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    Home Page > Movies & DVD > La famiglia Savage

    ECCO A VOI LA LA FAMIGLIA SAVAGE: QUEL CHE SI DICE 'UNA VISIONE IRRIVERENTE DELLA FAMIGLIA, DELL'AMORE E DELLA MORTALITA'

    'CELLULOID PORTRAITS' rende Omaggio alla Memoria di PHILIP SEYMOUR HOFFMAN - I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’
    Dal 25. Torino Film Festival; Selezione Ufficiale 2007: Sundance Film Festival; Toronto International Film Festival; London Film Festival

    "Era qualcosa che stava avvenendo ovunque intorno a me e, sulle prime, ho avuto paura di scrivere su questo tema. È un argomento che intimidisce ma, in ultima analisi, penso che 'LA FAMIGLIA SAVAGE' sia una storia che non solo affronta il problema della morte, ma si focalizza anche sull’importanza di cogliere la propria vita, anche nelle sfaccettature più tenui... La storia si è delineata come un mosaico, composto di tanti piccoli frammenti di idee, alcune tratte dalle mie esperienze, altre da fatti che ho osservato intorno a me. Poi la storia ha cominciato a prendere forma attraverso i personaggi di Wendy e Jon, due fratelli adulti che, a dispetto dei modi di vivere totalmente opposti, si trovano all’improvviso scagliati in una esperienza nuova e importante in cui non hanno altra scelta che affidarsi l'uno all'altra".
    La scrittrice e regista Tamara Jenkins

    (The Savages USA 2007; commedia drammatica; 113'; Produz.: Fox Searchlight Pictures/Lone Star Film Group/This Is That Productions/Ad Hominem Enterprises; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana La famiglia Savage

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: La famiglia Savage

    Titolo in lingua originale: The Savages

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Tamara Jenkins

    Sceneggiatura: Tamara Jenkins

    Cast: Laura Linney (Wendy Savage)
    Philip Seymour Hoffman (Jon Savage)
    Philip Bosco (Lenny Savage)
    Peter Friedman (Larry)
    Gbenga Akinnagbe (Jimmy)
    Cara Seymour (Kasia)
    Sidné Anderson (Simone)
    Erica Berg (Donna nel parcheggio)
    Guy Boyd (Bill)
    Bob Huff (ciclista in tandem bike)
    Elaine Huff (ciclista in tandem bike)
    Joan Jaffe (Lizzie)
    Zoe Kazan (studente)

    Musica: Stephen Trask

    Costumi: David C. Robinson

    Scenografia: Jane Ann Stewart

    Fotografia: W. Mott Hupfel III

    Scheda film aggiornata al: 24 Gennaio 2020

    Sinossi:

    "LA FAMIGLIA SAVAGE presenta una visione irriverente della famiglia, dell’amore e della mortalità, osservati attraverso la lente di una delle esperienze più spinose e complesse della vita moderna: due fratelli adulti che si trovano catapultati lontano dalla propria vita egocentrica di tutti i giorni e che devono occuparsi di un genitore anziano e ormai diventato un estraneo.
    L’ultima cosa che i due fratelli Savage avrebbero mai voluto fare era di volgere lo sguardo alla propria difficile storia familiare. Dopo essere riusciti ad allontanarsi da un padre dispotico e autoritario, i due hanno costruito un bozzolo protettivo attorno alle proprie vite complicate. Wendy (Laura Linney) è una battagliera drammaturga dell’East Village, ma al tempo stesso è un’impiegata temporanea che passa le giornate a richiedere sovvenzioni, rubare materiale di cancelleria dall’ufficio e frequentare il suo sposatissimo vicino. Jon (Philip Seymour Hoffman) è un nevrotico professore di college a Buffalo e scrive libri su argomenti oscuri. Ma ecco arrivare una telefonata, da cui apprendono che il padre Lenny, così a lungo temuto ed evitato (Philip Bosco), sta lentamente sprofondando nella demenza ed essi sono gli unici a poterlo aiutare.
    E così, mettendo in pausa le loro vite già cristallizzate, Wendy e Jon sono costretti a rivivere sotto lo stesso tetto per la prima volta da quando erano adolescenti, riscoprendo le eccentricità che li hanno fatti reciprocamente impazzire. In preda all’agitazione totale e in disaccordo su come far trascorrere al padre i suoi ultimi giorni, i due devono misurarsi con il reale significato della vita adulta e della famiglia e, fatto più sconcertante di tutti, con ciò che essi stessi sono in realtà".

