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    Home Page > Movies & DVD > The Reader - A voce alta

    THE READER - A VOCE ALTA: KATE WINSLET (MERITATISSIMO OSCAR) E RALPH FIENNES IN UN DRAMMA ROMANTICO CONSUMATO NELLA GERMANIA DEGLI ANNI CINQUANTA. UN DRAMMA 'SULLA VERITA' E LA RICONCILIAZIONE'.

    Dal 59. Festival del Cinema di Berlino - Il film è stato dedicato alla memoria di Anthony Minghella e Sydney Pollack

    "E’ una storia su quella che definiamo la ‘seconda generazione’, che per fortuna sono nati dopo (gli anni della guerra) Siamo cresciuti in maniera molto ingenua fino a quando, a un certo punto, abbiamo capito quello che avevano fatto i nostri genitori, sacerdoti e insegnanti. Quando si ama qualcuno che è rimasto coinvolto in qualcosa di orribile, si possono vivere grandi conflitti".
    Lo scrittore Bernhard Schlink

    "Quando vado al cinema, sono decisamente annoiato dai film in cui posso intuire le intenzioni e i personaggi fin da quando entro in sala... Sono interessato soltanto alle cose che non appartengono a un determinato genere. Sicuramente, questo non può essere definito il classico ‘film sull’Olocausto’... Ha suscitato grandi consensi, ma anche violenti attacchi. Cercare di esplorare e comprendere i crimini nazisti è una questione pericolosa e complessa, perché si può involontariamente
    oltrepassare una linea sottile
    ".
    Lo sceneggiatore David Hare

    "Sono stati realizzati 252 film sull’Olocausto, e io spero che ne vengano girati almeno altrettanti in futuro (ma 'THE READER') "...è un’opera strana... Il libro ha un importante significato storico in quel Paese. E’ un romanzo che affronta il problema di come continuare dopo quello che è avvenuto... (il film spiega) come i figli di una generazione criminale hanno vissuto con le conseguenze dei
    misfatti dei genitori... Il film affronta di petto i crimini di guerra... Mette in primo piano le persone comuni che hanno commesso questi crimini e quindi la banalità del male
    .”
    Il regista Stephen Daldry

    (The Reader USA/GERMANIA 2008; Dramma romantico; 124'; Produz.: Mirage Enterprises/Neunte Babelsberg Film/The Weinstein Company; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana The Reader - A voce alta

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (See Review by: TODD MCCARTHY, "www.variety.com", here - Section 'Il Giudizio della Critica' - 'International Press'
    Trailer

    Titolo in italiano: The Reader - A voce alta

    Titolo in lingua originale: The Reader

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2008

    Regia: Stephen Daldry

    Sceneggiatura: David Hare

    Soggetto: Dal romanzo di Bernhard Schlink, A voce alta, in Italia edito da Garzanti.

    PRELIMINARIA:

    "In Germania, il movimento per comprendere la guerra ha coniato anche un proprio termine psicologico,‘vergangenheitsbewältigung’, che significa ‘la lotta per venire a patti con il passato’. Il romanzo viene considerato talmente importante per comprendere la storia nazionale da essere stato adottato come libro di testo nelle scuole tedesche".

    Cast: Kate Winslet (Hanna Schmitz)
    Ralph Fiennes (Michael da vecchio)
    Alexandra Maria Lara (Ilana)
    Bruno Ganz (Rohl)
    Volker Brunch (Dieter Spenz)
    David Kross (Michael da giovane)
    Karoline Herfurth (Marthe)
    Hannah Herzsprung (Julia)
    Susanne Lothar (Carla Berg)
    Linda Bassett (Signora Brenner)
    Jeanette Hain (Brigitte)
    Kirsten Block (Giudice)
    Matthias Habich (Peter Berg)
    Claudia Michelsen (Gertrude)
    Vijessna Ferkic (Sophie)

    Musica: Alberto Iglesias

    Costumi: Ann Roth

    Scenografia: Brigitte Broch

    Fotografia: Chris Menges

    Scheda film aggiornata al: 28 Settembre 2014

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Germania anni Cinquanta. Michael Berg è un ragazzo in piena età adolescenziale e quindi in preda ai primi turbamenti sessuali, sull'onda di tempeste ormonali nel pieno del vigore, tipiche dell'età. Un giorno, mentre cammina per strada viene colto da malore e soccorso da Hanna (Kate Winslet), una donna matura ben più grande di lui. Michael ne rimane così affascinato da invaghirsene, al punto da intessere con lei una relazione, sfociata in una sorta di ossessione sessuale. Ma ben presto sarà evidente anche a lui che Hanna nasconde qualcosa del suo passato legato alla guerra. Si scoprirà difatti che Hanna ha avuto trascorsi come membro delle SS e come guardia di Auschwitz. Scoperta sufficiente per essere accusata di crimini di guerra...

