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    Home Page > Movies & DVD > Giovani aquile

    UNA STORIA D'AMORE, DI PERDITA E D'AVVENTURA ALL'EPOCA DELLA 'GRANDE GUERRA': 'LA GUERRA CHE METTERA' FINE A TUTTE LE GUERRE'

    Dal Taormina Film Festival

    "Essere soli. Avere la propria vita nelle proprie mani. Usare le proprie capacità, da soli, contro il nemico. Era come i tornei del Medioevo, l’unico momento nella guerra moderna in cui l’uomo abbia visto il suo avversario e lo abbia affrontato in un combattimento mortale; l’unico ambito dove ancora esistesse la cavalleria e l’onore. Se vincevi, era grazie al tuo coraggio e alla tua abilità; se perdevi, era perché avevi affrontato un uomo migliore di te".
    Cecil Lewis

    "Fu così che cominciò la guerra nell’aria. Gli uomini presero a cavalcare i turbini di vento, ad ammazzarsi, e caddero come arcangeli. E dal cielo piovvero eroi sulla terra attonita".
    H. G. Wells

    "Quando scoppiò la I Guerra Mondiale, la maggior parte delle persone non solo non aveva mai volato su un aereo, ma probabilmente non l’aveva mai neppure visto. I fratelli Wright avevano volato alla fine del 1903 a Kitty Hawk, dopodiché l’aereo era rimasto lì a marcire per anni, senza che, incredibilmente, nessuno se ne occupasse. La tecnologia aeronautica, prima della I Guerra Mondiale, non aveva fatto grandi progressi: stiamo parlando di un’epoca in cui la maggior parte delle persone non era mai neppure salita su una macchina, perciò questi aerei dovevano sembrare un po’ delle astronavi. I piloti non sedevano in una carlinga, non avevano nessuna protezione, né paracadute. Bastava una sola scintilla ed era l’inferno. Erano, in sostanza, dei bersagli volanti altamente infiammabili... Se qualcuno per caso si è chiesto come ci si sentisse a volare a testa in giù o a fare acrobazie di ogni tipo su un biplano senza cabina di pilotaggio, mentre il nemico ti spara addosso, ebbene, con questo film avrà la risposta che cerca. Questo è un film assolutamente unico. Non assomiglia a nessun altro... L’aspetto della I Guerra Mondiale che raccontiamo è la guerra aerea. Tutto quello che avveniva in trincea – la sporcizia, il dolore, la sofferenza – questo in aria non c’era. Lassù era una guerra diversa".
    Il regista Tony Bill

    (Flyboys FRANCIA/USA 2006; dramma storico di guerra; 140'; Produz. Electric Entertainment in associaz. con Skydance Productions e Ingenious Film Partners presentano una produz. Dean Devlin; Distribuz.: (USA) - MGM Distribution Company - (Italiana) - 20th Century Fox)

    Locandina italiana Giovani aquile

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    FLYBOYS - Comment by PATRIZIA FERRETTI (Devoted to my grandparent ORLANDO FERRETTI): “Flyboys” a sweet and poetic fresco, in spite of the drama, a tribute to the “historic/sentimental memory” of World War I, with a view more personal than choral even though the movie is set to celebrate the depth and cherish the meaning of team work, that’s anchored to the values from the olden days when loyalty and sacrifice didn’t know any barriers. “Flyboys” is not a movie with a deep analysis of profound and meaningful topics, but a gentle touch about the year 1916, about the intimate consciences of common guys who became heroes in extraordinary circumstances as it was World War I, event left in the shadow. As far as concern the leading actor James Franco he has a wonderful opportunity from his stereotype roles out of comics. - (Translation by: MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Giovani aquile

