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    Home Page > Movies & DVD > Mr. Bean's Holiday

    IL RITORNO DI MR. BEAN OMAGGIA IL CINEMA COMICO MUTO, IN PARTICOLARE, DI JACQUES TATI

    "Abbiamo sempre saputo di dover fare un altro film di Mr. Bean, ma doveva essere molto diverso dal primo ('Mr. Bean-L'ultima catastrofe') ... Abbiamo fatto il primo film dieci anni fa e se avessimo voluto farne un sequel sarebbe stato logico farlo otto o nove anni fa e non ora, ma c’è voluto del tempo perché riuscissimo a fermarci e a pensarci su seriamente... Non l’ho frequentato molto dall’ultimo film – l’ultima volta che ho interpretato il personaggio è stato in un programma televisivo inglese per bambini circa due anni fa. Ma non è stato affatto difficile ritrovarlo, capirlo e sapere come si sarebbe comportato nelle situazioni più diverse. Non devo più lavorare su di lui e sulle sue reazioni. Lo conosco istintivamente, i suoi istinti infantili sono molto forti in me. La difficoltà per me è stare al centro del film, essere virtualmente in ogni scena e assicurarmi che i rapporti tra Bean e le persone che incontra funzionino e funzionino bene... Ho sempre creduto che con Mr Bean bisognasse fare un film di stile europeo. Il primo film era più americano dal punto di vista stilistico. Aveva la storia, il format e il tono di una commedia americana per famiglie. Sono sempre stato interessato all’idea di Bean come elemento attivo, che guida la storia, invece che come elemento reattivo, come una sorta di figura satellite che se ne sta sullo sfondo mentre la storia viene portata avanti da altri personaggi come accadeva nel primo film... Il nostro film è guidato dal desiderio di Bean di raggiungere una bella spiaggia. Non ha tratto particolare ispirazione da 'Le vacanze di monsieur Hutot' (di Jacques Tatì). In realtà l'essenza di quel film era che Hulot viaggiava per 5 minuti e stava sulla spiaggia per un'ora e mezzo, mentre noi viaggiavamo per un'ora e mezza del film e restiamo sulla spiaggia per 5 minuti. E' il contrario!".
    L'attore Rowan Atkinson

    (Mr. Bean's Holiday GRAN BRETAGNA 2007; 90'; Produz.: Working Title in associazione con Tiger Aspect Pictures; Distribuz.: UIP)

    Locandina italiana Mr. Bean's Holiday

    Rating by
    Celluloid Portraits:

    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - MR. BEAN'S HOLIDAY - Mr. Bean counterattack!!! He’s back again. This time Ms. Bean is back and he discloses irreverent notes of his well known childish, unmistakable egocentricity, as revenge. His behaviour is always true to itself and it leaves, here and there, so many references to his previous shows, even the TV series, but it stands out with the absolute lack of dialogue, a classic from the silent cinema respectful of Jacques Tati. All this is advantageous to the well balance action and comedy involved into his “fantastic/surreal” trip. The effect camera into the camera as the effect to enrich this journey, it’s built on a long subject that ends, all curled up, in a pyrotechnic and extraordinary coral, which shifts the centre of the movie that’s always Mr. Bean, naturally always “catastrophic” - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Mr. Bean's Holiday

    Titolo in lingua originale: Mr. Bean's Holiday

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Steve Bendelack

    Sceneggiatura: Hamish McColl & Robin Driscoll

    Soggetto: Simon McBurney

    Cast: Rowan Atkinson (Mr. Bean)
    Max Baldry (Stepan)
    Emma De Caunes (Sabine)
    Willem Dafoe (Carson Clay)
    Karen Roden (Emil)
    Jean Rochefort (Maitre D)

