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    Home Page > Movies & DVD > Man on Fire - Il fuoco della vendetta

    Man on Fire - Il Fuoco della Vendetta

    "Questo film è un viaggio emotivo. E' un film che parla della rinascita, della seconda possibilità, di ciò che un uomo è disposto a fare per impedire che queste cose gli vengano tolte di nuovo".
    Tony Scott

    (USA/Messico, 2004; Thriller d’azione drammatico; 146’; Produz.:Twentieth Century Fox International; Distribuz.: Twentieth Century Fox International, Twentieth Century Fox Italia)

    Locandina italiana Man on Fire - Il fuoco della vendetta

    Rating by
    Celluloid Portraits:


    Titolo in italiano: Man on Fire - Il fuoco della vendetta

    Titolo in lingua originale: Man on Fire

    Anno di produzione: 2004

    Anno di uscita: 2004

    Regia: Tony Scott

    Sceneggiatura: Brian Helgeland

    Soggetto: da un romanzo scritto nel 1980

    Cast: Denzel Washington (Creasy)
    Dakota Fanning (Pita)
    Marc Anthony (Samuel)
    Radha Mitchell (Lisa)
    Christopher Walken (Rayburn)
    Giancarlo Giannini (Manzano)
    Rachel Ticotin (Mariana)
    Jesús Ochoa (Fuentes)

    Musica: Harry Gregson-Williams

    Costumi: Louise Frogley

    Scenografia: Elli Griff

    Fotografia: Paul Cameron

    Scheda film aggiornata al: 30 Ottobre 2010

    Sinossi:

    Nelle classi più abbienti del Messico si respira un’atmosfera di terrore più o meno manifesto, più o meno represso a seconda dei casi, quando il fenomeno dei sequestri di persona, sempre più frequenti, si appuntano con crudele predilezione, quasi assoluta, su bambini, i figli delle famiglie di ceto alto. Per contrastare i devastanti effetti di una piovra criminosa come la Hermandad messicana, diffusasi e cresciuta a macchia d’olio anche tra i membri più ‘decorati’ della polizia locale, le famiglie assoldano guardie del corpo a difesa dei propri figli. Su questo scenario si colloca la storia di Pita Ramos (Dakota Fanning), la figlia di nove anni dell’industriale Samuel Ramos (Marc Anthony) e di sua moglie Lisa (Radha Mitchell) e della neo guardia del corpo, per ripiego, non per scelta, di John Creasy (Denzel Washington), ex agente della CIA per così dire “bruciato”, anche per vistosi problemi con l’alcol. Per nulla attratto dal suo nuovo ruolo si ritroverà suo malgrado a rivedere il proprio atteggiamento nei confronti della bambina piuttosto invadente e saputella affidata alla sua custodia, fino a riscoprire un nuovo scopo di vita. Ma il destino sembra aver deciso diversamente e tra numerosi drammatici colpi di scena ….

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    Un coinvolgimento assicurato con la complicità di un sapiente montaggio, appuntato su una frenetica danza di fotogrammi sparati uno sull’altro a ritmo vertiginosamente accelerato, rimarcati a dovere dal sonoro, come tessere di un mosaico scagliate una sull’altra sullo schermo. Contraltare a questa voce portante della sceneggiatura del film, delicate sequenze di sentimento pieno, coniugate a perfezione da Denzel Washington con le corde più dure del suo personaggio.

    Quando si apprende che l’intreccio di una storia da trasposizione cinematografica prevede tra le sue fondamentali componenti la moderata avversione di un uomo indurito dall’abitudine e dal disgusto di uccidere, plasmato dunque in un uomo poco socievole e con un bagaglio di pazienza decisamente carente, soprattutto nei confronti di una bambina che tenta in ogni modo di intessere un’amicizia indesiderata, e poi si apprende che la bambina riuscirà a far breccia nel suo cuore, riuscendo a cambiare le carte in tavola, non è facile