    Dal >Press-Book< di La famiglia Savage

    Nota: Si ringrazia Anna dello 'Studio Punto e Virgola' per la sollecita collaborazione.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    PRELIMINARIA:

    Come molti altri connazionali americani, la scrittrice/regista Tamara Jenkins si è svegliata un giorno accorgendosi di vivere in un mondo strano, nuovo, che sta invecchiando in fretta. Ogni giorno, andando a passeggio nel quartiere con il cane e passando in prossimità di una casa di cura, osservava gli assistenti che portavano a spasso i vecchietti in sedia a rotelle. Aveva visto sua nonna finire in una casa di cura e aveva assistito alla comparsa dei sintomi della demenza nel padre. All’improvviso si è resa conto che quasi nessuno scriveva riguardo a queste due esperienze tanto drammatiche, se non nei toni più solenni, sdolcinati o sentimentali. Ed così ha deciso di affrontare l’argomento dalla sua prospettiva cruda, reale e dalle sfumature comiche. La Jenkins è rimasta affascinata dal modo in cui i giovani adulti reagiscono nell’osservare i propri genitori che invecchiano e ha voluto analizzare in modo approfondito l’ansia di crescere

    che assilla la nostra società, per non parlare dell’ossessione per la vecchiaia che incalza.

    COMMENTO CRITICO:

    CORAGGIO, DETERMINAZIONE, TAGLIO NETTO E CRUDO, CONDITO CON SCHEGGE DI IRONICA TRAGICOMICITA’ E UN TOCCO DI DELICATEZZA CHE NON GUASTANO PER UN TEMA TALMENTE DESUETO E SCOMODO CHE NESSUNO OSA AFFRONTARE MAI: LA ‘GESTIONE’ MORALE, UMANA E PRATICO-FUNZIONALE DELLA VECCHIAIA DEI PROPRI GENITORI, ANCORA PIU’ DRAMMATICA QUANDO ACCOMPAGNATA DA MALATTIE GRAVI E INVALIDANTI CHE PORTANO, PIU’ O MENO RAPIDAMENTE, ALLA MORTE. UN FILM ‘DISARMANTE’ QUESTO DELLA REGISTA E AUTRICE TAMARA JENKINS CHE PER LA TRASPOSIZIONE DI UN SI’ DRAMMATICO SOGGETTO SI AFFIDA ALLA POTENZA INTERIORE DI DUE MOSTRI SACRI DELLA RECITAZIONE COME LAURA LINNEY E PHILIP SEYMOUR HOFFMAN, QUI FRATELLO E SORELLA, UNICI VACILLANTI PILASTRI SUPERSTITI DI QUELLA CHE FU IN ORIGINE ‘LA FAMIGLIA SAVAGE’, GIA’ DI PER SE’ ALQUANTO PRECARIA SUL NASCERE. PERSONAGGI CHE MENTRE CONFLUISCONO VERSO IL TEMA PILOTA DELLA STORIA, NON MANCANO

