, in cui tutti i residenti sembrano indossare un pigiama a strisce. Quando cerca di saperne di più sulla ‘fattoria’, gli viene detto che non sono affari suoi e che non deve avvicinarsi. Noi sappiamo quello che Bruno ignora, ossia che la ‘fattoria’ è in realtà un campo di sterminio. Anche sua madre non conosce la verità, perché crede che loro stiano vivendo accanto ad un campo di internamento o di lavoro. Infatti, suo marito ha giurato di non rivelare mai i veri scopi del luogo, che è una fabbrica della morte ideata per attuare la ‘Soluzione finale’, l’eliminazione sistematica degli ebrei.
    Bruno fa amicizia con un addetto alle cucine chiamato Pavel, un uomo pieno di acciacchi e che si muove con difficoltà, indossando un pigiama a strisce sotto il grembiule. Quando Bruno cade da un’altalena in giardino e si taglia il ginocchio mentre la madre non c’è, è Pavel che si prende cura di lui e che si occupa della ferita. Pavel dice a Bruno che un tempo faceva pratica come dottore e sorride quando il ragazzo gli risponde che non doveva essere molto bravo se aveva bisogno di fare pratica.
    Dopo settimane in cui gira intorno alla casa, Bruno ad un certo punto sfida l’autorità materna e si dirige di nascosto nel giardino in cerca di avventura. Vagando nei boschi, arriva a un recinto col filo spinato. Dalla parte opposta, un ragazzino col pigiama a strisce sta svuotando dei detriti da una carriola. Eccitato per aver finalmente trovato qualcuno della sua età con cui giocare, Bruno inizia a visitare quotidianamente il suo nuovo amico Shmuel, mantenendo comunque il segreto su questi incontri con i genitori e la sorella.
    Nel corso delle settimane successive, Bruno ha sempre maggiori problemi con quello che vede e sente a casa, così come con quello che apprende nella sua vita segreta con Shmuel. Mentre il suo tutore gli racconta che tutti gli ebrei sono malvagi, il suo legame con Shmuel diventa più forte. Inoltre, è testimone del pestaggio brutale di Pavel, l’aiutante alle cucine, per mano dell’irascibile tenente Kotler. Intanto, sua madre ha iniziato ad aprire gli occhi dopo una barzelletta ripugnante fatta dal giovane tenente, che involontariamente rivela la vera causa del fumo proveniente dalle ciminiere del campo. Bruno è anche infastidito dai cambiamenti di sua sorella, che, indottrinata dalle lezioni del loro tutore e dalla sua infatuazione per il tenente Kotler, ha iniziato a riempire le pareti della sua stanza con della propaganda nazista. L’atmosfera familiare peggiora sempre di più e anche a causa delle storie che Shmuel gli racconta, Bruno teme che stia avvenendo qualcosa di inquietante dall’altra parte del recinto. Forse, suo padre non è veramente un uomo buono come lui ha sempre ritenuto.
    Un giorno, Bruno rimane stupito di trovare Shmuel che pulisce la cristalleria della casa e gli offre un pezzo di torta, ma i due vengono sorpresi insieme dal tenente Kotler, che accusa Shmuel di aver rubato del cibo. Invece di difendere il suo piccolo amico dal soldato che lo tormenta, Bruno racconta al tenente Kotler di non aver mai visto prima Shmuel. In seguito, pieno di rimorsi, Bruno va ripetutamente al recinto per scusarsi col suo amico, ma il ragazzo col pigiama a strisce non c’è mai. Quando alla fine Shmuel ritorna, il suo volto mostra una brutta ferita per un pugno del tenente Kotler, cosa della quale Bruno si vergogna profondamente. Tuttavia, Shmuel lo perdona e la loro amicizia può riprendere.
    Nel frattempo, il rapporto tra i genitori di Bruno è diventato molto teso, tanto che suo padre decide di mandare la famiglia da una zia a Heidelberg. Il trasferimento, che Bruno desiderava ardentemente quando è arrivato, rappresenta ora un brutto colpo, perché significa che verrà separato dal suo nuovo migliore amico.
    In uno dei loro ultimi incontri, Bruno apprende che il padre di Shmuel manca da tre giorni. Bruno promette di aiutare l’amico a cercare il genitore, vedendola come un’opportunità di farsi perdonare il suo vergognoso tradimento precedente. Il giorno in cui la famiglia dovrebbe trasferirsi a Heigelberg, Bruno di nascosto si reca ad incontrare Shmuel, armato di una pala e pronto ad imbarcarsi in un’ultima avventura. Ma una volta che è arrivato dall’altra parte, Bruno viene rapidamente catturato da un meccanismo mostruoso, che segna il suo destino assieme all’amico e a un numero infinito di altri innocenti che si trovano all’interno del recinto.

