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    Home Page > Movies & DVD > Correndo con le forbici in mano

    PERCHE' SOCCOMBERE SOTTO IL PESO DI UN'INFANZIA DA INCUBO?

    "(La mia infanzia) E' stata decisamente assurda e terrificante, ma anche ricca di emozioni. Dentro di me sapevo che era un'esperienzapiù unica che rara. Ed ero attento a tutto. Sapevo che se ne fossi uscito vivo alla fine sarei diventato una persona migliore".
    Il 'sopravvissuto' vero Augusten Borroughs

    "Mi sono innamorato del progetto perché mi dava la possibilità di raccontare la storia di un’infanzia e di un’adolescenza molto particolari, toccando comunque i temi universali della ricerca di una famiglia e di un’identità. In particolare mi sembrava importante sottolineare il fatto che fosse una storia di sopravvivenza, alla fine della quale si capisce che se si crede in se stessi e nell’idea che ognuno di noi abbia qualcosa da dire, si possono sopportare situazioni terribili. Ma è anche una storia di perdono. Perdonare gli altri a volte può significare perdonare se stessi, e quando Augusten decide di perdonare sua madre per averlo abbandonato, in fondo permette a se stesso di guardare al futuro con speranza".
    Il regista Ryan Murphy

    (Running with Scissors USA 2006; 116'; commedia drammatica; Produz.: Plan B Entertainment; Distribuz.: Sony Pictures Releasing Italia)

    Locandina italiana Correndo con le forbici in mano

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI - Sensational tragedy of the human race brings us into a graceful, funny, but even moving fresco that bestrides the sparkling comedy. A unique movie with a subject madly disturbing as much as the peculiar childhood of the main character. The most upsetting experience is the knowledge this is a true fact that happened in the 70s. A complex story filled with ingredients from the difficult childhood to the ability to forgive as a start for a new life, a true life and that confirmed the family values as the one effective for the personal support… when possible. The actors colour this film with an incredible verism, almost wrong footed, with Annette Bening who gives one of her best performance, we can say it should be Oscar worthy - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Correndo con le forbici in mano

    Titolo in lingua originale: Running with Scissors

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Ryan Murphy

    Sceneggiatura: Ryan Murphy

    Soggetto: Dal libro autobiografico di Augusten Borroughs

    Cast: Annette Bening (Deirdre Burroughs)
    Brian Cox (Dr. Finch)
    Joseph Fiennes (Neil Bookman)
    Evan Rachel Wood (Natalie Finch)
    Alec Baldwin (Norman Burroughs)
    Joseph Cross (Augusten Burroughs)
    Jill Clayburgh (Agnes Finch)
    Gwyneyh Paltrow (Hope Finch)
    Gabrielle Union (Dorothy)
    Patrick Wilson (Michael Sephard)
    Kristin Chenoweth (Fern Stewart)
    Dagmara Dominiczyk (Suzanne)
    Colleen Camp (Joan)
    Jack Kaeding (Augusten Burroughs all'età di sei anni)
    Gabriel Guedj (Poo)
    Cast completo

    Musica: James S. Levine

    Costumi: Lou Eyrich

    Scenografia: Richard Sherman

    Fotografia: Christopher Baffa

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:
    "Un ragazzo allevato da un bizzarro psichiatra con la faccia da Babbo Natale, crescerà in un ambiente in cui le pasticche di Valium vanno giù come le caramelle e si viene puniti con l'elettroshock".

    IN DETTAGLIO:

    Tutto ha inizio nel 1971, quando il piccolo Augusten (JOSEPH CROSS), di sei anni, con l’ ossessione per la pulizia e con acuto spirito d’osservazione, si ritrova intrappolato tra due genitori davvero problematici: la madre Deirdre (ANNETTE BENING), poetessa frustrata e mente instabile e il padre Norman (ALEC BALDWIN), docente di matematica alcolizzato che ha da tempo rinunciato allo sforzo di risolvere i complessi problemi della moglie o di comprendere il precoce comportamento del figlio.
    Quando il matrimonio dei Burroughs va in pezzi, Deirdre decide di affidarsi alle cure dell’eccentrico dottor Finch (BRIAN COX), uno strizzacervelli decisamente poco ortodosso che prende la famiglia sotto la sua protezione. Sin dall’inizio, Augusten guarda con sospetto alle stranezze del dottor Finch, il cui studio comprende, tra le mille stravaganze, anche un “masturbatorium” dove il buon dottore si ritira per rilassarsi nel bel mezzo delle noiose sedute con i pazienti. Il dottor Finch non riesce a salvare l’unione dei Burroughs e la vita del povero Augusten si complica ulteriormente. Mentre Deirdre viene spedita in un motel per continuare la sua terapia a base di Valium, Augusten è costretto ad andare a vivere in casa dei Finch, un luogo folle dove i croccantini per cani sono considerati uno spuntino, i sedativi vanno via come caramelle e la stanza da bagno può trasformarsi in un oracolo che svela grandi profezie.
    Diventando suo malgrado parte della bizzarra famiglia – che comprende la nevrotica signora Finch (JILL CLAYBURGH), le figlie Hope (GWYNETH PALTROW), a cui piace giocare a “pesca alla Bibbia”, e Natalie (EVAN RACHEL WOOD), la ribelle amante della discoteca e Neil Bookman (JOSEPH FIENNES), un trentacinquenne disturbato che i Finch hanno “adottato” e che vive in un capanno sul retro della casa – Augusten vivrà un’infanzia surreale e allucinante. Ma grazie alla sua forza d’animo e alla sua capacità di recupero, il ragazzo riuscirà a trovare l’ottimismo nell’orrore, l’ilarità nella follia e persino l’amore tra le macerie dei rapporti umani. Alla fine, Augusten sopravvivrà alle situazioni più assurde.

    Dal >Press-Book< di Correndo con le forbici in mano

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    SENSAZIONALE TRAGEDIA DI UN PRISMA UMANO TRASPOSTA IN UN GRAZIOSO, DIVERTENTE, MA ANCHE COMMOVENTE, AFFRESCO CHE CAVALCA LA COMMEDIA BRILLANTE. UN FILM UNICO DAL SOGGETTO FOLLEMENTE SCONVOLGENTE COME LA PARTICOLARE INFANZIA DEL NOSTRO PROTAGONISTA. E QUELLO CHE SCONVOLGE DI PIU’ E’ SAPERE CHE NON SI TRATTA DI INVENZIONE MA DI UNO SPACCATO UMANO PRESO DALLA REALTA’ DI UNA VICENDA VISSUTA NEGLI ANNI SETTANTA. UNA STORIA COMPLESSA FATTA DI MOLTI INGREDIENTI CHE DALL’INFANZIA DIFFICILE VANNO ALLA CAPACITA’ DI PERDONARE COME TRAMPOLINO DI LANCIO PER RIAVVIARE UNA VITA VERA, CONFERMANDO LA FAMIGLIA COME VALORE SEMPRE VALIDO PER IL SOSTEGNO PERSONALE… QUANDO POSSIBILE. IL CAST DI ATTORI COLORA QUESTA PARTICOLARISSIMA VICENDA DI UN VERISMO DAVVERO INCREDIBILE, PERSINO SPIAZZANTE, APPUNTANDO LA SUA PUNTA DI DIAMANTE NELLA PERFORMANCE DA OSCAR DI ANNETTE BENING

    Il mio nome è Augusten Burroughs. Da dove comincio a raccontare come mia madre mi ha lasciato? E come io ho lasciato lei!.

    Sembra il postulato di un’equazione ancora da calcolare quello che la voce fuori campo del protagonista declama a schermo buio dichiarando subito che la vicenda ha una matrice autobiografica. La prima sequenza, non appena si illumina lo schermo, vede in scena Annette Bening con i bigodi in testa. Poche battute ed è subito commedia. Tunicata declama davanti al piccolo e dolce Augusten bambino che trasuda un forte legame con la madre, un qualcosa che assimiglia ad una poesiola farneticante da discount, mentre esige con la massima serietà la sua opinione. Sono le fondamenta di un percorso a dir poco allucinante e tragicomico, dove la commedia scoppiettante va a braccetto con il dramma umano, anzi, con una girandola di drammi umani che ruotano in qualche modo attorno alla dimensione, come dire, alterata, di Dirdre Burroughs, il personaggio interpretato magistralmente da Annette Bening, che qui si conferma navigata attrice di razza. La