    Musica: Howard Goodall

    Costumi: Pierre-Yves Gayraud

    Scenografia: Michael Carlin

    Fotografia: Baz Irvine

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "In Inghilterra è un piovoso pomeriggio e Mr. Bean è felicissimo di essere il vincitore del Primo Premio della lotteria organizzata dalla parrocchia del quartiere: una settimana di vacanza nel Sud della Francia e una videocamera nuova di zecca. Soggiornerà a Cannes, e proprio al culmine del suo famoso festival cinematografico.
    Prende l’Eurostar per Parigi e filma tutto con la sua nuova videocamera. Alla Gare de Lyons, chiede ad un altro viaggiatore di riprenderlo mentre sale sul treno per Cannes. L’uomo è Emil Duchesvsky, un regista cinematografico russo che sta andando a Cannes perché membro della giuria del Festival. Emil gli fa questo favore, ma nella confusione delle riprese, viene lasciato sulla piattaforma accanto ai binari mentre il treno lascia la stazione.
    Mr. Bean sta viaggiando verso il Sud quando si accorge che il figlio di Emil, Stepan, di 10 anni, è sul treno senza suo padre. Nessuno dei due parla la lingua dell’altro.
    Mr. Bean e Stepan scendono alla prima stazione per aspettare Emil, ma il treno successivo è un espresso e Emil va direttamente a Cannes. Quando Mr. Bean e Stepan salgono su un altro treno, Mr. Bean lascia soldi, biglietto e passaporto a terra. I due vengono buttati giù dal treno perché senza biglietto e lasciati smarriti e senza un penny in Francia.
    Emil, il padre di Stepan, denuncia Mr. Bean alla polizia che, per trovare suo figlio, organizza una caccia all’uomo su tutto il territorio nazionale.
    Stepan e Mr. Bean stringono un’improbabile amicizia. Stepan è ingegnoso e pieno di risorse; i due fanno una bella coppia e velocemente riescono a guadagnare, cantando per strada, il denaro sufficiente per prendere un pullman diretto a Cannes. Peccato che il biglietto di Mr. Bean rimanga in qualche modo appiccicato alla zampa di un gallo e lui perda il pullman…
    Senza Stepan, perso nella vasta campagna francese, Mr. Bean fa l’autostop in direzione sud. Nella notte arriva in un paesetto e si addormenta sotto un carro di fieno. Il mattino seguente si sveglia convinto di trovarsi in quello che sembrerebbe un perfetto paese francese, ma che in realtà è il set di una pubblicità per lo yogurt. Il regista è il narcisista filmmaker americano Carson Clay, che si sta guadagnando un po’ di contanti prima di mettersi in viaggio per partecipare a Cannes alla premiere del suo Playback Time, film poliziesco inutilmente e improduttivamente introspettivo destinato ai cinefili.
    Mr. Bean rimedia un passaggio dall’attricetta Sabine, che ha recitato la parte della cameriera nello spot per lo yogurt e sta andando a Cannes all’anteprima di Playback Time, nel quale ha interpretato un piccolo ruolo. Ad una stazione di servizio sull’autostrada Bean si riunisce a Stepan e, nella notte, i tre viaggiano insieme verso sud.
    All’arrivo a Cannes, vedono un notiziario straordinario in TV: Mr. Bean è un uomo ricercato, tutta la Francia sta cercando sia lui che Stepan. Davanti a loro ci sono dei blocchi stradali. Devono superarli per arrivare alla presentazione in anteprima di Playback Time e riportare Stepan a suo padre, senza che Bean venga arrestato.
    Travestiti da madre e figlia di Sabine, Mr. Bean e Stepan riescono a passare, ma con un unico invito solo Sabine può entrare alla premiere.
    Bean e Stepan si introducono furtivamente dal retro. Playback Time sta annoiando il pubblico a morte. Lasciando Stepan dietro lo schermo, Bean cerca di attirare l’attenzione di Emil senza che le guardie lo vedano. Quando si accorge che l’unica scena di Sabine è stata tagliata, Bean decide di aiutarla. Nascondendosi dalle guardie nella sala di proiezione, comincia a proiettare sul grande schermo le sue riprese video per reinserire Sabine nel film.
    La combinazione di pellicola e video cattura per la prima volta l’attenzione del pubblico, ma Carson Clay è furioso. Insieme alle guardie entra nella sala proiezione per fermare Mr. Bean, che riesce a scappare. Camminando sopra le teste del pubblico, raggiunge il palco proprio quando Stepan compare da sotto lo schermo. La folla scoppia in un grande applauso.
    Playback Time di Carson Clay viene salutato come un classico senza precedenti, Sabine viene festeggiata come una star e Stepan ritorna dai suoi genitori felicissimi.
    E Mr. Bean?
    Sgattaiola via dai festeggiamenti e va sulla spiaggia. Sulla riva del mare si tira su l’orlo dei pantaloni e sorride: alla fine la sua vacanza può iniziare".