    >Dal Press-Book< de Il bambino con il pigiama a righe

    Commento critico (a cura di ENRICA MANES)

    FLASH MOVIE

    Film che va dritto al cuore, con disincantata capacità narrativa e delicatezza.
    Il punto di vista scelto è quello del giovanissimo protagonista, Bruno, che nell’incontro con Schmu svela allo spettatore lo scambio purissimo di una vera amicizia e la capacità dei bambini di andare oltre a convenzioni, ideologie e a tutto il male del mondo.
    Una favola vera e tremendamente amara che va contro la storia, contro il potere, contro le leggi precostituite, perché davanti ai valori veri si è davvero tutti uguali, ed esce il coraggio, la drammatica attrazione, il rischio che non è calcolato affatto, perché si chiama affetto, e quell’istinto di esploratore che porta alla ricerca, a non fidarsi di ciò che si è sentito dire e voler arrivare a toccare con mano, fino ad affrontare la realtà quando è chiaro che le convinzioni che il mondo ha voluto imporre sono una bugia.
    Negli occhi la forza di bambini

    la cui ingenuità è offerta in dono, olocausto e monito, per sempre unione e legame vero davanti al buio di ogni pregiudizio e di un regime nel cui dramma si consuma la straziante tragedia di una parte e dell’altra.

    Commenti del regista

    "Noi eravamo molto attenti al realismo. Quando abbiamo svolto delle ricerche sull’adattamento, ho appreso che i comandanti del campo erano vincolati al segreto, con la minaccia di una morte sicura in caso di tradimento, in modo da mantenere la massima riservatezza sulle loro attività. Era proibito dire a chiunque altro, comprese le loro famiglie, in cosa consisteva esattamente il lavoro. Questo mi ha aiutato molto quando stavo scrivendo la sceneggiatura, soprattutto per spiegare le ragioni che portano il comandante a non rivelare alla moglie il programma di sterminio, tanto che lei ritiene che sia un campo di lavoro, per poi scoprire la verità soltanto accidentalmente. Il pubblico contemporaneo ha il beneficio di una prospettiva storica completa e ritiene ovvie certe cose. Lo spettatore odierno penserà che la moglie deve per forza sapere, considerando che vive accanto a un campo di concentramento. Ma alcune di loro non conoscevano la realtà. La moglie del comandante di Auschwitz, per esempio, ha vissuto praticamente in cima al campo senza sapere cosa avveniva per due anni. Il fascino della storia è che questi due ragazzi, da parti opposte del recinto, non sanno veramente cosa sta succedendo".

    Altre voci dal set:

    Lo scrittore JOHN BOYNE:

    "...'cosa succede in questo posto?’ Si chiede Bruno. Perché ci sono così tante persone dall’altra parte del recinto? Sono delle domande semplici, ma in forma elementare non sono le stesse che continuiamo a porci ancora adesso? Forse il compito di uno scrittore o di un artista è di continuare a cercare delle risposte, per assicurarci che queste domande continuino ad essere poste, in modo che nessuno dimentichi perché devono essere fatte... Il premio Nobel Elie Wiesel sostiene che se non c’eri, non ne dovresti parlare. In un certo senso, io sono d’accordo, ma allo stesso tempo, ci viene detto di non dimenticare mai. Quindi, sono convinto che, mentre passano i decenni, gli artisti hanno il compito di trovare nuovi modi di raccontare questa storia e di ricordare al mondo i morti. Se si affronta il soggetto senza volerlo sfruttare, cercando di non banalizzarlo, ma di raccontare la storia in un modo diverso per trovare un nuovo pubblico, allora hai raggiunto il tuo obiettivo. Io dico sempre ai ragazzi che hanno letto il mio libro ‘se vi ha emozionato, se la storia di questi due ragazzi è interessante per voi, ecco una lista di titoli che dovreste leggere’. Sono stati scritti da persone come Wiesel, Primo Levi e Anne Frank, scrittori che hanno vissuto l’Olocausto e hanno una forte autorità morale. Spero che gli artisti di oggi possano fare proprio questo: interessare i ragazzi e portarli a conoscere dei libri che dovrebbero leggere".

    Il produttore DAVID HEYMAN:

    "Uno dei personaggi di Graham Greene sostiene che l’odio è il fallimento dell’immaginazione. Io ci credo fermamente, così come ritengo che l’enormità dell’Olocausto, la dimensione di questa barbarie, il numero dei morti e dei rifugiati, oltre che, a livello esponenziale, delle vite distrutte, lo renda impossibile da concepire, perché le cifre ti lasciano esterrefatto. Se si tenta di presentare ad un bambino questo periodo non troppo distante nel tempo, queste cifre lo spaventano. Penso che John Boyne abbia trovato un modo decisamente emozionante ed efficace di approcciare questo tema, concentrando la sua storia su due ragazzi e una famiglia".

    Links:

    • Vera Farmiga

    • David Thewlis

    • Rupert Friend

    • Asa Butterfield

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    Galleria Video:

    Il bambino con il pigiama a righe (versione italiana).mov

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