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    IL PRIMO 'BLADE RUNNER' (1982): E FU SUBITO 'CULT-MOVIE'

    HARRISON FORD - 75th Birthday Celebration!!!

    I più votati!!! Il n° 5 nella Top 20 di CelluloidPortraits 2017 - I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’
    "All'interno di un gigantesco edificio vuoto e cadente, in cui un tempo avevano abitato migliaia di persone, un unico apparecchio televisivo gracchiava dentro una stanza deserta. Prima dell'Ultima Guerra Mondiale, questo rudere ormai senza padroni aveva goduto di cure e lavori di manutenzione. Qui un tempo sorgeva la fascia suburbana di San Francisco; dal centro era un breve tragitto sulla monorotaia del sistema di trasporto rapido; l'intera penisola gorgheggiava come un uccello canterino, pieno di vita e di opinioni e dispute, ma ormai gli accorti proprietari erano tutti morti oppure emigrati su un pianeta colonizzato. Per lo più erano morti; era stata una guerra disastrosa...."
    Dal romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (titolo originale: Do Androids Dream of Electric Sheep?) dello scrittore PHILIP K. DICK

    "Queste costruzioni (i robot) non imitano gli umani: per molti aspetti fondamentali esse in realtà sono già umane. Di questi tempi, il maggiore mutamento in atto nel mondo è probabilmente la tendenza del vivente alla reificazione e, allo stesso tempo, la reciproca compenetrazione di animato e meccanico. Non disponiamo più di una definizione pura dl vivente in quanto contrapposto al non-vivente. Forse siamo noi umani le vere macchine."
    Lo scrittore PHILIP K. DICK

    "La mia intenzione era quella di girare un film ambientato tra quarant'anni con lo stile di quarant'anni fa".
    Il regista RIDLEY SCOTT

    (Blade Runner USA 1982; noir fantascientifico cyberpunk di timbro post-moderno; 124'; Produz. Ladd Company in associazione con Sir Run Run Shaw/Warners Bros; Distribuz.: PIC)

    Locandina italiana Blade Runner

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Blade Runner

    Titolo in lingua originale: Blade Runner

    Anno di produzione: 1982

    Anno di uscita: 1982

    Regia: Ridley Scott

    Sceneggiatura: Hampton Fancher e David People con la narrazione scritta da Roland Kibbee

    Soggetto: Tratto dal romanzo: Do Androids Dream of Electric Sheep di Philip K. Dick

    Cast: Harrison Ford (Rick Deckard)
    Rutger Hauer (Roy Batty)
    Sean Young (Rachel)
    Edward James Olmos (Gaff)
    M. Emmet Walsh (Bryant)
    Daryl Hannah (Pris)
    William Sanderson (Sebastian)
    Brion James (Leon)
    Joanna Cassidy (Zhora)
    Joe Turkel (Tyrell)
    James Hong (Chew)
    Morgan Paull (Holden)
    Kevin Thompson (Bear)
    John Edward Allen (Kaiser)
    Hy Pike (Taffey Lewis)
    Cast completo

    Musica: Vangelis

    Costumi: Jean Giraud, Michael Kaplan, Charles Knode

    Scenografia: Lawrence G. Paull

    Fotografia: Jordan Cronenweth

    Scheda film aggiornata al: 20 Luglio 2017

    Sinossi:

    "Los Angeles, 2019. Un nuovo modello di androide, chiamato 'replicante Nexus 6', si ribella ai creatori e ai padroni, fuggendo da una colonia spaziale. Giunti sulla Terra, i fuggiaschi vengono braccati dalle unità 'Blade Runner' della polizia californiana. Per scoprire l'origine artificiale degli esseri, i blade runners utilizzano un sofisticato test chiamato 'Voigt-Kampff', che individua sottili reazioni nella retina degli interrogati e ottiene una risposta dal sistema neurologico dei replicanti.
    Il primo di essi, Leon, una volta scoperto, spara al poliziotto che lo sta esaminando. Allo scopo di dare la caccia ai 'lavori in pelle' (nome in gergo dei replicanti), viene allora richiamato al lavoro l'ex poliziotto Rick Deckard, uomo solitario e cinico, esperto nel 'ritiro' degli androidi.
    Deckard, per prima cosa, si reca nella reggia di Eldon Tyrrell, l'industriale multimiliardario che ha immesso sul mercato specie androidi sempre più raffinate. Tyrrell gli presenta RAchel, splendida donna-replicante che ignora la propria condizione. Solo grazie all'intuito, e non attraverso il test, Deckard comprende l'origine non umana della ragazza. Tyrrell si vanta del proprio successo, non immaginando che i sentimenti ormai sviluppati delle macchine organiche potrebbero risultare fatali. Mentre Deckard prosegue le indagini grazie ad alcuni indizi tra i quali una scaglia di materiale trasparente, gli altri replicanti, Roy, Leon e Pris, cercano di risalire al proprio creatore allo scopo di ottenere più vita di quella che è stata loro concessa (quattro anni).
    Dopo aver comunicato brutalmente a rachel che è una replicante, dimostrandole che i suoi ricordi altro non sono che innesti artificiali di memoria altrui, Deckard prosegue le ricerche fino alla scoperta che il materiale ritrovato appartiene a un serpente inorganico. E, di qui, il poliziotto risale al primo replicante, Zhora, di professione ballerina in un locale multietnico. Lo scontro tra i due è molto violento: Rick la uccide sparandole nella schiena, per strada, in mezzo alle vetrine. I primi rimorsi si fanno sentire. Deckard è seguito passo passo da un collaboratore del dipartimento di polizia, Gaff, personaggio vischioso e ambiguo, ossessionato dagli origami.
    Dopo che il suo capo, Bryant, si è complimentato per il primo successo, Deckard viene aggredito da Leon. Sta per soccombere, sovrastato dalla forza inarrestabile del replicante, ma interviene Rachel che lo uccide con un colpo di pistola. A casa di Rick, i due si baciano: la replicante può avere sentimenti, e Deckard si innamora dell'androide. Intanto la bella Pris e Roy, unici sopravvissuti, abitano a casa di J. F. Sebastian, genetista e scienziato al servizio di Tyrell. Sarà lui, colpito dalla sindrome di Matusalemme (e quindi simile ai replicanti che invecchiano troppo in fretta), a scortare Roy dal proprio creatore. Il confronto tra Tyrrell e Roy è drammatico: dopo aver compreso che nemmeno il Padre può far nulla per invertire il breve corso del tempo, Roy lo uccide brutalmente sfondandone gli occhi e stritolandone la testa. Poco dopo, anche Sebastian viene eliminato.
    Deckard, intanto, scopre il palazzo dei replicanti. Giunto nell'appartamento di Sebastian, non riesce a scorgere Pris perché nascosta tra oggetti inanimati, giocattoli e manichini. Quando Deckard le si avvicina, Pris lo aggredisce. Solo all'ultimo momento giunge Roy, con il quale ingaggia una furibonda battaglia nella quale non sembra avere alcuna speranza di averla vinta.
    Appeso al cornicione dello stabile, destinato a morte certa, Rick viene sollevato e salvato da Roy che, poco prima di spegnersi per esaurimento delle proprie funzioni vitali, decide di donare la vita a chi ha ancota tanto tempo davanti a sé. Deckard comprende il dramma di quegli schiavi del nuovo millennio, corre a casa, trova Rachel e fugge. Sul pavimento raccoglie un unicorno di carta che Gaff ha confezionato: il poliziotto ha volontariamente risparmiato la ragazza, sicuro che il tempo distruggerà l'androide. Invece, come ci avverte la voce over di Deckard impegnato a viaggiare in una landa finalmente solare e rigogliosa, Rachel non morirà entro quattro anni, in quanto è una creatura di ultimissima generazione. Come gli umani, ella non sa quanto tempo le resta da vivere".

    Da: Roy Menarini, Sinossi in Ridley Scott Blade Runner, Torino 2000, pp. 27-29 (Lindau Editore).

