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    Home Page > Movies & DVD > Donnie Darko

    DONNIE DARKO: Stati di allucinazione spazio temporali per il neoregista statunitense Richard Kelly

    Una inusuale “favola infrangi-generi sulla vita americana di provincia, sui viaggi nel tempo, su una storia d’amore adolescenziale, e su un ragazzo che da solo prende posizione in un mondo caotico”.

    Magari Donnie Darko è la storia di Holden Caulfield, risuscitato nel 1988 dallo spirito di Phillip K. Dick, che inventava di continuo storie di schizofrenia ed abuso di sostanze in grado di infrangere le barriere dello spazio e del tempo? O si tratta di una black comedy che presagisce l’impatto delle elezioni presidenziali del 1988? In primo luogo, ho voluto fare un film che deve essere visto e digerito più volte”.
    Il regista Richard Kelly

    (Donnie Darko USA 2001/ITALIA 2004; Drammatico; 113’; Produz.: New Market Films-Pandora/Flower Films (Sean McKittrick; Nancy Juvonen; Adam Fields); Distribuz.: Moviemax)

    Locandina italiana Donnie Darko

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Donnie Darko

    Titolo in lingua originale: Donnie Darko

    Anno di produzione: 2004

    Anno di uscita: 2004

    Regia: Richard Kelly

    Sceneggiatura: Richard Kelly

    Soggetto: Richard Kelly

    Cast: Jake Gyllenhaal (Donnie Darko)
    Jena Malone (Gretchen Ross)
    Drew Barrymore (Karen Pomeroy)
    James Duval (Frank)
    Beth Grant (Kitty Farmer)
    Maggie Gyllenhaal (Elizabeth Darko)
    Holmes Osborne (Eddie Darko)
    Katharine Ross (Dr. Lilian Thurman)
    Patrick Swayze (Jim Cunningham)
    Noah Wyle (Dr. Kenneth Monnitoff)
    Alex Grrenwald (Seth Devlin)
    Gary Lundy (Sean Smith )
    Seth Rogen (Ricky Danforth)
    Stuart Stone (Ronald Fisher)
    Daveigh Chase (Samantha Darko)
    Cast completo

    Musica: Michael Andrews

    Costumi: April Ferry

    Scenografia: Alexander Hammond

    Fotografia: Steven Poster

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    “2 ottobre 1988: era il tempo di Dukakis contro Bush. Era il tempo di Hungry Hungry Hippos e Stephen Hawking. Era il tempo dei Duran Duran e Sparkle Motion. Era il tempo di Donnie Darko, un adolescente americano che salì sulla freccia del tempo per un giretto…
    2ottobre 1988, una giornata come le altre nella vita disincantata di Donnie Darko. Ha preso le sue medicine, ha guardato il dibattito presidenziale alla televisione, e ha cenato con la famiglia. Poi avviene un terrificante incidente – inspiegabilmente il mootore di un aeroplano precipita dal cielo, schiantandosi sulla casa dei Darko e distruggendo la stanza di Donnie. A seguito dell’incidente, che per poco non gli costa la vita, Donnie sperimenta un accresciuto senso di cosa significhi essere vivi, e di lì a poco innamorati. Armato di un arcano testo intitolato The Philosophy of Time Travel (La filosofia dei viaggi nel tempo), ben presto Donnie scopre la propria potenzialità di dipanare i fili che tengono assieme l’universo, parallelamente alla tentazione di alterare il tempo ed il destino. Ma è tutta immaginazione di Donnie? Straordinariamente intelligente, il sonnambulo Donnie prende a casaccio le sue pillole anti-psicosi, soffre di frequenti allucinazioni, e riceve le regolari visite di Frank, una implacabile presenza soprannaturale che lo avverte: il mondo così come lo conosce Donnie finirà tra 28 giorni. Comunque, tutte queste cose sono minimi problemi per Donnie. Il punto cruciale della sua esistenza è il terrificante mondo che lo circonda – una “fantasia” tipica degli anni ’80 abbrutita dalla cultura pop, dagli eccessi materialistici, dal fondamentalismo, da un cinismo prevaricante, dalle ricette mediche e dall’ipocrisia dilagante…”.

    (da Donnie Darko Press-Book 2004)

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    Una favola ‘onirica’ “infrangi-generi” per mettere a nudo un’epoca fatta anche di realtà crude, scomode o misteriose, sotto il segno del conflitto… Paure, amori, ipocrisie, piaghe sociali, spaccati intimi e collettivi, sogni e verità scottanti, antitetiche filosofie di pensiero, un destino aperto alla vita e uno alla morte che si ricongiungono in diverse dimensioni spazio-temporali con epiloghi naturalmente contrapposti.

