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    Home Page > Movies & DVD > Yuppi Du (versione restaurata dall'originale del 1975)

    YUPPI DU: IL RESTAURO DI UN 'CULT MOVIE' ANNI SETTANTA TARGATO ADRIANO CELENTANO, ALIAS 'RAGAZZO DELLA VIA GLUCK', ALLORA NEO REGISTA POST MODERNO, TRA SCHEGGE DI POP, NAIF E DI MUSICAL ALL'AMERICANA

    Prima Mondiale in versione restaurata alla 65. Mostra del Cinema di Venezia
    (Yuppi Du ITALIA 1975; commedia drammatica; 125'; Produz.: Clan Celentano; Distribuz.: Alpherat)

    Locandina italiana Yuppi Du (versione restaurata dall'originale del 1975)

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    Titolo in italiano: Yuppi Du (versione restaurata dall'originale del 1975)

    Titolo in lingua originale: Yuppi Du

    Anno di produzione: 1975

    Anno di uscita: 1975

    Regia: Adriano Celentano

    Sceneggiatura: Adriano Celentano

    Soggetto: Adriano Celentano/Alberto Silvestri/Miky del Prete

    Cast: Adriano Celentano (Felice)
    Charlotte Rampling (Silvia)
    Claudia Mori (Adelaide)
    Gino Santercole (Napoleone)
    Lino Toffolo
    Memo Dittongo

    Musica: Adriano Celentano

    Costumi: Elena Mannini

    Scenografia: Giantito Burchiellaro

    Fotografia: Alfio Contini

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Felice (Adriano Celentano), è un uomo dalle modeste possibilità, sposato per la seconda volta con Adelaide (Claudia Mori) e che cresce con questa la figlia (Rosita Celentano) nata dal suo primo matrimonio con Silvia (Charlotte Rampling).
    Felice, ormai rassegnatosi della scomparsa di Silvia, dopo il suo apparente suicidio torna nel posto in cui Silvia si è tolta la vita per salutarla un'ultima volta dopo aver sposato Adelaide.
    A questo punto riappare Silvia, che gli rivela di averlo lasciato perche stanca della povera e per lei troppo semplice vita a Venezia con lui; dopo essersi sistemata a Milano con un industriale, Silvia torna a Venezia per rivedere sua figlia. Felice, completamente folgorato dalla riapparizione di Silvia, decide di farla tornare e manda via una dolcissima Adelaide, che si rassegna al fato per lei scelto da Felice. Quando poi Silvia decide di partire per Milano per chiarire le cose con il marito, Felice le propone di portare con sé anche la figlia.
    A questo punto lei parte e non torna più. Felice, avendo capito che le mire di Silvia erano i soldi e che con l'inganno gli ha portato via anche la figlia, la raggiunge a Milano: giunto a casa di Silvia le propone di vendergli a 20 milioni di lire al chilo la sua metà della bambina. Nel viaggio di ritorno in treno per Venezia, Felcie incontra una donna dalle sembianze di Silvia, che con una sorta di comunicazione telepatica gli promette eterno amore e felicità. Usando lo stesso tipo di comunicazione, Felice le risponde che ormai all'amore non crede più e che sa del suo intento di portargli via i soldi ottenuti in precedenza".

    Da: >www.wikipedia.org<

    PRELIMINARIA:

    Le morti sul lavoro, la disoccupazione, la violenza sulle donne, le difficoltà di vivere al limite della soglia della miseria, l'inquinamento, l'ecologia, i cantieri navali e le nubi tossiche del Petrolchimico di Marghera, la disuguaglianza sociale. Temi di scottante attualità che sono al centro di Yuppi Du... ambientato proprio a Venezia. Certamente il più importante e rappresentativo film della carriera cinematografica di Celentano, Yuppi Du è un'opera che, a oltre trent'anni dalla sua anteprima al Festival di Cannes, dove fu osannato dalla critica italiana e internazionale, rivela tutta la sua modernità. Un film dalla forte carica anticipatrice, caratterizzata da intuizioni folgoranti e da un ritmo originale e innovativo. Capace di spaziare in vari generi. In Yuppi Du trova il suo culmine di messa in scena sul grande schermo il percorso ecologico di Adriano Celentano, espresso musicalmente già con Il ragazzo della via Gluck. Un film ricco, composito, estroso, con molte

    intuizioni cinematografiche, linguistiche, tecniche, con un gusto ora pop ora abilmente naif ma soprattutto imprevedibile.

