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    Home Page > Movies & DVD > Oxford Murders - Teorema di un delitto

    OXFORD MURDERS - TEOREMA DI UN DELITTO: NEL SEGNO DEL CLASSICO MISTERY THRILLER. MA LA RICERCA DELLA VERITA' POTREBBE NON ESSERE COME TRADIZIONE COMANDA

    "'The Oxford Murders' è fondamentalmente un mistery thriller vecchia maniera. Il film comincia con un omicidio e il motore della storia diventa il desiderio dello spettatore di scoprire l’assassino. Non è niente di nuovo. E allora perché girare questo film? (…) è proprio il porsi seriamente interrogativi che è insolito per un thriller".
    Il regista Alex de la Iglesia

    (The Oxford Murders; Spagna 2008; Thriller, 110”; Produz.Tornasol Films, La Fabrique de Films; Distribuz. Warner Bros, Pictures Italia.)

    Locandina italiana Oxford Murders - Teorema di un delitto

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    Trailer

    Titolo in italiano: Oxford Murders - Teorema di un delitto

    Titolo in lingua originale: The Oxford Murders

    Anno di produzione: 2008

    Anno di uscita: 2008

    Regia: Alex de la Iglesia

    Sceneggiatura: Alex del la Iglesia, Jorge Guerricaechevarria

    Cast: Elijah Wood (Martin )
    John Hurt (Arthur Seldom )
    Leonor Watling (Lorna)
    Julie Cox (Beth )
    Anna Massey (Miss Eagleton )
    Alex Cox (Kalman )
    Dominique Pinon (Frank)
    Jim Carter (Ispettore Petersen)

    Musica: Roque Banos

    Costumi: Paco Delgado

    Fotografia: Kiko de la Rica

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Nei dintorni di Oxford, un’anziana signora viene trovata morta nel soggiorno della sua abitazione. A scoprire il corpo, due uomini che si incontrano per la prima volta in questa circostanza: Arthur Seldom, prestigioso professore di Logica e Martin, giovane studente americano appena approdato all’università per seguire il dottorato proprio col professore Seldom.
    La morte dell’anziana non è che il primo di una serie di omicidi che hanno inquietanti elementi in comune. Si tratta di delitti che potrebbero passare quasi inosservati, che potrebbero essere scambiati per morti naturali, se non fosse per il fatto che ciascuno di essi è accompagnato da un messaggio: un’immagine, un segno che cambia di omicidio in omicidio, di morte in morte, dando origine ad una sequenza la cui logica dovrà essere decifrata dai due protagonisti.
    Per ciascuno dei due personaggi, il professore e il suo alunno, intraprendere questa indagine significherà mettere alla prova non soltanto le proprie convinzioni matematiche, ma il modo stesso di vedere la vita. Si può conoscere la realtà? E’ possibile arrivare alla verità?

    Commento critico (a cura di ENRICA MANES)

    Tratto dal romanzo di Guillermo Maritnez (La serie di Oxford, ed. Mondatori 2004), The Oxford Murders segue lo schema del giallo più classico, un po’ retrò, lo stile alla Poirot con tanto di collaborazione dei protagonisti che si improvvisano detective e che portano lo spettatore alla risoluzione finale della vicenda.

    Come dice lo stesso Alex de la Iglesia, il film ha lo scopo primo di suscitare nello spettatore la ricerca del colpevole nella serie di sconcertanti omicidi che turbano la quiete della cittadina universitaria.
    Il linguaggio, lo svolgersi della trama, i tempi ed i personaggi, sono quelli del giallo e ne seguono le regole in maniera fedele, con un uso del piano sequenza che sembra seguire le aggrovigliate matasse del filo della trama mentre essa si svolge.
    De la Iglesia non dimentica il connotato dark e non abbandona i toni grotteschi, e con humor tipicamente noir crea i dialoghi filosofici fra i protagonisti.
    Del

    noir porta anche gli stereotipi della donna fatale, proponendo un’appassionata quanto folle Beth Eagleton (Julie Cox), la bionda, alla ricerca della sua libertà personale e fuga dalla casa-tempio della madre; o la misteriosa Lorna (Leonor Watling), la bruna, dalla cui camera di studentessa sembrano essere passati tutti i protagonisti maschili.
    Le tinte degli ambienti sono cupe come ogni noir che si rispetti, non mancano baldacchini, pesanti tendaggi, mura vittoriane e neogotiche, coltri e camere immerse nella penombra e citazioni colte da celebri giochi di società (Scarabeo e Cluedo).
    Talvolta troppo lungo, porta lo spettatore a tratti a perdere il filo, ma la trama ben congegnata permette di giungere comunque alla risoluzione cogliendo anche la logica morale.
    Vagamente scontate le ultime battute e ed il finale, che tuttavia non rovina un film dal gusto e dal genere del tutto particolare e che si propone in maniera nuova e abbastanza fresca anche ad un occhio