    Non vi è dubbio che la vena portante di Donnie Darko sia di natura fantascientifica. Caleidoscopica riflessione a intermittenza sullo spazio-tempo, sull’ineluttabilità o meno della predestinazione e di possibili interventi da parte dell’uomo per cambiare l’andamento delle cose in seno al proprio destino o a quello di altri, Donnie Darko si conferma ancor più su questa lunghezza d’onda quando finge di attingere l’imput per tali intellettualoidi dissertazioni sul tema, da La filosofia dei viaggi nel tempo, libro fittizio di Roberta Sparrow (alias ‘Nonna Morte’), personaggio canuto e scarmigliato oramai sulla sponda della

    follia, sempre in mezzo alla strada per raggiungere la cassetta della posta, perennemente vuota. Canuta e scarmigliata analogamente a Doc, lo scienziato pazzo di Ritorno al futuro, film cult con i relativi seguiti di Robert Zemeckis che lo stesso neo regista statunitense Richard Kelly ha ben tenuto presente per Donnie Darko. La connessione tematica sul binario principale dei viaggi nel tempo e dell’esistenza di uno o più universi tangenti non può sfuggire, ma quand’anche sfuggisse, è ben ribadita perfino da una espressa citazione di Ritorno al futuro in una specifica sequenza di Donnie Darko, quando il protagonista Donald (Donnie), sardonicamente vestito da Jake Gyllenhaal (October Sky, The Day After Tomorrow), ne enuncia espressamente il proprio apprezzamento per il carattere “avveniristico”. Ma è anche vero che il giovane regista Kelly, affascinato dal “design visivo e (da) l’umorismo, insani e psicotici” di Terry Gilliam (Brazil, La leggenda del re pescatore, L’Esercito delle

    dodici scimmie) così come dalla “nudità emozionale” di un regista come Peter Weir (Witness Il testimone, Fearless. Senza paura, The Truman Show, Master and Commander), va deliberatamente molto oltre il limite di uno o più generi, considerando l’orientamento cinematografico per categorie una sorta di ghettizzazione, una barriera che non si sente di porre neppure ai suoi film futuri, perchè incapace di fare “un film tradizionale”. Così non è un caso che il suo prossimo Southland Tales, dal taglio epico, focalizzi un wekeend ambientato nella Los Angeles del 4 luglio 2008, cornice futuribile per un ibrido di fantascienza tra commedia musicale e thriller. Donnie Darko non poteva dunque restringersi all’unico binario sci-fi: il suo cuore palpitante e la sua anima ‘visionaria’ di fatto finiscono per essere un qualcosa di ben diverso dallo stesso Ritorno al futuro: dalla vena portante di Donnie Darko si dirama infatti tutto un reticolo di altre vene

    parallele che vanno a irrorare un tessuto poliedrico fatto di molte componenti, per lo più riconducibili sotto lo stesso tetto comune del conflitto, altro perno motore del film: un tessuto fatto di esplorazioni ‘metafisiche’ nell’universo adolescenziale contemporaneo, con i suoi flirt, l’ossessione del sesso, i bulli da domare per poter sopravvivere ai loro arroganti e inconsulti attacchi, le amicizie da coltivare e selezionare così come gli amori, il primo amore, i contrasti con i genitori, da cui partono alcuni capillari mirati a dar vita a drammatici spaccati familiari che sfociano in piaghe più o meno private con interferenze nel sociale (vedi la situazione della ragazzina di Donnie, Gretchen Ross-Jena Malone). Nel labirinto tematico di conflitti interni ed esterni trovano il loro habitat ideale gli ‘eccessi’ paranoici dello stesso protagonista, debordanti oltre il limite dei canonici disturbi tipici di un’età delicata, tanto da far ricorrere la famiglia alla psicanalisi, una finestra

    aperta sul mondo visionario e allucinato di Donnie Darko, ragazzo indubbiamente disturbato e condizionato dall’uso di psico-farmaci che d’altra parte sembra muoversi in questa caotica rete di interrelazioni come una sorta di ‘guru’ pronto ad esplodere e a mettere il dito nella piaga di tante ipocrisie e preconcetti vivi e vegeti nel mondo reale. I due esempi più eclatanti si hanno l’uno, nel bel mezzo di una conferenza tenuta alla scuola dal popolare scrittore Jim Cunningham, con un insospettato retroscena di pedofilia che salterà fuori con l’evolversi della storia, interpretato da Patrick Swayze (Ghost, Point Break, La città della gioia), spesso anche ospite e/o conduttore di programmi alla TV per dissertazioni o programmi incentrati sui contenuti di un suo libro sulle ragioni degli eccessi e di ogni sorta di manchevolezza umana riconducibili alla paura, a fobie varie; l’altro, nel corso di una lezione condotta da un’insegnante convinta di poter limitare