    allontanare dalla mente l’idea di uno scadimento nel banale e nel melenso. Questo film riesce invece ben ad eludere questo rischio grazie anche alla particolare congenialità di Denzel Washington, apprezzabilmente compensato in questo caso anche dalla giovanissima interprete Dakota Fanning, a coniugare armonicamente tra loro, l’inattaccabile corazza militare con il nascosto bagaglio interiore ricco come una cornucopia che vanno a delineare la personalità del suo personaggio, potenziandone la complessità emotiva in uno stile elegante e convincente. Un’eleganza che lo accomuna alle raffinatezze che caratterizzano la regia di Tony Scott (Top Gun, Giorni di tuono, In mezzo scorre il fiume, Allarme rosso, Nemico pubblico, Spy Game), considerato non a caso “un maestro nel bilanciare un virtuosismo tecnico viscerale con uno straordinario senso del ritmo, uniti per creare indimenticabili film d’azione”. Non vi è dubbio che la sinuosa o talora prorompente vena di drammaticità di certe sequenze che alimentano lo scenario portante

    della storia, acquista spessore e individualità grazie anche a certi sofisticati accorgimenti tecnici che sposano tra loro fotogrammi in bianco e nero lisci o rivestiti di pixell, soluzioni applicate in variegate patine anche al colore, repentini fermo immagine snocciolati a raffica e sinergicamente rimarcati sul piano musicale, portando lo spettatore ad un impatto forte e immediato come la scioccante piaga sociale dei rapimenti-business diventata una vera e propria “emergenza quotidiana” in Messico e che Scott ha coraggiosamente voluto denunciare sul schermo.

    IN D V D (Commento a cura di PAOLO LOMBARDI)

    Note tecniche: Edizione speciale due dischi-Audio 5.1 DTS: italiano, inglese; sottotitoli: italiano, inglese

    Contenuti speciali:
    DISCO 1:
    - Inside look
    - Commento audio del regista Tony Scott
    - 15 scene eliminate con commento opzionale del regista
    DISCO 2:
    - Documentario: “La mia vendetta-Scoprendo Man on Fire” (Vent’anni di “odissea” > ‘sviluppo del progetto’; il business del rapimento > ‘consulenti tecnici’; preso nel fuoco incrociato

    > ‘selezione attori e caratterizzazione’; Città di Dio > ‘Esterni: Messico’; Fuoco e Passione > Stile emotivo e visivo)
    - Il rapimento di Pita
    - Galleria fotografica
    - Video musicale
    - Trailer cinematografici e spot TV

    Attenzione alla sequenza iniziale! L’ex pittore e attuale regista Tony Scott svela alcuni trucchi particolari di tecnica e stile mirati ad esaltarne significati e impatto estetico-emotivo. Una pillola essenza dell’intera storia, costantemente in bilico tra estremi emotivi. E, per dirla con lo stesso Scott, “uno splendido tocco di colore al centro di questa tela”.

    Chi non è perfettamente bilingue (italiano e inglese) dovrà accontentarsi dei contenuti speciali del ‘Disco 1’, perché i contenuti del ‘Disco 2’ sono proposti soltanto in lingua originale, ovvero non sono affatto sottotitolati così come potrebbe sembrare leggendo sulla confezione. Ma anche limitandosi al 1° disco ne varrà comunque la pena. Malgrado anche il carnet delle 15 scene eliminate dalla confezione finale di Man on Fire,

    di cui è possibile scorrere un indice prima della visione di ognuna, sia corredato da un commento opzionale del regista anch’esso solo in inglese, alquanto ricco e dettagliato si offre il commento generale al film sempre da parte del regista Tony Scott (Top Gun…), fratello del celebre Ridley Scott (…Blade RunnerIl gladiatore, Le crociate). Dotati entrambi di tocco e spiccata sensibilità pittorici, nel caso di Tony, così come dichiara lui stesso, la questione è come dire, congenita, perché lui nasce professionalmente come pittore prima ancora che come regista, il che spiega l’accuratezza e l’originalità nell’impostazione estetica delle inquadrature del suo Man on Fire. Film che com’è noto, nasce ventidue anni fa per essere ambientato in Italia, perché all’epoca era quella la capitale mondiale dei sequestri, e che poi, mai realizzato per tutta una serie di ragioni, quando è stato ripreso in mano dopo così tanto tempo, grazie a Dio la

