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    Home Page > Movies & DVD > Closer

    CLOSER : QUATTRO PERSONAGGI IN CERCA D’AMORE SU UNA GIOSTRA DI ‘RELAZIONI PERICOLOSE’

    Closer parla del fatto che delle storie d’amore tendiamo a ricordare l’inizio e la fine eliminando il durante; ci fa riflettere sul meccanismo del ricordo e sul nostro modo di vedere la vita”.
    Il regista Mike Nichols

    (Closer, USA 2004; commedia drammatica; 100’; Produz.: Mike Nichols, John Calley, Cary Brokaw; Distribuz.: Columbia Tristar)

    Locandina italiana Closer

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Closer

    Titolo in lingua originale: Closer

    Anno di produzione: 2004

    Anno di uscita: 2004

    Regia: Mike Nichols

    Sceneggiatura: Patrick Marber

    Soggetto: Tratto dalla produzione teatrale di Patrick Marber
    (presentata a Londra per la prima volta nel 1997,
    prima di fare il giro di un centinaio di città
    ed essere tradotta in trenta lingue)

    Cast: Julia Roberts (Anna)
    Jude Law (Dan)
    Natalie Portman (Alice)
    Clive Owen (Larry)
    Nick Hobbs (Tassista)
    Colin Stinton (Agente della dogana)

    Costumi: Ann Roth

    Scenografia: Tim Hatley

    Fotografia: Stephen Goldblatt

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Nella Londra ‘trendy’ dei nostri giorni, quattro personaggi, il dermatologo Larry (Clive Owen), la cameriera spogliarellista Alice (Natalie Portman), lo scrittore fallito ridotto a scrivere necrologi Dan (Jude Law) e la fotografa Anna (Julia Roberts) incrociano i propri percorsi di vita in un intricato e sottilmente ironico groviglio sentimentale senza esclusione di colpi, tra cui bugie e tradimenti. Larry è il tipo d’uomo attraente e sicuro di sé, sposato con Anna, che a seguito di una delusione sentimentale prende le distanze dal coinvolgimento amoroso, ma cercando in questo modo di proteggere se stesso perde di vista i sentimenti altrui. Alice è la disinibita ballerina di un esclusivo ‘strip club’ di Londra, città dove è immigrata, ed è naturalmente portata a vivere i rapporti amorosi con disinvolta e diretta sincerità. Un incidente stradale segna l’evoluzione della sua carriera: conosce Dan che la aiuterà a fare posare come modella per le foto di Anna. Quest’ultima, difatti, prima artista bohemien, svolge la professione di fotografa con notevole successo, di contro a quanto le succede nella vita privata, che la vede invece reduce da un matrimonio fallimentare, di recente concluso con il divorzio. L’aver conosciuto e amato Dan non le impedisce di sposare Larry senza d’altra parte pensare neppure lontanamente a troncare la relazione, a questo punto clandestina, con Dan, il frustrato aspirante romanziere, sciatto e fascinoso nel cotè tipico dello scrittore, che pur trovando la sua fonte di ispirazione in Alice, è a sua volta innamorato di Anna, perciò, anche sapendola sposata, non si sottrae di certo alla loro relazione segreta.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    MIKE NICHOLS SI ISPIRA ALL’ANALISI DISSACRANTE, ACUTA E DENSA DI UMORISMO APPUNTATA DAL COMMEDIOGRAFO MARBER SU STORIE D’AMORE DELLA CONTEMPORANEITA’, PER CONFERMARE IL SUO CINEMA DI SOGGETTIVE

    Chi meglio di Mike Nichols, raffinato cineasta altrettanto versato per il teatro (Chi ha paura di Virginia Woolf ?, Il laureato, Conoscenza carnale, Una donna in carriera, A proposito di Henry), poteva dar vita alla trasposizione in celluloide di Closer? Se questa caustica commedia, scritta da Patrick Marber per il teatro, con successo immediato (tradotta in trenta lingue e approdata in oltre cento città), ha concretizzato la chance di migrare dal palcoscenico al grande schermo, si deve proprio ad un regista come Nichols, capace di indagare e svelare, con l’invidiabile stile di un grande ‘detective’, spesso intriso di sottile ironia, gli spazi più intimi delle persone, in particolare del rapporto uomo-donna, con cui finisce per offrire sempre allo spettatore ottimi spunti di riflessione. Ma