    sua Nomination al Golden Globe 2007 ha in qualche modo supplito il mancato Oscar. L’alterazione della personalità di Dirdre viene ribadita, scalino dopo scalino, con il procedere della storia, a cominciare dalla prima, diciamo così, sequenza d’urto, con il marito, cui dà volto e a dir la verità poca anima Alec Baldwin, come esige il copione per un personaggio dalla personalità un po’ piatta e accoppata dalla prorompenza decisamente sopra le righe della moglie. C’è aria di divorzio e per il ragazzino Augusten, il cui unico desiderio sarebbe quello di avere una vita normale in una famiglia normale, la vicenda è destinata a crollargli addosso non tanto per quella che è ma per quello che ne deriverà. Se non avessimo saputo che il film è tratto dalla più unica che rara vicenda vissuta nella realtà dal vero Augusten Burroughs, che ne ha avallato la produzione, lo avremmo classificato come

    un soggetto ‘surreale’ e in qualche modo anche un po’ assurdo. Soprattutto quando entra in scena la famiglia Finch, anche se sarebbe più appropriato definirla una ‘gabbia di matti con vincoli di parentela stretta’. Occasione unica per non lasciarsi scappare una delle più esilaranti satire della storia del cinema sugli psichiatri. Le sedute singole o di gruppo con il Dottor Finch, sono non a caso, tra le sequenze più divertenti, nel dramma multiplo di tutta questa vicenda che non manca di inglobare problemi collaterali di omosessualità sia in chiave femminile che maschile. L’iceberg della comicità si raggiunge nel corpo centrale del film, quando con le sue improvvise urla il dottor Finch chiama a raccolta la famiglia facendola saltare giù dal letto per mostrare loro il miracolo che li salverà dalle disastrate sorti finanziarie. Non aggiungiamo nulla a questo proposito per non rovinarvi la sorpresa, ma è davvero tutto un programma.

    Nonostante il percorso da incubo vissuto dal giovane Augusten, il film come la sua vita reale, hanno, per fortuna, una svolta positivamente aperta verso il futuro. Prova ne è stata il libro che ha scritto e da cui è stato tratto il film divenuto un best seller. E il film Running With Scissors (Correndo con le forbici in mano), non manca, sui titoli di coda, di onorare il diritto di cronaca, informandoci sul destino che la vita ha riservato ai rispettivi personaggi nella realtà. Una cosa è certa, dopo aver visto il film potremo guardare ad Augusten Burroughs come ad un eroe sopravvissuto alla più allucinante infanzia che ci si possa mai immaginare.

    Commenti del regista

    "Sotto molti aspetti si tratta di un racconto epico, che inizia nel 1972 e termina nel 1980. Eppure io sentivo il bisogno di conoscere anche ciò che era accaduto prima e dopo, in modo che come scrittore e artista potessi farmi un’idea di ciò che stavo narrando. In pratica ho passato quasi un anno a parlare con Augusten di sua madre e della sua vita. È come se avessi scritto un mio libro basandomi su ciò di cui io e lui avevamo parlato".

    Gli argomenti cruciali del film:

    "Il film tocca argomenti quali la pedofilia, la tossicodipendenza, l’omosessualità, il rapporto tra salute mentale e creatività, tutti problemi di cui è difficile parlare in maniera artistica e responsabile... Ho sempre avuto in mente il fatto che tutta la vicenda ruotava intorno alla volontà di questo ragazzo di crearsi una famiglia. Per questo ho scritto la parola FAMIGLIA su un post-it e l’ho attaccato sul computer".

    Il cast ideale:

    "Di solito i personaggi sono o negativi o positivi, ma in questo film è diverso, i protagonisti sono ricchi di sfaccettature contrastanti. In genere gli attori amano questo genere di personaggi, che dal punto di vista professionale rappresentano una sfida. Ma avevo messo in preventivo un loro eventuale rifiuto. Ho chiesto un appuntamento a ognuno di loro, poi ho spiegato perché pensavo che fosse perfetto per il ruolo, perché non poteva rifiutare la mia proposta e perché io non avrei accettato un no. Ho provato una grande soddisfazione per essere riuscito a convincere attori di così grande talento a far parte del mio primo film".

