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    Home Page > Movies & DVD > Gli abbracci spezzati

    GLI ABBRACCI SPEZZATI: UN INTERO FILM CONCEPITO DA PEDRO ALMODOVAR COME UNA SORTA DI DICHIARAZIONE D'AMORE AL CINEMA, PROFESSIONE MA ANCHE PASSIONE IRRAZIONALE

    In DVD: Dal 25 MAGGIO
    Dal 62. Festival del Cinema di CANNES

    "Ho vissuto prigioniero in una stanza, al buio, per mesi: non potevo accendere la luce, nè vedere Dvd o scrivere al computer. Un vero paradosso per un regista che ama i colori accesi e vive in mezzo ai riflettori. Potevo solo fantasticare e così ho concepito il mio nuovo film 'Los abrazos rotos': niente di autobiografico, nessun mal di testa né intense terapie neurologiche come è capitato a me, ma un romanzesco film d'amore e dolorosi tradimenti in cui però l'oscurità, il buio, avranno un ruolo determinante per la protagonista Penélope Cruz. Nel film Penelope vive una doppia vita: in una è la donna del dolore, bruna, con frangetta alla Audrey Hepburn, nell'altra è invece bionda, spiritosa e molto pop... Sento che è la prima volta che faccio una dichiarazione d’amore così esplicita al cinema; non con una sequenza specifica, ma con tutto un film. Amore al cinema, ai suoi materiali, alle persone che si fanno in quattro sulle luci, agli attori, ai montatori, ai narratori, a quelli che scrivono, agli schermi dove si vedono le immagini che muovono intrighi ed emozioni. Ai film come si facevano nel momento in cui furono fatti. A qualcosa che sebbene dia da vivere, non è solo una professione, ma una passione irrazionale".
    Il regista e sceneggiatore Pedro Almodovar

    (Los abrazos rotos SPAGNA 2009; Thriller drammatico (noir); 129'; Produz.: El Deseo S. A./Universal International Pictures (UI); Distribuz.: Warner Bros. Italia)

    Locandina italiana Gli abbracci spezzati

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    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Gli abbracci spezzati

    Titolo in lingua originale: Los Abrazos rotos

    Anno di produzione: 2009

    Anno di uscita: 2009

    Regia: Pedro Almodóvar

    Sceneggiatura: Pedro Almodovar

    Soggetto: Con Gli abbracci spezzati Pedro Almodovar racconta la sua esperienza di prigioniero al buio, indotta da una vera e propria malattia.

    PRELIMINARIA:

    I due protagonisti, rifugiatisi in un bungalow della Playa de Famara, sul fianco di una montagna e di fronte alla spiaggia, distesi e abbracciati su un sofà, guardano su una piccola televisione “Viaggio in Italia” di Rossellini. (“Te querré siempre” è il titolo in spagnolo).
    Il film narra della crisi di una coppia americana, moglie e marito interpretati da Ingrid Bergman e George Sanders, durante un viaggio di turismo in Italia. Sul televisore si vede una sequenza nella quale Ingrid Bergman e George Sanders visitano gli scavi di Pompei nel momento in cui vengono disinterrati con estrema cura i resti dell’antica città, rasa al suolo dalle emanazioni del Vesuvio duemila anni prima. Sanders e Bergman presenziano il momento in cui gli uomini, mentre scavano la terra, trovano i corpi di un uomo e di una donna uniti nel sonno (“devono essere marito e moglie”, sottolinea l’archeologo), in un abbraccio che la lava ha reso eterno.
    L’immagine è uno shock per Ingrid Bergman, che arretra di alcuni metri, scossa dall’emozione. L’amore eterno della coppia millenaria la porta a pensare al deterioramento e alla meschineria del suo matrimonio. E non può evitare le lacrime.

    E’ una scena semplice, niente affatto retorica, diretta e profondamente emotiva. Dopo averla vista in televisione, Lena (Penélope Cruz), nasconde il viso nel seno del suo amante (Lluís Homar), emozionata come Ingrid Bergman, sebbene, a differenza, di lei Lena si trovi solidamente abbracciata alla persona che ama.
    Pensa che le piacerebbe morire così, fusa con Mateo in un abbraccio eterno. Mateo indovina il fervente desiderio di Lena. Si alza dal divano, prepara la sua macchina fotografica e attiva la funzione in automatico. Torna accanto a Lena, la stringe in un forte abbraccio, i due guardano l’obiettivo fino a che il flash immortala il loro abbraccio come la lava del vulcano nel film di Rossellini.
    Però al contrario di quanto avviene nel film italiano questo non sarà un abbraccio eterno. Alcune settimane dopo qualcuno romperà quella foto e molte altre.