    per porgere il meglio evitando l’eventualità di cali di tono in un soggetto animato da ritmo e spirito pungenti, questa volta ha delegato la sceneggiatura allo stesso autore del Closer teatrale. Perciò, se lo sguardo gioca indubbiamente un ruolo chiave nella intricata dinamica ad intreccio di due coppie londinesi negli anni Novanta, tra colpi di fulmine, tradimenti sul filo della passione e della trasgressione, il ritmo incalzante e talora claustrofobico in cui si incrociano le vite dei quattro personaggi contemplati dalla storia, è determinato senz’altro dai dialoghi di uno ‘script’ a dir poco superbo. E’ su questa struttura già solida di per sé, riccamente frastagliata e profondamente incisiva, devastante a tambur battente come gli ingranaggi di quella giostra di ‘relazioni pericolose’ su cui sono saliti i protagonisti, scambiandosi troppo spesso di posto, che vanno a cementare le brillanti performances degli interpreti: Jude Law (A.I., Il talento di Mr. Ripley, Ritorno

    a Cold Mountain, Sky Captain and the World of Tomorrow) nei panni di Dan, squattrinato e fallito scrittore ridotto a redigere necrologi, sciatto quanto attraente e sensuale, personaggio motore, chiave introduttiva degli altri e dunque della storia, Natalie Portman (Leòn, Star Wars, The Garden State), al primo ruolo sexy veramente adulto con cui veste Alice, giovane e disinibita cameriera spogliarellista, misteriosa e allo stesso tempo sincera e diretta, Julia Roberts che ha arricchito la cinica, agguerrita, ma anche fragile fotografa Anna, di un caleidoscopio di inedite e intense sfumature, infine Clive Owen (Gosford Park), il bel focoso dermatologo Larry, estremamente determinato a varcare i confini del proprio territorio, quanto a riprendersi, con ogni espediente, buono o cattivo, quanto ritiene di sua proprietà.

    Schegge che si intersecano in un incrocio di possibilità per diventare un tracciato anagrammatico di riflessione profonda sull’amore, le trasgressive passioni scaturite con l’immediatezza e la prorompenza del colpo

    di fulmine, le contraddizioni profonde di un individuo che pur tradendo non riesce a controllare la furia della gelosia, rivendicando l’impropria idea di possesso della persona che ama o crede di amare, da cui pensa insanamente di potersi comunque prendere una vacanza con legittima licenza e con l’illusione di non scottarsi, di non cambiare nulla nella sostanza delle cose, per l’altra persona e per se stessi. Storie antiche e moderne di desideri repressi o appagati, di tradimenti andata e ritorno, di inevitabili e dolorose conseguenze, di ritorsioni ad effetto boomerang, di tale peso da rimanerne plausibilmente schiacciati. Una giostra che diverte e distrugge. La fatidica arma a doppio taglio con il miraggio di una libertà e di un sogno che strozzano con la forza, delicata e feroce, di una calza di seta quando è stretta alla gola.

    Non sono certo frequenti, e neppure facili da realizzare, i soggetti cinematografici come

    Closer, capaci di coniugare in termini straordinariamente fluidi e plausibilmente corrispondenti al vero, in modo da non creare sbavature o discrasie nell’amalgama, due generi apparentemente contrapposti tra loro, come la commedia e il dramma. In questo senso, volendo citare due esempi usciti vincenti da una tale sfida, sebbene in contesti totalmente estranei al film di Nichols, mi vengono in mente Charlie Chaplin, sul piano attoriale, mentre in tempi più recenti, anche a livello di regia, il Roberto Benigni di La vita è bella. Parlare di problematiche scottanti, drammatiche, e riuscire a inserirvi schegge di humour, battute a ritmo incalzante, per quanto per lo più sul filo del sarcasmo, senza cadere nel banale, nel ridicolo o comunque in qualcosa di stridente, ma anzi, riuscire a caricare di spessore il significato del messaggio che si intende comunicare, beh, questo è solo appannaggio delle grandi menti, per lo più forti di un notevole