    Al momento della prima uscita nelle sale, avvenuta il 7 marzo del 1975, il film raccolse critiche entusiastiche e conquistò l'amore del pubblico, che ne decretò immediatamente il successo al botteghino garantito anche dall'omonima canzone, che l'anno seguente vinse il Nastro d'Argento, e da un'innovativa campagna pubblicitaria ideata, progettata e realizzata da Adriano Celentano. Yuppi Du venne presto inserito tra le pellicole di culto del cinema italiano. Rimane inedito all'estero. Anche in Italia intere generazioni, pur avendone sentito ampiamente parlare, non hanno mai avuto occasione di vederlo. Il film, infatti, non è mai stato distribuito in videocassetta o dvd.

    Dal 5 settembre 2008 il DVD di Yuppi Du con il CD della colonna sonora originale rimasterizzata, sarà disponibile per la prima volta...(*)

    (*) Il packaging ecologico riporta la certificazione FSC, acronimo di un'organizzazione internazionale senza fini di

    lucro che ha lo scopo di promuovere in tutto il mondo una gestione responsabile delle foreste e delle piantagioni secondo precisi criteri. Ancora una volta quindi, Adriano Celentano dà forte risalto all'ecologia, uno dei temi che più ha contraddistinto la sua storia di uomo e di artista, e che è anche importante in Yuppi Du.

    Nota: Si ringrazia l'Ufficio Stampa 'Clan Celentano' di Yuppi Du.

    Links:

    • Charlotte Rampling

    1

    Galleria Video:

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    GIAN LUIGI RONDI ("Il Tempo", 7 marzo 1975).

    "…è un film ricco, composito, estroso, con un senso felicissimo dello spettacolo, sia musicale sia teatrale; e con molte intuizioni cinematografiche, linguistiche, tecniche. (...) Una ballata tutta umori e sapori, visivamente interpretata con un susseguirsi continuo di situazioni sceniche e di trovate narrative che l’infiammano di vitalità, di vivacità e anche di cultura. (...) Un gusto ora pop ora abilmente naif che, con il suo candore premeditato e entusiasta, sana i contrasti, addolcisce le contraddizioni, riconducendo tutto, o quasi (cinema, teatro, musica, balletto), a unità di spettacolo. Tra le pagine migliori (...), il duetto d’amore fra il protagonista e la prima moglie sulla Torre de Mori in Piazza San Marco che si regge in equilibrio fra il musical americano del ‘60 e una sua segreta parodia latina; senza dimenticare quella cornice veneziana di sfondo, fatiscente, corrosa, vista insolitamente fra le erbe, i campi, i giardini, ora tutta dal vero (con gli occhi di Tinto Brass), ora con sapore malizioso di palcoscenico, 'luogo deputato' per un balletto o una scena madre".

    MARIUCCIA CIOTTA:

    "Yuppi Du, il musical che stravolge le regole del genere e anticipa le coreografie del cinema futuro. Il film dello stupore continuo, oggetto di culto per critica e pubblico e che il Festival di Cannes selezionò in concorso. Il capolavoro di Adriano Celentano, inventore di un microcosmo emotivo ai confini di Venezia, nella laguna di amori perduti e di fantasmi, dove tutto è possibile. Anche che la 'donna dei sogni' torni dalle acque del canale e che illuda ancora una volta il barcaiolo Felice, l'innocente. Surreale e immaginifico, collezionale più belle sequenze di danza, invenzioni gestuali, set anarchici, visionarietà estrema che faranno da modello all'opera dell'artista. Ma l'astrazione del gioco è tutta dentro una realtà ai margini, quella che ha per sfondo la nube tossica del Pedtrolchimico di Marghera. Un musical della gioiosa rivolta contro povertà e ingiustizie sociali, morti bianche e veleni che inquinano corpi e pensieri... La felicità può essere una casa-palafitta, l'umido antro sotto un ponte piuttosto che la vita in città, nella sontuosa Milano dell'apparenza e dello smog. Storia di crudeltà e disillusione, con il sentimento che si fa commercio. Metafora delle modernità con le sue tentazioni. L'antidoto è Felice, che farà dei fumi chimici, dell'avidità e degli abusi una parabola d'amore".

    International Press

    Italian Press

    (www.wikipedia.org):

    "Film postmoderno, in parte musical, con fenomeni di anarchia e messaggi anti-inquinamento, conditi con una sorte di autoironia e comicità nera. Grandissima opera d arte allora non capita e in parte distrutta dalla critica. Il film ha ricevuto una nomination alla Palma d'oro al Festival di Cannes del 1975, senza vincerla. Memorabile il ballo di Celentano con la Rampling sulla base della canzone Yuppi Du".

    TULLIO KEZICH (Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il Formichiere).

    "Da autentico eroe del pop, il neoregista ha saputo trasferire alle immagini la proverbiale comunicativa dei suoi antichi dialoghi con la folla. Yuppi Du è un film aggressivo, colorito, vivacissimo, che si affida a una girandola di invenzioni espressive: certi scorci della vita veneziana sono degni di un musical alla Minnelli; e la visione di una Milano in grigio, percorsa da folle coperte di smog, si rifà alla vena protoecologica di 'Il ragazzo della via Gluck'".

    GIOVANNI GRAZZINI ("Il Corriere della Sera", 8 marzo 1975).

    "La fantasia e il ritmo di un regista di buon fiuto, che si è rapidamente aggiornato sul cinema delle avanguardie e il teatro nuovo (...), e ne ha messi a frutto i dati salienti in uno spettacolo giovanile, divertente, imprevedibile, dove il naïf s'incrocia alla satira sofisticata, la burla allo strazio".

    MASSIMO MOSCATI:

    "In puro ‘look Celentano’ un film musicale che mescola tanti stili contemporaneamente: Minnelli, Brecht, Jodorovsky, Tinto Brass, in un mélange incerto quanto temerario".

    PAOLO MEREGHETTI:

    "Memorabile la danza di Celentano con una Rampling seminuda. Sono presenti i temi ecologici e para-evangelici a lui cari, ma senza tono predicatorio".

    MARCO GIUSTI:

    "Ancora oggi il migliore film diretto da Celentano, il più riuscito, comunque. Strano, pieno di idee. E anche uno dei pochi tentativi italiani di fare un musical. Alfio Contini illumina benissimo tutto, il grigiore di una città e una Venezia magnifica per una sequenza che allora si diceva diretta da Tinto Brass".

    ALDO FITTANTE:

    "Le scene indimenticabili non si contano: l’ampia sequenza della cerimonia nuziale in una chiesa bombardata da musiche e cori dove gli aristocratici stanno da una parte e la banda degli amici di Felice dall’altra, l’omone di colore che chiede in un bar ‘un Negroni’, al fianco di Felice che per contro gli risponde ‘a me un bianchino’, Milano cattedrale di spettri, città abitata da fantasmi, uomini e donne dalla pelle di cera, dalle povere facce da calcestruzzo".

    FELICE LAUDADIO:

    "Per l’anarchia ‘architettonica’ e coreografica e per l’ambientazione ‘senza tempo’, che anticipa di almeno venti anni il ritmo e la visionarietà di certi film americani (...) è un cult-movie coinvolgente e imprevedibile".

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