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    Home Page > Movies & DVD > Noi due sconosciuti

    NOI DUE SCONOSCIUTI: UNA DRAMMA COINVOLGENTE E COMMOVENTE SU DUE PERSONE ACCOPPIATE DAL DESTINO

    Dalla II. Festa del Cinema di Roma

    "E' una storia molto commovente, toccante e originale. E' molto raro trovare dei film che, da una parte, sono storie personali di esseri umani che interagiscono, ma che dall'altra abbiano la statura per poter essere raccontate sul grande schermo e non siano adatte solo alla TV... Mi interessa sempre ciò che accade alla gente in situazioni estreme. La storia mi sembrava così familiare e allo stesso tempo mi incuriosiva… perché era così realistica! Una cosa che poteva veramente accadere."
    La regista Susanne Bier

    "... Parla di catarsi e ripresa. E' tutto quello che posso dire. E' esattamente di questo che parla. Ma anche dell'amicizia".
    Lo sceneggiatore Allan Loeb

    (Things We Lost in the Fire USA 2007; drammatico; 118'; Produz.: DreamWorks Pictures/Paramount Pictures; Distribuz.: Teodora Film)

    Locandina italiana Noi due sconosciuti

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Noi due sconosciuti

    Titolo in lingua originale: Things We Lost in the Fire

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Susanne Bier

    Sceneggiatura: Allan Loeb

    Cast: Halle Berry (Audrey Burke)
    Benicio Del Toro (Jerry Sunborne)
    David Duchovny (Brian Burke)
    Alexis Llewellyn Harper Burke)
    Micah Berry (Dory Burke)
    John Carroll Lynch (Howard Glassman)
    Alison Lohman (Kelly)
    Robin Weigert (Brenda)
    Omar Benson Miller (Neal)
    Paula Newsome (Diane)
    Sarah Dubrovsky (Spring)

    Musica: Johan Soderqvist

    Costumi: Karen L. Matthews

    Scenografia: Richard Sherman

    Fotografia: Tom Stern

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    "Sconvolta dall'improvvisa morte del marito, Audrey invita il migliore amico di lui, un avvocato finito nella spirale della droga, a trasferirsi in casa sua. L'uomo comincerà a ricostruire la propria vita aiutando la vedova e i suoi figli a superare il dolore della perdita...".

    IN DETTAGLIO:

    "Audrey Burke (Halle Berry) è in stato di shock perché la polizia le ha appena comunicato che suo marito Brian (David Duchovny), padre dei suoi due figli, è stato ucciso accidentalmente nel corso di una sparatoria.
    Una volta saldamente ancorata nell'amore e nella sicura tranquillità del suo matrimonio che durava da 11 anni, adesso Audrey è completamente alla deriva. Impulsivamente si attacca a Jerry Sunborne (Benicio Del Toro), un tossicodipendente che entra ed esce dal carcere ed era il migliore amico di suo marito sin dall'infanzia.
    Cercando disperatamente di colmare il vuoto creato dalla scomparsa del marito, Audrey invita Jerry a trasferirsi nella stanza accanto al garage nella speranza che possa aiutare lei e i suoi figli a superare la loro improvvisa perdita. Jerry combatte una battaglia quotidiana per non ricadere nella droga, ma nel suo ruolo inatteso di sostituto-padre amico dei figli di Audrey trova la forza di resistere.
    Mentre Jerry e Audrey annaspano tra dolore e negazione i loro fragili legami vengono costantemente messi alla prova. Lavorando insieme, comunque, trovano la forza per andare avanti".

    Dal >Press-Book< di Oltre il fuoco

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    ECCELLENTE IL PRIMO FILM IN LINGUA INGLESE DELLA REGISTA DANESE SUSANNE BIER, GIA' CANDIDATA ALL'OSCAR PER 'DOPO IL MATRIMONIO'...

    Questo film è approdato piuttosto tardi nelle sale cinematografiche rispetto alla presentazione alla II Festa del Cinema di Roma, ma valeva la pena fare un po’ di anticamera per una pellicola così preziosa.