    DI TRATTEGGIARE PROBLEMATICHE ESISTENZIALI PERSONALI RADICATE NELL’EQUILIBRIO INSTABILE, SIA SUL PIANO AFFETTIVO CHE PROFESSIONALE. ‘LA FAMIGLIA SAVAGE’ DIVENTA COSI’, TRA LE RIGHE, ANCHE SPECCHIO DEL DOMINANTE GENERE DI VITA DI DONNE E UOMINI METROPOLITANI DI MEZZA ETA’, I FUTURI PROTAGONISTI DELLA NUOVA ANZIANITA’: NE ESCE FUORI UN AFFRESCO INTIMISTA DI VITE STRASCICATE E CONFINATE NELLE PROPRIE CONTRADDIZIONI QUOTIDIANE, DOVE SPESSO, SULLE INTERRELAZIONI UMANE, VINCE LA MITOMANIA PER LA PROPRIA REALIZZAZIONE PROFESSIONALE. VITE FATTE PER LO PIU’ DI SOLITUDINE E ISOLAMENTO SUPPORTATI DA ANTIDEPRESSIVI. FONDAMENTA QUESTE, DI PER SE’ GIA’ POCO SOLIDE, RESE ANCOR PIU’ PRECARIE, COL IL CONCRETO RISCHIO DI CROLLARE DEL TUTTO, QUANDO SOPRAGGIUNGE L’INASPETTATA ‘TESTATA D’ANGOLO’ DI TURNO: UN PADRE CHE NON FU GIA’, PER COSI’ DIRE, GENITORE MODELLO MA CHE E’ PUR SEMPRE PADRE, E PER DI PIU’ SULLA BUONA STRADA, COSI’ COME GIA’ LA SUA DEFUNTA COMPAGNA, PER SOCCOMBERE SOTTO L’INFAUSTO MACIGNO DELLA DEMENZA SENILE. IL

    FILM SROTOLA IMPIETOSAMENTE UNO AD UNO TUTTI I NODI, NON CERTO FACILI DA SCIOGLIERE, CHE DERIVANO DA QUESTE TRAGICHE FASI DELLA VITA: DALL’ASSISTENZA A DOMICILIO AGLI AMBIENTI DI ‘RICOVERO’ DI SVARIATA PORTATA E FUNZIONE, DALLA DESOLATA, INESORABILE, FRUSTRANTE CONDIZIONE DI CHI NE E’ COINVOLTO IN PRIMA PERSONA (LENNY SAVAGE/PHILIP BOSCO), A QUELLA DI CHI SI RITROVA A FARE I CONTI CON LA ‘GESTIONE’ DI QUESTE DEVASTANTI REALTA’. POI IL MESSAGGIO ARRIVA ALTO E CHIARO, E LO SI RACCOGLIE NELLE SEQUENZE CHE DELINEANO L’EPILOGO DI QUESTA STORIA ESEMPLARE TRA LE TANTE CHE SE NE POTREBBERO RACCONTARE, DESTINATE A RESTARE SENZA VOCE, PER LO PIU’ ELEGANTEMENTE EVITATE PERCHE’ NON FANNO CERTO ‘AUDIENCE’, NE’ RAPPRESENTANO UN BELLO SPETTACOLO NEL SENSO DI APPETIBILITA’ DELL’INTRATTENIMENTO. DA ESPERIENZE DIRETTE DI QUESTO TIPO SI PUO’ CRESCERE DENTRO AL PUNTO DI NON AVERE PIU’ PAURA DI DIVENTARE GRANDI, SOPRATTUTTO A LIVELLO DI COSCIENZA, E TROVARE FINALMENTE IL CORAGGIO

    DI FARE DELLE SCELTE ANZICHE’ GALLEGGIARE NELL’INSOLUTO, OGNUNO AGGRAPPATO ALLE PROPRIE PSEUDO-CERTEZZE, PER IL TIMORE DI ANDARE IN PERDITA. DI QUANTO PREZIOSA SIA LA VITA, CON L’USO CHE SI DECIDE DI FARNE, PER TUTTO IL TEMPO CHE CI E’ CONCESSO, TAMARA JENKINS CE LO DICE CON LE STRADE INTRAPRESE DAI DUE PROTAGONISTI IN PROSSIMITA’ DELL’EPILOGO DI QUESTA DOLOROSA VICENDA, MA ANCHE CON LA SCELTA ‘UMANA’ IN FAVORE DELLA VITA, PER QUANTO NON PIU’ TANTO FACILE E SCONTATA, ADOTTATA PER UNA CAGNETTA, PURE LEI ALLE PRESE CON I GUAI DELLA VECCHIAIA.