    Dal >Press-Book< di Mr. Bean's Holiday

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    MR. BEAN’S ALLA RISCOSSA COLPISCE ANCORA, SVELANDO QUESTA VOLTA NOTE IRRIVERENTI DEL SUO GIA’ BEN NOTO, INCONFONDIBILE, INFANTILE EGOCENTRISMO, COME, AD ESEMPIO, LA VENDETTA. UN CARATTERE CHE D’ALTRA PARTE NON SI SMENTISCE, LANCIANDO QUA E LA’ STRALI AUTOREFERENZIALI DEI SUOI TRASCORSI ANCHE TELEVISIVI, MA CHE SI IMPONE ANCOR PIU’ ALL’ATTENZIONE, RIDUCENDO LA VERBOSITA’ DEL PERSONAGGIO -CINEMA MUTO DOCET CON UN OCCHIO DI RIGUARDO A JACQUES TATI - A TUTTO VANTAGGIO DI UN’AZIONE BEN ARTICOLATA SULLA CALIBRATA RITMICA DI UN VIAGGIO ‘SURREALE-IPERBOLICO’ DI GUSTOSA COMICITA’. LO STUDIATO ‘EFFETTO DI CINEMA NEL CINEMA’, SFRUTTANDO LA VIDEO CAMERA DELLO STESSO PERSONAGGIO, ARRICCHISCE QUESTO PERCORSO, COSTRUITO SULL’ONDA DI UNA LUNGA SOGGETTIVA CHE APPRODA E SI ACCOCCOLA SU UN FINALE PIROTECNICO E STRAORDINARIAMENTE CORALE, SFUMANDO SULLA INDISCUSSA CENTRALITA’ DEL FILM, COME AL SOLITO APPUNTATA SU MR. BEAN, NATURALMENTE SEMPRE ‘CATASTROFICO’.

    Con Mr. Bean’s Holiday Rowan Atkinson, che di nuovo ne veste i panni a distanza

    di dieci anni da Mr. Bean’s - L’ultima catastrofe, irrompe sullo schermo con tutta la forza ‘semplice’ di una comicità praticamente ‘silenziosa’ - se si toglie qualche monosillabo previsto dalla sceneggiatura per il nostro protagonista - ammiccante al cinema muto. Come d’altra parte precisato dallo stesso attore che ha dato volto e anima al personaggio ‘catastroficamente fanciullesco’ di Mr. Bean - tenendo conto anche delle sue conoscenze, conscie o inconscie acquisite fin dai tempi dell’adolescenza - Rowan Atkinson non ha risentito tanto del cinema muto americano di Buster Keaton o Charlie Chaplin, espressioni di un genere di comicità ben più, per così dire, ‘acrobatica’, quanto piuttosto, di Jacques Tati, forse affiancato da qualche personalizzato riflesso dei mitici Stan Laurel e Oliver Hardy. Il parallelo tra Le vacanze di Monsieur Hulot del comico francese Jacques Tati e questo nuovo - e molto probabilmente ultimo, almeno per il grande schermo - capitolo