    il flusso della vita e del comportamento umano in due sole categorie di segno contrapposto: la linea negativa della paura e quella positiva dell’amore, facendo piazza pulita dell’infinito bagaglio di sfaccettature emozionali che questo in pratica significa. Richard Kelly dipinge dunque Donnie Darko come veicolo per aprire una finestra su molti aspetti reali della vita americana di provincia degli anni Ottanta, fino ad eleggerlo simbolo di redenzione sociale, simbolo di quel flusso temporale e di quel destino che anela a controllare o ad alterare, simbolo dell’inizio e della fine che nella struttura circolare del film si ricongiungono fino a coincidere in due destini del tutto antitetici, di vita in principio, di morte a conclusione. E’ certamente vero che Donnie Darko “presenta contemporaneamente una profonda indagine sul recente passato e sulle possibilità del futuro, il tutto all’interno della storia di un adolescente diverso da tutti quelli conosciuti finora dal pubblico”. In

    questo percorso allucinato e allucinatorio che tanto si assimila al timbro dark-psicotico del Philip Dick di Blade Runner (per l’appunto un’altra predilezione del regista Richard Kelly) tra i vari e possibili motivi di ispirazione non si può certo dimenticare Contact, da cui si importa persino l’interprete Jena Malone (all’epoca bambina, ora diciannovenne): quando Donnie Darko poggia il dito sull’aria incontrando la resistenza di una superficie di natura quasi liquida, come finestra spazio-temporale che lo separa e lo accomuna al nefasto quanto ‘surreale’ amico-coniglio Frank (maschera delle proprie paure? Materializzazione corporea dei più sotterranei disturbi del subconscio?) e la stessa fede in universi paralleli, sono tematiche affiliate. Il campo delle interpretazioni non è certo unilaterale e la cosa è stata ardentemente voluta dal regista Kelly che ha realizzato Donnie Darko col fermo proposito di partorire un film “abbastanza variegato da poter assumere significati diversi per persone diverse”. Beh, si direbbe esser

    riuscito nell’intento, dimostrando peraltro un apprezzabile talento stilistico nel cavalcare diversi generi per infrangerli, mirando ad un risultato fuori dal comune, nel segno di un originale frammentazione temporale, anche dal punto di vista cinematografico, spesso accentuata da passaggi a ritmo accelerato (omaggio al cinema muto?) e da dissolvenze in bianco, per approdare ad un’ipotesi di ricomposizione dell’insieme attraverso un visivo ‘indietro tutta’ della pellicola che torna così al punto di partenza, salvo poi abbracciare un destino contrapposto a quello profilato nel reale inizio del film, quasi a stringere tra due fuochi l’universo tangente delle visioni dark(o) del tragico Donnie, un adolescente già impressionato dall’idea di morte in solitudine: “Ogni creatura sulla terra quando muore è sola”.

    IN D V D (Commento a cura di PAOLO LOMBARDI)

    NOTE TECNICHE: - Formato video: Video Anamorfico 2.35:1
    - Audio: Dolby Digital 5.1
    - Lingue: Italiano

    e Inglese con sottotitoli
    in italiano, inglese e italiano per non udenti


    CONTENUTI SPECIALI: - Interviste al cast tecnico e artistico
    - “Live” interviste Coming Soon a regista Richard Kelly e al produttore Sean Mckittrick
    - Backstage
    - Trailers

    Questo film ha avuto la peculiarità di un “work in progress”…! E l’entusiasta genialità del giovane cineasta Richard Kelly ha sorpreso pubblico e critica su un terreno semplice e pur straordinariamente aperto ad un labirinto di possibilità interpretative. Un po’ troppo risicati gli extra del DVD limitati ad un apparentemente nutrito pacchetto di ‘testimonianze dirette’ da parte del cast

    Il nucleo portante dei contenuti speciali di Donnie Darko è senz’altro costituito da un pacchetto di Interviste particolarmente nutrito, anche se si tratta di interventi piuttosto brevi, ma estesi un po’ a tutto il cast, dal regista, agli attori, ai protagonisti di produzione, indicati uno per uno su una lavagna, su cui punta la bacchetta la

    stessa famigerata insegnante del college nel film. Si tratta per lo più di giudizi ed impressioni a più livelli che vanno a forgiare un interessante profilo del film, o dei personaggi, colti da diverse angolazioni e sfumature. Questo almeno per i primi della lista, molti sono invece dei flash un po’ troppo vacui.
    E la lista non poteva che iniziare con il giovane regista Richard Kelly, concentrato nel proprio climax professionale, ossia nell’intento di fare film che facciano parlare il pubblico. Perché secondo Kelly “Quando un film è bello, se ne continua a parlare, una volta usciti dal cinema…”. E naturalmente sperava che Donnie Darko rientrasse in quella categoria. A giudicare dai risultati ottenuti, si direbbe abbia fatto centro pieno. Trattandosi di un film e di un personaggio protagonista così desueti, fuori dalle righe, torna utile la precisazione del regista al riguardo, essenziale per disporsi nella giusta ottica con cui vedere

