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    Home Page > Movies & DVD > Complicità e sospetti

    NELLA LONDRA MULTIETNICA CONTEMPORANEA DI ANTHONY MINGHELLA IN 'COMPLICITA' E SOSPETTI' LA 'SOTTOCLASSE INVISIBILE' DEGLI IMMIGRATI...

    "Molto tempo fa avevo tentato di scrivere una storia intitolata ‘Breaking and Entering’. Una coppia torna a casa da una festa e scopre che qualcuno si è introdotto nella loro casa. Accingendosi a compilare una lista delle cose rubate, i due si accorgono che non è stato sottratto niente, anzi, il ‘ladro’ ha portato nuovi oggetti nella loro abitazione, e per giunta si tratta di oggetti in qualche modo legati ai problemi che hanno fatto entrare in crisi il loro matrimonio. L’idea mi sembrava interessante ma, per quanto mi sforzassi, non sono mai riuscito a ricavarne un progetto vero e proprio. Poi, un paio di anni fa, abbiamo comprato una vecchia cappella nella zona nord di Londra da utilizzare come studio. Ricordo che all’epoca mio figlio Max, quasi avesse un brutto presentimento, ha detto una frase che ho inserito anche nel film: ‘Brutto posto per un ufficio’. Lui conosceva il quartiere perché la sua scuola era nelle vicinanze. A me invece quella zona piaceva molto. Durante i lavori di ristrutturazione dei locali, sono andato in Romania per alcuni sopralluoghi per ‘Ritorno a Cold Mountain’ e durante quel viaggio sono stato chiamato a più riprese dall’ufficio per una serie di furti. Credo che lo studio fosse diventato una sorta di punto d’attrazione e purtroppo la situazione era diventata preoccupante anche per i proprietari degli immobili vicini. Era assurdo, il nostro arrivo in quel quartiere aveva innescato una serie di problemi. In otto settimane siamo stati derubati tredici volte. Questa specie di ‘battesimo del furto’ mi ha fatto tornare in mente l’idea che avevo avuto quindici anni prima e ho cominciato a pensare che forse c’era un modo diverso per raccontare la stessa cosa: un reato può riparare una situazione compromessa, una rottura può aggiustare qualcosa. Secondo me quando si compie un danno, la riparazione di quel danno rende tutti più forti. Inoltre, ci sono diversi modi per ‘rubare’ qualcosa a un’altra persona, esistono diversi tipi di furto. Ecco, questi sono gli spunti da cui sono partito per scrivere la sceneggiatura".
    Il regista Anthony Minghella

    (Breaking and Entering UK/USA 2007; drammatico; 120'; Produz.: Miramax Films/The Weinstein Company; Distribuz.: Buena Vista International)

    Locandina italiana Complicità e sospetti

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI -A brave and delicate movie – even though a little bit idealist – this one directed by Anthony Minghella who delivers us a very introspective story that copes with a multilayer plot that goes from a couple crisis (Jude Law and Robin Wright Penn) with complicated family interaction on a business level; to relationships between mother and difficult kids; immigration and integration, where we can be delighted by Juliette Binoche in a spectacular performance of a Amira a woman from Bosnia. A great ensemble for a not easy topicality consideration about boundaries and responsibilities according to the law, morality in public and private spaces - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Complicità e sospetti

    Titolo in lingua originale: Breaking and Entering

    Anno di produzione: 2007

    Anno di uscita: 2007

    Regia: Anthony Minghella

    Sceneggiatura: Anthony Minghella

    Cast: Jude Law (Will Francis)
    Juliette Binoche (Amira)
    Robin Wright Penn (Liv)
    Martin Freeman (Sandy)
    Ray Winstone (Bruno Fella, Cid)
    Vera Farmiga (Oana)
    Rafi Gavron (Miro)
    Poppy Rogers (Bea)

    Musica: Gabriel Yered e Underworld

    Costumi: Natalie Ward

    Scenografia: Alex McDowell

    Fotografia: Benoit Delhomme AFC

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    In breve:

    Quando gli uffici di un architetto vengono ripetutamente svaligiati, le sue indagini lo portano oltre i confini dell'ambiente che gli è familiare, verso un mondo sconosciuto e pericoloso.

