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    HOLLYWOODLAND

    Dalla 63a Mostra del Cinema di Venezia

    … (è) la storia di due uomini che avrebbero voluto essere diversi da com’erano. Un’occasione unica di raccontare un periodo glorioso, quello che va dall’apice del successo del cinema fino all’impatto della prima televisione, un periodo mai raccontato seriamente… Le singole storie si fanno eco l’una con l‘altra risultando entrambe più ricche. I protagonisti sono talmente rapiti dal sogno hollywoodiano da non riuscire ad apprezzare ciò che hanno di autentico. Sono quasi delle stelle ma credono che solo il successo pieno potrà legittimarli agli occhi del mondo e quindi ai propri occhi. Il viaggio di Simo alla scoperta della storia di George finirà per offrirgli una nuova prospettiva sulla sua stessa esistenza. All’inizio Simo lo considera solo un lavoro, una fonte di guadagno. Poi si addentra sempre più nella vita di Reeves e si appassiona alla sua vicenda umana perché capisce che lo stesso poteva accadere anche a lui… Reeves ha sofferto perché capiva che non avrebbe mai esplorato in pieno le sue capacità di attore. Era tormentato dalla percezione che aveva di sé, di non essere un attore serio ma ‘solo quello che faceva Superman’. Speriamo di essere riusciti a fare piena luce sulla sua vita e sul suo ruolo nella storia di Hollywood…
    Il regista Allen Coulter

    (Hollywoodland USA 2006; Thriller drammatico; 126'; Produz.:Back Lot Productions (in co-produzione con:) Miramax Films e Focus Features; Distribuz.: Buena Vista International Italia

    Locandina italiana Hollywoodland

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    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - A tragic piece of history and still present for this incredible and intelligent Allen Coulter’s main work, debutant as director on the silver screen. Hollywood in the 50s and the “noir” style seem to be used in “Hollywoodland” to investigate on causes and effects of a timeless sickness: obsessing ambition of celebrity which perspiring an intimate search of one’s own identity, scanning a double and interchangeable track with the awesome interpretation of Ben Affleck (Reeves) and Adrien Brody (P.I. Simo). “Hollywoodland” using that specific period, brushes up another unsolved murder, the one that involved George Reeves, the television Superman from the early TV series. (Translation by MARTA SBRANA, Canada)

    Titolo in italiano: Hollywoodland

    Titolo in lingua originale: Hollywoodland

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Allen Coulter

    Sceneggiatura: Paul Bernbaum

    Cast: Adrien Brody (Louis Simo)
    Diane Lane (Toni Mannix)
    Ben Affleck (Georges Reeves)
    Bob Hoskins (Eddie Mannix)
    Robin Tunney (Leonore Lemmon)
    Joe Spano (Howard Strickling)
    Molly Parker (Laurie Simo)
    Dash Mihok (Sergente Jack Patterson)
    Brad William Henke (Russell Taylor)
    Walter Rinaldi (Reporter)

    Musica: Marcelo Zarvos

    Costumi: Julie Weiss

    Scenografia: Odetta Stoddard

    Fotografia: Jonathan Freeman

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    “16 giugno 1959: il fascino di Tilseltown è finito per George Reeves, eroico ‘uomo d’acciaio’ della serie televisiva ‘Adventures of Superman’. L’attore muore nella sua casa di Hollywood Hills ucciso da un colpo di arma da fuoco. Reeves (interpretato in Hollywoodland dal premiatissimo Ben Affleck) lascia una fidanzata, ‘aspirante stella del cinema Leonore Lemmon (Robin Tunney) e milioni di ammiratori scioccati dalla sua scomparsa. Ma è la madre affranta Helen Bessolo (Lois Smith) che non intende lasciare irrisolte le dubbie circostanze del drammatico evento. Helen chiede giustizia o almeno qualche risposta. Il dipartimento di polizia di Los Angeles chiude le indagini, ma lei ingaggia per 50 dollari al giorno l’investigatore privato Louis Simo (Adrien Brody, anche lui premiato con a statuetta). Simo scoprirà molto presto che la chiave del mistero potrebbe nascondersi nell’appassionata relazione tra Reeves e Toni Mannix (la candidata all’Oscar Diane Lane), moglie del dirigente MGM Eddie Mannix (Bob Hoskins, anch’egli candidato all’Academy Award).
    Ma a Hollywood verità e giustizia sono merce rara. Simo, che persegue con ostinazione indizi e individui pericolosi ed elusivi nei quartieri alti e nei bassifondi, rischia di rimanere bruciato. Nel corso delle indagini il caso diventa sempre più personale e il detective scopre, oltre a collegamenti insospettabili con la propria esistenza, nuovi aspetti dello stesso Reeves: dietro l’icona c’è un uomo complesso che ha dato la vita per Hollywood”.

