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ASPETTANDO IL SOLE: PER IL PRIMO LUNGOMETRAGGIO DEL REGISTA PUBBLICITARIO AGO PANINI UN INTRECCIO DI STORIE AMBIENTATE OVUNQUE NEGLI ANNI OTTANTA
Dal III. Festival Internazionale del Film di Roma - 26° Festival del Cinema Italiano di Annecy: 'Miglior Interpretazione Maschile' a GIUSEPPE CEDERNA
(Aspettando il sole ITALIA 2008; commedia dark; 98'; Produz.: LaCasa e Mikado Film; Distribuz.: Mikado Film)
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Titolo in italiano: Aspettando il sole
Titolo in lingua originale:
Aspettando il sole
Anno di produzione:
2008
Anno di uscita:
2008
Regia: Ago Panini
Sceneggiatura:
Ago Panini, Enrico Remmert e Gero Giglio
Cast: Sergio Albelli (L'operatore)
Raoul Bova (Sig. Enea Chersi)
Giuseppe Cederna (Santino)
Massimo De Lorenzo Michele Maginifico)
Corrado Fortuna (L'attore - Coco)
Gabriel Garko (Samuel)
Claudia Gerini (Giulia)
Vanessa Incontrada (Kitty Galore)
Raiz (Moreno)
Rolando Ravello (Sig. Bonetti)
Claudio Santamaria (Toni)
Bebo Storti (Bibi - Il regista)
Alessandro Tiberi (Il piccolo)
Thomas Trabacchi (Raul Verani)
Michele Venitucci (Vicio)
Musica: Nicola Tescari
Costumi: Roberto Chiocchi
Scenografia: Luca Merlini
Fotografia: Paolo Caimi
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Sinossi:
Italia, qualunque posto negli anni Ottanta. Tre balordi si imbattono in un hotel fuori mano, fuori posto: un rifugio ai confini del mondo. Ma questa non è solo la loro storia. Perché al Bellevue Hotel esistono altri ospiti, respiri o pianti dietro una porta dai numeri consumati, gesti d’amore o di disperazione, voci sussurrate o urla. Nell’intreccio di ciascuna di queste storie le pareti si annullano e le porte si aprono, svelando il filo che lega i destini di tutti gli ospiti.
Una commedia virata di scuro, dai risvolti inaspettati e sorprendenti.
Dal >Press-Book< di Aspettando il sole
Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)
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Ci sono volte in cui ci si domanda se alcuni registi odino il genere umano al punto tale da realizzare film che sono una vera agonia per il suo spettatore.
Aspettando il sole, primo lungometraggio del regista pubblicitario Ago Panini ne è un validissimo esempio. Già dalla sua prima inquadratura sembra veniamo introdotti nella peggior retorica di tutti i tempi, accompagnata per l’ennesima volta dal bellissimo e inflazionato Notturno di Chopin (il quale si starà eternamente rivoltando nella tomba per come la sua composizione viene sfruttata malamente). La base della storia è già sentita: in un albergo ai confini del mondo, in questo caso la provincia italiana così oggetto delle cronache degli ultimi anni, si consumano i momenti fondamentali della vita di molte persone fino a che l’intero edificio non crolla e tutti coloro che vi si trovano all’interno non vedono la “luce”! Le vicende dei personaggi sono da manuale: |
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l’uomo di mezza età in crisi perché la sua donna è rimasta incinta e ha abortito senza farglielo sapere, il regista frustrato di film porno il cui sogno nel cassetto è fare un film d’autore, un esordiente attore di film per adulti gentiluomo che fa innamorare di se la collega “navigata” incontrata sul set, il solitario che nella sua camera nasconde un cane e forse un terribile segreto, il rapinatore un po’ ottuso, una donna che uccide accidentalmente il suo amante, ma poi scopre che lui quella notte le avrebbe fatto la stessa cosa, ma di proposito ecc. ecc..
Lo scenario sembra quello tipico di molti film horror ed è costruito in una notte imprecisata del 1982. L’autore vuole fare un’analisi della società in decadenza, come lo è il fatiscente hotel, attraverso i soliti meccanismi di una denuncia che cita il danno della nascita delle televisioni commerciali, la pornografia e |
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il mondo delle telecomunicazioni in generale. Un mondo che assorbe e consuma tutto e tutti, sottolineato dalla metafora delle termiti, ingabbiate da Santino, l’addetto alla reception, che alla fine si “nutrono” del loro aguzzino e non solo. Insomma, i buoni sono i cattivi e i cattivi sono i buoni nell’opera di Panini che non lascia trapelare mai sfumature o mezzi toni, cosa di cui invece il mondo vero, per fortuna, ne è un po’ provvisto. Purtroppo, però, il tutto oltre a rimanere in superficie diventa anche fastidioso perché traspare la non indifferente arroganza di una regia che pretende di fare di un’opera confusa (per non dire sconclusionata) e piena di buchi narrativi qualcosa di intellettuale e universale appigliandosi ai toni della mistica e della morale filosofica. Alla fine, al contrario, risulta un film, come un esempio perfetto è la scena iniziale, girato come una laccata pubblicità automobilistica e i cui |
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concetti non vanno molto al di là di un suo slogan.
Aspettando il sole è dotato di un cast composto da attori di “tendenza” (Claudio Santamaria, Raoul Bova, Claudia Gerini, Gabriel Garko, Vanessa Incontrada), ma l’unica interpretazione interessante è quella del Santino di Giuseppe Cederna (non a caso premiato al Ventiseiesimo Festival del cinema italiano di Annecy) perché quasi tutti gli altri risultano la parodia involontaria e stereotipata dei ruoli da loro ricoperti in passato, specie Garko e Santamaria (quest’ultimo dovrebbe cercare di sperimentare qualche altra cosa oltre all’eterno ragazzo “contro”).
Il film viene presentato al Festival Internazionale del film di Roma ed è la dimostrazione delle brutte figure che noi italiani facciamo ai festival, cosa che dopo l’ultima edizione di Cannes si pensava superata grazie a Il divo di Paolo Sorrentino e Gomorra di Matteo Garrone. E a quanto pare invece siamo punto e a capo. Con la speranza |
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che Aspettando il sole si riveli solo un caso isolato e che questo Festival Internazionale del film di Roma, particolarmente ricco di prodotti nostrani, diventi, come negli anni passati, una festa del cinema e non una serie di funerali.
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