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    Home Page > Movies & DVD > Death Race

    DEATH RACE: AUTO COME PERSONAGGI PROTAGONISTI. NON SOLO PER QUALCHE CORSA UN PO' PIU' FOLLE E TECNO-GLAMOUR. I NEO-GLADIATORI DEL FUTURO CORRONO PER UN IMPAREGGIABILE PREMIO, LA LIBERTA' O... LA MORTE!

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’

    "(…) Le automobili nel thriller d'azione non sono solo delle estensioni degli uomini che le guidano; sono dei veri personaggi. Ed era fondamentale per il film che le auto in 'Death Race' fossero delle auto realmente esistenti modificate in maniera pazzesca. E' stato un po' come ideare e realizzare due film; la creazione delle automobili è stata faticosa proprio come quella dei personaggi(…)".
    Lo scenografo Austerberry

    (Death Race USA 2008; azione; 105'; Produz.: Cruise/Wagner Productions/
    H2S2 Filmproduktionsgesellschaft/Impact Pictures/in co-produzione con Relativity Media; Distribuz.: Universal Pictures International Italy)

    Locandina italiana Death Race

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Death Race

    Titolo in lingua originale: Death Race

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2008

    Regia: Paul W. S. Anderson

    Sceneggiatura: Paul W.S Anderson (con Robert Thom, Charles B. Griffith, Ib Melchior)

    Cast: Jason Statham (Jensen Aimes)
    Tyrese Gibson (Machine Gun Joe)
    Ian McShane (Coach)
    Natalie Martinez (Case)
    Joan Allen (Hennessey)
    Robin Shou ( 14K)
    Max Ryan (Pachenko)
    Jason Clarke (Urich)
    Frederick Koehler (Lists)
    Jacob Vargas (Gunner)
    Justin Mader (Travis Colt)
    Robert LaSardo (Grimm)
    Benz Antoine (primo navigatore)
    Danny Blanco (secondo navigatore)
    Christian Paul (terzo navigatore)

    Musica: Paul Haslinger

    Costumi: Gregory Mah

    Scenografia: Paul D. Austerberry, Paul Hotte

    Fotografia: Scott Kevan

    Scheda film aggiornata al: 04 Marzo 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Ambientato in un lontano futuro, Death Race ha per protagonisti carcerati costretti a competere tra di loro in un'arena automobilistica dove il prezzo della sconfitta è spesso la morte.
    Frankenstein è un detenuto a poche settimane dal suo rilascio, che viene costretto dalla perfida direttrice del suo istituto penitenziale a prendere parte alla "corsa della morte".
    Ma le cose non vanno come previsto per la direttrice, visto che Frankenstein dimostra una grande abilità al volante e diviene un idolo del pubblico delle corse.

    Commento critico (a cura di ENRICA MANES)

    PRELIMINARIA:

    Le automobili nel thriller d'azione non sono solo delle estensioni degli uomini che le guidano; sono dei veri personaggi. Ed era fondamentale per il film che le auto in Death Race fossero delle auto realmente esistenti modificate in maniera pazzesca. E' stato un po' come ideare e realizzare due film; la creazione delle automobili è stata faticosa proprio come quella dei personaggi...
    L'aspetto industriale e ammaccato delle auto è derivato dal fatto che queste sono macchine costruite da criminali. Gli attori amavano le loro rispettive vetture, dotate di napalm, serbatoi per l'ossido di azoto (NOS) ed i sedili espulsori...
    Le altre automobili dei principali protagonisti di Death Race sono di vari tipi combinati tra loro. Tra esse ci sono una Porsche 911 del 1978 di 14K, dotata di quattro lancia missili sul tetto e altrettanti razzi; la XJS Jaguar V12Travis del 1989 di Colt con due M2s (.50 cal.) sul cofano

