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    Home Page > Movies & DVD > L'ultimo inquisitore

    UNA SOGGETTIVA DEL CELEBRE PITTORE SPAGNOLO DEL SETTECENTO: FRANCISCO GOYA

    "In realtà non avevo cominciato pensando proprio a Goya... Tutto era iniziato dalla lettura fatta mentre frequentavo la scuola di cinema di un libro sull’Inquisizione Spagnola e nella fattispecie ero rimasto colpito dal racconto di un episodio in cui una persona era stata accusata ingiustamente di un reato. Ho pensato subito che poteva diventare il fulcro di una grande storia perché c’erano tanti parallelismi tra la società comunista nella quale vivevo all’epoca e l’Inquisizione Spagnola. Sapevo, naturalmente, che una storia simile non avrebbe mai potuto essere raccontata in Cecoslovacchia proprio per le suddette affinità e quindi l’ho messa da parte, almeno temporaneamente... Ero assolutamente sopraffatto dai suoi dipinti e non riuscivo a smettere di pensare a lui... Ero convinto che Goya fosse stato il primo autentico pittore moderno e in quel momento, come mai prima di allora, ho desiderato fare un film su di lui... La cosa che mi attraeva particolarmente di quel periodo, era che con tutti i suoi paradossi e con tutti i cambiamenti in corso, rifletteva molto da vicino i tempi che io stesso avevo vissuto: la società democratica, la società nazista, i comunisti e poi di nuovo la democrazia. Una situazione piuttosto simile a quella che era la Spagna all’inizio del XIX secolo. Il Re Carlo rappresenta la vecchia guardia quando all’improvviso Napoleone invade il paese e porta il progresso, insieme agli ideali e ai valori della Rivoluzione Francese. Ma di cosa si tratta in fondo? A me ricorda tantissimo l’epoca nella quale ho vissuto io, quando i Sovietici sono arrivati a portare la cosiddetta 'libertà' alla Cecoslovacchia. Ma invece di una vera liberazione della Spagna, Napoleone insedia suo fratello sul trono spagnolo fino a quando gli Inglesi, guidati da Wellington, invadono la Spagna, cacciano i Francesi e restaurano la Monarchia Spagnola. Insomma, un periodo molto interessante... Non credo che Goya fosse coinvolto politicamente, almeno non consapevolmente. Era diciamo semplicemente un osservatore incredibile, un po’ come un giornalista di oggi. Commentava, registrava ciò che stava accadendo e come dice nel film: ‘Dipingo ciò che vedo".
    Il regista Milos Forman

    (Goya's Ghosts SPAGNA 2006; dramma storico; 114' (Spagna); Produz.: Kanzaman S. A./The Saul Zaentz Company/Xuxa Producciones S. L.; Distribuz.: Medusa Film

    Locandina italiana L'ultimo inquisitore

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - Goya’s Ghosts - This is not the traditional bio about the Spanish artist Francisco Goya, but it’s more a refined cross section of the time and about its “ghosts”: a tremendous historic-political-religious chapter about Spain in 1792. A Spain squashed by the awful religious trials organized by the Inquisition and shaken by the invasions and destructions of the Napoleon Army. Milos Forman, the director of the movie, gives us a coral portrait of the Royal family and their Court. He does it as if he was painting, like Goya, using a light paint, light colours. Together with Goya (Stellan Skarsgard) Javier Bardem and Natalie Portman stand out as true main characters. Javier Bardem portraits a multi personality, shady and contradictory character as Brother Lorenzo but most of all Natalie Portman with an Oscar performance as the beautiful and unlucky Ines, already Goya’s model, who’s target of the Inquisition, will end up tortured and condemned even though innocent. A movie well organized thanks to a rare sensibility that glimpses to childhoods and puberties gone to fast; to violence and abuse of a different nature. A film that invites the public to ponder about the methods used to preserve among the population values as equality, brotherhood and freedom, reminding us about the true meaning of “fear of God”. - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)

    Titolo in italiano: L'ultimo inquisitore

    Titolo in lingua originale: Goya's Ghosts

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Milos Forman

    Sceneggiatura: Milos Forman

    Cast: Javier Bardem (Fratello Lorenzo)
    Natalie Portman (Ines/Alicia)
    Stellan Skarsgård (Francisco Goya)
    Randy Quaid (Re Carlo)
    Michael Lonsdale (Il Grande Inquisitore)
    José Luis Gómez (Bilbatua)
    Mabel Rivera (Maria Isabel Bilbatua)