    Come spesso succede, il titolo inglese ‘Le cose che abbiamo perso nel fuoco’, risulta quello più calzante, sul filo della metafora oltre che del significato letterale, per questa struggente storia diretta dalla regista danese Susanne Bier. Ogni tentativo di traduzione in lingua italiana, dal primo - Oltre il fuoco - convertito poi in Noi due sconosciuti, tradisce lo sforzo di raccogliere un insieme, di fatto troppo grande e stratificato per essere contenuto in una misera manciata di parole. E se questo può apparire vero anche per il titolo originale, quel titolo almeno racchiude la realtà predominante di quell’incontenibile insieme: la

    perdita. Non tanto di cose (nello specifico quelle andate perdute con l’incendio del garage poi parzialmente ristrutturato), quanto di una persona cara a molti in misura diversa e affine, ma, ancor di più, perdita della propria integrità di esseri umani. Perdita di una parte di sé. E questo è vero per ognuno dei protagonisti di questo spaccato di drammi umani multipli: Brian (David Duchovny) marito e padre di famiglia, con una filosofia di vita invidiabile -‘accettare quello che c’è di buono’ - destinata ad essere ricordata per farne tesoro dalle persone care che gli sopravvivono, che perde la vita nel tentativo di essere d’aiuto ad una donna percossa dal marito per strada; la bellissima moglie Audrey (Halle Berry in una delle sue più raffinate interpretazioni) alle prese con la difficile metabolizzazione di un dolore rappreso all’interno, destinato ad esplodere più tardi - e non vi è dubbio che esploderà; i

    due bambini rimasti orfani del padre mentre erano in attesa che portasse loro un gelato; l’ex avvocato e tossicodipendente Jerry - uno dei ruoli più complessi e stratificati su più registri per Benicio Del Toro, sortito in una performance a dir poco magistrale - che in Brian ha perso l’unico vero amico della sua vita, sempre pronto a sostenerlo, malgrado la resistenza della moglie, contrariata per tanta disponibilità nei confronti di un soggetto da lei considerato ‘perduto’, senza speranza. “Io ti ho odiato per tanti anni, e ora sembra tutto così inutile!” confessa Audrey a Jerry. La consapevolezza che i due (il marito e l’amico tossico), essendo cresciuti insieme, custodivano un legame forte aveva sortito in lei l’effetto di una gelosia ‘rabbiosa’ nei confronti di Jerry, pronta ora a riaffiorare per ogni piccola ‘conquista’ educativa da lui raggiunta con i suoi figli.
    Ci sono pure, più in sottofondo, l’altro avvocato

    amico e compagno di footing con il fratello di Brian.
    E la perdita di Brian si somma per ognuno di loro ad altre ‘mancanze’ di natura personale che, in questo difficile, comune percorso, usciranno colmate o domate, quasi per l’effetto catartico di quella stessa perdita.

    Non a caso è stato detto (Peter Travers, “Rolling Stone”) che qui “Benicio Del Toro è la vera forza del film”. Di fatto, in questo caleidoscopio di anime ‘alla deriva’, quella di Jerry finisce per risultare dominante in tutta la sua ‘dannazione’ e, a tratti, in tutta la portata della ‘perdita’ di se stesso: le multiple ricadute nella tossicodipendenza, anche a causa dei rigurgiti di rabbia di Audrey/Berry che continua a vederlo come una minaccia malgrado gli abbia dato ospitalità, lo mantengono costantemente alla ribalta del dramma, con tutta la complicità di una regia dotata di un talento raffinato e dal tocco molto personale. Il

    primo fotogramma ritrae uno scorcio con madre e figlia abbracciate nel letto. E’ il modo per introiettarci nel cuore della diretta di un dramma appena consumato di cui ritroviamo gradualmente i frammenti, seguendo un percorso a ritroso, mediante reiterati salti temporali, là dove gli eventi in corso si alternano a schegge di intensi e significativi momenti di un passato più o meno recente che ora riaffiora prepotentemente. Tessere di un mosaico che si intrecciano e si scavalcano per poi incontrarsi di nuovo seguendo la lentezza ritmica della riflessione sofferta. A cadenzare ogni sequenza è un’attenzione quasi ossessiva, anzi, si direbbe addirittura maniacale, per il primissimo piano: un vero e proprio leit motiv del film e dunque della regia Bier. Non si dice di primissimi piani di ordinaria amministrazione, bensì delle inquadrature minimaliste di dettagli catturati da diverse angolature: quasi dei piani sequenza, per lo più appuntati su piccolissimi frammenti di