    situazione dei sequestri in Italia è di gran lunga migliorata, di contro all’America Latina. Così la scelta della nuova ambientazione è ricaduta su Città del Messico, dove purtroppo i sequestri sono vergognosamente numerosi con la frequenza di uno ogni sessanta minuti. Il commento generale del regista Tony Scott al suo film traccia le coordinate primarie per una comprensione piena e profonda delle ragioni che lo hanno portato a un certo genere di confezione, dove musica, montaggio e particolari accorgimenti tecnici, specifiche scelte per inquadrature, durata temporale, o interpreti per i personaggi, giocano una sapiente danza di straordinaria complicità per ottenere il massimo coinvolgimento emotivo del pubblico, travolto da estremi esasperanti ma senza forzature estranee alla realtà, anzi, ispirati a modelli di riferimento ben precisi, a cominciare dalla ‘mala’ responsabile dei sequestri in America Latina.

    E’ ancora il regista Tony Scott a rivelare intanto la centralità della sequenza d’apertura, cui è

    affidato il ruolo di rappresentare la “quintessenza di un rapimento”, concepita inizialmente come un breve racconto introduttivo all’intera storia, della durata di almeno sei minuti. Una questione di “approccio mentale” che lo stesso regista spiega come “approccio pittorico” sulla celluloide. Alla fine la sequenza ha fatto da sfondo per i titoli. L’idea era quella di dare un assaggio del mondo in cui ci si stava per addentrare e dal momento che quella sequenza è un concentrato di tutti gli aspetti di quel mondo, sensuale e tetro allo stesso tempo, è sembrata al regista un’ottima idea unirla ai titoli. Far comprendere per grandi linee la realtà in questione senza entrare nel dettaglio è secondo Scott “un espediente molto efficace per coinvolgere il pubblico“. E si apprende poi come dare vita a un coinvolgimento di un certo livello sia anche una questione di stile, di tecniche di ripresa, per esempio usando macchine

    da presa particolari, come una a manovella del 1910 e una pellicola invertibile che in pratica produce un effetto di realtà esasperata, rafforzando il blu del cielo o le tonalità del nero e del bianco e i colori in genere. “Poi l’abbiamo (riferendosi alla sequenza iniziale)… sottoposta a un processo chiamato sviluppo incrociato, in laboratorio, che esalta ancora di più il realismo. - specifica il regista - Tutto appare più strano, il contrasto è più forte e i colori più vividi, perciò questa sequenza iniziale non serve solo a darvi un’idea della trama ma anche a fornire un assaggio dell’estetica del film”.

    E la scelta degli attori? Ancora una questione che radica nel background pittorico del regista: “Ho cominciato come pittore. Il processo pittorico si basa sull’istinto”. Rileggendo più volte il copione di Man on Fire, Tony Scott ha lavorato di immaginazione, pensando ad un attore particolare in un determinato ruolo.

    Sembra ad esempio che la prima scelta dell’attore protagonista, quando il film doveva essere girato in Italia, sia caduta su Marlon Brando che si professò “troppo pesante” per la mole di attività fisica richiesta per il ruolo, così la parte passò a Robert De Niro. Il film fu però affidato ad un altro regista e Tony Scott finì per girare Top Gun. Solo vent’anni più tardi, quando la produzione aveva già proposto di nuovo il progetto a Scott, in uno studio di agopuntura terapeutica per fratture sportive, ecco l’incontro galeotto con Denzel Washington, cui è stato poi di fatto affidato il ruolo, calzato come un guanto da questo “colosso nero” in splendido contrasto con la minuta Dakota Fanning “dalla pelle di porcellana”. Coppia alquanto insolita che si è poi rivelata di una irresistibile complicità nel film. Un avvio inusuale che ha poi trovato conferma in un cast “misto assolutamente eccezionale

    e stranissimo”, composto da personalità e nazionalità diverse tra loro, che ha incluso attori messicani e latino americani. I pilastri giusti per un film che si muove per estremi, sui margini dell’esasperazione. E’ lo stesso Scott a definire Man on Fire un film “sugli estremi emotivi, per lo più…un viaggio sulle montagne russe dell’emozione”, avvalorato straordinariamente, ci pare, da montaggio e musiche che lavorano sinergicamente per un impatto di grande effetto cui questo DVD rende straordinariamente giustizia andando quasi a ricreare una piccola sala cinematografica domestica.

    Voto al DVD: *****/5 con lode

    Links:

    • Tony Scott (Regista)

    • Denzel Washington (Attore)

    1

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