    critico.
    Seldom e il suo allievo Martin (John Hurt e Elijah Wood), interpretati con vivezza e capacità di entrare nella fitta trama del gioco, concorrono nel loro agone personale di filosofia, a risolvere i misteri della vita con la matematica, e in gioco non ci sono soltanto le vite dei cittadini, ma la reputazione stessa dell’allievo nel tentativo di mettere in mostra le proprie doti logiche davanti al professore.
    Si crea così una fitta trama nella trama in cui i protagonisti si studiano studiando i casi e prestando attenzione ad ogni particolare, fino a ricreare la serie finale, la decisiva combinazione simbolica che smuove il delitto.
    Ma la risoluzione finale è quanto mai amara e ineluttabile, davanti ad un destino che di matematico ha solo il ripresentarsi meccanico del caso e che con senso pirandelliano della vita mette a nudo il concetto di verità.
    Perché se per la polizia il caso è archiviato e

    risolto grazie alle indagini di professore e studente, la fine della storia è ben altra e non esiste altra verità se non la capacità dell’uomo di agire portando con sè una fitta consequenzialità di eventi, che, consciamente o no, portano al ricrearsi di sempre nuove situazioni.
    Ed è così che nella ricerca della serie perfetta che diventa un gioco tra menti matematiche, di logico non vi è proprio nulla, se non la consapevolezza di essere insieme pedine e attori dello stesso scacchiere.

    Commenti del regista

    "'The Oxford murders' è fondamentalmente un mystery thriller vecchia maniera. Il film comincia con un omicidio e il motore della storia diventa il desiderio dello spettatore di scoprire l’assassino. Non è niente di nuovo. E allora, perché fare questo film? non ci sono già abbastanza thriller? Che cosa lo rende diverso dagli altri? Innanzitutto, scoprire l’assassino diventa impossibile se prima non si è trovata una risposta alla domanda veramente determinante: si può conoscere la verità? E’ possibile avere una certezza assoluta riguardo a qualcosa? E’ proprio porsi seriamente questi interrogativi che è insolito per un thriller...
    Diciamo che la soluzione del mistero richiede di sapere se l’uomo è realmente in grado di conoscere la realtà in modo assoluto o se, al contrario, i suoi meccanismi mentali non sono sufficientemente sofisticati da consentirgli di arrivare a quella che potremmo definire un’indubbia certezza, un assioma incontestabile. Questo dilemma ci coinvolge sia come spettatori sia come individui...
    La realtà ha un’essenza matematica? Esiste una logica occulta che ordina e spiega il nostro agire o, al contrario, la vita è retta solo dalla logica e dal caso? Il vero conflitto del thriller è questo: due atteggiamenti diversi nei confronti del mondo e della conoscenza. Il protagonista ha fiducia nelle capacità offerte dal metodo logico, nella matematica come strumento perfetto di discernimento del falso dal vero. Seldom è vecchio e non ha fiducia in niente. Ritiene che esista una dissociazione insanabile tra il pensiero puro e la materia. E’ un cavaliere che ha perduto la fede nella ricerca del Santo Graal.
    Non potremo mai conoscere con assoluta certezza chi è l’assassino perché non avremo mai abbastanza prove e perché nessuna di esse è assolutamente inconfutabile. Seldom è un cinico, tuttavia si avvicina di più alla verità quando comincia a dubitare della verità stessa...
    Martin, all’inizio del film, è sicuro di sé e della propria intelligenza.
    E’ capace di comprendere la realtà e di afferrarla, persino di sedurla. Il punto di partenza è questo: la fiducia del protagonista nella realtà. La vita è un gioco nel quale si vince e si perde, con regole ben precise. Chi sa giocare vince, perde chi non sa farlo. Nel corso della partita Martin visiterà il castello dell’orco. Occorre passare di là per raggiungere la meta. L’orco insegnerà a Martin che le regole del gioco non sono certe. Servono per spostarsi sul campo di gara, ma all’interno del castello tutto funziona in modo diverso.
    Il gioco è disseminato di trappole. Alla fine Martin scoprirà che il gioco né si vince né si perde. E scoprirà anche qualcosa di molto terribile. E’ possibile che lui non sia la persona che credeva di essere. Sognava di essere il cavaliere che uccide l’orco. E’ invece possibile che sia lui stesso l’orco...
    ".

    Links:

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    Galleria Video:

    oxfordmurders.mov

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