    Titolo in lingua originale: Flyboys

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Tony Bill

    Sceneggiatura: Phil Sears e Blake Evans

    Soggetto: Blake Evans

    Cast: James Franco (Blaine Rawlings)
    Jean Reno (Capitano Thenault)
    Martin Henderson (Reed Cassidy)
    Jennifer Decker (Lucienne)
    Tyler Labine (Briggs Lowry)

    Musica: Trevor Rabin

    Costumi: Nic Ede

    Scenografia: Charles Wood

    Fotografia: Henry Braham

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "1916. La I Guerra Mondiale infuria ormai da due anni. Sul fronte occidentale, le potenze alleate – Francia ed Inghilterra – sono impantanate in una guerra di trincea contro la Germania. Milioni di soldati sono già caduti. Gli Stati Uniti si ostinano nella loro neutralità e nel loro isolazionismo, lasciando che gli europei si combattano la loro guerra. Alcuni americani, tuttavia, hanno deciso di viaggiare fino in Europa per dare una mano agli alleati, come autisti di ambulanza o arruolandosi nella Legione Straniera. Ben presto, però, alcuni di questi volontari americani formano una propria squadriglia per affrontare i meglio equipaggiati piloti tedeschi e dare un contributo allo sforzo bellico alleato. È questo contesto così drammatico, sospeso tra la vita e la morte, che fa da sfondo a GIOVANI AQUILE- FLYBOYS.

    Il texano Blaine Rawlings (James Franco) è stato appena cacciato dal ranch di 900 acri della sua famiglia, e trova il suo futuro in un cinegiornale che racconta le gesta eroiche dello squadrone; la recluta della Legione Straniera Higgins (Christien Anholt) arriva allo squadrone dal corpo ambulanze; William Jensen (Philip Winchester), originario del Nebraska, figlio di un ufficiale di cavalleria, si arruola per mantenere le tradizioni di famiglia; Briggs Lowry (Tyler Labine) si arruola invece perché non sa cosa fare della propria vita, e vuole resistere alle pressioni del suo facoltoso e potente padre; Eddie Begle (David Ellison), personaggio ribelle e irriducibile, sembra in fuga dal suo passato; Eugene Skinner (Abdul Salis), un emigrante afro-americano, vuole difendere la Francia, un Paese che si è dimostrata tollerante consentendogli di gareggiare e diventare un campione di pugilato, mentre negli Stati Uniti non gli sarebbe permesso neppure avvicinarsi ad una carlinga.
    Nelle prime settimane di addestramento, Rawlings incontra il capo squadriglia Reed Cassidy (Martin Henderson), che a soli 28 anni è già un veterano dell’aviazione da caccia. Cassidy ha visto di persona i pericoli dei nuovi combattimenti aerei, e sa che pochi, tra quei ragazzi, sopravviveranno. Guardato con rispetto e mistero, Cassidy – l’asso della squadriglia – ha vinto ogni scommessa con la sorte, abbattendo più di venti aerei nemici… ma non senza pagare un prezzo.
    Sotto il comando del capitano francese Georges Thenault (Jean Reno), i piloti francesi addestrano duramente gli americani in vista del primo combattimento aereo che dovranno affrontare. Imparando a pilotare l’ultimo biplano francese, il Nieuport 17, i giovani si rendono ben presto conto della drammaticità della situazione: l’aspettativa di vita di un pilota oscila tra le tre e le sei settimane; i piloti alleati sono numericamente inferiori di quelli tedeschi, che a loro volta sono nettamente superiori sul piano militare. Gli alleati nemmeno dispongono dei paracadute, dal momento che le gerarchie militari danno più valore agli aerei che alle vite dei piloti.
    Presto i piloti si trovano a combattere nei cieli: Rawlings e i suoi piloti ingaggiano combattimenti furiosi con perdite al di là delle peggiori previsioni. I più esperti piloti tedeschi, con i loro aerei Fokker, paiono spuntare dal nulla per far fuoco ed abbattere gli aerei francesi. Ogni funerale nel cimitero della squadriglia rafforza la consapevolezza che l’aspettativa di vita dei piloti è davvero assai breve.
    Tra un duello aereo e l’altro, Rawlings trova qualche momento di speranza e felicità allorché incontra e s’innamora di Lucienne D’Arcy (Jennifer Decker), una ragazza francese che vive in una città vicina con i suoi nipotini, rimasti orfani. Attraverso Lucienne, Rawlings si rende conto di quale sua il prezzo di questa guerra anche sulle popolazioni civili. Quando la fattoria di Lucienne viene circondata dalla fanteria tedesca, Rawlings rischia il tutto per tutto per metterla in salvo. Ma dopo poco, deve dire addio al suo amore, travolto dal marasma della guerra.
    Lo squadrone si ritrova e si prepara per la battaglia ultima: non c’è più spazio per la paura, né per l’idealismo o per l’amore del rischio. La sola cosa che conti, ora, è restare vivi e aiutare i propri compagni e le persone care".