    anteriore; la 300 monster automobile di Grimm e la Chrysler 300C del 2006 con tre MAG 58s (.308 cal.), con mitragliette a razzi sul cofano anteriore e lanciamissili su quello posteriore.
    Naturalmente il fattore decisivo nel design era la manovrabilità, ma non significava che i piloti non dovessero morire con stile. Altri che muoiono subito, all'inizio della gara, guidano una BMW serie 7 (BMW 735i del 1989) che assomiglia alla cabina di pilotaggio di un aereo. I designer hanno immaginato che fosse stata tagliata a metà, ed hanno posizionato il navigatore dietro al pilota (con al fianco una mitraglietta) per creare una diversa silhouette. C'e anche una Buick Riviera del 1971 “con la coda a barca” ed il retro appuntito, per creare un contrasto con la Riviera di Pachenko del’66 col tetto tagliato—con le punte su entrambi i lati, davanti e dietro.
    Accanto a queste bellezze, Anderson ha commissionato la ricostruzione di

    una Pontiac Trans Am del 1979 con la barra di protezione anteriore, un arma da.50-cal. sul cofano anteriore ed una mitraglietta .308-cal. Sono state disegnate affinché la verniciatura le facesse apparire delle vetture ammaccate e arrugginite che hanno subito un certo numero di danni nei sei anni dall'inizio della Death Race. Quando tutte le automobili sono state messe in fila una accanto all'altra nel Bleeker Tunnel, l'effetto è stato notevole.
    Ed ultima, Warden Hennessey ha il controllo della vettura più terribile e mortale di tutte. La Dreadnought è il mostro dei mostri. E' color grigio "nave da guerra" e procede lanciando sbuffi di fumo e con le armi che lanciano fiamme. Con i suoi lanciafiamme, sei missili guidati dal calore del bersaglio, una mitragliatrice PKM e ruote di Dayton Kevlar, la Dreadnought è stata disegnata come l'arma finale, da essere lanciata in tutta la sua furia distruttiva quando

    la Hennessey sente che la battaglia sta diventando troppo… pari o noiosa.

    COMMENTO CRITICO:

    In uno scenario che sa tremendamente di già visto, con tanto di pioggia nera che si abbatte sulla prigione di massima sicurezza, guarda a caso proprio dislocata su un'isola, una ambientazione per buona parte al buio, citazione di pallidi noir, alla luce tremolante del neon che si rifrange sulle pareti sgretolate dei muri e sui vetri sporchi ed appannati, si apre la storia dell'eroe principale, Aims.
    Sulla famiglia perfetta nonostante la crisi del mondo, si abbatte la svolta che cambia la vita del protagonista e lo proietta nell'universo dei dannati redenti che per sfuggire al destino già scritto corrono una sfida personale per la vita.
    Una sfida per la vittoria fatta di corse con macchine al limite della tecnologia, sfolgoranti nelle loro ammaccature e pallottole, ed il mito scolorito di un pilota che si sostituisce

    a un altro e
    per Aims è il solo modo per ricongiungersi alla figlia.
    Con una morale un po' scontata, per gli amanti del genere si assiste ad una moderna versione di fuga da prigione di massima sicurezza, una fuga dalla vittoria che di nuovo ha ben poco, giusto abilmente condita con tocchi di corse clandestine e macchine truccate come su una pista dei Hotwheels.
    Nel complesso un film che sin colloca a metà fra due generi, senza però arrivare mai a toccare il tasto che coinvolge uno spettatore che già presume l'esito finale.
    Non esiste aura di mistero per il pilota e la figura del boss della prigione, Hennessey, è ben poco convincente. Una scelta di personaggi giusta, con ottime icone ma che tuttavia non permette l'approfondimento psicologico, l'introspezione essenziale per carpirne i caratteri e trasferirli nell'animo dello spettatore.
    Si assiste così alla gara senza provare la benchè minima

    emozione, nonostante gli effetti speciali siano curati con abilità particolare e spettacolare perizia.
    Scenario più adatto a un videogioco, si pecca per regia di quella suspense narrativa e di un montaggio alternato e abilmente serrato come si confà al genere; componenti che forse avrebbero potuto fare del film quello che la trama non riesce a rendere.