    di Mr. Bean, sorge spontaneo. Un parallelo che non viene certo negato, quanto piuttosto avvalorato, alla luce di una lezione sentita a pelle da Rowan Atkinson come la più affine alla propria espressione artistica, legata ad una comicità che, per dare il meglio di sé, deve mantenere un certo ritmo costante. Non importa se lento o accellerato, ma deve essere comunque in grado di mantenere una determinata ritmica. Si direbbe che dal canto suo, qui ‘Mr. Bean’ abbia trovato una equilibrata via di mezzo tra le ‘accellerate’ di Chaplin o Keaton e la dilatazione temporale di Tatì, che ritrova e ricalca però volentieri con la sequenza dell’autostop, dove, per l’appunto, si rallenta un po’ la corsa di questo viaggio ‘surreale-iperbolico’ tipicamente ‘alla Bean’, dando allo spettatore la possibilità di accoccolarsi nella esilarante dinamica dell’attesa, ovvero l’anima stessa di quella sequenza.
    Ma quel che emerge presto con Mr. Bean’s Holiday, là dove

    tornano passaggi familiari talvolta perfino autoreferenziali con la citazione di se stesso (anche di gags del Bean televisivo), è una sorta di sintesi con schegge di approfondimento del carattere del personaggio, con la punta dell’iceberg da raccogliersi nel suo infantile egocentrismo, portato all’eccesso ed esaltato in situazioni di gustosa comicità, in una spudoratezza votata all’opportunismo, naturalmente a pieno vantaggio di se stesso, fino a svelare anche un’anima fondamentalmente vendicativa: vedi l’esplosione sul set una volta cacciato dal ruolo di comparsa perché, ovviamente, causa di disastroso disturbo.
    Per rendere questo film ben superiore al precedente, non c’era dunque bisogno di aggiungere ma semmai di togliere, sul piano verbale, a tutto vantaggio dell’azione del personaggio, valorizzata da una sorta di gioco (anche questo per altri versi non estraneo al cinema muto) di cinema nel cinema. Il percorso di Bean si srotola difatti come un nastro di celluloide in una lunga soggettiva, sfruttando

    l’uso costante della videocamera che si è portato dietro per filmare la sua vacanza. Videocamera e cinema che si daranno particolarmente man forte su un triplice binario ad effetto, con lo stesso film Mr. Bean’s Holiday, con il film Playback Time del disgustosamente narcisistico regista Clay Carson (Willem Dafoe) che si sta proiettando a Cannes secondo questo nuovo capitolo di Mr. Bean, e la proiezione del film confezionato dalla videocamera di Bean, per l’appunto. Il tutto mixato per conquistare un finale ad effetto pirotecnico-corale.
    Una giostra di giochi, scherzi e gags di varia natura dunque, ma, attenzione! Il primo scherzo del film Mr. Bean’s Holiday si annida proprio nel titolo, con cui si tende allo spettatore una sorta di piccolo tranello: perché in realtà si tratta di un viaggio ‘per la vacanza’, più che di una vacanza in sé, invertendo così di segno l’accertato referente di Tati: là dove in La

    vacanza di Monsieur Hulot la m. d. p. era veramente puntata sulla vacanza, riducendo il viaggio a cinque minuti, con Mr. Bean’s Holiday si punta tutto sul viaggio per l’agognata vacanza, di fatto appena accennata al termine del film come approdo duramente conquistato.
    Un viaggio comunque veramente ben articolato questo di Mr. Bean’s Holiday, e senz’altro più riccamente variopinto del precedente capitolo, alquanto, fin troppo, lineare. Un film con un’asse indubbiamente centralizzata sul motore Mr. Bean, ma con una sua coralità integrata, e non necessariamente di fronda.

    Commenti del regista

    "Per me è stato interessante combinare le cose già sicure e sperimentate di Rowan (Atkinson) nel ruolo di Bean con altre che lui non ha mai fatto prima. In questo film lo vediamo in un contesto molto più ampio. E’ stato curioso metterlo in un mondo reale con personaggi veri e giocare su questo confronto. Mi interessava la delicatezza e sottigliezza della sua interpretazione. E poi è una collaborazione perché Rowan conosce molto bene il personaggio. C’è una parte della sua personalità che è genuinamente proiettata in Bean, e questo rende il lavoro con lui davvero stimolante".