    bagaglio culturale, di rara esperienza e sensibilità artistiche. Tutte doti che non fanno difetto ad un regista come Mike Nichols, che già nei suoi trascorsi cinematografici aveva sondato, sia pure in termini decisamente più soft, alcune dinamiche uomo-donna, peraltro interrelate a problemi sociali come le ambizioni professionali, il tradimento, l’amore per calcolo e/o trasgressione e via dicendo (ad esempio Una donna in carriera e A proposito di Henry). Ma in Closer, prossimo nello spirito a Chi ha paura di Virginia Woolf ? e a Conoscenza carnale dello stesso Nichols, sembra azzardare di più, portarsi persino oltre la convivenza tra i due opposti binari della commedia e del dramma: qui Nichols intinge il tutto, perfettamente motivato dal tema, in un percorso lastricato inevitabilmente di un linguaggio estremamente spinto, diciamo piuttosto privo di censure di sorta, in caduta libera, senza d’altra parte poter essere classificato come target di volgarità, perché legittimamente consentito

    da un certo genere di contestualizzazione e dall’anima di questi personaggi, come dire, un po’ sopra le righe, non certo specchio di quotidiana e quieta normalità, piuttosto icone anche spiccate di una contemporaneità fortunatamente da non assolutizzare o generalizzare, ma indubbiamente frutto plausibile portato a maturazione con gli eccessi del caso, in una metropoli della contemporaneità quale la Londra del film, non propriamente quella turistica, da cartolina, bensì reale, vissuta da gente vera.

    La cifra stilistica che ne sortisce, tra le più raffinate in un contesto tutt’altro che idilliaco, ci richiama alla memoria un altro grande cineasta che per tutt’altri versi, ma con molte schegge tematiche e spunti di riflessione comuni, aveva stimolato lo spettatore sul piano della trasgressione sessuale, del tradimento di fatto o solo desiderato, della crisi di coppia, approdando ad un qualcosa di altrettanto elegante pur nella crudità e spietatezza di certi ingredienti: è quanto realizza Stanley

    Kubrick con Eyes Wide Shut. Certe ossessive fantasie sessuali, il desiderio mentale e ‘fattivo’ di varcare la ‘soglia limite’, il confine del proprio territorio, con la voglia di esplorare ‘sconosciute frontiere’, i luoghi ‘proibiti’ (i club privè), il pesante silenzio prima del plateale e doloroso momento in cui ci si toglie la maschera di fronte all’altro, con i conseguenti e devastanti sensi di colpa, e con un unico premio corsa, un gran senso di vuoto e di smarrimento, difficilmente colmabili, sembrano tutti motivi comuni al Kubrick di Eyes Wide Shut così come al Closer di Nichols.

    E se con Closer, come dichiarato dallo stesso sceneggiatore Marber, non si è contemplata l’intenzione di esprimere un giudizio morale, l’effetto d’insieme che ne sortisce, e forse non solo per l’insistenza sui primi piani, è quello di una poliedrica soggettiva di vacuità individuale. In fondo la morale sembra venire di conseguenza: non puoi

    fare nulla a te stesso e agli altri, soprattutto in materia sentimentale, come nel caso specifico, senza poi dover fare i conti con inevitabili conseguenze, di solito, tutt’altro che piacevoli e gratificanti. L’appagamento di pochi momenti di piacere, a maggior ragione se avallati dal tradimento e dalla menzogna, raschia l’anima, accrescendone irreparabilmente il senso di vuoto.

    Perle di sceneggiatura

    Anna (Julia Roberts): “Non smettere di amarmi. Lo vedo che ti stai allontanando. Non ha significato niente per me. Se mi ami devi perdonarmi”.

    Dan (Jude Law): “Che c’è di bello nella verità? Prova a mentire, invece. Le bugie sono il pane quotidiano del mondo”.

    Alice (Natalie Portman): “Ma dov’è questo ‘amore’? Non riesco a vederlo, non riesco a toccarlo. Riesco a sentirlo, però: sento le tue parole facili, ma non so che farmene”.

    Larry (Clive Owen): “Non conosci le basi dell’amore perché non sai cos’è il compromesso”.


    Commenti del regista

    Quello che rende Closer naturalmente adatta al grande schermo è il fatto che è raccontata per immagini condensate, ovvero nel modo in cui organizziamo il ricordo. Inoltre, l’elemento di intimità che caratterizza la commedia di Marber si presta più ad essere rappresentato al cinema che in teatro. Al cinema lo spettatore è a l buio, solo con i personaggi, e prova meno imbarazzo di fronte all’intimità, al sesso e all’amore”.

    Commenti dei protagonisti:

    Julia Roberts (Anna): “Ho fatto molta fatica a identificarmi fino in fondo con questa donna complessa e piena di difetti. Neppure nei momenti più bui della mia vita ho avuto comportamenti contorti come i suoi – in confronto ad Anna mi sento un’educanda! E’ estremamente subdola, ma non credo che il suo sia un atteggiamento premeditato”.

