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    Home Page > Movies & DVD > A casa nostra

    Cinema. Festa Internazionale di Roma 2006: A CASA NOSTRA

    "'A casa nostra' è un film che non parla, come 'Mobbing', del mondo del lavoro in modo centrale. Ci sono però dei punti in comune tra i due film e l'uno è un pò il frutto dell'altro: la domanda dalla quale partono entrambi è 'qual'è il valore della vita in un mondo in cui il profitto è l'unico motore?'. Se in 'Mobbing' la vita dell'impiegata Anna veniva scientificamente fatta a pezzi perché l'azienda potesse andare avanti, in questo film ho tentato di raccontare un intreccio di tante vite in una grande città italiana di oggi, dove il denaro è diventato la cosa più importante. Cosa rimane di quelle vite in questa situazione? Mi sembra che la domanda che sottende ai due film sia necessaria e inevitabile, perché forse mai nella storia degli uomini la pura e semplice ricerca di guadagno, senza contropoteri, come possono essere stati la religione, la politica, anche solo l'ambizione personale, l'aspirazione a conoscere, a saper fare qualcosa, a produrre miglioramenti, mai il semplice e solo desiderio di guadagno è stato motore delle azioni degli uomini come in questo momento. Mi sembra una situazione alquanto spaventosa e alla quale è importante reagire, perché non auguro né a noi né ai nostri figli di ritrovarsi in un mondo simile".
    La regista Francesca Comencini
    (A casa nostra, ITALIA 2006; drammatico; 101'; Produz.: RAICINEMA e BIANCA FILM; Distrbuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana A casa nostra

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    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - A casa nostra, set in Milano: a private universe to report ordinary stories about corruption, in the name of the god money. A cross-section also spanning into a lot of shaded areas of the characters personality. Unfortunately director, Francesca Comencini, to be able to say a lot all at once, ventures say too little or not to have room and time needed to say it all. Then we have the impression to look at the discover of the wheel and realize that better topic have been sacrificed, and the movie is shortened to a container devoid of emotions and suspense with which the movie industry feed itself. (Translation by MARTA SBRANA, Canada USA)

    Titolo in italiano: A casa nostra

    Titolo in lingua originale: A casa nostra

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Francesca Comencini

    Sceneggiatura: Francesca Comencini e Franco Bernini

    Soggetto: Soggetto di Francesca Comencini, con la consulenza di Francesco Barbacetto

    Cast: Valeria Golino (Rita)
    Luca Zingaretti (Ugo)
    Giuseppe Battiston (Otello)
    Laura Chiatti (Elodie)
    Luca Argentero (Gerry)
    Fabio Ghidoni (Matteo)
    Bebo Storti (Presidente)
    Paolo Bessegato (Giacomo)

    Musica: Banda Osiris

    Costumi: Daniela Ciancio

    Scenografia: Paola Comencini

    Fotografia: Luca Bigazzi

    Scheda film aggiornata al: 23 Maggio 2015

    Sinossi:

    "Nella Milano di oggi si incrociano e si sfiorano persone dalle storie molto diverse le cui esistenze sono, in maniera invisibile, governate dal denaro: tantissimo, pochissimo, rubato, guadagnato, esibito, nascosto, talora impalpabile.
    Il denaro circola da una storia all'altra, da una persona all'altra.
    La narrazione ha come perno le figure, contrapposte ed antagoniste, di Ugo e Rita.
    Ugo (Luca Zingaretti) è un banchiere affermato, un uomo intelligente, volitivo e malinconico che opera in maniera illecita.
    Rita (Valeria Golino), capitano della Guardia di Finanza, è una donna forte, caparbia e sensibile che indaga su di lui.
    Attorno a loro altri personaggi, modelle e pensionati, prostitute ed assassini, con le loro debolezze e violenze, con la loro cattiveria e bontà, con le loro contraddizioni.
    Rita, Ugo e gli altri si incontrano, si scontrano, si amano e si odiano, uniti e divisi, oltre che dal denaroo, dall'intensità dei loro sentimenti.
    Le loro storie si intrecciano per confluire infine in un unico luogo, in un unico momento e là i personaggi si confrontano con la vita e con la morte mentre la città attorno assiste...".

    Dalla scheda del film: "www.01distribution.it".