    In dettaglio:

    "COMPLICITÀ E SOSPETTI – Breaking and Entering racconta la storia di una serie di furti con particolari implicazioni emotive, ambientata nella Londra di oggi, una metropoli che conosce un continuo cambiamento culturale e persino geografico. Will (Jude Law) e il suo amico Sandy (Martin Freeman) dirigono un apprezzato studio di architettura del paesaggio, da poco trasferitosi a King’s Cross, la zona che ha fatto di Londra la capitale europea con i più ambiziosi progetti di rinnovamento. Il loro modernissimo ufficio attira ripetutamente l’attenzione di una banda di ladri del posto finché Will, stufo dell’ennesimo furto, decide di seguire uno dei giovani della gang, Miro (Rafi Gavron), fino all’appartamento che divide con la madre Amira (Juliette Binoche), rifugiata bosniaca. Nella vita privata, Will convive con la sua bellissima compagna (Robin Wright Penn) che passa la maggior parte del suo tempo a preoccuparsi delle intemperanze della figlia tredicenne Bea (Poppy Roger).
    Deciso ad indagare ancora sulle rapine, Will diventa amico di Amira, ma il rapporto tra i due prende una piega inaspettata. Amira scopre presto che Miro ha derubato lo studio di Will e comincia a sospettare delle reali intenzioni del nuovo amico. Impaurita, inizia a ricattare Will per proteggere il figlio. La terribile crisi in cui precipita la sua vita, costringerà Will ad intraprendere un complicato percorso che metterà a nudo gli aspetti più oscuri di se stesso e della città in cui vive".

    Dal >Press-Book< di Complicità e sospetti - Breaking and Entering

    Nota: Si ringrazia Maria Teresa Pantone (Ufficio Stampa Buena Vista International) per la sollecita comunicazione.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    UN FILM CORAGGIOSO E DELICATO - SEPPURE UN TANTINO IDEALISTA - QUELLO CHE ANTHONY MINGHELLA HA ASSESTATO CON LA COMPLICITA' CRUCIALE DI UN TRIO DI ATTORI CHE SI PORTA SOPRA LE RIGHE DI UN PENTAGRAMMA ALTAMENTE INTROSPETTIVO, GIOSTRATO SU PIU' REGISTRI: CRISI DI COPPIA (JUDE LAW E ROBIN WRIGHT PENN) E COMPLICATE DINAMICHE FAMILIARI INTERATTIVE SUL PIANO PROFESSIONALE; RELAZIONI MATERNE CON FIGLI DIFFICILI; IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE, DOVE SI APPUNTA LA 'SPETTACOLARE' PERFORMANCE DI JULIETTE BINOCHE NELLE VESTI DELLA BOSNIACA AMIRA. RISULTATO OTTIMO PER UNA NON FACILE RIFLESSIONE DI GRANDE ATTUALITA' SU CONFINI E RESPONSABILITA' IN MATERIA DI LEGALITA' E RISPETTO DELLA LEGGE, MORALITA' INTERNA ED ESTERNA A SPAZI PRIVATI E PUBBLICI

    Quand’è che non ci si guarda più? E quanto siamo distanti? Difficile stabilire la misura della distanza maturata nel tempo da due giovani coniugi. Tema universale che in Complicità e sospetti trova le sue motivazioni nella specificità della situazione: una

    figlia autistica di difficilissima gestione, l’attività professionale, esasperato assorbimento per l’uno, forzata astensione per l’altra. Problemi che alla lunga stancano, esauriscono e assottigliano l’intesa coniugale, con la complicità di un iceberg che gradualmente radica, frapponendosi tra le due parti. Un punto di partenza, modulato con un’infinita gamma di sfumature man mano che la storia va avanti, cui si allacciano da subito tutti quegli altri aspetti, non meno importanti, anzi, centrali, che hanno portato Minghella a sviluppare questo soggetto: la rapida trasformazione ambientale – portata avanti anche dallo studio di architettura del protagonista Jude Law/Will Francis – e sociale di una metropoli sempre più multietnica. L’esempio, tra i molti che se ne potrebbero fare, cade su Londra, e se ne tracciano le coordinate, radicando in storie di immigrazione e integrazione, simultaneamente alla problematica lanciata per prima con l’avvio del film: ragazzi per così dire ‘di strada’, lavavetri di giorno dediti a

    furti su commissione di notte, ragazze delle pulizie, prime sospettate quando accade qualcosa di illegale, prostitute assorbite dalle loro dinamiche di sopravvivenza, forze dell’ordine alle prese con il difficile compito di arrivare alla radice dei problemi senza imboccare la strada più facile, schiacciando e punendo i pesci più piccoli, protagonisti di una diffusa microcriminalità, tra cui Miro, figlio della bosniaca Amira (sensazionale performance di Juliette Binoche).
    In Complicità e sospetti si creano le circostanze affinché le tessere di questo mosaico leghino tra loro in uno scambio reciproco e con una rara capacità di sintesi, che non equivale necessariamente a superficialità di analisi, Minghella si affida a poche schegge per dipanare universi paralleli, mondi di appartenenza perduti, di cui si ricorrono frammenti nella nuova realtà acquisita. Lo scopo è quello di sventare la disgregazione della personale identità e delle proprie origini: breve ma singolarmente intensa la sequenza in cui la bosniaca Amira