    Commenti dei protagonisti:

    ROWAN ATKINSON (Mr. Bean):

    "Mi è sempre dispiaciuto un po’ che nel primo film Bean parlasse così tanto. Mettere Mr. Bean in un ambiente di cui non parla la lingua significa far sì che lui sia costretto ad affrontare ogni situazione senza parole e dare a noi la possibilità di mantenere un po’ di purezza".

    E, riguardo alla Francia:

    "La Francia è un Paese molto grande con una popolazione relativamente poco numerosa rispetto alla sua estensione territoriale e ci sono tanti panorami davvero spettacolari e meravigliosi che abbiamo cercato di catturare. Abbiamo cercato di approfittare di alcune delle straordinarie architetture e dei paesaggi mozzafiato che la Francia possiede perché c’è qualcosa di intrinsecamente divertente nella piccola figura di Mr. Bean che si staglia contro questo vastissimo ambiente. Credo sia stato Charlie Chaplin a dire ‘ La vita è una tragedia vista in primo piano ma una commedia in campo lungo’ e qui succede che più ti allontani con la macchina da presa più questa figuretta nel paesaggio diventa intrinsecamente divertente".

    La videocamera di Mr. Bean:

    "Un elemento molto importante della storia è che Mr Bean ha con sé una videocamera per tutto il tempo. In effetti due film si svolgono nel corso del nostro film – c’è il film che stiamo facendo noi e quello che Mr Bean ha fatto sulle sue esperienze on the road. La cosa interessante è la maniera in cui questi due film si fondono, si sovrappongono e si intrecciano dando la sensazione che la natura dei film e il fare film siano al centro della storia... Spero che il film sia più vero, autentico di tutto quello che abbiamo fatto finora, rispetto al personaggio e a quello che la gente ha amato di lui. Spero che sia una rappresentazione di Bean più pura e genuina di quella che abbiamo visto. Spero che il pubblico si immedesimi e faccia il tifo per il nostro personaggio più di quanto ha fatto fino ad oggi. Questo è quello che mi auguro".

    Altre voci dal set:

    Il produttore e co-chairman della 'Working Title Films', TIM BEVAN:

    "Quando abbiamo finito 'Johnny English' ho suggerito a Rowan di sviluppare due film, uno dei quali avrebbe dovuto essere il sequel di 'Mr. Bean... Il personaggio di Bean possiede una autentica e genuina semplicità, qualcuno allora ha avuto la geniale idea di coinvolgere Simon McBurney, il co-fondatore del Theatre de Complicite. Ha una grande esperienza nel campo del movimento e del mimo. Lui e Rowan si sforzano essenzialmente di fare la stessa cosa, catturare il pubblico attraverso una comicità più o meno silenziosa... Prima che Simon (McBurney) venisse coinvolto avevamo pensato che questo doveva forse essere un film su Bean e una donna. Quando Simon è salito a bordo, pensava che Bean non fosse un personaggio che potesse innamorarsi sullo schermo, ma trovava l’idea del coinvolgimento di una donna nella storia in qualche modo molto interessante. Simon e Rowan hanno deciso che il film doveva essere un viaggio e che dovevamo mantenerlo il più semplice e puro possibile. Il nostro eroe sarebbe andato in vacanza al mare e il film sarebbe stato interamente imperniato sul suo viaggio per raggiungere la spiaggia e su tutti i problemi e gli imprevisti che accadono sulla via".