    Commento critico (a cura di PAOLO LOMBARDI)

    ECCOVI UNA LETTURA CRITICA DI ALCUNI 'SCATTI' FOCALI DI UNO 'STORY BOARD' BIBLIOGRAFICO, SCELTO TRA LE PIU' AUTOREVOLI TESTIMONIANZE INTERNAZIONALI

    Molto è stato scritto e molte opinioni sono state espresse sulle varie versioni del ‘cult-movie’ Blade Runner, a partire dalla mitica ‘copia-lavoro’ (la Dallas/Denver Cut) proiettata nelle anteprime ufficiali della Warner il 5 marzo 1982 al Continental Theater di Denver ed il giorno successivo al Northpark Cinema di Dallas e nota per l’esito disastroso che riscosse e che indusse i produttori a far effettuare a Ridley Scott tagli e rimaneggiamenti della pellicola che di lì a poco sarebbe uscita nelle sale di proiezione americane.
    Riteniamo tuttavia che una corretta ricostruzione dei fatti e delle circostanze che condussero alla revisione della pellicola fino alla creazione della versione nota come The Director’s Cut non possa prescindere dalle due fonti più importanti, ossia il volume di Paul M. Sammon Blade Runner - Storia di un

    mito ed il contributo di Paolo Cherchi Usai, comparso su Segnocinema n. 59, ottobre 1993.
    La nuova versione trarrebbe origine da un errore per uno scambio di copia quando, il 6 maggio 1990, il Fairfax Theater di Los Angeles riproietta la ‘copia-lavoro’ del film al posto della versione internazionale che tutti conoscevano.
    Riferisce Paul Sammon in proposito: Michael Arick, tecnico specializzato nel restauro di pellicole, lavorando verso la fine degli anni ottanta per la Warner Brothers alla catalogazione ed al recupero di copie stereo di vecchi film, trovò casualmente negli archivi del TODD-AO di Hollywood alcuni contenitori metallici usati per trasportare le bobine di Blade Runner, che lui riteneva fossero la versione International Cut; riuscito ad ottenere la copia 70 mm. - mai vista - per gli archivi della Warner Brothers, ...la portò immediatamente in magazzino, in una stanza che alloggiava tutte le copie finite fuori inventario, dove certamente sarebbe rimasta a

    lungo se non fosse stato per una telefonata che Arick ricevette alcuni mesi più tardi.
    Riporta ancora Paul Sammon: “All’inizio del 1990, (scrive William Kolb nel suo ottimo articolo sul ritrovamento e restauro della ‘copia-lavoro’ e della ‘Director’s Cut’ di Blade Runner), Rob Bartha, manager del Los Angeles Fairfax Theatre, richiese una copia 70 mm. (Warner Brothers) per il loro festival di primavera dei classici del cinema. La sezione scambi della Warner a Encino non aveva una copia e quindi Bartha chiese loro di poter contattare Arick negli studi. Arick rispose alla chiamata e si accordò con il corriere affinché prelevasse la copia in tempo per la proiezione; in cambio Bartha avrebbe restaurato la copia 70 mm. per lo studio.
    Il ‘Festival di Primavera 1990’ al quale si riferisce Kolb è una breve serie di proiezioni di pellicole in 70 mm. che il Los Angeles Cineplex-Odeon Fairfax Theatre effettuava nel maggio di

    quell’anno. E non appena ricevettero la copia in grande formato della Warner, misero subito in programma una proiezione per il 6 maggio alle 10 del mattino. Nessuno si aspettava una grande affluenza di pubblico a questo spettacolo, men che meno i responsabili, che arrivarono la domenica mattina solo per scoprire che tutti i biglietti erano già stati venduti. Ovviamente Michael Arick non aveva bisogno di un biglietto per assistere alla proiezione. Ma possiamo immaginarci la sua sorpresa quando si accorse che ciò che pensava di vedere - la versione internazionale di Blade Runner - non era per nulla simile a ciò che veniva effettivamente proiettato quella mattina.
    ”Ci vollero solo un paio di minuti per accorgermi che quella versione di Blade Runner non l’avevo mai vista”, ricorda Arick. “Di fronte a me, invece della solita strascicata esposizione che mi aspettavo, c’era una definizione totalmente nuova del mondo dei replicanti, che sembrava