    Cast: Penélope Cruz (Magdalena/Lena)
    Lluís Homar (Mateo Blanco /Harry Caine)
    Blanca Portillo (Judith García)
    José Luis Gómez (Ernesto Martel)
    Tamar Novas (Diego)
    Rubén Ochandiano (Ray X)
    Diego Romaña Garcia (cameriere)
    Marta Aledo (Maribel)
    Lola Dueñas (lettrice di labbra)
    Angela Molina (madre di Lena)
    Chus Lampreave (portiera)
    Rossy De Palma (Julieta)
    Carmen Machi (Chon)
    Kiti Manver (Madame Mylene)

    Musica: Alberto Iglesias

    Costumi: Sonia Grande

    Scenografia: Antxón Gómez

    Fotografia: Rodrigo Prieto

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Un uomo (Lluís Homar) scrive, vive e ama nell'oscurità. 14 anni prima è stato vittima di un terribile incidente di macchina sull'isola di Lanzarote che non solo gli ha portato via la vista ma anche Lena (Penelope Cruz), la donna della sua vita. Quest'uomo ha due nomi: Harry Caine, pseudonimo con il quale firma le sue opere letterarie, i suoi racconti e le sue sceneggiature, e Matteo Blanco, il suo vero nome, con il quale vive e firma la regia dei suoi film. Dopo l'incidente, Matteo Blanco si trasforma definitivamente nel suo pseudonimo Harry Caine. Visto che non può più dirigere i suoi film, preferisce sopravvivere con l'idea che Matteo Blanco è morto con la sua amata Lena in quell'incidente. Ormai Harry Caine vive grazie alle sceneggiature che scrive con l'aiuto della sua fedele direttrice di produzione, Judit García (Blanca Portillo), e del figlio di quest'ultima, Diego (Tamar Novas). Da quando è diventato cieco Harry ha sviluppato tutti gli altri sensi, non ultimo quello dell'ironia, e si è imposto un'amnesia volontaria che gli permette di continuare a godere della vita. Ha cancellato dalla sua biografia tutto quello che gli è accaduta 14 anni prima. Non ne parla più, e il resto del mondo ha dimenticato in fretta Matteo Blanco e lui è l'ultimo a volerlo resuscitare. Ma una notte Diego ha un incidente e Harry decide di occuparsi di lui. Durante le lunghe notti di veglia , comincia a raccontargli la sua storia per distrarlo, così come un padre racconterebbe una favola al figlio per farlo addormentare...

    IN ALTRE PAROLE:

    Un uomo scrive, vive e ama nell’oscurità. Quattordici anni prima ha sofferto un terribile incidente di macchina nell’isola di Lanzarote. Nell’incidente ha perso non solo la vista, ma anche Lena, la donna della sua vita.

    Quest’uomo usa due nomi, Harry Caine, ludico pseudonimo con il quale firma i suoi lavori letterari, i racconti e le sceneggiature, e Mateo Blanco, il suo vero nome di battesimo, con il quale vive e firma i film che dirige. Dopo l’incidente Mateo Blanco si riduce al suo pseudonimo, Harry Caine. Se non può più dirigere film si impone di sopravvivere con l’idea che Mateo Blanco è morto a Lanzarote accanto alla sua amata Lena.

    Nell’attualità, Harry Caine vive grazie alle sceneggiature che scrive e all’aiuto della sua fedele direttrice di produzione di un tempo, Judit Garcia, e di Diego, il figlio di lei, segretario, dattilografo e guida per ciechi.
    Dal momento in cui ha deciso di continuare a vivere e di raccontare storie, Harry è un cieco attivo e attraente che ha sviluppato tutti gli altri sensi per godere della vita, a base di ironia e di una amnesia autoindotta. Ha cancellato dalla sua biografia ogni ombra della sua prima identità, Mateo Blanco.
    Una notte Diego ha un incidente e Harry si fa carico di lui (sua madre Judit, si trova fuori Madrid, e decidono di non dirle nulla per non allarmarla). Nelle prime notti di convalescenza, Diego gli chiede di parlargli dell’epoca in cui rispondeva al nome di Mateo Blanco, dopo un momento di stupore Harry non sa negarsi e racconta a Diego quanto è successo quattordici anni prima con l’intenzione di distrarlo, come un padre racconta una storia al figlio piccolo per farlo addormentare.