    A proposito di Annette Bening nel ruolo di Deirdre Burroughs, madre squinternata con velleità di successo e libertà:

    "Bisognava identificarsi con Deirdre, un personaggio con cui quest’operazione è spesso difficile. Annette, che da alcuni anni voleva fare un film sulla malattia mentale, c’è riuscita grazie al suo grande talento e ci ha regalato uno dei più intensi ritratti di follia che io abbia mai visto. Si è preparata con scrupolo, facendo molte ricerche e parlando con gli specialisti del settore. Sapeva come parla chi è sotto l’effetto di un determinato farmaco, con le frasi smozzicate e praticamente incomprensibili, come apparire un po’ sbalestrata fuori centro. Voleva essere il più credibile possibile... Per Annette (Bening) era fondamentale che il pubblico, per quanto non potesse giustificare il comportamento di Deirdre, riuscisse in qualche modo a capire il motivo delle sue scelte. Ci siamo sforzati di presentare tutti gli aspetti del personaggio, perché altrimenti questa donna sarebbe apparsa come una moderna Medea. Annette si è impegnata corpo e anima in questo progetto. Non credo che molte attrici sarebbero state disposte a mettersi così tanto in gioco".

    Commenti dei protagonisti:

    ANNETTE BENING (Deidre Burroughs):

    "Ciò che più mi ha colpito è stata la capacità di raccontare con ironia, intelligenza e sensibilità una serie di vicissitudini terribili e dolorose. Mi commuove pensare che Augusten sia stato in grado di superare il suo passato e di andare avanti... Credo che sia una donna capace di grandi passioni, ama il figlio ma è sopraffatta dalla sua malattia. Deirdre ha smarrito se stessa, eppure cerca qualcosa dentro di sé. A suo modo è anche una sorta di diva, ironica, dinamica e intelligente, una donna molto complessa... Ho cercato di comprenderla, ma questo non significa che tutti i suoi comportamenti siano accettabili. Molte delle sue scelte sono a dir poco distruttive. Credo che Deirdre ami profondamente suo figlio ma nello stesso tempo sia convinta, a torto, che quel bambino le impedisca di esprimersi pienamente dal punto di vista sessuale e creativo... La vicenda si svolge nell’epoca del femminismo, c’erano in atto enormi cambiamenti e credo che l’atmosfera di quegli anni abbia molto a che fare con la scoperta di sé di Deirdre. Lei vuole emanciparsi dalla sua condizione di casalinga, vuole spezzare le catene ed essere libera di scrivere. La gente che sente un richiamo creativo – che avverte dentro di sé qualcosa che deve a tutti i costi venire fuori – ha bisogno di scrivere, dipingere o cantare come dell’ossigeno. Deirdre pensa che l’espressione artistica sia necessaria per la sua sopravvivenza... Deirdre ha commesso molti errori come madre, ma nonostante tutto è riuscita a trasmettergli la sua più grande qualità, cioè il suo spasmodico attaccamento alla vita. E se Augusten è riuscito a sopravvivere a situazioni pazzesche, probabilmente lo deve anche a lei".

    JOE CROSS (Augusten Burroughs):