    Dal >Press-Book< di Giovani aquile-Flyboys

    Nota: Si ringrazia Caterina Cotugno dell'ufficio stampa 20th Century Fox per sollecita collaborazione.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    PRELIMINARIA:

    "Librarsi sulla terra su un fragile, infiammabile biplano senza alcuna protezione per il pilota, a caccia di un velivolo nemico meglio equipaggiato, sapendo che l’aspettativa di vita di uno che fa il tuo mestiere è sei settimane al massimo: è stato il destino eroico e mozzafiato degli uomini della Squadriglia Lafayette, il primo squadrone di piloti da caccia americani ad aver combattuto la Prima Guerra Mondiale, composto da un manipolo di coraggiosi ragazzi andati volontari a combattere per la democrazia. E questa è la storia di GIOVANI AQUILE- FLYBOYS, dove un cast corale internazionale interpreta una storia d’amore, perdita e avventura, utilizzando una flotta di veri aerei della I Guerra Mondiale, effetti speciali dell’ultima generazione e una tecnica di ripresa digitale d’avanguardia per trasportare lo spettatore nella cabina di pilotaggio insieme a questi spericolati dell’aria. Dopo poco più di un decennio dall’invenzione del volo controllabile ed alimentato, infatti, questi piloti

    hanno inventato, sperimentato il combattimento aereo dell’era moderna – o forse vi si sono solo tuffati a capofitto".

    COMMENTO CRITICO:

    UN TENERO E POETICO AFFRESCO, MALGRADO IL DRAMMA, OMAGGIO ALLA ‘MEMORIA STORICO-AFFETTIVA’ DELLA GRANDE GUERRA, CON UNO SGUARDO POCO CORALE E MOLTO INDIVIDUALISTA, PUR NEL CELEBRATO E PROFONDO SENSO DI SQUADRA, SALDAMENTE ANCORATO A VALORI D’ALTRI TEMPI, QUANDO LEALTA’ E SACRIFICIO NON CONOSCEVANO BARRIERE, E VALEVANO PER L’ALTRO PRIMA CHE PER SE STESSI. NON UN FILM DI PROFONDITA’ SU NODI CRUCIALI DELL’ESISTENZA, MA LA CAREZZA MINIMALISTA, ALLACCIATA ALL’ANNO 1916, SULL’INTIMA COSCIENZA DI RAGAZZI COMUNI DIVENUTI EROI IN CIRCOSTANZE STRAORDINARIE COME LA ‘I GUERRA MONDIALE’, EVENTO RIMASTO UN PO’ TROPPO NELL’OMBRA. PER IL PROTAGONISTA JAMES FRANCO UNA BELLA OPPORTUNITA’ DI RISCATTO DA STEREOTIPATI RUOLI DA FUMETTO