    Il co-fondatore del Theatre de Complicite SIMON MCBURNEY:

    "Rowan (Atkinson) è un performer assolutamente unico e eccezionale. L’ho conosciuto e visto lavorare all’inizio degli anni ’80, quando ero molto giovane, e sono rimasto ipnotizzato dal suo lavoro teatrale perché lui era uno di quegli attori che potevano salire sul palco e niente succedeva ma tu ti ritrovavi completamente rapito, a ridere a crepapelle senza avere la più pallida idea di cosa lui stesse facendo. Ha un’eccezionale presenza fisica e una immaginazione incredibile come attore. Quando recita, improvvisamente reagisce a qualcosa che nessun altro può vedere – è nel personaggio e gioca con questo. Gioca, recita e inventa continuamente e questo lo rende davvero speciale... Amo moltissimo la commedia muta in tutte le sue miriadi di forme... Una delle prime cose che ho fatto con Rowan è stata guardare film di Buster Keaton, Charlie Chapin, Harold Lloyd e Carl Valentine. Abbiamo anche guardato pezzi di Jacques Tati e io ho pensato che sarebbe stato emozionante provare e fare un film in cui Bean dice pochissimo. E’ il personaggio più meraviglioso del mondo quando fa qualcosa, non quando dice qualcosa... Come in tutte le commedie mute c’è un desiderio semplice, elementare, che guida la storia, in questo caso il desiderio di Bean di andare in vacanza in Francia. La storia trae la sua motivazione dall’azione, come succede con Buster Keaton – lui ha un’idea, si innamora e poi insegue la ragazza – o con Chaplin in 'La febbre dell’oro' nel quale Charlot parte con l’intento di fare soldi. Non c’è nessuna sofisticazione psicologica, tutto è molto, molto semplice. In Mr Bean’s Holiday lui cerca di arrivare da qualche parte e semplicemente non ci riesce".
    Riguardo alla Francia:
    "Abbiamo parlato a lungo dell’idea stereotipata che Bean avrebbe dovuto avere della Francia. La sua idea della Francia è esemplificata dalla pubblicità dello yogurt che lui finisce per far crollare, una Francia con tranquilli paesini antichi circondati da paesaggi perfetti, pieni di uomini che portano il basco e che si ritrovano fuori dai café a bere pernod. La Francia di Bean risulta essere una finzione. La vera Francia è diversa. Ci ho vissuto per molto tempo e ho pensato che dovesse essere descritta come una nazione molto moderna, estremamente urbanizzata e con un incredibile senso delle forme. La vera Francia è autostrade, l’architettura ultra moderna de La Defense e il festival cinematografico di Cannes. Ci sono certamente barzellette che puoi solo riferire alla Francia, storielle che hanno a che fare con i ciclisti, l’autostop o il cibo. La cosa importante era vedere Bean che interagisce con una cultura che non è la sua. Negli spettacoli televisivi viene spesso messo in situazioni a lui poco familiari. Ora lui si trova in una nazione sconosciuta. E la nazione intera diventa la situazione e tutto è un potenziale disastro".

    Riguardo a Cannes, in omaggio al cinema:

    "I più grandi comici muti hanno sempre giocato con l’idea di cinema. Di questi tempi tutti quelli che vanno in vacanza portano con loro una videocamera. E’ stata il mezzo perfetto per giocare con la cornice della storia. Quando Bean ha in mano la videocamera tutto diventa molto interessante perché si può vedere quello che lui sta guardando e la camera si trasforma in una finestra sui suoi pensieri e sui suoi sentimenti. E tutto finisce ad un festival cinematografico. Inevitabilmente film e il film collidono. Questo ci ha dato la possibilità di avere un mezzo divertente e intelligente per giocare con l’idea di ciò che è reale e ciò che non lo è".

    Links:

    • Rowan Atkinson

    • Willem Dafoe

    • ROWAN ATKINSON E' DI NUOVO, ORGOGLIOSAMENTE, 'MR. BEAN' IN 'MR. BEAN'S HOLIDAY' (Interviste)

    1

    Galleria Video:

    Mr. Bean's Holiday trailer 1.mov

    Mr. Bean's Holiday trailer 2.mov

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