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The Best of Review
ALBERTO CRESPI ("Film TV Daily", 3 sett. 2000, n. 5, p. 7):
"I fantasmi di Alfred Hitchcock e di Bernard Herrmann fanno capolino dovunque, durante i 130 minuti di 'What Lis Beneath': Zemeckis cita a man bassa, partendo da 'La finestra nel cortile' e arrivando a 'Rebecca'; Alan Silvestri dissemina distacchi orchestrali che colpiscono sotto la cintura. Tutto già visto, ma il film funziona magnificamente: fa una paura maledetta, e ti costringe a sobbalzare lungo tutti i perigliosi tornanti della sceneggiatura... La prima parte è la più insinuante, nel finale si sfocia in un thriller più risaputo. Hitchcock a parte, Zemeckis dimostra di aver letto, e digerito, 'Giro di vite' di Henry James: il modo suadente in cui rende 'stregata' la casa è magistrale. Almeno, per 100 minuti 'What Lies Beneath' è puro gotico americano, a conferma che l'italo-lituano Zemeckis conosce bene i fantasmi del proprio grande paese". |
International Press
ROGER EBERT ("Chicago Sun-Times", 21 luglio 2000):
"'What Lies Beneath' opens with an hour or so of standard thriller scare tactics, done effectively, and then plops into a morass of absurdity. Lacking a marter screenplay, it milks the genuine skills of its actors and director for more than it deserves, and then runs off the rails in an ending more laughable than scary. Along the way, yes, there are some good moments". |
Italian
Press
EZIO ALBERIONE, (What (l)eyes beneath, "Duel", n. 85, dic. 2000/genn. 2001, p. 25):
"Con 'Le verità nascoste' Robert Zemeckis rivisita Hitchcock per mettere a fuoco alcuni dei 'nuclei' del suo cinema. Come la presenza (e il disagio) del corpo e i suoi rapporti con la psiche, le apparenze e i vissuti profondi, l'esplorazione dei confini e dei limiti del visibile".
ALESSANDRO SCOTTI ('Video News'-Il film del mese, in "Rivista del cinematografo", luglio/agosto 2001, nn. 7-8, p. III):
"...Zemeckis mette a punto una formidabile macchina di suspenses: un autentico giro sulle montagne russe dove lo spettatore, pur consapevole di ciò che inevitabilmente aspetta i suoi personaggi, non può che viverlo con apprensione. Il riferimento dichiarato è Hitchcock e il thriller classico, ma Zemeckis non disdegna la contaminazione con i cliché tipici del genere 'fantasmi'... Con 'Le verità nascoste' Zemeckis ci riesce al meglio. Raffinatissime le tecniche di messinscena adottate dal regista: a partire dalle scenografie studiate appositamente per garantire il massimo dello spaesamento allo spettatore... fino all'uso della macchina da presa (vero e proprio terzo personaggio del film e occhio vigile di chi sta al di qua dello schermo). Evidente il gusto, di scuola Spielberghiana... per la narrazione in senso classico eper l'uso raffinato (anche se palese) degli artifici classici del cinema. Non un giro di rodeo (perchè a suo modo prevedibile) ma un entusiasmante giro di giostra".
MAURIZIO PORRO ("Il corriere della sera", 16 dic. 2000, p. 36):
"... Il thriller fluido ed elegante, debitore di una certa atmosfera al 'Giro di vite' di Henry James, pur non ispirato come altrove, Zemeckis, è un puro gotico, divertente e astuto soprattutto nella prim aparte perché sa metterti emotivamente in panne".
LIETTA TORNABUONI ("La Stampa", 16 dic. 2000, p. 31):
"... Si può dire che Harrison Ford non è per nulla disadatto a quei personaggi di cattivo che sinora ha accuratamente evitato. Anzi: dietro la sua pacatezza chic, la sua educata saggezza, c'è qualcosa di barbaro, di volgare, di violento. Il messaggio spietato del film condanna l'ambizione e la menzogna che possono portare gli uomini anche migliori alla perdizione, alla fine morale e fisica". |