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    Home Page > Movies & DVD > Il cacciatore di aquiloni

    DALL'AFGHANISTAN CON ORRORE: STORIA DI INFANZIE RUBATE, ESISTENZE STRAZIATE, UMILIATE O SPEZZATE. E IL TEMPO IN CUI NEI CIELI DI KABUL VOLAVANO GLI AQUILONI - METAFORA DELLA LIBERTA' DEL PAESE - NON E' CHE UN LONTANO RICORDO

    "Sono ancora esterrefatto dal modo in cui i lettori hanno reagito al mio romanzo ma credo che dipenda dal fatto che la storia ruota attorno a un nucleo di intense emozioni, nelle quali chiunque può immedesimarsi. I temi della colpa, dell’amicizia, del perdono, della perdita, del desiderio di redenzione e di miglioramento di sé non sono temi solamente afgani, ma esperienze umane universali, che prescindono dall’identità etnica, culturale o religiosa".
    Lo scrittore Khaled Hosseini

    "La storia ha un’attrattiva, a livello emotivo, molto potente grazie all’idea per la quale non importa ciò che hai fatto in passato, c’è sempre un modo per tornare a essere buoni. Si parte per un viaggio con questi due bambini, un viaggio all’interno di una cultura, di una famiglia, un viaggio che porta alla redenzione di Amir. L’ho trovata una esperienza incredibilmente commovente, che prometteva moltissimo".
    Il produttore William Horberg

    "Mi sono innamorato di questa storia. Leggere il libro è stata una esperienza bellissima ed emozionante e ho deciso di voler partecipare. Come 'Monster's Ball', ma in un modo molto diverso, è la storia della rottura di un circolo vizioso di violenza, racconta la possibilità di redimersi. Dovevo riuscire a creare questo
    incredibile ed epico viaggio, portando contemporaneamente il pubblico dentro la storia molto intima dei personaggi e degli effetti profondi che ognuno di essi ha nella vita dell’altro. Questa miscela è la vera bellezza del romanzo
    ".
    Il regista Marc Forster

    (The Kite Runner, USA 2007; drammatico; 131'; Produz.: DreamWorks SKG/MacDonald/Parkes Productions/Participant Productions/Sidney Kimmel Entertainment/Wonderland Films; Distribuz.: Filmauro)

    Locandina italiana Il cacciatore di aquiloni

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Il cacciatore di aquiloni

    Titolo in lingua originale: The Kite Runner

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Marc Forster

    Sceneggiatura: David Benioff

    Soggetto: Ispirato all'omonimo romanzo di Khaled Hosseini.

    (Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni, 2004, Piemme Editore).

    IN BREVE:

    Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

    Cast: Khalid Abdalla (Amir)
    Atossa Leoni (Soraya)
    Shaun Toub (Rahim Kahn)
    Sayed Jafar Masihullah Gharibzada (Omar)
    Zekeria Ebrahimi (il giovane Amir)
    Ahmad Khan Mahmidzada (il giovane Hassan)
    Mir Mahmood Shah Hashimi (Uomo d'affari nello studio di Baba)
    Homayoun Ershadi (Baba)
    Nabi Tanha (Ali)
    Elham Ehsas (il giovane Assef)
    Tamim Nawabi (Kamal)
    Mohamed Nabi Sarwari (Mercante di spezie)

    Musica: Alberto Iglesias

    Costumi: Frank L. Fleming

    Scenografia: Carlos Conti

    Fotografia: Roberto Schaefer

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "... Al centro delle vicende narrate è la bellissima e commovente amicizia tra due bambini appartenenti a etnie e classi sociali differenti: Amir, figlio di uno degli uomini pashtun più influenti di Kabul, e Hassan, il suo piccolo servitore azara. Sullo sfondo le vicende storiche che, in trent’anni, hanno portato alla progressiva distruzione e devastazione
    della cultura e del paese afgano: la caduta della monarchia, l’invasione sovietica, l’esodo di massa verso il Pakistan, l’avvento del regime talebano e la sua eliminazione dopo la caduta delle Torri Gemelle. Amir e Hassan sono inseparabili, accomunati anche dalla passione per le gare di aquiloni. Ma un tragico evento irrompe e sconvolge le loro vite: Amir assiste di nascosto allo stupro del suo giovane compagno di giochi da parte di un gruppo di teppisti. Quando le truppe sovietiche invadono il suo Paese, il bambino è costretto a fuggire negli Stati Uniti con il padre Baba, ma il senso si colpa per non aver aiutato il suo piccolo amico non lo abbandonerà più. Negli Stati Uniti cresce, si diploma, conosce Soraya, la donna che diventerà sua moglie, e pubblica il suo primo libro, coronando il sogno di diventare uno scrittore. Quando un giorno riceve nella sua casa di San Francisco una telefonata inattesa, Amir capisce che è giunto il momento di rimediare ai propri errori. Rahim Khan, un vecchio amico di Baba, lo prega di fare rientro nel suo paese: Sohrab, il figlio di Hassan ha bisogno del suo aiuto…".