    presa da un vocabolario del ventunesimo secolo. Un’altra differenza riguardava i titoli di testa di questa copia: una linea bianca entrava nello schermo, divideva l’immagine, e le parole ‘Harrison Ford’ e ‘Blade Runner’ uscivano da sotto e da sopra quella linea, mentre si sentiva il suono di lame di spada che si colpivano ripetutamente. Per un momento rimasi un pò confuso da tutto ciò. Non c’è bisogno di dire che poco dopo la mia eccitazione cominciò a crescere”.
    Così accadde anche per tutti gli altri spettatori della Fairfax, accaniti appassionati, perché quella che stavano vedendo non era la ‘International Cut’, e nemmeno la versione per gli U.S.A., vista in tutti i cinema americani in origine. Arick aveva inconsapevolmente salvato la copia 70 mm. di Blade Runner che era stata proiettata nelle anteprime di Denver e Dallas”.
    Tra le varianti che si incontrano nella ‘copia-lavoro’ rispetto alle successive versioni uscite fino al 1991

    ve ne sono due di una certa importanza per il pubblico: l’inespressiva narrazione di Harrison Ford era del tutto assente nella ‘copia-lavoro’, ad eccezione di brevi ‘voiceover’ e la conclusione con il finale originario preferito da Ridley Scott con le porte dell’ascensore che si chiudono sui volti di Deckard e Rachael; nella ‘copia-lavoro’ non c’è un lieto fine. La ‘copia-lavoro’ che quell’anno continuò ad essere proiettata, senza neppure la supervisione di Scott, non è quella che poi è uscita nota come The Director’s Cut. Infatti Scott si trovò di fronte una copia grezza leggermente diversa per qualche dettaglio dal proprio progetto del film ed abbastanza diversa dalla versione uscita nel 1982 nelle sale cinematografiche. Fu allora che Ridley Scott, pressato dalla produzione per i probabili incassi che l’operazione avrebbe comportato, visto l’enorme successo riscosso dalla recente proiezione della ‘copia-lavoro’, decise di tentare una nuova versione artistica attraverso i negativi originali,

    elaborando una versione mista tra le varie via via presentate prima dell’uscita ufficiale, assecondando il suo gusto del 1992.
    La versione così elaborata dal regista nel 1992 differisce dalla versione classica, quella cinematografica uscita nel 1982, principalmente per l’assenza della voce fuori campo di Harrison Ford a commento dell’azione, l’eliminazione alla fine del film delle riprese aeree realizzate da David McGillivray per il film Shining di Stanley Kubrick nel controverso finale bonista in cui si svela che Rachael non ha data di termine e pertanto non sa quando morirà, così come i comuni mortali, la sostituzione di alcune musiche originali per orchestra d’archi con brani composti da Vangelis ed il taglio o la riduzione di brevi spezzoni in diverse parti del film probabilmente nell’interesse della narrazione.
    Differenze minime quindi ma che cambiano sostanzialmente l’impatto emotivo e l’estetica del film. Come intelligentemente osservato da Roy Menarini nel suo studio Ridley Scott - Blade

    Runner edito da Lindau, col quale concordiamo, “La voce ‘over’, di cui abbiamo accennato, non è ad esempio questione di poco conto, se si pensa che gran parte della suggestione citazionista (il noir) espressa dal film risiede proprio nel racconto stringato e bogartiano del protagonista. Oppure l’’happy end’: l’intera storia del cinema è costellata di film che avrebbero dovuto terminare in una maniera e sono stati invece trasformati dai produttori. Oggi il ‘director’s cut' finisce con la porta dell’ascensore di casa Deckard che si chiude sui due protagonisti (Rick e Rachael) in fuga, stemperandosi nel nero dei titoli di coda; non esiste quindi il finale a cielo aperto, criticatissimo quanto a ottimismo generale, ma secondo noi assai suggestivo ancora una volta come ‘vita sognata dei replicanti’. Perché ‘dei’ replicanti? Ecco la questione su cui migliaia di fan club hanno discusso per anni: Rick Deckard è un replicante? A seconda della

    copia che abbiamo tra le mani, la risposta può cambiare, pur rimanendo sufficientemente (e intelligentemente) ambigua da non offrire soluzioni certe”.
    In particolare nella versione The Director’s Cut del 1992 viene aggiunta una sequenza, inizialmente poco comprensibile, in cui Rick sogna un unicorno che cavalca in un bosco rigoglioso. La scena tuttavia assume una suo significato quando Gaff lascia all’ingresso della casa di Deckard un piccolo origami sotto forma di unicorno e quando Deckard annuisce vedendolo. Tanto è bastato per destare nei fans il dubbio che Deckard sia egli stesso un replicante.
    A nostro avviso The Director’s Cut è stata essenzialmente un’operazione commerciale ben condotta che, nell’obiettivo di recuperare a nuova vita la vecchia pellicola a fronte dell’enorme interesse suscitato negli spettatori e nei fans nel corso degli anni, fin dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, ha contribuito a destare nuovo interesse e ad appassionare nuovamente fanatici e cinefili col marchio d’autore