    Commenti del regista

    Alla ricerca di interpreti idonei ad incarnare il ruvido realismo del mondo del futuro immaginato per il film:

    "L'idea era di creare un eroe appartenente alla classe operaia. Per questo ho pensato che Jason (Statham) fosse perfetto per la parte di Jensen, un uomo che ha avuto una vita difficile… Lavora nell'acciaieria di una città in rovina. L'acciaieria sta fallendo, e lui ha appena perso il lavoro… Lui è un duro che è già stato in prigione e che ci sarebbe tornato se non avesse trovato questa donna che l'ama. Hanno avuto un figlio, e lei rappresenta la sua seconda possibilità di avere una vita".

    La sfida è stata rappresentata dalla scelta di altri protagonisti fra attori drammatici come Joan Allen e Ian McShane:

    "Non siamo abituati vedere Joan Allen in un film come questo; è stato favoloso sentirla imprecare come un vecchio soldato, poiché in genere la vediamo in ruoli presidenziali o di preside della scuola".

    Commenti dei protagonisti:

    JASON STATHAM (Jensen Aimes):

    Paul (Anderson, il regista) rappresentava una inesauribile fonte di informazioni su questa storia. Tutto era molto dettagliato: le immagini delle automobili, le emozioni dei personaggi; aveva in mente ogni minimo particolare. Ho pensato subito che la sceneggiatura fosse emozionante, divertente, macabra, violenta e sexy. Avevo già visto automobili ad ossido di azoto, ma non avevo mai visto cose simili a quelle che fa Paul in questo film”.

    A proposito dell'auto che guida, una Ford Mustang GT del 2006, meglio conosciuta come The Monster—armata di una lapide di acciaio spessa ¾ di pollice e di due mitragliette che sparano 3000 colpi al minuto:

    "La Mustang è la vera automobile americana da duri. I disegni già bastavano a sedurre chiunque, ma vedere poi quello che c'era dietro la porta…".

    JOAN ALLEN (l’elegante guardia carceraria di Terminal Island, Claire Hennessey):

    Il copione era molto intrigante, e sono rimasta colpita dai personaggi… Ho pensato che le automobili fossero fantastiche e l'idea di base molto emozionante. Mi ha fatto pensare a ‘I guerrieri della notte’ e a ‘Blade Runner’ per ambientazione e sensazioni. Quando ho incontrato Paul (Anderson) e visto come immaginava il tutto ho pensato solo ‘Wow, questo potrebbe diventare veramente favoloso’… Hennessey è una rappresentazione interessante di una persona che viene talmente presa dalle cifre e dai media da dimenticarsi che in gioco ci sono delle vite umane. Il mio personaggio vede ‘Death Race’ solo in termini di un programma di enorme successo che la gente desidera vedere. Ne è orgogliosissima e ne trae la massima soddisfazione”.

    IAN MC SHANE (Coach, il trainer di Frankestein):

    “(E’ come una sorta di) … gara automobilistica NASCAR fino alla morte, all'interno di una prigione. Tutti guardano i reclusi che si uccidono gareggiando a bordo delle loro automobili massacrandosi l'un l'altro in questo circuito… (crede che) Il trainer sia uno dei buoni - un uomo onesto che è in prigione da così tanto tempo da essersi ormai rassegnato ed averne fatto la propria casa. Come meccanico capo, conosce tutte le automobili, ma lavora perlopiù sulla Mustang di Frankenstein”.

    TYRESE GIBSON (Machine Gun Joe):

    Machine Gun Joe è malvagio. E' un recluso, un leader e un assassino. Questo ruolo era così macabro. E' stato difficile trasformarmi in questa creatura dark sul set e poi, tra una ripresa e l'altra, tornare ad essere lo stesso di sempre: buffo, sorridente, con la battuta pronta”.

    Quanto alla sua auto, una
    Dodge Ram 1500 Quad Cab 4WD del 2004 armata di tutto punto e ricoperta d'acciaio, dotata una mitragliatrice Vulcan presa da un elicottero, che rende la macchina più lenta delle altre ma molto più letale
    :

    "E' un immenso pezzo di metallo, ed è logico che lo sia. la mia macchina è un riflesso del mio personaggio nel film... Ho la macchina più grande perché sono un teppista".