    Nota: Si ringrazia Emanuela Semeraro dello Studio Nobile Scarafoni per la cortese collaborazione.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    UN UNIVERSO ‘INTIMISTA’ PER DENUNCIARE STORIE DI ORDINARIA CORRUZIONE, IN NOME DEL DIO DENARO: ‘A CASA NOSTRA’, IN QUEL DI MILANO. UNO SPACCATO CHE ABBRACCIA ANCHE MOLTE ZONE D’OMBRA INTERNE AI PERSONAGGI, MA PER DIRE MOLTO IN UNA VOLTA SOLA, LA REGISTA FRANCESCA COMENCINI RISCHIA DI DIRE POCO O DI NON AVERE LO SPAZIO E I TEMPI NECESSARI PER DIRLO COME SI DEVE. E ALLORA SI HA COME L’IMPRESSIONE DI ASSISTERE ALLA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA, IN NOME DELLA QUALE APPAIONO SACRIFICATI INTERESSANTI SPUNTI TEMATICI ED ESTETICI PRESENTI NEL FILM, RIDOTTO COSI’ A UN CONTENITORE PRIVO DI QUEGLI IMPUT DI EMOZIONE E DI SUSPENSE DI CUI IL BUON CINEMA SI NUTRE

    Se nell’intento di Francesca Comencini c’era quello di descrivere una realtà “sfuggente” di ‘casa nostra’, non poi così diversa e distante da ‘cosa nostra’ in Italia come in molte altre parti del mondo, lo ha fatto con molta leggerezza. Forse

    per scelta. Ma non si capisce comunque perché diluire un contenuto così complicato, devastante e in ampia espansione come una chiazza d’olio sul pavimento. Con la differenza che la macchia d’olio prima o poi incontra i suoi limiti e si ferma, mentre il fenomeno di corruzione, riciclaggio di denaro sporco, o semplicemente avidità e ossessione di denaro, sembra nella realtà inarrestabile. E di questo la Comencini si professa consapevole, avendo dichiarato in conferenza stampa che “la realtà italiana è centomila volte più grave del film”. Una realtà che non è di certo una questione esclusiva di casa nostra e men che meno circoscrivibile a Milano. Magari! Leggerezza che non risparmia neppure le “zone d’ombra” che la Comencini cerca di tirar fuori da ognuno dei personaggi, lambiti in un ‘mordi e fuggi’ che lascia il tempo che trova: coppie giovani e già fedifraghe, coppie più anziane (il capitolo forse più

    bello del film, dal tocco delicato, profondo e sincero), aspiranti coppie in bilico su un assestamento al di là da venire, da aspiranti madri possibili o ormai avvinghiate a tragici sogni infranti, prostitute improvvisamente tutelate ad improbabili angeli custodi, purtroppo incapaci di arrestare l’inevitabile dramma in attesa dietro l’angolo, di quelli che sembrano iscritti nel DNA del destino di certe categorie di persone, modelle aspiranti carrieriste con tutti i risaputi risvolti in nero, lambiti da droga, vendita di corpo e anima in nome non si sa bene poi di che, al di là di una garantita frustrazione e svuotamento di una vera identità. E non è tutto, nel sottotesto sbucano compravendita di bambini, sfruttamento della prostituzione, delinquenza minorile eccetera eccetera.
    La messe è troppa e troppo importante per essere affrontata seriamente e in profondità. Non intendendo rinunciare a restringere il campo di inquadratura a vantaggio del perno tematico del film,

    era inevitabile la soluzione del volo d’uccello, leggero, languido e lirico come i numerosi brani di musica classica che accompagnano molte delle sequenze anche drammatiche del film quando non carezzano le carrellate di scorci cittadini di una Milano sbirciata alle più svariate ore del giorno, con una propensione, di marca ‘romantica’, per gli azzurrini che preannunciano l’alba mattutina o i notturni baluginanti di luci.
    Peccato perché il film A casa nostra ha i suoi spunti tematici ed estetici molto belli, da ricercarsi in una confezione - questa si, presumibilmente per scelta - che assume la prevalente connotazione ‘intimista’, sempre più cara a un certo cinema italiano, e non è detto che per questo debba essere riduttiva. Ma certo che mettere in bocca alla giovane guardia di finanza interpretata da Valeria Golino una sola battuta per sentenziare che chi per lavoro ‘maneggia denaro’ con ogni mezzo possibile, ovviamente ben al di

    là della legalità, non può fare a modo suo perché “questa è anche casa nostra” è un po’ come segnalare di aver scoperto l’acqua calda. D’accordo, non ci sono certezze e il film non ha mai avuto la pretesa di darne, ma questo puzzle di storie - che sembra peraltro corteggiare in una dimensione ben più lineare e semplicistica la cifra stilistica dell’incastro di Alejandro Gonzáles Iñárritu - che cosa aggiunge a quanto già ampiamente risaputo ? E dal punto di vista cinematografico? Ben poco, perchè di fondo, questo resta un film che non sa decidersi tra il registro documentaristico e una fiction, dove è sicuramente mancata la spina dorsale che fa di una storia del buon cinema: emozione e suspense. Il cinema dovrebbe essere anche questo.

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