    Con Giovani aquile-Flyboys il regista Tony Bill (My Bodyguard-La mia guardia del corpo, 1980) offre un affresco della memoria, un omaggio ai combattenti della Grande Guerra, la

    meno raccontata di tutte sul grande schermo, a parte il film francese Un long dimanche de fiançailles (Una lunga domenica di passioni, 2004) e Gallipoli (Gallipoli-Gli anni spezzati, 1981). La I guerra Mondiale nell’anno 1916, quando il conflitto era in corso da un paio d’anni. Un omaggio porto col cuore, con un sentimento, talora virato verso il sentimentalismo, catturato e lambito da una fotografia pallida e patinata non certo da documentario, quanto piuttosto tipica di un intimistico spaccato d’epoca appuntato su un manipolo di giovani volontari, la futura Squadriglia Lafayette, guidati più da un amorevole padre di famiglia che non da un capitano (Jean Reno).

    Giovani aquile-The Flyboys è dunque un film, per certi versi, permeato dello struggente languore romantico da fotoromanzo e, anche se è senz’altro di parecchie spanne superiore, sembra aver una, sia pur vaga, familiarità con Hanover Street (Una storia, un amore), film del 1979, quando Peter Hyams

    dirigeva un giovanissimo Harrison Ford nei panni di romantico pilota dell’aeronautica americana affiancato dal più maturo Christopher Plummer, su un altro scenario di guerra. D’altra parte, la tenera storia d’amore di Giovani aquile si limita ad un tentativo di decollo senza mai arrivare ad un volo completo. Le ‘nuances rosate’ dell’affresco mitigano quelle più aspre e reali di uno tra i tanti drammi familiari. Sono le ‘nuances’ della rassegnata accettazione di catastrofi ormai inesorabilmente accadute o della paura repressa di catastrofi annunciate, ritenute possibili per l’immediato futuro di ciascuno, civili o militari. Potrà risultare non facile per tutti, dopo che si è andati in volo in gruppo, tornare ogni volta qualcuno di meno, doverci bere sopra e cantare canzoni, per sopravvivere e trovare un senso ad un esistenza in bilico. Bere e cantare in una taverna, magari proprio per onorare il sacrificio dei compagni amici caduti poco prima, un modo

    come un altro per non affogare nella disperazione, per non gettare la spugna e per capire, proprio quando tutto è molto precario e non è ben chiaro quanto può restare da vivere, il vero significato da attribuire a cose, persone e momenti particolari dell’esistenza. Mai come in questi frangenti risulta di vitale importanza, cogliere l’attimo fuggente. Questioni lambite appena con pochi passi di sceneggiatura, eppure quanto basta a rimanere impresse, anche senza troppi approfondimenti. Non è questo un film di profondità, ma è anche solo sfiorando la superficie di nodi cruciali come questi, nella realtà senz’altro vissuti con meno disinvoltura rispetto al film, che si arriva al cuore dell’umanità dell’epoca, per indurre al doveroso omaggio con una memoria che potremmo definire ‘storico-affettiva’. Lo scopo è quello di non farci dimenticare che la II guerra mondiale, più celebrata e dunque più presente nell’immaginario collettivo, è stata preceduta dalla I, quella Grande

    Guerra che avrebbe dovuto metter fine a tutte le guerre. Eppure, già nella coscienza di alcuni tra i combattenti di allora, animati da grandi ideali di lealtà anche in combattimento, fu evidentemente chiaro che quella guerra non avrebbe portato né vincitori né vinti: “Ero come te, uno con grandi idealismi…, poi capisci che la guerra non la vince nessuno e non serve a cambiare le cose, e che quando tutto questo sarà finito ognuno se ne tornerà a casa e tutti quei caduti si sono fatti ammazzare per nulla…”. E il riscatto degli amici già caduti, magari fatti fuori senza troppa lealtà, infrangendo regole ed etica di combattimento, nel segno dell’infamia, è l’unico significato che chi resta riesce a trovare per continuare a combattere, malgrado la consapevolezza razionale del fattivo non senso della guerra in sé.
    Che la Grande Guerra sia stata una tra i conflitti più devastanti lo si intuisce

    anche da quelle rare ma incisive sequenze (anche di combattimenti a terra) in cui è evidente la limitata portata delle armi da combattimento dell’epoca, a cominciare proprio da quei primi rudimentali ‘aerei-prototipo’ sul cui futuro post-bellico ci si interrogava. Non era così chiaro all’epoca che vi sarebbero state per gli aerei grandi evoluzioni e funzioni molto diverse da quelle del combattimento.

