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    L'ORA DI PUNTA

    Dalla 64a Mostra del Cinema di Venezia

    L’ora di punta è il momento di maggior confusione in una grande città. Una mattina di tanto tempo fa, in una piazza di Roma, avevo la testa rallentata da pensieri ed emozioni forti, vedevo la gente correre da una parte all’altra, le auto sfrecciare, i grossi autobus scaricare mondi di gente diversa. Tutto era rumore, confusione indistinta, cercai di concentrarmi su uno, di estrapolarlo dal gruppo. Ma girò l’angolo e scomparve dai miei occhi. Era uno qualunque, in mezzo a una moltitudine di gente. Quante anime distinte si confondono in una metropoli, quanto potenziali ladri, assassini, truffatori sono intorno a noi? Questo mi ossessionò quel giorno, nell’ora di punta, mimetizzarsi tra la gente per bene, quella che suda e si affanna è molto più facile…”.
    Il regista VINCENZO MARRA

    (L'ora di punta ITALIA 2007; drammatico; 90'; Produz.: R & C Produzioni/French Connection/RAI Cinema; Distribuz.: 01 Distribution / internazionale: Films Distribution)

    Locandina italiana L'ora di punta

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    Titolo in italiano: L'ora di punta

    Titolo in lingua originale: L'ora di punta

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Vincenzo Marra

    Sceneggiatura: Vincenzo Marra

    Cast: Fanny Ardant (Caterina)
    Michele Lastella (Filippo)
    Giulia Bevilacqua (Francesca)
    Augusto Zucchi (Comandante Salvi)
    Antonio Gerardi (Donati)
    Barbara Valmorin (Anna )
    Nicola Labate (Patrizi )
    Maurizio Tesei (Prisco )
    Sergio di Tullio (Bussi )
    Giacomo Piperno (Rizzi)
    Chiara Tomaselli (Segretaria Filippo )
    Loredana Martinez (Segretaria Donati )
    Viviana Polic (Donna Elegante )
    Claudio Spadaro (Altro Ufficiale)
    Diego Verdegiglio (Sassi )
    Cast completo

    Musica: Remo Ugolinelli (suono di presa diretta)

    Costumi: Daniela Ciancio

    Scenografia: Beatrice Scarpato

    Fotografia: Luca Bigazzi

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Filippo Costa, giovane agente della guardia di finanza, di modesta estrazione sociale cova una enorme ambizione che lo tiene a distanza dai suoi colleghi e dalle sue origini. All’inizio pensa di fare carriera all’interno del lavoro che si è scelto, poi però quando si trova a confrontarsi direttamente con la corruzione capisce che può mirare molto più in alto.
    Nella sua irresistibile ascesa sociale viene aiutato da Caterina, una donna più grande di lui, bella, colta, elegante, molto ricca e molto innamorata. Grazie a lei Filippo entra in contatto con il mondo dell’alta finanza e inizia la scalata ad uno stato sociale economicamente prestigioso. Ma per non essere schiacciato dalle ciniche regole di quel mondo, Filippo è costretto ad abbandonare ogni ulteriore residuo di remora umana e morale".

    Dal >Press-Book< de L'ora di punta

    Nota: Si ringrazia Viviana Ronzitti per la puntuale collaborazione.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    VERSIONE TRAGI-COMICA DI DRAMMI REALI CHE DEVASTANO DA TEMPO, TROPPO, UN’ITALIA SEMPRE PIU’ DECADENTE DA OGNI PUNTO DI VISTA. DRAMMI SU CUI C’E’ GIUSTO IL TEMPO PER UN RAPIDO SGUARDO ‘VOLATILE’ PRIMA DI SFOCIARE NEL RISIBILE PER UN DIFETTO DI FORMA ALLE RADICI DEL FILM: IL SOGGETTO, IL MODO DI TRATTARE SCORCI DI PER SE’ ESTREMAMENTE DRAMMATICI E RAPPORTI INTERPERSONALI E IL PERSONAGGIO PROTAGONISTA.
    SI SALVI CHI PUO’!