    è beatamente assorbita, dopo il quotidiano lavoro come sarta, da un momento di ritrovo con altri immigrati, dove si cantano e si danzano canzoni tipicamente slave, momento in cui viene interrotta e avvertita dell’arresto del figlio.
    E, scheggia su scheggia, si articolano silenzi, pensieri, conversazioni conflittuali o appena sbozzate per congelare argomentazioni più ampie: amori legittimi o tradimenti la cui complessa dinamica li stronca sul nascere. Tanti percorsi di ricerca, ognuno della propria identità, commisurata ai rispettivi affetti personali che vanno ad intersecarsi in uno spinoso percorso interattivo, tanto particolari quanto adattabili, come sagoma, a mille altri volti e ad altrettante storie di grande attualità nella nostra società contemporanea.
    Il coraggio e la delicatezza con cui Minghella in questo film ha accennato a temi così scottanti, senza la presunzione di approfondire più di tanto, scegliendo dunque di porgere solo schegge per riflessioni personali, non gli impedisce di esprimere la sua opinione in

    proposito, assolutrice di molte colpe indotte. Così, la bravura degli attori e la fluidità di questo intrigo straordinariamente introspettivo fanno perdonare a Minghella un finale di grande commozione, ma forse un tantino idealista, e, con tutta probabilità non adattabile a tutte le culture: solo una moglie di origine svedese (anche se Robin Wright Penn è estremamente convincente) può disporre di cotanto bagaglio di generosa nobiltà d’animo, frazionata in comprensione, altruismo e capacità di perdonare, ad un marito (Jude Law) fedifrago e, d’altra parte, anche a se stessa. A noi, invece, sia perdonata questa scheggia di ironia.

    Commenti del regista

    "Volevo girare un film a Londra e su Londra, e uno degli aspetti che amo di questa città – e che la maggior parte dei suoi abitanti è pronto ad elogiare – è proprio la sua multietnicità. Londra è piena di gente di cultura diversa, è davvero un melting pot. Questo, ovviamente, è il lato positivo della questione. Il rovescio della medaglia è che il cambiamento e la confusione dei diversi strati sociali ha comportato la nascita di una sorta di nuova classe media, secondo un interessante processo di migrazione che ha quasi eliminato il ceto operaio inglese. Si è formata una classe invisibile: una sottoclasse composta da persone provenienti da altri paesi. Il punto è che per quanto continuiamo ad essere indifferenti e a trattare con sufficienza gli immigrati, e spesso usiamo la questione come gesto politico per le nostre scelte elettorali, abbiamo bisogno degli immigrati... Noi londinesi oggi contiamo su una moltitudine invisibile di kossovari, sloveni, bosniaci, brasiliani, messicani, nigeriani, ganesi; tutta gente che è arrivata nel nostro paese e svolge i lavori più umili, quelli che gli inglesi non accettano più. Moltissimi di loro sono invisibili per lo stato, sono invisibili dal punto di vista culturale eppure costituiscono la maggioranza degli abitanti di questa città. Per questo ho pensato che per fare un film su Londra fosse importante considerare questo problema e il grado di privilegio che si contrappone a quello di povertà che attualmente caratterizza la città. Volevo fare un film che in qualche modo affrontasse la questione, senza però esprimere un giudizio di valore... C’è un che di paradossale nel modo in cui viviamo. È paradossale che qualcuno compri un ufficio elegante in un quartiere che offre poche opportunità ai suoi abitanti e si arrabbi se la gente non lo accoglie con simpatia... Londra è una città complicata. Non volevo trasmetterne un’immagine edulcorata, ma rivelarne la molteplicità di colori, il grado di saturazione, la complessità. Per questo ho voluto al mio fianco un direttore della fotografia straordinario come Benoit Delhomme. Lui ha fotografato ‘Cyclo’ di Tran Anh Hung e ci ha regalato una visione profonda e completa di Saigon".