    Musica: Varhan Orchestrovich Bauer (Varhan Bauer) e José Nieto

    Costumi: Yvonne Blake

    Scenografia: Patrizia Von Brandestein

    Fotografia: Javier Aguirresarobe

    Scheda film aggiornata al: 23 Novembre 2013

    Sinossi:

    Goya’s Ghosts è ambientato in Spagna nel 1792 e racconta, attraverso gli occhi del grande pittore spagnolo Francisco Goya, la storia di un gruppo di persone travolte da grandi rivolgimenti politici e cambiamenti storici. L’azione si svolge a partire dagli ultimi anni dell’Inquisizione Spagnola, passando per l’invasione della Spagna da parte delle truppe napoleoniche, per finire con la sconfitta dei Francesi e la restaurazione della monarchia spagnola da parte del potente esercito invasore guidato da Wellington.
    JAVIER BARDEM interpreta Fratello Lorenzo, un membro enigmatico ed astuto della cerchia più stretta dell’Inquisizione che si lascia coinvolgere dalle sorti della musa adolescente di Goya, Ines (NATALIE PORTMAN) falsamente accusata di eresia e rinchiusa in prigione. STELLAN SKARSGARD interpreta Francisco Goya, l’osannato pittore famoso sia per i suoi dipinti di corte pieni di colori sia per le desolanti rappresentazioni della brutalità della guerra e della vita in Spagna.

    Dal >Press-Book< di L'ultimo inquisitore

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    NON SI TRATTA DI UN BIOPIC CONVENZIONALE SULL’ARTISTA SPAGNOLO FRANCISCO GOYA, QUANTO PIUTTOSTO DI UN RAFFINATO SPACCATO EPOCALE DEI SUOI ‘FANTASMI’: UN TREMENDO CAPITOLO STORICO-POLITICO-RELIGIOSO APPUNTATO SULLA SPAGNA DEL 1792, SCHIACCIATA DAGLI ORRORI MULTIPLI DEI RIPRISTINATI TRIBUNALI ECCLESIASTICI DELL’INQUISIZIONE E DELLE INVASIVE E DEVASTATRICI TRUPPE NAPOLEONICHE. QUASI IN PUNTA DI PENNELLO, ATTINGENDO DALLA PITTURA DELL’EPOCA, E NON SOLO DELLO STESSO GOYA, IL REGISTA MILOS FORMAN PORGE CON QUESTO FILM UN AFFRESCO CORALE TRA I PIU’ DRAMMATICI, SENZA PERO’ LASCIARSI SFUGGIRE L’OCCASIONE DI IRONIZZARE, GUARDANDO AI REALI DI CORTE. CON GOYA (STELLAN SKARSGARD), DOMINANO LA SCENA DA VERI PROTAGONISTI JAVIER BARDEM NELLE VESTI DI UN COMPLESSO, AMBIGUO E CONTRADDITTORIO PERSONAGGIO COME PADRE LORENZO, E, SOPRATTUTTO, CON UNA SPIAZZANTE PERFORMANCE DA OSCAR, NATALIE PORTMAN, NEI PANNI DELLA BELLA E SFORTUNATA INES, GIA’ MODELLA DEL PITTORE, FINITA MALAMENTE NEL MIRINO DELL’INQUISIZIONE, TORTURATA E CONDANNATA DA INNOCENTE. UN FILM ORCHESTRATO OTTIMAMENTE SULLE CORDE DI

    UNA RARA SENSIBILITA’ CON CUI SI GUARDA A INFANZIA E ADOLESCENZA BRUCIATE, A VIOLENZE E ABUSI DI VARIA NATURA. UN FILM CHE INVITA PURE A RIFLETTERE SUI METODI DA ADOTTARE PER PRESERVARE TRA I POPOLI VALORI COME UGUAGLIANZA, FRATELLANZA E LIBERTA’, RICORDANDOCI ANCHE IL VERO SIGNIFICATO DEL COSIDDETTO ‘TIMOR DI DIO’.