    ‘director’s cut’, facendoli innamorare ulteriormente di un film che già consideravano perfetto. Concordando ancora ciò con Roy Menarini, di cui riportiamo le conclusioni tratte dal suo studio sopra citato: “... il director’s cut di Blade Runner è stata un’operazione sufficientemente trasparente, salvo alcuni fraintendimenti dovuti alla mitologia metropolitana. Ad esempio: non ha alcun fondamento la notizia secondo la quale Ridley Scott sarebbe stato costretto a inserire la voce ‘over’ da produttori spaventati per l’oscurità deprimente del film; al contrario, pur inserita in tempi piuttosto tardi, l’idea della voce narrante di Rick Deckard è stata avallata e rafforzata dallo stesso Scott, che lo ribadisce in varie interviste.
    Il ‘director’s cut’ è, quindi, il ‘montaggio finale secondo le volontà del regista’ anche se questi cambia idea nel corso degli anni? Ecco un’ulteriore picconata al concetto di ‘originale’: il ‘director’s cut’ dei film di registi viventi è una nuova versione commerciale del film secondo

    le decisioni maturate nel tempo dagli autori stessi”.

    Perle di sceneggiatura

    Prologo: “Agli inizi del XXI secolo, la Tyrell Corporation portava avanti l’evoluzione dei Robot nella fase ‘Nexus’ - un essere virtualmente identico all’umano - conosciuto come ‘Replicante’. I Replicanti Nexus 6 erano superiori per forza e agilità, e almeno uguali in intelligenza agli ingegneri genetici che li avevano creati. I Replicanti erano usati nelle colonie extra-mondo come schiavi di laboratorio, nella rischiosa esplorazione e colonizzazione di altri pianeti. Dopo il sanguinoso ammutinamento di una squadra da combattimento di Nexus 6 in una colonia extra-mondo, i Replicanti furono dichiarati illegali sulla terra - sotto pena di morte. Speciali squadre di polizia - Unità Blade Runner - avevano ordine di sparare, di uccidere, su rivelazione, ogni Replicante che avesse varcato il confine. Questa non era chiamata esecuzione. Era chiamata ‘ritiro’”.
    (...)
    Rachael: “Sembra che lei non consideri il nostro lavoro vantaggioso per la comunità”.
    Deckard: “I replicanti sono come ogni altra macchina, possono essere un vantaggio o un rischio. Se sono un vantaggio non sono un problema mio”.
    (...)
    Rachael: “Io non sono nel business. Io sono il business”.
    (...)
    Tyrell: “Il commercio, è il nostro fine qui alla Tyrell. Più umano dell’umano è il nostro slogan. Rachael è un esperimento, niente di più. Cominciamo a riconoscere in loro strane ossessioni, in fondo sono emotivamente senza esperienza. Hanno solo pochi anni in cui accumulare conoscenze che per noi umani sono scontate. Se noi li gratifichiamo di un passato, noi creiamo un cuscino, un supporto per le loro emozioni e di conseguenza li controlliamo meglio”.
    Deckard: “Ricordi, lei sta parlando di ricordi”.
    (...)
    Roy: “... se solo potessi vedere quello che ho visto con questi tuoi occhi”.
    (...)
    Leon: “Niente è peggiore di avere una vita che non è una vita... su, svegliati. E’ ora di morire”.
    (...)
    Roy: “Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo”.
    (...)
    Roy: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire”.