    NATALIE MARTINEZ (Case):

    "E' una reclusa, e la guardia le sventola la libertà sotto al naso. Case si lascia manipolare facilmente e finisce col fare ciò che le chiedono".

    Altre voci dal set:

    Il produttore JEREMY BOLT A proposito della particolare scelta di attori drammatici per creare 'l'effetto sorpresa':

    "Non siamo abituati vedere Joan Allen in un film come questo. E' stato favoloso sentirla imprecare come un vecchio soldato, poiché in genere la vediamo in ruoli presidenziali o di preside della scuola".

    Lo scenografo PAUL D. AUSTERBERRY:

    Riguardo all'auto del Neo-Nazi Pachenko: una Buick Riviera del 1966 senza il tetto, affettuosamente ribattezzata la “Death Machine” (la macchina della morte):

    "L'automobile del supercattivo è piuttosto differente; è simile ad un'automobilina Hot Wheels" - l'ispirazione per disegnarla gli è venuta dalla fotografia di una Riviera con il tetto tagliato pubblicata sulla rivista "Hot Rod" - "Abbiamo unito le due cose e creato la malvagia vettura di Pachenko. Le fiancate sono di un bel colore brillante anni Sessanta mentre la parte superiore è color antracite opaco per schiacciarla un po', con il tetto basso e il parabrezza lungo e stretto".

    La soluzione ideale per i luoghi in esterno a ricreare il mondo decadente di un futuro a noi molto vicino: Montreal, dove è stata realizzata la Terminal Island nell'ormai abbandonata fabbrica di treni di Alstom nel distretto di Pointe St. Charles, un ambiente cupo e industriale perfetto per la produzione:

    I luoghi sembrano costruiti apposta per girarci il nostro film, ma esistevano già; sono stati fondamentali per la realizzazione di ‘Death Race’. Il film non era stato scritto per essere girato in quei luoghi, e quindi ho dovuto riscrivere le scene per poterle ambientare all'interno di questi scenari meravigliosi che avevamo trovato… il percorso diritto tra i due magazzini con le gru ai lati era perfetto per la gara, specialmente di notte, sembrava di stare su un altro pianeta. Appena l'abbiamo vista abbiamo capito che dovevamo utilizzarla. La chiave del problema consisteva nel riuscire a creare un circuito completo per la gara”.

    (Preparare i partecipanti alla gara):

    Due disegnatori e due ‘concept artists’ avevano preparato i disegni a Toronto e in seguito ci siamo riuniti tutti a Montreal. Eravamo una squadra enorme (50 persone) a mettere su l'officina, poi abbiamo cominciato a trovare le automobili, quelle vere”. (E, a proposito del processo altamente tecnologico di trasformazione del materiale grezzo nel disegno computerizzato di un'automobile della Death Race):
    Uno scanner a mano in 3-D (conosciuto come AndiScan) è stato passato sull'automobile grezza. Poi una seconda squadra nel laboratorio degli effetti speciali ha elaborato i disegni e l'idea in 3-D, affinché potessero essere mandati alla fabbrica che ha realizzato i vari pezzi”.

    Il caposquadra degli effetti speciali JASON HANSON ed il meccanico costruttore di automobili BRIAN LOUIS

    …Le (auto) abbiamo ridotte a dei gusci di metallo vuoti, e poi le abbiamo ricostruite, aggiungendo gabbie di sicurezza, serbatoi e sedili da corsa. Poi la squadra degli effetti speciali è intervenuta aggiungendo le altre parti delle automobili".

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in IATLIANO di DEATH RACE

    Links:

    • Paul W. S. Anderson (Regista)

    • Joan Allen

    • Tyrese Gibson

    • Jason Statham

    • Natalie Martinez

    • Jason Clarke

    1

    Galleria Video:

    Death Race (versione italiana).mov

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