    Film raffinato e di gran classe questo Goya’s Ghosts (L’ultimo Inquisitore) diretto dal regista di origine ceca Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus). Non un tradizionale biopic sul celebre pittore spagnolo Francisco Goya - la cui opera, nei musei e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo si condensa particolarmente al Museo del Prado a Madrid - bensì uno spaccato storico-politico-religioso appuntato su un’epoca decadente, o per meglio dire, retrograda, come quella della Spagna all’anno 1792. Epoca su cui Forman punta l’occhio della macchina da presa, ricavandone una visione filtrata proprio dallo sguardo dell’artista Goya (lo

    svedese Stellan Skarsgard di Will Hunting, genio ribelle), cui il regista non concede il protagonismo assoluto, preferendo circondarlo di altri personaggi ugualmente importanti. Ne esce fuori una soggettiva, emergente da una base corale, toccante in termini di orrore e raccapriccio, che mira al cuore di una terribile e infame piaga storica: l’Inquisizione, improvvisamente ripristinata dalle lontane origini in un rigurgito nostalgico. Ad un primo impatto si ha come l’impressione di trovarci in pieno Medioevo, tanta e tale è la ristrettezza mentale, l’oscurantismo che acceca il giudizio in nome di false verità e abusi inimmaginabili. L’idea motrice di questo rigurgito è quella di riportare un ordine e un’osservanza del dogma religioso, ritenuto vacillante proprio a giudicare da quel che circola in giro: un caleidoscopio di immagini, esemplificativo del male e della dannazione sulla terra, priva del timor di Dio. E’ difatti questo il punto di partenza del film, quando sui titoli

    di testa scorrono le immagini patinate di stampe antiche, con soggetti non proprio casti, composizioni varie e personaggi inaccettabili agli occhi di chi li osserva: un nucleo di religiosi del Santo Uffizio riunito in assemblea a meditare sul fatto che, disgraziatamente, immagini del genere stanno circolando in vendita ovunque. Si tratta delle immagini incise (di cui una sequenza del film ne ritrae le varie fasi del processo tecnico) dal pittore di corte Francisco Goya, a favore del quale, di contro all’ostilità palesata dai membri dell’autorevole Istituzione Ecclesiastica, intercede una personalità centrale del film, facendo osservare come l’artista non faccia altro che ritrarre ciò che vede. Si tratta del personaggio chiave che risponde al nome di Padre Lorenzo, personaggio talmente complesso e contraddittorio da costringere un raffinato interprete come Javier Bardem (Mare Dentro), a modulare diversi registri di recitazione in base alle varie circostanze e fasi di trasformazione, sul filo di

    un’oscura e viscida ambiguità sfociata in cinico opportunismo, di cui si vede protagonista. Che dire, uno di quei capitoli di vissuto, quello dell’Inquisizione, di cui la Chiesa cattolica farebbe sicuramente volentieri a meno di ricordare o che vorrebbe poter cancellare dai libri di storia, se solo potesse. Una macchia orripilante, cui il film di Forman non manca di far corrispondere una, per così dire, equipollente controparte laica, con l’invasione delle truppe napoleoniche, aggressive orde barbariche capaci di altrettanti orripilanti misfatti, naturalmente in nome di libertà, fratellanza e uguaglianza. Uno scenario corale che il regista crea sul grande schermo quasi in punta di pennello, tanto è speculare alla pittura dell’epoca, fatto di scorci paesistici con cortili e galline, della quotidianità di gente comune, con interni di taverne dalle tavole imbandite e un’imperante prostituzione di contorno, carceri ecclesiastici e ospedali psichiatrici. Scenario d’altra parte comprensivo, com’è ovvio, anche del lusso, più che

    altro ambientale, della corte reale, un appetibile contraltare su cui ironizzare e appuntare schegge umorali tipiche della commedia. Ecco, su questo scenario trovano posto piccole, drammatiche storie private, in particolar modo quella della giovane modella dello stesso Goya, Ines, figlia di una ricca famiglia di mercanti, sfortunata protagonista di una più che lacerante e devastante vicenda, legata proprio all’Inquisizione che, una volta convocata e interrogata, viene indotta a confessare, sotto tortura, la colpa mai commessa di praticare riti giudaici. La condanna ad un genere di detenzione oggi inimmaginabile, davvero da brivido, le riserva per dote una sorte tragica al punto da non prevedere resurrezione alcuna. A questa tragica ‘eroina’ dà volto e anima, con impareggiabile bravura, Natalie Portman (Star Wars, Closer), tanto da indurci a considerare questa spiazzante performance come il ruolo più intenso e impegnativo in seno alla sua ancora giovane e già rinomata carriera cinematografica.
    Insomma, L’ultimo inquisitore

    si impone all’attenzione come un affresco corale, ribadito su un finale tragicamente poetico, là dove, sulle righe di una sceneggiatura schietta e sincera, volti reali, talora rimarcati in significativi primissimi piani, o ritratti su tela dallo stesso Goya, ci parlano dettagliatamente di un’epoca che - come spesso succede rivolgendo lo sguardo al passato storico - non mancherà certo di far riflettere sul presente, ad esempio sui metodi da adottare per preservare libertà, fratellanza e uguaglianza tra i popoli, nonché sul vero significato rivestito dal cosiddetto ‘timor di Dio’.