    Giovani aquile-Flyboys è inoltre uno dei film meno corali che si conoscano su un evento di portata mondiale come questo. E’ un film che guarda affetivamente all’individuo, rimarcato fin nei dettagli, tra cui il simbolo personalizzato dipinto da ognuno sul proprio aereo da combattimento, e guarda altrsì al cameratistico lavoro di squadra tra giovani compagni che imparano a conoscere, amare e coltivare l’amicizia al più alto e nobile dei livelli. Un’impronta che emerge fin dagli inizi del film quando ci si sposta di luogo in luogo per inquadrare chi e

    perché partirà volontario per questa guerra. Singole storie di coraggio e di un altruismo dal sapore antico, come si suol dire, d’altri tempi, quello dei grandi valori perduti che in quei frangenti vengono in soccorso e aiutano a dare un significato profondo a quel che resta di una vita. Un senso dell’onore e di responsabilità non solo per se stessi ma anche per il compagno di combattimento, in vita o caduto che sia, che deve essere tutelato o riscattato. In tal senso, è forse un po’ hollywoodiana una delle sequenze finali in cui si celebra una regolazione di conti un po’ sopra le righe, che peraltro ne ricorda un pochino, al di là delle diverse motivazioni, un’altra celebre di Indiana Jones ne I predatori dell’arca perduta (1981), di cui non si rivelano ulteriori dettagli per non rovinarvi la sorpresa. Un individualismo dominato dalla star protagonista per eccellenza James Franco nel

    ruolo del texano Blaine Rawlings che, circostanze speciali del suo privato, spingono alla scelta di volontariato come pilota di guerra. Tra l’altro un’ottima opportunità, per Franco, per scrollarsi di dosso etichette attoriali da fumetto derivategli dal ruolo di Harry Osborne, rivestito nella triade di Spider-Man.

    Così, malgrado l’ottica teneramente poetica con cui si è guardato a ritroso, pescando in questo piccolo spaccato di passato storico, ispirato alla realtà - vedi l’informazione didascalica sulla sorte toccata ai personaggi che vissero in prima persona quel drammatico evento - il film rende a suo modo giustizia alla memoria, mantenendo fede all’impronta di omaggio affettivo, delicato e tenero come una carezza, con cui prende avvio fino alla fine, quando l’ultimo fotogramma assume valenza di dedica: una foto in bianco e nero all’anno 1916 ritrae i veri protagonisti della storia, quei ragazzi comuni divenuti eroi in circostanze straordinarie che valgono una lacrima affettuosa da parte di

    queste nuove generazioni, per guardare a quei valori antichi, di quelli che spingevano a rischiare la propria vita per salvare quella di un compagno in difficoltà, riconoscendo le proprie radici e riscoprire il senso di un sacrificio vero e profondo.

    Commenti dei protagonisti:

    L'attore JEAN RENO (Capitano Thenault):

    "Quando vedi uno di questi aeroplani da vicino, ti rendi conto che è poco più di un aquilone!. È fatto solo di pelle, legno, cavi e tela e ti domandi, 'Ma come facevano a farli volare e a combattere?'. Insomma, stavano seduti tra le nuvole, tutti aperti ed esposti… Quello sì che è essere coraggiosi!".