    Povero cinema italiano! In questo film si salva solo la dedica al padre cui rivolgiamo tutte le nostre scuse e il nostro più rigoroso rispetto. Ma, malgrado le indubbie buone intenzioni, guardando al film del figlio, il regista Vincenzo Marra (Tornando a casa, Vento di terra, L’udienza è aperta), non possiamo fare a meno di esprimere un’opinione sincera. Questo film fa acqua da tutte le parti:

    1) Scarso e inutile il soggetto: se si pensava di sporgere denuncia contro una dilagante corruzione che

    nel caso specifico va a pescare nell’ambito della Guardia di Finanza, il nostro regista arriva tardi, perché è cosa stranota che ci rotola sui piedi ogni giorno, così come tante altre questioni affini. Più interessante e apprezzato sarebbe stato il tentativo di affiancare a questo, non tanto una vera e propria soluzione da taschino, ma un qualche messaggio propositivo, una traccia illuminante, un miraggio magari surreale, qualsiasi cosa che fosse almeno qualcosa.

    2) Quando certe sequenze che dovrebbero suggerire una logica reazione da dramma suscitano la risata spontanea nello spettatore, o, se si preferisce, l’applauso di scherno e derisione, significa che qualcosa nel film non funziona fin dalla radice (reazioni analoghe si sono avute in altre edizioni della Mostra del Cinema a Venezia per i film Ovunque sei di Michele Placido e I giorni dell’Abbandono di Roberto Faenza).

    3) Il personaggio protagonista centrale per la storia, Filippo (Michele Lastella, Amanti e

    segreti, TV) nei panni dell’ambiziosissima guardia di finanza poi rinnegata - con l’ombra lunga dell’eredità scomoda della memoria di un padre già votato integralmente a sacrifici e senso del dovere - decisa al riscatto di una modesta dimensione a tutti i costi, è del tutto fuori centro e poco credibile. E va detto che la partenza non è stata malvagia – persino commovente la sequenza che lo ritrae insieme ad una madre rimasta sola dopo la morte del marito e trascurata dal figlio che lo supplica di guardare, qualche volta, un po’ anche dalla sua parte. I comportamenti successivi di Filippo, però, a cominciare dall’incontro con la signora di bell’aspetto dall’accento francese (una Fanny Ardant monocorde sull’onda della frustrazione dall’inizio alla fine), non stanno né in cielo né in terra. Assumono persino una veste tragi-comica risibile. Nessuno direbbe mai alla propria ragazza, dopo un tira e molla senza fine che,

    a conti fatti, ‘va bene così’, tenersi lei per amore e l’amante utile alla sua scalata sociale, come la cosa più logica da farsi.
    E, a proposito del ‘triangolo’ amoroso, ci sia concessa un’ultima considerazione legata alla prima sequenza risibile del film. Per una volta si direbbe che il cinema italiano abbia battuto, nel senso di superato, quello hollywoodiano. Naturalmente sul piano del ridicolo e dell’assurdo. Va bene che c’è la fretta di tenersi stretti sui tempi cinematografici, ma un rapporto interpersonale degno di questo nome deve almeno darsi i tempi della plausibilità. Fatto sta che il già deprecabile quanto inflazionato ‘bacio’ cui fa seguito immediato l’incontro di letto di turno, gettonatissimo da gran parte del cinema hollywoodiano, nel film di Vincenzo Marra subisce un accellerata da guinness dei primati. Qui è sufficiente uno sguardo, due battute non convinte e declamate male, ed è subito letto, e per di più con

    una mai vista e conosciuta. Complimenti per questo e per tutti gli altri stereotipi di una elementarietà davvero irritante, tra cui, non ultimo, a rimarcare uno pseudo rimorso di coscienza del protagonista, peraltro ricacciato subito indietro nei fatti, lo sguardo gettato sulla foto del padre, sul crocifisso o su altri quadri a soggetto religioso. Così come il contrapporre la ripresa ‘volatile’ della villa acquisita sull’onda del malaffare ad un’altra che ritrae i fatiscenti condomini della gente comune, affiancati a quelli del nuovo ‘progetto edilizio’, il grande affare a danno di chi acquisterà case mal costruite a scopo di lucro. Insomma, un’insignificante e imbarazzante confezione su problemi davvero seri e reali su cui qui non si imbastisce niente di più che un inutile volo d’uccello. Un cenno sul tutto e sul nulla aperto su una finestra che alla fin fine diventa più surreale che reale, più risibile che drammatica.

    Links:

    • Vincenzo Marra (Regista)

    • Antonio Gerardi

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