    sguardi, ma non solo, dei personaggi. A rubare le scene ora è un occhio socchiuso alternato al beccuccio di una teiera che versa del tea, ora un impercettibile movimento delle labbra, talaltra si alterna la ripresa di un occhio a sinistra seguita dall’altro a destra su fondo nero, o emergono inusuali scorci di sguardi e di volti, spogliati dei loro più intimi segreti, messi a nudo tramite fluidi movimenti di macchina che tradiscono la cifra stilistica unica della Bier. Cifra maturata, a quanto sembra, all’ombra delle regole del ‘Dogma 95’, il movimento avant-garde creato nel 1995 da un gruppo di registi danesi tra cui Lars Von Triers.
    Uno stile che si guadagna il suo climax con il primissimo piano del volto di Jerry/Del Toro catturato in ripresa angolare prima di permettergli l’approccio frontale, quando, guardando dritto in macchina e dunque lo spettatore, si mette a nudo, svelando all’anonima antinarcotici un

    suo sogno ricorrente, quello che apre alla sua nuova risalita dopo ripetute discese agli inferi. E’ lo stesso Jerry con le lacrime agli occhi, nella piena intensità di uno sguardo devastato dalla sofferenza, a dirci in che modo: “…un giorno alla volta, uno alla volta, uno alla volta…”, prima di sfumare del tutto sui titoli di coda.

    Commenti del regista

    "Non è un film con un messaggio. Odio quel tipo di film. ma mi piacciono le storie con un contenuto, e mi piacciono le storie che, sebbene appaiano ingannevolmente semplici, ti rimangono dentro e fanno nascere delle discussioni".

    Commenti dei protagonisti:

    BENICIO DEL TORO(Jerry Sunborne):

    "Credo che sia stato Kurt Cobain a dire qualcosa del tipo che la gente ha bisogno di sballarsi per ritrovare l'entusiasmo che avevano da bambini... Penso che i bambini, senza rendersene conto, possono farti ritrovare il senso della vita. Ed è proprio questo che fanno con Jerry". (E, Riguardo alla relazione non convenzionale tra Audrey e Jerry) "Sono due persone handicappate. Una sorta di non vedente che accompagna un altro non vedente. Audrey sta cercando di superare il dolore e di andare avanti, e Jerry sta cercando di liberarsi dalla sua dipendenza di lunga data. Attraversano un sacco di alti e bassi – emotivamente è come trovarsi sulle montagne russe".

    Altre voci dal set:

    Il produttore SAM MENDES:

    "Una delle cose belle è che racconta di una coppia sposata con due figli. E la loro vita è normale, salda, senza nulla di straordinario, in un certo senso, ma è speciale per loro. E poi uno di loro viene ucciso all'improvviso... la moglie comincia a scavare nella vita dell'uomo. C'è sempre stato questo amico di lui che lei non ha mai conosciuto. Si chiama Jerry ed è un tossicodipendente. Lei decide di rintracciarlo. Lui è difficile, evasivo e non sempre gentile. In qualche modo però le loro esistenze si intrecciano – intendo psicologicamente, non necessariamente da un punto di vista romantico. E insieme affrontano i problemi che si trovano davanti".

    Links:

    • Susanne Bier (Regista)

    • Benicio Del Toro

    • John Carroll Lynch

    • Halle Berry

    • HALLE BERRY E BENICIO DEL TORO SONO I PROTAGONISTI DI ‘NOI DUE SCONOSCIUTI’, DRAMMA SUL SUPERAMENTO DI UNA PERDITA DEVASTANTE (Anteprime)

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