    Commenti del regista

    "La ragione per cui non volevo fare 'Androids' non aveva nulla a che vedere con il fatto di ritenere la sceneggiatura di Hampton, che a quell'epoca era una versione davvero diversa di 'Blade Runner', poco interessante. In effetti, pensai che era scritta molto bene. Anche se non l'ho mai incontrato di persona, posso dire che Hampton era davvero abile nel trattare sia la prosa sia i dialoghi...Con 'Alien' avevo appena finito un film di fantascienza e a questo punto Hampton e Michael mi stavano proponendo un altro film di fantascienza. Pensai di non potermi imbarcare immediatamente nella realizzazione di un film simile; era il momento di fare qualcosa di diverso".

    Fu una lunga storia, un percorso quasi mistico. Avevo la sensazione che ne sarebbe uscito un film unico, ma questo lo sappiamo soltanto adesso. Ricordo che quando presentammo il film alle visioni private, per capire l’eventuale futura reazione del pubblico, mi piovvero addosso reazioni negative, anche violente. Così alla fine uscì una versione ibrida, molto lontana da ciò che noi intendevamo...”.

    E’ stato un film che ha cambiato l’estetica delle cose, al cinema e nella vita...”.

    Commenti dei protagonisti:

    HARRISON FORD (Deckard): “Ero disperatamente scontento del film. Sono stato costretto per contratto a registrare cinque o sei differenti versioni della narrazione, ognuna delle quali si è ritenuto richiedesse una voce narrante. La versione finale fu un qualcosa di cui ero completamente scontento. Il film, ovviamente, ha un forte seguito, ma avrebbe potuto essere più di un ‘cult movie’”.

    HARRISON FORD (Deckard): “Una delle qualità interiori di Deckard è il conflitto con le paure che gli provengono dal proprio lavoro, che lo obbliga ad uccidere; non gli piace sparare alla gente. Perciò anche se potrebbe essere un buon ‘blade runner’, Deckard è anche riluttante a svolgere tale compito. Questo conflitto e questa ambiguità lo rendono un personaggio interessante”.

    HARRISON FORD (Deckard): “Il problema maggiore... era... il finale... (Ridley) voleva che il pubblico scoprisse che lui (Deckard) era un replicante. Io rifiutavo questa idea: pensavo che il pubblico dovesse avere un eroe per cui fare il tifo”.

    RUTGER HAUER (Roy Batty): “Ho scelto di fare questo film dopo un colloquio di tre ore con Ridley in cui parlammo di tutto, tranne che del film. Se ogni mio personaggio è per me un giocattolo, questo è sicuramente il più bello”.

    Altre voci dal set:

    DAVID PEOPLES (co-sceneggiatore): “Harrison è proprio un attore magnifico... diventa Deckard. Voglio dire che non lo vedi recitare la parte di Deckard. E’ Deckard. Harrison è fantastico nel film e ha solo questa enorme dote... può diventare una persona diversa senza adottare uno strano accento o un costume diverso o un diverso manierismo... non ha bisogno di quella sorta di appoggio”.

    PHILIP K. DICK (scrittore): "Tutto questo non è qualcosa che non avete mai visto ...è qualcosa che non è mai stato fatto prima".

    Bibliografia:

    PAUL M. SAMMON, Blade Runner - Storia di un mito, Ariccia (RM) 2002, pp.396 edito da Fanucci Editore, Tascabili Immaginario.

    PAOLO CHERCHI USAI, in Segnocinema n.59, ottobre 1993.

    ROY MENARINI, Ridley Scott - Blade Runner, Torino 2000, pp.117 edito da Lindau, Universale Film.

    SCOTT BUKATMAN, Is Deckard a Replicant? in Blade Runner, London 1997, pp.80ss. edito da British Film Institute - bfi publishing; vedi anche la traduzione del paragrafo in Effetto Blade Runner: Deckard è un replicante? nella sezione Cinespigolature.

    FRANCO LA POLLA, PETER FITTING, CARLO PAGETTI, GABRIELE FRASCA, saggi in Philip K. Dick e il cinema, Ariccia (RM) 2002, pp.96 edito da Fanucci Editore, Saggi.

    Links:

    • Ridley Scott (Regista)

    • Harrison Ford

    • Rutger Hauer

    • Edward James Olmos

    • EFFETTO BLADE RUNNER: DECKARD E' UN REPLICANTE? (CineSpigolature)

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