    Furto con scasso: un'opinione sul reato:
    "Ho voluto approfondire l’idea di un reato in cui per certi aspetti il criminale è meno colpevole della vittima. Volevo analizzare le ambiguità insite nel furto: perché la gente è costretta a rubare e la natura e il significato dell’oggetto che viene sottratto. Quando ero giovane era molto diffuso uno slogan marxista, ricordo che all’università c’erano striscioni con su scritto: ‘La proprietà è un furto’. Il concetto di base era che possedere qualcosa fosse sbagliato di per sé. Ho preso spunto da quell’idea ma mi rendo conto che si tratta di una questione sociologica complessa, che vede implicati la proprietà, il furto, il patrimonio, la rivendicazione di oggetti, così come una serie di diritti più importanti e universali".

    A proposito delle due madri:
    "Ho iniziato con l’analizzare le figure di due madri che hanno figli difficili, impegnativi e meravigliosi al tempo stesso, per poi trovare un modo – con una che segue con attenzione il figlio problematico e l’altra che lo ignora – di inserire queste due situazioni in un’unica storia. Così, ho creato due nuclei familiari, entrambi di origine straniera. In uno, la madre è svedese e si è trasferita a Londra con la figlia che ha problemi di autismo e serie difficoltà comportamentali. La ragazza è ossessionata dalla ginnastica, mangia soltanto cibi di un determinato colore, non dorme, e durante la pubertà le sue difficoltà comportamentali sono piuttosto esacerbate. Nell’altra famiglia c’è un ragazzo di età simile, un po’ più grande per l’esattezza, che fa ginnastica anche lui ma usa la sua agilità per introdursi di soppiatto negli edifici. Sua madre è una rifugiata bosniaca. Le due donne sono coetanee ed entrambe straordinarie a loro modo".

    Commenti dei protagonisti:

    JUDE LAW (Will Francis):
    "Il film affronta un tema molto attuale: le realtà molto diverse che coesistono in una città come Londra, realtà che si scontrano, che si ignorano o si mescolano. Universi che a volte non conosciamo o verso i quali nutriamo pregiudizi o che, peggio ancora, accettiamo ma con sufficienza. Siamo convinti di essere utili facendo beneficenza e regalando gli abiti usati all’una o all’altra associazione, mentre in realtà non aiutiamo proprio nessuno. Non ci chiediamo quasi mai chi siano veramente le persone che puliscono le nostre case, che cucinano per noi, che lavano le nostre auto".

    JULIETTE BINOCHE (Amira la rifugiata bosniaca madre di Miro, il ragazzo che compie il furto):
    "Per certi aspetti la questione degli immigrati non è un tema vendibile. Noi preferiamo accantonare il problema, non abbiamo voglia di pensarci o di parlarne. Sono contenta che Anthony (Minghella) abbia voluto chiedersi cosa significhi essere un immigrato, come una guerra o la volontà dei potenti possa stravolgere completamente l’esistenza di una persona. Cosa significa per chi nel proprio paese era un pianista, uno scienziato o un insegnante trovarsi in un’altra nazione ed essere costretto a fare il sarto o la domestica?... Mia nonna era un’immigrata polacca; parlava il francese con un forte accento polacco e faceva la sarta. Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasta stupita; non credevo che fosse così vicina alla mia esperienza personale. Molto diversa, ovviamente, ma anche simile in un certo senso. Ho accettato di girare il film per dedicarlo a lei, alle mie radici. Per me è stata un’importante opportunità per dirle grazie, perché è grazie al sacrificio di persone come lei che le nuove generazioni hanno avuto la possibilità di costruirsi un futuro migliore. Per me è stato importante avere la possibilità di parlare di questo tema.

    MARTIN FREEMAN (il socio di Will, Sandy Hoffman):
    "È troppo facile esprimere giudizi quando non si conoscono le persone né le situazioni. Purtroppo questo è un errore che commettiamo tutti. Talvolta si dimentica che dietro ogni altro uomo c’è una storia, una vita. Ma questo atteggiamento può cambiare se ci sforziamo di conoscere e di comprendere le difficoltà degli altri... La reazione di Sandy ai furti è piuttosto conservatrice, o forse semplicemente normale. È infuriato per essere stato derubato e vuole che qualcuno la paghi. Non è così indulgente come Will ma forse l’atteggiamento dell’amico è il più giusto perché dopo aver perdonato la prima volta, Will sarà portato a una maggiore comprensione nei confronti degli abitanti del quartiere. Credo che tra i due Will sia il più idealista, il poeta, mentre Sandy sia il pragmatico, e questa differenza emerge nella loro reazione agli eventi, soprattutto a un gesto estremo come l’effrazione del loro spazio".