    "Ho pensato che quello era uno dei ruoli migliori per un attore della mia età che avessi mai visto. Ma sapevo che sarebbe stato molto difficile fare onore al personaggio e alla sceneggiatura... Quando ho incontrato Ryan (Murphy) per la prima volta, lui mi ha chiesto cosa avessi in comune con Augusten e come pensavo di arrivare a comprenderlo. Quella sì che era una domanda difficile! Innanzitutto non sono gay e ho avuto un’adolescenza del tutto normale, con due genitori affettuosi e comprensivi. Ma in quel periodo avevo appena completato il mio primo semestre al college ed era stata dura rimanere lontano dalla mia famiglia e dai miei amici più cari. Inoltre, anche il college è un posto caotico dove sei circondato da un sacco di gente strana – proprio come in casa Finch – eppure ti senti completamente solo... Augusten cambia in maniera drastica. All’inizio del film è solo un bambino innocente costretto suo malgrado ad affrontare problemi serissimi: la psicosi della madre, l’alcolismo del padre, la separazione dei genitori, il coinvolgimento con i Finch e, come se non bastasse, il rapporto con Neil Bookman. Ciò che mi ha colpito in Augusten è il fatto che lui desidera ardentemente una vita normale, mentre il destino gli ha riservato un’esistenza caotica in cui non è facile raccapezzarsi e trovare la propria strada... Il rapporto di Augusten con Deirdre è davvero interessante perché lei continua a rifiutarlo, a respingerlo e non essere la madre che lui vorrebbe o di cui avrebbe bisogno, mentre lui torna sempre a cercarla. Augusten nutre per lei un amore incondizionato ma alla fine è costretto a riconoscere che lei non sarà mai disponibile e che malgrado tutto la sua vita deve continuare. E per quanto sia difficile crederlo… sono convinto che lui arriverà a perdonarla... Per quanto sorprendente, credo che Agnes (Finch) alla fine diventi la madre che Augusten non ha mai avuto. Tra di loro nasce un legame e quando lei gli regala il prezioso 'Handbook of Cosmetology', si tratta del gesto più altruistico che qualcuno abbia mai fatto per lui. Il fatto che qualcuno voglia aiutarlo a realizzare i suoi sogni ha un valore enorme per lui" (E, a proposito di Neil Bookman): "Bookman è un personaggio tragico. Probabilmente è la persona più sola di tutta la storia. È un uomo che nella vita ha conosciuto soltanto rifiuti. Eppure, in maniera incredibilmente contorta, Bookman diventa una sorta di figura paterna per Augusten, l’unico adulto con cui lui possa parlare dei suoi problemi e lamentarsi del dottor Finch. Per certi versi, Neil è il solo a prestargli attenzione. Ma questo rapporto ha un finale amaro perché quando Augusten si rende conto di amare davvero Neil, lui è scomparso e nessuno sa dove sia finito. Bookman non saprà mai l’unica cosa che lo avrebbe reso veramente felice..." (E, ancora su Augusten Burroughs): "Ciò che più mi interessava era che nessuno pensasse mai che Augusten si sente una vittima o che si lasci andare all’autocommiserazione, perché non è così. Augusten ha un carattere molto forte e la sua storia ha una morale piuttosto semplice: se si è capaci di perdonare, si riesce a sopravvivere e a sopportare le situazioni più incredibili e dolorose".

    BRIAN COX (Dr. Finch):

    "Quelli erano gli anni Settanta, l’America si era appena lasciata alle spalle l’amore libero, gli hippy e le teorie a favore delle droghe di Timothy Leary e la sensibilità umana veniva esaminata in ogni modo possibile. C’erano tutta una serie di strani metodi terapeutici – come la primal therapy di Janov – che tentavano di scoprire il modo più semplice per liberare una persona dalle sue angosce. Finch appartiene a quella generazione di psichiatri convinti che i tabù non devono esistere, che ognuno deve sentirsi libero di lasciarsi andare alle proprie emozioni. Ma naturalmente una volta affermato che i tabù non esistono, la gente si comporta come vuole, non sa più porsi limiti e si perde il controllo delle cose, proprio come accade in casa Finch... Finch vede molte donne come Deirdre (Burroughs) che hanno smarrito il senso della vita perché hanno tentato di farsi strada in un mondo che non è ancora pronto ad accettarle. Qualcuno deve aiutarle, guidarle o fornire loro gli strumenti per farcela".