    Jude Law (Dan): “Dan vive in un mondo tutto suo e si crogiola nella sua condizione di scrittore frustrato finché non incontra Alice, che diventa la sua musa. Attraverso di lei, lui si apre, sboccia. La relazione lo stimola a uscire da se stesso e gli dà forza, facendogli incontrare un’altra donna, Anna, di cui si innamora seriamente. Questa seconda relazione, però, sembra destinata fin dall’inizio all’insuccesso, e nonostante regali a Dan alcuni dei giorni più felici della sua vita, finisce col consumarlo”.

    Natalie Portman (Alice): “Il ruolo che interpreto in questo film è del tutto nuovo per me. Alice è una donna dalle molteplici sfaccettature. Quando arriva a Londra non ha nessuno su cui contare ed è costretta a crearsi una nuova vita. E’ una persona sincera, che esprime i suoi sentimenti in modo diretto, e questo la rende molto diversa dagli altri protagonisti. Anche se di tanto in tanto si racconta delle bugie, è la figura più autentica del film… Il film analizza i rapporti di coppia e dimostra come a volte le persone siano così prese da se stesse da diventare totalmente indifferenti ai sentimenti dell’altro. E’ come se dicessero: ‘Sicome sono innamorato posso comportarmi in modo irrazionale; non importa se faccio del male a chi mi sta accanto’. L’amore, insomma, diventa un assurdo pretesto per trattare gli altri in modo insensibile”.

    Clive Owen (Larry, Dan nella piece teatrale): “Mi piaceva molto la parte di Dan, ma tornare indietro e diventare Larry è stato davvero stimolante. E’ stato come ricominciare tutto daccapo: quando ti immedesimi in un certo personaggio, valuti tutto nella sua prospettiva. Cambiando ruolo, ho dovuto accantonare tutto quello che pensavo a teatro e assumere il punto di vista di Larry… Non capita spesso di avere dialoghi così densi. E’ bello poter pronunciare battute brillanti e corpose, tutte concentrate su quattro personaggi. Sarebbe fantastico poter interpretare ognuno di questi ruoli. La cosa importante, è amare allo stesso modo tutti e quattro i protagonisti. Le scene sono tutte molto intense, e perché funzionino davvero bisogna cambiare continuamente alleanze, solidarizzando ogni volta con una parte diversa. Per certi versi è un po’ quello che succede oggi nei rapporti umani. Closer li analizza molto da vicino, e trovo che questo sia il suo tratto più stimolante… Queste quattro persone si innamorano e poi si allontanano, riuscendo ad agire nei modi più cattivi e spietati. Alla fine ti viene da pensare: ‘Ma perché ci comportiamo così?”.

    (Dal Press-Book di Closer)

    Altre voci dal set:

    Il commediografo e sceneggiatore Patrick Marber: Una storia d’amore senza giudizi morali

    Ovviamente non parla solo di sentimenti, ma anche della gelosia sessuale, degli sguardi maschili, delle bugie che raccontiamo a noi stessi e a coloro che ci sono più vicini, di come le persone affermano la propria identità usando gli altri. Tutto considerato, comunque, resta una semplice e bella storia d’amore. E come la maggior parte delle storie d’amore ha le sue gatte da pelare… Ho volutamente scelto un titolo ambiguo, che fosse in grado di evocare una certa atmosfera senza circoscrivere in maniera troppo rigida i possibili significati della storia… Nichols voleva che fossi fedele al testo originale. Una volta stabilita la regola che avremmo raccontato la storia in modo molto simile a quello usato a teatro, ovvero attraverso sequenze temporali abbastanza lunghe, si è trattato solo di tagliare, riscrivere e ristrutturare leggermente le varie scene… Non mi interessano le categorie del bene e del male, e neppure voglio esprimere valutazioni di merito sui protagonisti del film. Io mi limito a farli parlare e agire. Saranno gli spettatori a valutarli come credono; forse avranno opinioni discordi, ma nessuno disconoscerà la loro autenticità. E magari rideranno ad alcune battute”.