    IN DETTAGLIO:

    THE READER ha inizio nella Germania dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando l’adolescente Michael Berg si sente male e viene aiutato ad arrivare a casa da Hanna, un’estranea che ha il doppio dei suoi anni. Michael si riprende dalla scarlattina e cerca Hanna per ringraziarla. Così, i due rapidamente rimangono coinvolti in una relazione segreta e appassionata.
    Michael scopre che Hanna ama sentir leggere e il loro rapporto fisico si trasforma in qualcosa di più profondo. Hanna è entusiasta che Michael le legga L’odissea, Le avventure di Huckleberry Finn e La signora con il cagnolino. Nonostante il loro rapporto, un giorno Hanna scompare misteriosamente, lasciando Michael confuso e addolorato.

    Otto anni più tardi, mentre Michael è uno studente di legge che osserva i processi per i crimini di guerra nazisti, è sconvolto nel veder tornare Hanna nella sua vita, questa volta come imputata in tribunale. Mentre il passato della donna viene rivelato, Michael scopre un segreto importante che avrà un forte impatto sulle loro vite.

    Dal >Press-Book< di The Reader - A voce Alta

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    The Reader – A voce Alta si impone all’attenzione - e oggi è sempre più raro - come un film che resta dentro, per lasciarvi uno o più segni, delle tracce da percorrere sul binario di riflessioni multiple. E’ un film importante sul piano tematico quanto originale per il taglio della storia. E’ vero: The Reader non è un film sull’Olocausto - per quello vi hanno già pensato altri, tra cui Steven Spielberg con un cult nel genere come Schindler’s List, la perla regina mai detronizzata dell’intera sua cinematografia. The Reader è un capitolo di storia che parte da un paragrafo più intimista per incidere a graffito i binari di un complesso viaggio mirato a guidare lo spettatore sulle orme dell’intricata ragnatela dei ‘postumi’ da tale indelebile trauma. Un tocco su cui in qualche modo sembra di poter riconoscere, aleggiante nell’aria, il respiro artistico dei compianti Anthony Minghella e Sydney

    Pollack, qui in veste di produttori, che da molto tempo avevano guardato alla possibilità di trarre un film dal libro del tedesco Bernard Schlink A voce alta, che per tutta una serie di ragioni vede la luce solo oggi.

    La straordinaria forza di questo film che il regista Stephen Daldry (Billy Elliot, The Hours) ha plasmato con un tocco quasi neo-realista affine a La vita è bella di Roberto Benigni, è proprio quella di insinuare, con discrezione, servendosi di una piccola storia che potremmo definire ‘della porta accanto’, interrogativi sufficientemente lesivi e acuminati da aprire gradatamente un ampio squarcio sulla grande storia. In The Reader non vi sono uscite plateali o grandi azioni, né riflessioni particolarmente approfondite, c’è stranamente una dilagante e costante azione di pensiero, veicolata spesso da una nutrita selezione di brani tratti dalla grande letteratura, dai classici più antichi come l’Odissea di Omero ad altri classici sui

    cui domina La signora con il cagnolino di Cechov. Una scelta particolare quella di affidare lo scettro del grande potere alla parola, alla cultura presentata e offerta come alimento elettivo di menti e anime, anche quelle che sembrano senza speranza, come la nostra inquietante protagonista. E’ Hanna Shmitz, incarnata da una Kate Winslet qui davvero in particolare stato di grazia, all’apice della sua maturità professionale (la nomination all’Oscar si trasformerà in vittoria?)(*): questa donna, non più giovanissima, ma indubbiamente attraente e sensuale sotto quel velo di rustica sciatteria e modi non particolarmente raffinati, da cui già si intuisce un disturbo e un disagio interiori radicati in qualche angolo del suo passato in cui non ci sarà mai concesso neppure di affacciarsi. E’ una donna che tra il bagaglio - si direbbe alquanto pesante - delle sue vergogne personali sente la condizione di analfabeta come quella più grande e inconfessabile, nascondendola

    con una determinazione portata più tardi agli estremi.