    JOSEPH FIENNES (Neil Bookman, figlio 'adottivo' di Finch): e

    "Quella di Neil Bookman probabilmente è una delle parti più difficili che abbia mai affrontato, e credo sia stata proprio questa la molla che mi ha spinto ad accettare la proposta di Ryan. La sceneggiatura, poi, è assolutamente straordinaria: originale, intrigante, difficile e molto divertente... Tutto stava nello sforzarsi di capire Bookman, il suo disagio e la sua sessualità. Era importante renderlo il più umano possibile e non farne un mostro... Trovo piuttosto ripugnante ciò che Bookman fa subire ad Augusten e per me come attore è stata una vera sfida comprendere la natura del loro rapporto e le ragioni che ci stanno dietro. Sarà mia responsabilità far capire agli spettatori che tra i due nasce un sentimento autentico... Credo che Neil veda Augusten come un innocente in pericolo, lui sa bene di cosa sia capace Finch e che tipo di atmosfera regni nella sua casa e nella sua famiglia. Vuole aiutare Augusten, ma paradossalmente sarà proprio lui a porre fine alla sua infanzia e a portargli via l’innocenza".


    JILL CLAYBURGH (Agnes Finch):

    "La vita è diventata troppo complessa per lei. Eppure nella sua disperazione e tristezza, riesce a instaurare un rapporto molto tenero con Augusten, e i due iniziano ad aiutarsi a vicenda. Sotto certi aspetti credo che Agnes rappresenti un po’ il centro emotivo del film; per quanto eccentrica, la sua bontà e gentilezza ne fanno un personaggio toccante... Augusten e io abbiamo parlato di Agnes in maniera molto approfondita. È stato davvero interessante. Mi diceva: ‘Non pensavo più a certe cose da anni…’ e poi all’improvviso ricordava dei particolari molto utili per la definizione del personaggio. Nel film Agnes subisce una metamorfosi perché in mezzo a quel caos di indifferenza e maltrattamenti, Augusten si lascia amare da lei e, cosa ancor più importante, ricambia il suo affetto".

    ALEC BALDWIN (Norman Burroughs):

    "Norman è un alcolista, un insegnante con tendenze autodistruttive, infelice e del tutto distante dalla sua famiglia... Norman vive una realtà tragica, purtroppo è ormai arrivato a quel punto in cui ha smesso di impegnarsi come marito e come padre. Probabilmente si tratta di una delle situazioni più dolorose che ti possano capitare nella vita: il tuo matrimonio è diventato così corrosivo che preferisci abbandonare tuo figlio pur di fuggire via lontano".

    Altre voci dal set:

    Il vero AUGUSTEN BURROUGHS:

    "Nel film ci saranno particolari che sono nati dalle discussioni tra me e Ryan. Direi che la sceneggiatura si è arricchita di elementi emersi proprio dalle nostre chiacchierate. Ryan, comunque, ha avuto un atteggiamento molto protettivo nei miei confronti. Non ha mai cercato spunti comici o assurdi che poteva usare semplicemente per rendere la storia più avvincente o ‘giusta’ per il pubblico. Niente di tutto ciò. Voleva realizzare un film onesto sotto il profilo emotivo e penso ci sia riuscito... Ryan (Murphy) ha incentrato il film sul bisogno di avere una famiglia e sul desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Si è basato soprattutto sulle mie riflessioni – le mie ansie e i miei sentimenti più profondi – trasformandole in immagini molto suggestive. Sono davvero impressionato dalla sua capacità... Nella vita l’umorismo funziona un po’ come una zattera. Quando la situazione si fa preoccupante o spaventosa, l’ironia ti aiuta a rimanere a galla finché le cose non migliorano. La vita spesso è assurda, anche nei momenti più bui, e riuscire a sorriderne è una parte importante del mio carattere".

    La produttrice DEDE GARDNER (di Plan B Entertainment):
    "Devo confessare che non ho mai pensato che il progetto potesse andare in porto senza Ryan Murphy. Avevamo bisogno di qualcuno che fosse all’altezza di una storia tanto divertente e straziante al tempo stesso. Non è facile sollevare l’umore della gente, farla ridere, e poi, quando meno se l’aspetta, farla commuovere. Sapevo che Ryan era l’uomo giusto per trasmettere agli spettatori questa combinazione di sentimenti contrastanti, lasciandoli stupiti ed emozionati alla fine del film".

    (E, a proposito di Joe Cross interprete di Augusten Burroughs:

    "Joe appariva così vulnerabile e così autentico che ci ha conquistato subito. È riuscito a farci sentire le emozioni di Augusten e nello stesso tempo a farci ridere dell’assurda situazione in cui questo povero ragazzo finisce col ritrovarsi".

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