    Dal >Press-Book< di Il cacciatore di aquiloni

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    DELUDENTE LA VERSIONE CINEMATOGRAFICA DI MARC FORSTER DEL CAPOLAVORO LETTERARIO DI KHALED HOSSEINI, ‘IL CACCIATORE DI AQUILONI’. UN SOGGETTO COSI’ IMPORTANTE SUL PIANO STORICO CULTURALE IN GRADO DI COMMUOVERE FINO ALLE LACRIME NELLA VERSIONE LETTERARIA, SI VOTA AL SACRIFICIO EMOZIONALE AFFOGANDO IN UN ECCESSO DI SINTESI DIDASCALICA, SFOGGIANDO UNA RARA AVARIZIA PER QUEI CLIMAX CHE NON MANCANO DI CERTO AL TESTO SCRITTO DI RIFERIMENTO. DI CONTRO A CERTE INCONGRUENZE NARRATIVE NELLA RESA CINEMATOGRAFICA SI SALVANO AMBIENTAZIONI E MUSICHE CHE CONCORRONO A RESTITUIRE UN DIGNITOSO RESPIRO AD UN PAESE TORMENTATISSIMO COME L’AFGHANISTAN. STRAORDINARIA LA SCELTA DELL’INTERPRETE PER IL PICCOLO ASSAN CHE, D’ALTRA PARTE, RESTA UNICA

    Le aspettative erano altissime. Il soggetto era di estrema importanza e di forte interesse. Una rivelazione per quel che riguarda un popolo e un paese, l’Afghanistan, martoriato da troppi passaggi di mano, invasioni repressive e guerrafondaie, fino alla follia criminale talebana che, ancora una volta, come in

    altri casi, si fa forte facendo appello ad una dottrina religiosa che non le appartiene, nemmeno per un solo capello, malgrado le insensate pontificazioni. Fare un film sulle orme del best seller Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini sembrava una logica conseguenza, un’operazione legittima e assolutamente da incoraggiare. Quando poi il progetto in celluloide è stato affidato ad un regista come Marc Forster c’era ben da sperare. Invece, alla resa dei conti, il romanzo di Khaled Hosseini si affermerà sempre più nell’olimpo della letteratura dalla valenza educativa sul piano culturale, per la profonda conoscenza che infonde al lettore su un paese e un popolo in definitiva relegati nell’ombra, e di cui, comunque, non si sa più di tanto. Un romanzo da cui si è imparato, con cui ci siamo commossi fino alle lacrime, carico di un’umanità immensa, in un condensato di sfumature, e per questo in grado di farsi

    spazio nella memoria e nel cuore del lettore.
    Il film derivato di Marc Forster sarà invece dimenticato in fretta perché non rende affatto giustizia alla nobiltà del testo scritto di riferimento. La sfida era evidentemente tanto accattivante quanto di enorme portata, fino ad intimorire. Tanta e tale doveva essere la preoccupazione di Forster di andare a scalfire un monumento letterario quale quello di Hosseini che, a forza di camminare in punta di piedi, ha finito per svilirlo, per confezionare un riassunto frettoloso e didascalico - dando forse per scontato il testo di riferimento letto dai più - in cui la necessaria e obbligata sintesi sul piano cinematografico, ha sfumato, o meglio, glissato, proprio su quei registri che davano un senso a comportamenti, pensieri e azioni dei protagonisti di questa storia straordinaria nella sua estrema tragicità.
    Così le sequenze che avrebbero dovuto rappresentare i vari climax della storia sono state redatte in

    maniera assolutamente scorretta e diluita, personaggi e interpreti scivolano via senza riuscire a far grande presa emotiva sullo spettatore. Le incongruenze narrative poi, si rincorrono: a cominciare dalla telefonata ricevuta da Amir adulto su cui Forster aggancia il lungo flashback in cui raccoglie tutta la sua infanzia, in compagnia di Assan, del padre e dell’amico di famiglia. Telefonata che fa di nuovo la sua comparsa ad aprire la seconda parte del film. Cinematograficamente non funziona, diventa surreale, senza un fondamento di verosimiglianza, mentre tutto il resto si snoda invece in un batter d’occhio: il protagonista non fa in tempo a fare una cosa che subito è in strada per dare corpo senz’anima ad azioni successive. Non un primo piano a rimarcare certi drammatici pensieri, non un intermezzo di voce fuori campo che qui, in particolare per l’infanzia dei due ragazzi (straordinaria la scelta dell’interprete per il piccolo Assan) avrebbe forse