    La storia di Mateo, Lena, Judit ed Ernesto Martel è una storia di “amour fou” dominata dalla fatalità, la gelosia, l’abuso di potere, il tradimento ed il complesso di colpa. Una storia emozionante e terribile la cui immagine più espressiva è la foto dei due amanti abbracciati, rotta in mille pezzi.

    Dal >Press-Book< de Gli abbracci spezzati

    Commento critico (a cura di ENRICA MANES)

    Se da punto di vista prettamente tecnico al cinema classico, con tanto di voce narrante del protagonista a intervenire nel racconto, trama ad intreccio familiare, caccia all'uomo, ricatti e traversie, si unisce un linguaggio che fa dell'inquadratura lo stile più spiccato in cui ogni sequenza si apre con un dettaglio, la macchina da presa che muove più in profondità fino a creare un piano medio, intimo e luminoso che unisce metacinema e dramma in un insieme coloristico e mutevole di fotogrammi interni ed esterni, rispetto all'alto standard emozionale e all'intensità tipica della produzione di Almodovar, il film risulta ridondante e fittizio.

    Incuriosisce dapprincipio, ma anche la suspense finisce per non soddisfare appieno, lasciando incompiuto lo spirito stesso del doloroso viaggio della memoria che, veicolato da una sceneggiatura fiacca e con una resa di personaggi e recitazione decisamente sottotono, non riesce nemmeno nella citazione colta da Hitchcock, risultando ripetitivo in più

    punti e non privo di sviste, perchè, come mai un cieco guarderebbe dallo spioncino per sapere chi ha suonato alla porta?

    Tanto simile ad un classico da apparire già visto.

    Possibile che la vita degli amanti sia destinata sempre a finire in un incidente d'auto?

    Commenti del regista

    "I titoli di testa appaiono impressi su uno sfondo dalla tessitura molto diversa rispetto a quella del resto del film. E’ una grana difficile da identificare.
    Le immagini, rubate, mostrano una coppia davanti alla macchina da presa, attorno a loro un gruppo di uomini entrano ed escono dallo schermo. La coppia rimane in silenzio, lei di fronte, lui di spalle, senza quasi guardarsi.

    Queste immagini sono state registrate, ad insaputa dei protagonisti, dalla telecamerina collegata alla macchina da presa Panavision con la quale è girato il film.
    E’ una telecamera di controllo per vedere il girato durante e subito dopo le riprese. Le immagini del monitor di controllo non vengono impresse, ed invece è proprio ciò che ho fatto io. E il risultato è la strana tessitura che serve da sfondo ai primi titoli di testa.

    In quelle immagini la coppia silenziosa abbandona il suo posto davanti alla macchina da presa e li sostituiscono Penélope Cruz e Lluís Homar. L’uomo e la donna dell’inizio sono gli standing di Penélope e Lluís.
    Penélope appare stranamente seria, molto concentrata, impermeabile a quanto avviene attorno a lei. Nella scena successiva dovrà piangere e immagino che si stia sintonizzando con la sua personale banca del dolore. Nonostante la sua pettinatura si ispiri a quella di Audrey Hepburn in Sabrina nell'atteggiamento mi ricorda la replicante (Sean Young) di Blade Runner. Di Lluís Homar quasi non vediamo il viso, è di spalle, immobile, di fronte a Penélope. Sembrano due estranei.
    Il direttore della fotografia copre con la testa l’obiettivo della macchina da presa, creando una dissolvenza in nero spontanea. Questo è un film nel quale le dissolvenze in nero sono molto significative.

    Ho scelto queste immagini, per iniziare il film, in quanto immagini usurpate e furtive che sanciscono il cinema come territorio nel quale trascorrerà gran parte dell’azione. Ed inoltre perché mi affascinano le scene che trascorrono davanti alla macchina da presa quando non si sta girando. Spesso rimango imbambolato a guardarle, per me sono un vero spettacolo. Le riprese attuali (come la vita attuale) sono piene di schermi di diversa grandezza, che riflettono il film e i suoi dintorni… Provo una fascinazione per tutte le superfici che riflettono il film. I riflessi aggiungono una qualità fantasmatica e misteriosa all’immagine riflessa
    ".

    Links:

    • Pedro Almodóvar (Regista)

    • Lola Dueñas

    • José Luis Gómez

    • Carmen Machi

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