    Altre voci dal set:

    Lo sceneggiatore JEAN-CLAUDE CARRIERE:

    "L’idea di Milos (Forman) mi intrigava parecchio, o meglio non si può definire un’idea quanto piuttosto di un desiderio di fare un film non esattamente su Goya, ma sulla Spagna all’epoca di Goya. E Goya sarebbe entrato naturalmente a far parte della storia perché si trattava del periodo in cui era vissuto, un periodo peraltro molto turbolento. Si tratta di un arco temporale molto interessante, che va dalla fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, probabilmente uno dei periodi più importanti per la storia europea a causa della Rivoluzione Francese e dell’avvento di Napoleone. All’epoca la Francia era al centro dell’Europa ed è interessante osservare tutte le conseguenze di quello che stava accadendo in Francia e le ripercussioni sulla Spagna, soprattutto dopo che Napoleone invase il Paese. La Spagna, alla fine del XVIII secolo, nonostante una relativa modernità, era il Paese più arretrato d’Europa occidentale. Era cattolica, conservatrice ed era governata da una monarchia i cui Re appartenevano alla stessa famiglia del Re di Francia. Le opere dei grandi filosofi del XVIII secolo e dell’Illuminismo non avevano praticamente avuto alcuna influenza o eco in Spagna. L’Inquisizione funzionava ancora a pieno regime ed era ancora capace di infliggere danni terribili alla popolazione. E Milos era letteralmente affascinato da quell’epoca e in particolare dall’Inquisizione... Goya ritraeva i Re e le Regine di Spagna, i loro figli e l’intera famiglia reale; era ammesso a Palazzo Reale, e realizzava ritratti dei personaggi che facevano parte della Corte. Ma al tempo stesso però, conosceva la vita della gente semplice, perché camminava per la strada, frequentava le taverne e faceva schizzi e incisioni molti dei quali, 'Los Caprichios e Disasters of War' sono diventati molto famosi a giusto titolo. Ritrasse anche uno degli Inquisitori, e anche il fratello di Napoleone che si insediò sul trono di Spagna oltre che soldati comuni e normali cittadini. Sapeva leggere nel cuore di tutti... Una delle caratteristiche di Goya, che Milos (Forman) ed io ritenevamo funzionali al nostro obiettivo era il suo impegno verso l’arte. Avrebbe ritratto chiunque: da un ministro dell’Inquisizione al Duca di Wellington che liberò gli Spagnoli dal dominio francese. Diciamo che era apolitico e non voleva essere coinvolto in questioni politiche, nelle azioni o nel progresso sociale. Voleva semplicemente dipingere. Abbiamo quindi pensato che sarebbe stato interessante contrapporre al personaggio di Goya un uomo di sua conoscenza, ma dal temperamento e dalla filosofia opposti, un uomo intelligente tutto proteso a cambiare il mondo e molto coinvolto nei movimenti politici dell’epoca. E quest’uomo, Fratello Lorenzo, diventa il protagonista del film: un sacerdote dell’Inquisizione, e quindi un inquisitore che crede fermamente e in una maniera che rasenta il fanatismo di poter costruire un mondo migliore e più umano basandosi sugli insegnamenti di Cristo. Fratello Lorenzo ritiene che il declino morale della Spagna sia imputabile al fatto che l’Inquisizione non sia più così severa come era stata in passato e quindi vuole ridare potere all’Inquisizione e riportarla a quello che era un tempo quando aveva molta più forza ed influenza. Contemporaneamente, è venuto a sapere che anche in Spagna si stanno facendo strada le nuove tendenze provenienti dalla Francia rivoluzionaria che sono contrarie alla dottrina religiosa predominante e che tentano di stabilire il principio secondo il quale l’uomo è artefice del proprio destino sulla base della filosofia, che poggia su tre principi fondamentali: libertà, uguaglianza e fratellanza... Ines è una ragazza di buona famiglia. Suo padre è un ricco mercante e i Bilbatuas sono dei bravi cristiani. Ma una notte, mentre è con il fratello e alcuni suoi amici in una taverna, viene riconosciuta dai Familii che spiano per conto della Chiesa e che sospettano che sia dedita a pratiche religiose ebraiche. Ed è da qui che cominciano le sue peripezie perché la ragazza viene convocata ed interrogata dall’Inquisizione. Ed è da qui che comincia l’orrore".

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    • Milos Forman (Regista)

    • Natalie Portman

    • Javier Bardem

    • José Luis Gómez

    • Stellan Skarsgård

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