    Commenti del regista

    Wendy (LAURA LINNEY) e Jon (PHILIP SEYMOUR HOFFMAN) come Hansel e Gretel:

    "Stavo leggendo 'The Uses of Enchantment' di Bruno Bettleheim e mi è venuta l’idea che Hansel e Gretel somiglino molto a Wendy e Jon. 'Hansel e Gretel' è in fondo la storia di due bambini che per la prima volta si confrontano con la mortalità: sono respinti dai genitori, allontanati nel bosco e costretti a cavarsela, diventando adulti, in un certo senso. Così ho iniziato a vedere Wendy e Jon come una versione moderna e di mezza età di 'Hansel & Gretel': un fratello e una sorella costretti a compiere un viaggio nel mondo surreale della vecchiaia al quale non sono sicuri di poter sopravvivere... Amo profondamente questi personaggi. Sono incredibilmente umani, terribilmente imperfetti e completamente inetti, e io li adoro per questo. Sono due persone disadattate, danneggiate, il cui sviluppo si è in un certo senso interrotto. Anche se hanno raggiunto la maturità, non sono ancora persone compiute, e ciò le rende molto interessanti".

    Cosa significa occuparsi di un padre che è stato assolutamente inadeguato nel prendersi cura dei protagonisti quando erano bambini:

    "È una situazione in cui ho scoperto che si sono trovate molte persone e che suscita alcune domande provocatorie.
    Mi piace l’idea di riuscire a sviluppare un discorso su un argomento che moltissime persone hanno in mente. Soprattutto, volevo creare dei personaggi con cui ci si potesse identificare perché non sono perfetti e fanno una delle cose più spaventose che si possano fare. Volevo catturare la realtà che, quando arriverà il momento, nessuno sa veramente come affronterà... Questa storia indubbiamente non è ‘Il settimo sigillo’
    - 'The Seventh Seal', il classico e drammatico film di Ingmar Bergman che affronta il tema della morte - È una diversa prospettiva su una confusione generale e straziante che troviamo in noi".

    Ecco a voi: i Savage:

    "Il casting di una famiglia è un po’ come la scelta degli amanti, nel senso che è indispensabile avere lo stesso tipo di chimica ineffabile. Avevo bisogno di tre attori, ognuno dei quali doveva avere uno stile e un approccio al mondo completamente propri e che tuttavia, insieme, dessero l’idea di condividere lo stesso DNA. In definitiva, sono stata veramente fortunata. I nostri attori sono sorprendenti e straordinari e, in qualità di regista, il loro istinto mi è apparso entusiasmante, creativo ed emozionante. Sulle prime, nessun attore preso da solo sembrava avere molto senso ma, una volta messi insieme, i tre sono stati più che perfetti. Era assolutamente plausibile che fossero una famiglia".

    Commenti dei protagonisti:

    LAURA LINNEY (Wendy Savage):

    "La famiglia è complicata, lo è sempre stata e sempre lo sarà. Ma questa storia si sofferma su un aspetto familiare che in realtà non è stato affrontato. La morte di un genitore è uno degli eventi più significativi che possano accadere a chiunque, ma è un argomento che spaventa e viene di frequente evitato. È un momento al quale non ci si può realmente preparare. L’unica cosa che si può fare è godersi i rapporti finché si hanno e non darli per scontati, il che può essere difficile perché la famiglia, specialmente questa famiglia, è tanto complicata".