    Il caso porterà l’incauto ‘ragazzo’ Michael Berg (David Kross) nel pieno della sua età adolescenziale e dunque in rigorosamente piena tempesta ormonale, sulle sue tracce, inconsapevole di trovarsi al centro della tela di un pericoloso e velenosissimo ragno. Terreno vergine in materia di amore e donne il ragazzo, con una famiglia benestante ma anche irritante e scostante quanto basta per solleticare in chiunque velleità di fuga in cerca di miglior rifugio. Così, dopo una travolgente ‘iniziazione’ fatta di letture a voce alta e sesso, per uno strano connubio tra cultura e amore passionale, il nostro ragazzo resterà condizionato da questa donna per il resto della sua vita, anche quando questa se ne andrà a sua insaputa. Quando ancora il caso, durante il processo in un’aula di tribunale, porterà Michael, studente di giurisprudenza, di fronte a questa donna, rivelandola ai suoi occhi sotto un’identità

    impensata legata al suo criminoso operato come sorvegliante nei campi di concentramento nazisti, per Michael è il crollo di un ideale, di un mito, oltre che la scoperta di una sconcertante verità. La sua sensualissima e passionale ‘Beatrice’ le ricompare inaspettatamente davanti in veste di ‘carnefice’ inconsulta e davvero ‘folle’. A giudicare dalle risposte che fornisce sotto interrogatorio sulle responsabilità della morte di trecento anime morte in una chiesa per l’incendio causato dai bombardamenti in atto, Hanna Schmitz dà in effetti l’impressione di essere incapace di intendere e di volere. E se il background del personaggio può risultare in qualche modo lacunoso o non sufficientemente approfondito, è anche vero che tale target rientra nelle coordinate tipo di chi all’epoca - e purtroppo sono stati in molti - si è macchiato di tali crimini. Ogni spiegazione logica al riguardo dei vari giustizieri di marca nazista è destinato a non trovare

    risposta, se non pescando in quel lato oscuro dell’umano che flirta tragicamente con la follia, con l’irrazionale, e sul quale, a nostro avviso, anche l’alfabetizzazione probabilmente non avrebbe avuto grandi chances.

    Così, planando spesso la m. d. p. dall’alto per cogliere il primissimo piano di un oggetto, di un gesto, di un corpo, di un alito di passione, del caffè versato in una tazzina, così come dei passi incerti gravati da colpe troppo grandi per poterle ammettere in un solo essere umano e pure troppo grandi perché la mente umana possa accettare anche solo l’idea che qualcuno le abbia potute davvero concepire e attuare nella realtà, Stephen Daldry rafforza il suo delicato affresco introspettivo sul giudizio postumo combattuto tra etica, legalità ed intimi risvolti personali destinati a generare conflitti interiori che per il nostro protagonista risulteranno paralizzanti - scegliendo di non scegliere quando era ancora in tempo per farlo. I preliminari

    per l’incontro di sequenze un po’ più forti sul piano emozionale, pur mantenute su un registro che tende a sfumare più che a rimarcare, quelle per le quali si diceva che The Reader è destinato a raggiungere la profondità delle nostre coscienze e dunque a non lasciarsi dimenticare tanto facilmente.

    Appena presentato al 59. Festival del Cinema di Berlino, il film sembra aver sollevato un vespaio di disappunto in merito al taglio di questa storia, che sottende e dunque non nega, la via della riconciliazione e del perdono. A nostro avviso il problema non si pone proprio. Non si pone perché non è quella l’unica via indicata in questo percorso e chi, è il caso del nostro protagonista, comunque alla fine la sceglie, lo fa dopo un’intera vita di negazione, e di angosciose e tormentate contraddizioni - cui non poteva dar volto e anima migliori Ralph Fiennes (tutt’altro che estraneo al

    tema, visto che proprio in Schlinder’s List si è trovato sull’altra sponda, ad interpretare un ruolo da spietato carnefice). E lo fa quando abbiamo visto che ha molte, plausibili e comprensibili ragioni per farlo, alla luce del suo particolarissimo vissuto.