    Il produttore John Calley riguardo alla commedia di Patrick Marber:

    E’ un’incredibile testimonianza dei nostri tempi. E’ un testo arguto, romantico e per certi versi pericoloso, credo offra diversi, interessanti spunti di riflessione… La commedia pone l’accento sulla complessità delle relazioni attuali, in cui gli inizi sono talmente belli, carichi di emozioni e aspettative che la gente sviluppa una sorta di ‘dipendenza’ dalla fase dell’innamoramento. E’ come se ci si innamorasse dell’idea di innamorarsi e si finisse con lo scoprire che non è facile perdere quest’abitudine. I dialoghi sono pieni di commenti acuti ma anche molto ironici. L’umorismo non è mai fine a se stesso e a volte arriva a toccare corde profonde”.

    Il produttore esecutivo Celia Costas:

    La commedia esprime un messaggio di speranza, nel senso che i personaggi fanno i conti con loro stessi, subiscono cambiamenti profondi e imparano a conoscersi meglio – che è poi ciò che conta di più, sia nella vita che al cinema”.

    Links:

    • Mike Nichols (Regista)

    • Julia Roberts

    • Clive Owen

    • Jude Law

    • Natalie Portman

    1

    Galleria Video:

    closer_eng.mov

    Il giudizio della critica

    The Best of Review

    International Press

    Italian Press

    …’Closer’, un film che potrebbe candidarsi a molti Oscar e che a sua volta dimostra la perspicacia dell’autore nell’analisi dei rapporti d’amore (e di forza, violenza, auto e altrui distruzione) e il suo magnifico controllo sugli attori”.
    Emanuela Martini (Chi ha paura di Mike Nichols ? in “Film TV”, 19-25 dicembre 2004, anno 12, n. 51, p. 4).

    Mike Nichols (è tra i pochi in grado di rappresentare il corpo dei sostantivi, degli aggettivi e dei verbi delle emozioni amorose al di fuori delle convenzioni, vecchie e nuove, dei melodrammi), stringe e inchioda, con la macchina da presa, i suoi quattro attori in quella che è una successione sincopata di climax narrativi”.
    Enrico Magrelli (Closer, in “Film TV”, 19-25 dicembre 2004, anno 12, n. 51, p. 10).

    …esattamente come la commedia di Patrick Marber su cui si basa, il film diretto da Mike Nichols è tutto meno che sentimentale: si può definirlo ironico, intrigante, aggressivo, ma non certo amabile e romantico. Funziona un po’ come una vivisezione del carattere umano in una situazione amorosa. Quello che viene fuori è un contraddittorio, aggrovigliato miscuglio di pulsioni per lo più negative: al desiderio erotico e alla voglia di tenerezza si associano il tradimento, la menzogna, l’egoismo, l’incapacità di comprendere, la gelosia, la frustrazione…”.
    Alessandra Levantesi (La Stampa, 10 dicembre 2004).

    Dalla palese matrice teatrale … Mike Nichols costruisce un film cerebrale e scostante, istintivo e arroventato, sconsolatamente pessimista sull’eterno thrilling dell’amore….La classe dell’insieme è rivelata proprio dalla fluidità del racconto, una progressione di morbidi scatti nello spazio e nel tempo che permettono agli attori di scorticarsi impietosamente col supporto del fitto crepitio dei dialoghi: i quali, peraltro, librandosi su tonalità tra il ridicolo e il survoltato, l’hard e il banale, il veristico e l’effettato costituiscono il vero centro di gravità dello spettacolo. Una vivisezione del discorso amoroso, dunque, da prendere o lasciare….Scolpito con encomiabile sintesi lo sfondo, che è quello dei borghesi bohémiens in fondo insoddisfatti sia volteggiando alle mostre trendy sia navigando tra gli scambi porno di Internet, il regista ha partita facile nel bersagliare la menzogna, l’egoismo, la gelosia e la frustrazioen che caratterizzano gli attuali girotondi sentimentali. La Portman e Owen rispondono meglio delle str Roberts e Law alle ardite esigenze di un film anglo-americano che riesce, comunque, nell’intento “molto francese” di porgere un messaggio sardonico e feroce in una confezione raffinata”.
    Valerio Caprara (Il Mattino, 11 dicembre 2004).

    …Closer è più che affilato: è duro e scabroso, ma anche cattivo, brillante, feroce, come la commedia di Patrick Marber da cui è tratto… un testo perfetto come un orologio, per raccontare, più che una ‘semplice e bella storia d’amore’, la nascita e la fine di un massacro amoroso. A due, a tre, a quattro….”.
    Laura Maragnani (in “Panorama”, 26 novembre 2004)

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