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    Home Page > Movies & DVD > Il destino di un guerriero-Alatriste

    OLTRE IL DESTINO DI UN GUERRIERO: 'ALATRISTE', TRA MEMORIA STORICA ED EXEMPLUM DI VALORI UMANI COME LA LEALTA' ALL'AMICIZIA

    Dalla I. Festa del Cinema di Roma

    "Secondo me è banale vederlo come un film in costume e d'avventura. Il regista ha fatto un classico che durerà nel tempo. Un film adulto e profondo con molte sfaccettature. Alatriste è un misto di orgoglio, sicurezza, insicurezza, coraggio e viltà. E' un guerriero, un cavaliere, un soldato più per lealtà all'amicizia che per fedeltà al re. Come oggi i combattenti in Iraq o Afganistan: sanno che essere lì non è una buona idea, non combattono per la bandiera o per il loro presidente, non per il re e per la patria ma per tenere fede alla parola data ai loro compagni che condividono la stessa sorte".
    L'attore Viggo Mortensen

    (Alatriste, SPAGNA/FRANCIA/USA 2006; Thriller d'avventura; 145'; Produz.; Estudios Picasso/Origen Producciones Cinematográficas/Universal; Distribuz. (internaz.): TF1 International- (italiana): Medusa)

    Locandina italiana Il destino di un guerriero-Alatriste

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    ALATRISTE - (Comment by: PATRIZIA FERRETTI) - Retrieve the historical memory through the noble achievements of a cavalier from the good old days, a literary hero that couldn’t find a better actor to play it in this transposition on the big screen than Viggo Mortensen, a versatile for the art as much in his personal life. The art permeates even into this cross-section of an era, a little bit complicated and ambitious as much as an example for the human point of view and for the moral one, as always happened when you invite to ponder on the present through history, via myths and legends - (Translation by: MARTA SBRANA, Canada)

    Titolo in italiano: Il destino di un guerriero-Alatriste

    Titolo in lingua originale: Alatriste

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Augustin Dìaz Yanes

    Sceneggiatura: Augustin Dìaz Yanes

    Soggetto: Tratto dal romanzo di Arturo Pérez-Roverte

    Cast: Viggo Mortensen (Alatriste)
    Elena Anaya (Angelica del Alquézar)
    Eduardo Noriega (Duca di Guadalmedina)
    Javìer Cámara (Duca Conte Olivares)
    Jesús Castejón (Luis de Alquézar)
    Antonio Dechent (Garrote)
    Ariadna Gil (Maria de Castro)

    Musica: Roque Baños

    Costumi: Francesca Sartori

    Scenografia: Benjamìn Fernandez

    Fotografia: Paco Femenìa

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Nella Spagna imperiale del diciassettesimo secolo, Diego Alatriste, coraggioso soldato al servizio del proprio re, sta combattendo una guerra nelle fredde terre di Flandes. Balboa, suo amico e compagno in armi, cade in un'imboscata e rimane ferito mortalmente. In punto di morte Balboa esprime il suo ultimo desiderio e Alatriste gli assicura che lo realizzerà: dovrà prendersi cura di suo figlio Iñigo e impedirgli di diventare soldato. Alatriste fa ritorno a Madrid e trova un impero in declino. La Spagna si sta frantumando davanti agli occhi impassibili del suo sovrano. La corte di Filippo IV, distrutta dagli intrighi e dalla corruzione, si muove secondo i voleri del Duca Conte Olivares, sostenuto dalla Santa Inquisizione".

    "Imperial Spain, 17th Century. The Brave soldier Diego Alatriste fights at the service of his King in a War in the cold lands of Flanders. In an Ambush, Balboa, his friend and comrade-in-arms, falls mortally wounded. His dying friend whispers a final wish that Alatriste promises to fulfill: to take care of his son, Iñigo, and Keep him from becoming a soldier. Alatriste returns to Madrid to find a declining Empire. Spain is crumbling before the impassivity of its King. The Court of Philip IV, riddled with intrigues and corruption, dances to the tune of the Count-Duke Olivares, with the support of the Holy Inquisition".