    RAY WINSTONE (l’ispettore di polizia Bruno Fella):
    "Pensate alla gente che ha sempre vissuto in una certa zona, sarebbe strano che non provasse rancore nel vedersi esclusa dalla rinascita del quartiere. Questa gente viene spedita da qualche altra parte e al loro posto arrivano quelli che si possono permettere i fantastici edifici appena costruiti. Sono convinto che gli urbanisti siano mossi dalle migliori intenzioni ma hanno scarsa considerazione per chi ha sempre vissuto in un determinato posto. Come il mio personaggio spiega al protagonista: ‘King’s Cross... Questi siete voi. Lassù c’è la British Library… e proprio in mezzo c’è il Crack Village... È una zona in continuo mutamento’. Nessuno pensa mai a cose simili quando si trasferisce in un altro quartiere. Gente piena di soldi arriva in un posto pieno di poveri e si stupisce se gli rubano l’automobile. Non dico che sia giusto, ma qualcuno potrebbe chiedersi la ragione di certi comportamenti... La situazione descritta nella sceneggiatura mi sembrava troppo diversa da quelle che si verificano nella realtà: qualcuno si introduce in casa tua, ti vien voglia di ammazzarlo. Mi sono dovuto ricredere. Ho conosciuto un vero poliziotto che affronta quotidianamente certi problemi, lavora proprio in quella zona e si occupa anche di ragazzi difficili, cercando di aiutarli. Questo incontro mi ha aiutato molto a credere maggiormente nella verità della storia che il film racconta. So come vanno certe cose. Ho tre figlie e so cosa significa parlare con loro per spiegare perché non dovrebbero andare in un certo posto o perché non dovrebbero fare una certa cosa. Loro ti rispondono che hai ragione, ma dopo sono pronte a disobbedire. I ragazzi ti ascoltano ma poi agiscono come vogliono. In fondo, credo che sia nella natura umana comportarsi così".

    VERA FARMIGA (Oana, la prostituta romena che diventa amica di Will):
    "In qualsiasi città ci si trovi, la questione del risanamento innesca una strana dinamica. Si può intervenire e ripulire un’intera area, ma che ne è della sporcizia? Da qualche parte la si deve mettere, sotto un tappeto, accantonata in un angolo. In realtà la si sposta soltanto e si rovina un altro posto".

    ROBIN WRIGHT PENN (Liv), a proposito di sceneggiatura e personaggio:
    "... sono ricchi di sfumature. Questo significa che un interprete ha spazio per lavorarci su. Liv ha problemi a relazionarsi con gli altri. La cosa la fa stare male, ma lei non può fare a meno di continuare a mettere tutto in discussione. Quando si vive in questo modo in realtà si smette di vivere. Si è troppo impegnati a pensare e a programmare le cose. Tutto diventa una tattica. Si sta sempre lì a chiedersi: ‘Perché avrà fatto questo? E se avesse agito in un altro modo?’, invece di dimostrare la propria disponibilità. La mancanza di comunicazione caratterizza anche i suoi rapporti più importanti. Liv è isolata e amareggiata perché gli altri non riescono ad entrare nella dimensione che lei stessa ha creato".

    Altre voci dal set:

    Il produttore TIM BRICKNELL:
    "Il film è ambientato nella zona nord di Londra, dove Anthony, Jude e io viviamo. Abbiamo tentato di descrivere la città della nostra esperienza quotidiana, che passa dai complessi popolari – per lo più case orribili da vedere e da vivere – ai quartieri esclusivi di epoca giorgiana e vittoriana. Siamo stati molto fortunati a ottenere l’accesso al cantiere di King’s Cross, perché per molti versi è una metafora di tutto il film. ‘COMPLICITÀ E SOSPETTI’ parla della vecchia Londra che si trasforma, di uno stile di vita vecchio e stantio che cambia per effetto di influenze che arrivano da lontano".

    Lo scenografo ALEX MCDOWELL:
    "Lo sviluppo edilizio di King’s Cross è simile a quello che interessa tutte le grandi città, ma per certi versi il fatto che stia accadendo a Londra, una capitale ricchissima di storia, non è del tutto positivo. Il risanamento di King’s Cross all’insegna del rinnovamento e del progresso non corrisponde necessariamente ad un miglioramento sociale e la nostra storia affronta proprio questo tema".

    Links:

    • Anthony Minghella (Regista)

    • Jude Law

    • Juliette Binoche

    • Vera Farmiga

    • Ray Winstone

    • Martin Freeman

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