    o rivedere il film: “Donnie Darko somiglia a molti ragazzi con cui sono cresciuto…e che conosco tuttora. Di solito, un personaggio rappresenta qualcuno che tutti vorremmo essere… o avremmo voluto essere… o qualcuno che sappiamo di essere stati a un certo punto della nostra vita. Spero che Donnie Darko sia un personaggio che non si dimentica facilmente…. Quanto all’attore protagonista, Jake Gyllenhaal: A dire il vero, è stato difficile entrare nel ruolo di Donnie…perché le realtà con cui entra in contatto sono numerosissime. Donnie viene plasmato dalle realtà con cui di volta in volta entra in contatto. In termini semplici e astratti… definirei i film come un viaggio alla scoperta della propria identità. Il paradosso sta nel fatto che, alla fine, non la scopre solo Donnie, ma anche il pubblico stesso, che sente il bisogno di rivedere il film. La tematica è a tratti ridicola, fantastica, totalmente assurda, naturalistica e

    realistica. E’ un viaggio che ci propone un miscuglio di emozioni: la tristezza, la comicità, la follia. Se parliamo della tematica, è facile giungere a conclusioni errate: per ogni spettatore deve essere un’esperienza individuale. Il film non si limita ad affrontare un solo argomento…e il bello è che nessuno può arrivare ad una conclusione obiettiva…”. Jena Malone e Drew Berrymore, in veste anche di produttrice, parlano brevemente ciascuna del proprio personaggio, e quest’ultima tesse anche lodi per il genio del regista e le incredibili doti attoriali del protagonista che pareva addirittura ‘destinato’ ad interpretare Donnie Darko. E, naturalmente, in qualità di produttrice, la Berrymore confessa di nutrire delle aspettative nei confronti di questo film: “Mi aspetto che questo film faccia riflettere i pubblico, anche perché contiene provocazioni a livello emotivo. E’ la sua complessità che permette un completo coinvolgimento”.

    Per un film partito con difficoltà di commercializzazione e distribuzione e che

    rischiava di essere circoscritto all’home video o via internet, è certo che Donnie Darko ha finito per sorprendere lo stesso staff di produzione per i risultati ottenuti nel corso di qualche anno. Un po’ come una sorta di ‘work in progress’ che lo ha fatto scoprire gradualmente ed accettare per il suo tocco unico dal genere ibrido, tra horror, fantascienza, dramma ecc., appunto, difficilmente classificabile, come confermato dallo stesso regista e dal produttore Sean Mckittrick nello speciale degli extra “Live” Coming Soon’. Sezione in cui emerge un altro tratto fondamentale del film quale lettura comica in vena satirica dell’epoca reaganiana negli anni Ottanta, quando il regista era appena un ragazzo di quattordici anni: il coprotagonismo a tutti gli effetti, delle musiche nello stile “pop song” anni Ottanta. Una sorta di rintocco funebre per l’era reaganiana dove non si escludono tocchi autobiografici e dove le stesse canzoni rappresentano l’anima della storia

    e del periodo alla stregua di un musical, dunque come “incastonate” nella stessa sceneggiatura del film, con la valenza del coro della tragedia greca.

    Completano questi extra per la verità un po’ risicati, solo un breve Backstage (alcuni flash sul set) e i Trailers, di cui lo ’spot teaser’ e lo ‘spot Tv’ sembrano peraltro migliori del trailer cinematografico, senz’altro più immediatamente incisivi nella loro essenzialità mirata ai principali nuclei tematici del film.

    Voto al DVD : ***/5

    Perle di sceneggiatura

    Donnie Darko (Jake Gyllenhaal): “Ogni creatura sulla terra quando muore è sola

    Gretchen Ross (Jena Malone): “Pensa se uno potesse tornare indietro nel tempo, togliere tutti i pensieri dolorosi e rimpiazzarli con qualcosa di meglio”.

    Bibliografia:

    Sito ufficiale: >www.donniedarko.it<

    Links:

    • Richard Kelly (Regista)

    • Jake Gyllenhaal

    • Daveigh Chase

    • Drew Barrymore

    • Maggie Gyllenhaal

    • Jena Malone

    • Seth Rogen

    • SOURCE CODE - INTERVISTA al regista DUNCAN JONES e all'attore protagonista JAKE GYLLENHAAL (A cura dell'inviata SARA MESA) (Interviste)

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