    aiutato a rendere meno sterile l’eccesso di sintesi, culminante nei passaggi del ritrovamento del nipote e del suo conclusivo trasferimento in America. Nel film è peraltro assolutamente travisato il silenzio di Sorhab, il ragazzino figlio di Assan, una volta in America, quando invece in Afghanistan era riuscito ad esternare ad Amir il suo dramma interiore. Messo in questo modo, diventa un’incongruenza notevole.
    Sembra che i rari climax si condensassero nel trailer, là dove difatti compariva in schegge, la sequenza della strenua difesa dell’aquilone da parte di Assan per Amir, con le tragiche conseguenze del caso che ben sappiamo. Il trailer prometteva una commozione di fatto poi negata nel resto del film, da cui occhieggiano solo alcuni lembi in grado di farci rimpiangere quel che avrebbe potuto essere questa storia sul grande schermo se questi l’avessero permeata per intero. Stupenda la lavanda dei piedi e la preghiera musulmana nella moschea da

    parte di Amir che, nella disperazione del momento, ritrova la sua identità più profonda e nascosta, così come commuove, nel suo ritorno da adulto sui luoghi d’infanzia, il momento in cui sfiora di nuovo il tronco di quell’albero sui cui da bambino aveva inciso il suo nome con quello di Assan. Discretamente ricreate, occhieggiano poi tra le righe, le ambientazioni locali, con i mercatini e l’orfanotrofio, ben supportate dalle musiche che danno vita alle atmosfere di un mondo lontano. Un mondo che, in qualche modo, adesso riusciamo a sentire più vicino, anche dal punto di vista affettivo.

    Commenti del regista

    La lingua più appropriata:

    "Pensavo che girare il film in qualsiasi altra lingua (al di là di quella 'Dari' che poi è stata scelta) sarebbe stato un errore. Dei bambini afghani che negli anni ’70 parlavano tra loro in inglese non sarebbero stati credibili. Era necessario un legame emotivo, un legame con qualcosa di reale".

    Altre voci dal set:

    Lo scrittore KHALED HOSSEINI sulla scelta delle lingua 'Dari' e... sulla sceneggiatura della trasposizione cinematografica del romanzo:

    "Quando Marc (Forster) mi ha detto che voleva girare il film in Dari, mi ha conquistato. Ho capito che voleva veramente rendere giustizia al mio libro, perché per me era molto importante che i personaggi fossero credibili... Il mio romanzo è, per la sua stessa struttura, molto difficile da sceneggiare. Ci sono dei flashback, c’è il problema dell’età dei personaggi e poi si passa da una Kabul cosmopolita e vivace alla desolata città semidistrutta che Amir trova al suo ritorno. Ma David (Benioff) ce l’ha fatta e quando ho letto l’ultima versione del copione mi sono detto: ‘Questo sarà un film bellissimo’".

    Lo sceneggiatore DAVID BENIOFF:

    "Avevamo tutti un obiettivo comune e cioè il desiderio di rendere giustizia alla meravigliosa storia conservando quanto più possibile l’umanità e lo spirito del libro. L’ho sempre considerata una storia di codardia e coraggio, un viaggio tra questi due poli. E poi, volevo assicurarmi che rimanesse una storia afgana, di afgani, di un popolo che vive una situazione terribile, fatta di guerre interminabili e di miseria e che all’interno della sua tragedia riesce comunque a trovare spazio per la grazia, per la bellezza e per l’amore... I salti temporali sono difficili da gestire. Nel libro vediamo Amir in molte età della sua vita. Ma io ho deciso fin da subito che volevo solo due attori per interpretare il suo personaggio. Usandone più di due, si sarebbe perso il rapporto tra il pubblico e questo meraviglioso personaggio. Fortunatamente, il nucleo centrale della storia di Khaled è talmente forte da mantenere la sua potenza anche a dispetto delle restrizioni di tempo e di spazio tipiche del formato della sceneggiatura".

    Bibliografia:

    Sito Ufficiale: www.ilcacciatorediaquiloni-ilfilm.it

    Links:

    • Marc Forster (Regista)

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    Galleria Video:

    Il cacciatore di aquiloni (versione originale).mov

    Il cacciatore di aquilonilinguaitaliana.avi

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