    L'attore JAMES FRANCO (Blaine Rawlings):

    "Quando questi uomini andavano alla guerra, pensavano di marciare per i campi con le loro armi – solo che poi si ritrovavano falciati a migliaia dalle mitragliatrici, un’arma per l’epoca nuovissima. Poi c’erano i piloti, che nei cieli conservavano un antiquato senso di cavalleria. La guerra era sempre stata combattuta faccia a faccia: c’era questa idea di essere i cavalieri dei cieli, del duello – anzi, che si trattasse dell’ultimo tipo di duello possibile, perché l’introduzione delle armi automatiche stava cambiando tutto".

    L'attore (e pilota acrobatico) DAVID ELLISON (Eddie Beagle):

    "Quando eri in aria e abbattevi qualcuno sopra il territorio nemico, potevi constatare di persona se ce la faceva, e allora il giorno dopo te lo saresti ritrovato di fronte, pronto a combatterti, oppure se si sfracellava. Ma se ce la faceva, non ti saresti mai sognato di finirlo".

    L'attore TYLER LABINE: (Briggs Lowry):

    "Prima di cominciare a girare. Tony mi ha dato dei libri da leggere su questi piloti: erano storie incredibili, come quella del pilota che, volando a testa in giù, era finito fuori dall’aereo, e doveva cercare di rientrare nel sedile di pilotaggio, controllare il volo dell’aereo ed evitare di farsi sparare addosso dal nemico – e questo tutto insieme, ed evitando di sfracellarsi al suolo!... Credo che parte del motivo per cui erano tutti così entusiasti di partcipare a questo film sia che si trattava della prima volta in cui tutto veniva ricostruito in modo così realistico. È passato così tanto tempo dalla I Guerra Mondiale, che è quasi completamente dimenticata. La nostra generazione quasi non sa di che cosa si tratta. Eppure è stata una guerra di proporzioni epiche – proprio come questo film, che spero rammenti alla gente quanto è stata importante".

    Altre voci dal set:

    Il produttore DEAN DEVLIN:

    "Non ho mai visto il caos nei cieli che questi uomini hanno vissuto. Sapevo che con le apparecchiature moderne e gli effetti speciali per ricreare un’epoca del passato, avremmo potuto mostrare come era successo, che cosa davvero provavamo quei ragazzi così coraggiosi e straordinari... La I Guerra Mondiale non è stata molto raccontata dal cinema contemporaneo, con l’eccezione del film francese 'Una lunga domenica di passioni' (Un long dimanche de fiançailles) e, una ventina d’anni fa, del film australiano 'Gallipoli – Gli anni spezzati' (di Peter Weir), entrambi i quali erano focalizzati soprattutto sulla guerra di trincea. Sono ormai decenni che non si vede più niente sulle battaglie aeree, e credo che uno dei motivi sia che questi aerei ormai non esistono più, e che la tecnologia per ricreare quel tipo di battaglie è stata messa a punto solo di recente".

    Il produttore esecutivo PHILIP GOLDFARB:

    "Ci sono molte generazioni che non hanno mai visto questi aerei in azione. A mia memoria, ci sono solo 'La caduta delle aquile' (The Blue Max) e 'Il barone rosso' (Von Richthofen And Brown) e basta. È passato un mucchio di tempo dall’ultimo film su questo argomento... La I Guerra Mondiale è stata l’ultima occasione in cui i nemici sui due schieramenti si sono trovati a combattere l’uno di fronte all’altro. Pur combattendo e volando, i piloti erano abbastanza vicini da poter vedere il volto del nemico. Qualcuno racconta addirittura di aver sparato al nemico e di essersi trovato il suo sangue che schizzava sul volto e sul parabrezza. Lo so, è brutale, ma dà un senso di intimità e di connessione tra i combattenti che non ci sarebbe mai più stato".

    Links:

    • Tony Bill (Regista)

    • James Franco

    • Jean Reno

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    Galleria Video:

    Flyboys - trailer (versione originale).flv

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