    PHILIP SEYMOUR HOFFMAN (Jon Savage):

    "Una storia del genere è già stata narrata in passato, ma mai in questo modo. Parla di una famiglia che deve affrontare la morte, ma è unica per ciò che sono i due fratelli e per la storia che hanno alle spalle. Sono stati estranei l’uno all’altra per molto tempo e ora si trovano a dover affrontare insieme una crisi. Ma quanto bene si conoscono in realtà? E cosa si cela alla base del loro rapporto?... L’empatia (con il personaggio) nasce in molti modi diversi. Non significa dover delineare il personaggio sotto una luce positiva; si tratta piuttosto di capire che la vita è irta di ostacoli e crea persone che sono non sempre perfette, ma che comunque meritano l’altrui empatia. Mi auguro che abbiamo raggiunto questo traguardo".

    PHILIP BOSCO (Lenny Savage):

    "La bellezza della sceneggiatura è nel suo essere diretta e onesta. Non ci prova neanche a indorare la pillola e mette sul tavolo tutte le carte, lasciando decidere al pubblico che posizione prendere riguardo ai personaggi. Penso anche che sia un argomento difficile da trattare. Ovviamente, la realtà è che quest’uomo sta morendo, perciò la storia è commovente. E il fatto che Jon e Wendy si dedichino all’anziano genitore, anziché lavarsene le mani, in ultima analisi rappresenta per la storia una nota di incoraggiamento e speranza... In una versione hollywoodiana della storia, tutto avrebbe un sapore di latte e miele. Ma più siamo onesti, meglio è. Non serve a niente negare o pretendere, solo attraverso la comunicazione le cose possono migliorare".

    Altre voci dal set:

    Il produttore TED HOPE su come è nata l'idea del film:

    "Durante l’esibizione -'spoken word performance' al 'The Moth', un evento al Gramercy Park dedicato alla narrazione di storie urbane - Tamara (Jenkins) ha raccontato di quando ha portato il padre, che soffre di demenza, a fare un viaggio in aereo attraverso il paese. Il pubblico è impazzito. La sua narrazione era commovente e piena di sentimento, e i personaggi delineati erano veri e affascinanti da osservare. In seguito, Tamara è riuscita a trasporre tutte le cose emerse durante l’esibizione — i personaggi dinamici, le emozioni, l’equilibrio tra umorismo, tragedia e vita reale — sulla pagina e poi sullo schermo in 'LA FAMIGLIA SAVAGE'".

    I produttori TED HOPE e ANNE CAREY:

    "In questa storia, si ha la sensazione di sbirciare attraverso una tenda, gettando uno sguardo incredibilmente intimo su un mondo privato. È un mondo straziante, ma il film è al tempo stesso divertente e pieno di speranza. Parla di due persone che non pensavano neanche di avere una famiglia e ne scoprono l’importanza. Sebbene la loro sia stata tanto disturbata, Wendy e Jon provano ancora l’amore misterioso e il senso di sostegno che esiste al di là di tutte le polemiche. La storia fa venire voglia di sapere che cosa accadrà ai due nel capitolo successivo della loro vita".

    Il produttore TED HOPE riguardo al personaggio di Philip Bosco, Lenny Savage:

    "Interpretare un uomo che sta morendo, specialmente un uomo come Lenny Savage, richiede un grande coraggio. Philip doveva trovare il modo di far emergere il lato umano di una persona che, per i figli, è un mostro. Anche quando la malattia progredisce e Lenny perde il contatto con la vita quotidiana, il pubblico riesce a vedere l’umanità che c’è in lui".

    Il produttore esecutivo JIM TAYLOR:

    "Non sempre per essere un eroe bisogna impedire l’esplosione di una bomba nucleare due secondi prima dell’innesco del detonatore. Si può essere eroici anche solo vivendo la giornata, affrontando le esperienze difficili e trovando le risorse extra necessarie che non si sapeva di possedere. È questo che caratterizza i personaggi del film. Ci si guarda indietro e si pensa: ‘Come ho fatto a sopravvivere? Come sono riuscito a farcela?’ Ma, in qualche modo, ce la si fa".

    Links:

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    • Philip Seymour Hoffman

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    Galleria Video:

    La famiglia Savage.mov

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