    Da Cinema. Festa Internazionale di Roma (Cat.), (Alatriste), Venezia 2006, pp. 38-39 (Mondadori-Electa editore)

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL RECUPERO DELLA ‘MEMORIA STORICA’ ATTRAVERSO LE GESTA DI UN ‘CAVALIERE’ D’ALTRI TEMPI, UN EROE LETTERARIO CHE NELLA TRASPOSIZIONE SUL GRANDE SCHERMO NON POTEVA TROVARE INTERPRETE MIGLIORE DI VIGGO MORTENSEN, UN ECLETTICO DELL’ARTE ANCHE NELLA VITA REALE. E L’ARTE PERMEA ANCHE A QUESTO SPACCATO EPOCALE, UN PO’ INTRICATO E AMBIZIOSO QUANTO ILLUMINANTE ED ESEMPLARE SUL VERSANTE UMANO E MORALE, COME SEMPRE ACCADE QUANDO SI INVITA A RIFLETTERE SUL PRESENTE ATTRAVERSO LA STORIA, PASSANDO PER MITI E LEGGENDE

    Si può essere anticonvenzionali pur gestendo racconti epocali ed interpretando ruoli intimamente legati ad una cornice storica precisa? Quando si tratta di spettacolo, soprattutto se ricercatamente raffinato e impegnato, talora fino a incarnare l’intrico da matassa, si. Il secolo è la prima metà del XVII secolo (1625-45 circa) nella Spagna del regno (di nome più che di fatto) di Filippo IV, quando, nello scenario bellico di un conflitto interminabile all’ombra di un Impero invincibile,

    le Fiandre sembrano inespugnabili e la Santa Inquisizione detta legge senza pietà, com’è noto, alla sua maniera: imprigionando, torturando e mandando al patibolo. Sotto questo profilo, per quanto in un rigurgito applicato in altra epoca, aveva già reso l’idea Milos Forman con L’ultimo inquisitore, porgendo un analogo messaggio o, per meglio dire, mettendo in guardia sul grado di pericolosità rivestito dalla religione quando strumento di potere. Come contorno, una corruzione dilagante con la benedizione del ‘governariato’ ordito per mano del terribile Conte Duca Olivares (il Javier Camara di Pedro Almodovar). Da sempre chi non è dalla parte dei potenti non ha mai vita facile, così neppure il “Capitano” Diego Alatriste, personaggio interpretato dal fascinoso e carismatico Viggo Mortensen, l’Aragorn della trilogia de IL signore degtli anelli, dunque già avvezzo a film epici in costume. Un’interpretazione di carattere, in termini di partecipazione reale, in questo caso anche sul piano linguistico -

    Mortensen è in grado di recitare in perfetto castigliano modulato sui toni piuttosto cupi e rochi - applicata ad un personaggio di per sé fittizio, nato sulla spumeggiante cresta dell’invenzione nelle numerose pagine dello scrittore Arturo Perez-Reverte in diversi romanzi e, per questo, ‘eroe’ estremamente popolare in Spagna. Personaggio che la trasposizione cinematografica carica di tutto il fascino di un cavaliere antico, solitario, malinconico e tormentato, legato ai valori semplici e veri come il sacro rispetto per la parola data. Difatti, c’è una missione da compiere in seno ad un percorso irto di difficoltà, di orripilanti intrighi e di insidie oltremodo pericolose, quando l’eroe Alatriste e Iñigo, il figlio del compagno d’armi caduto che deve proteggere, entrambi mercenari, si sporgono oltre, fin sull’orlo del baratro. E non poteva mancare una donna sullo sfondo. Una struttura dunque piuttosto canonica su cui d’altra parte si innestano spettacolarità e tale dispiegamento di forze

    e di mezzi da far risuscitare il genere del cinema di “cappa e spada”, qui come incastonato tra le pagine più epiche che la celluloide ricordi, per quanto talora ridondanti, dove alle spade sguainate nei vicoli bui per agguati orditi a dovere, si affiancano taverne per le quali passa il vino così come la poesia di chi si cimenta a scrivere sonetti. Un testo talmente epico da sfiorare il rigor di citazione proprio sull’onda di classici come I tre moschettieri, tanto da far venir voglia di ribattezzare l’eroe Diego Alatriste come il neo D’Artagnan, dipinto secondo cromìe e luminismi d’epoca alla maniera del celebre pittore Velasquez. Contesto che non poteva essere più interattivo e straordinariamente aderente all’interprete protagonista Viggo Mortensen, un eclettico dell’arte che, com’è noto, nella vita personale sperimenta da tempo un po’ tutte le branche del caleidoscopio della creazione: dalla poesia, alla pittura e fotografia, oltre al cinema,

    naturalmente. Un percorso interattivo che, peraltro, Mortensen non ha mai visto a più binari, sentendolo piuttosto come unica, piena espressione di sé. E’ questo evidentemente il destino del guerriero Viggo.

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