    E d’altra parte nel film non manca certo il contraltare, da quello sotteso nelle disquisizioni degli studenti in un’aula seminariale all’Università di Legge, guidati dal docente di cui qui veste i panni Bruno Ganz, a quello più apertamente dichiarato e ovviamente schierato su un unico fronte, incarnato dalla sopravvissuta ai campi di concentramento. Il suo legittimamente lapidario giudizio, dopo la premessa nell’aula di tribunale al processo in età ancora giovanile, si rafforza soprattutto nelle battute finali del film che la ritraggono adulta (Lena Olin) in un confronto diretto con il maturo Michael (Fiennes), un uomo oramai consumato e dilaniato da sensi di colpa per quelle che sente discutibili scelte morali

    e di giudizio nei confronti della donna amata follemente in età adolescenziale. Un personaggio, quello della sopravvissuta, che compare giusto quel tanto che serve a dire, o se preferite, ‘sentenziare’, come naturalmente e comprensibilmente le sgorga dal profondo del cuore. Personaggio con cui tutti noi ci sentiamo solidali, sia sul piano morale che legale, perché in effetti, chi cerca risposte o qualcosa d’altro in quel che è successo ‘in quei campi’, come rimarca lei stessa, non può trovarne. Non c’è niente da cercare lì, perché lì non c’è e non ci potrà mai essere né perdono, né riconciliazione. La risposta più alta, definitiva ed estremamente coerente sul piano personale, da parte della sopravvissuta la ritroviamo in un gesto, da brivido, che è quello di porre quella scatola da tea (da bambina scrigno dei suoi umili tesori) a fianco della foto in bianco e nero della famiglia sterminata. Considerato il particolare

    mittente, quella scatola è l’unica cosa che può accettare, dopo aver rifiutato il denaro che conteneva. Un rifiuto pienamente giustificato e condivisibile che non intende cedere ad una sorta di assoluzione, quella che nessuno può ( e neppure deve) dare. E questa sopravvissuta non è tuttavia un personaggio privo di compassione, sentendosi in dovere di accordarla al disperato Michael, anche lui, a suo modo, ‘sopravvissuto’: da un’esperienza devastante che gli ha impedito di vivere una vita vera, autentica e piena. Una storia devastante perché vissuta a pelle ma forse non inutile se convertita quale necessaria lezione da consegnare in eredità alla propria figlia. Da verità e conoscenza c’è sempre qualcosa da imparare.

    (*) Adesso possiamo dire di si. E se l'è meritata!

    Commenti dei protagonisti:

    RALPH FIENNES (Michael adulto):

    Le domande che pone sulle responsabilità, il giudizio, la colpa, l’amore e la sessualità sono tutte complicate, ma in fin dei conti è una storia molto umana. Il segno di un buon script è che spesso sembra semplice, ma le scene semplici comprendono cose enormi. La bellezza di questa sceneggiatura è
    che, in frasi che sembrano dialoghi normali, ci sono tanti significati e livelli nascosti
    ".

    KATE WINSLET (Hanna Schmitz):

    "Normalmente, mi piace il periodo di preparazione. E’ importante fare il proprio lavoro e poi metterlo da parte. Ma per Hanna ho dovuto leggere numerosi libri e guardare molti documentari sui campi di concentramento, tanto che, a un certo punto, non ne potevo più. Ci sono molte immagini che so che non mi abbandoneranno mai, non importa quanto possa provarci".

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO di THE READER - A VOCE ALTA

    Links:

    • Stephen Daldry (Regista)

    • Kate Winslet

    • Ralph Fiennes

    • Alexandra Maria Lara

    • Bruno Ganz

    1 | 2

    Galleria Video:

    The Reader - A voce alta (versione originale).mov

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    International Press

    TODD MCCARTHY, www.variety.com:

    "Sober intelligence goes only so far in crafting an effective bigscreen version of the international bestseller 'The Reader'. German author Bernhard Schlink's succinct, widely admired 1995 novel, which parts company with most Holocaust literature by placing a perpetrator, not a victim, at the story's center, uses a late-1950s affair between a former concentration camp guard and a teenager half her age to explore both generations' difficulty in coming to terms with German war guilt. Stephen Daldry's film is sensitively realized and dramatically absorbing, but comes across as an essentially cerebral experience without gut impact. Classy package will appeal to upscale specialized auds and the bookish set but pic will have trouble crossing over to the general public Stateside. Offshore prospects look stronger.

    Italian Press

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