    Dal >Press-Book< di Hollywoodland

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    UNO SPACCATO D’EPOCA TRAGICO E QUANTO MAI ATTUALE PER QUESTA SORPRENDENTE E INTELLIGENTE OPERA PRIMA DI ALLEN COULTER, ESORDIENTE ALLA REGIA PER IL GRANDE SCHERMO. HOLLYWOODLAND SEMBRA QUASI PRENDERE A PRETESTO L’EPOCA DI RIFERIMENTO, LA HOLLYWOOD DEGLI ANNI CINQUANTA E IL GENERE NOIR CUI EFFETTIVAMENTE SI LEGA - RISPOLVERANDO UN ALTRO CASO DI OMICIDIO IRRISOLTO CON LA VICENDA DELL’ATTORE GEORGE REEVES, IL SUPERMAN DI UNA SERIE TELEVISIVA STATUNITENSE - PER INDAGARE SU CAUSE ED EFFETTI DI UN MALE A QUANTO PARE INTRAMONTABILE: L’OSSESSIVA AMBIZIONE DELLA CELEBRITA’ DA CUI TRASUDA LA SOFFERTA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITA’, SCANDITA SU UN DOPPIO E INTERCOMUNICANTE BINARIO DALLE OTTIME INTERPRETAZIONI DI BEN AFFLECK (REEVES) E ADRIEN BRODY (L’INVESTIGATORE PRIVATO SIMO).

    … A quell’età è difficile distinguere tra attore e personaggio…”, ha dichiarato il regista Allen Coulter (candidato agli Emmy e al DGA Award per The Sopranos e Sex and the City) che ci sorprende con questo

    suo Hollywoodland, debutto alla regia sul grande schermo. Il riferimento è indirizzato ai ragazzini che, all’epoca del grande successo riscosso dal Superman televisivo nell’America del dopo guerra, aderivano senza riserve a quel genere di idealizzazione che sfuma i contorni del confine tra attore e personaggio. Il che poteva anche risultare comprensibile se rapportato a dei ragazzini. Eppure le cose non cambiano di molto - e qui sta la prima, ma non l’unica, nota attuale del messaggio del film - nella visione del pubblico adulto anche odierno, ossessionato dalle star più in vista proprio grazie al successo da queste riscosso grazie ai personaggi interpretati. Un pubblico peraltro sempre più interessato alle eventuali novità che possono trapelare dalle vite private più che ai dettagli della professione e dunque al cinema da questi rappresentato. Così Hollywoodland oltre ad incarnare in un genere di riferimento ben riconoscibile come il noir, per il tema centrale

    dell’omicidio irrisolto dell’attore protagonista del Superman televisivo morto nel 1959 per un colpo di arma da fuoco, finisce per parlare di molto di altro. Ci ritroviamo così trascinati dietro le quinte del glorioso cinema dell’epoca, in un particolare periodo di transizione scandito dall’avvento della televisione, momento che segna la fine dell’era aurea degli Studios cinematografici costretti a vedersela con l’imperante avanzamento del piccolo schermo. Altra nota di estrema attualità. Su questo sfondo il regista Allen Coulter staglia un profondo e intelligente sguardo a doppio binario su vicende umane tanto diverse quanto intercomunicanti sul piano della ricerca identitaria personale. Un’identità sbilanciata perché mirata ad un’ideale, piena risonanza, riconosciuta pubblicamente, la celebrità. E’ su questo registro che si giocano i ruoli di Adrien Brody e Ben Affleck: il primo nelle vesti del detective privato Simo, con un percorso lastricato da abbagli sul piano professionale, un matrimonio naufragato alle spalle, un figlio trascurato

    che qui incarna pure l’exemplum elettivo della difficoltà a distinguere tra finzione televisiva e realtà, e dunque molti problemi da risolvere; il secondo, interprete eccellente dell’attore George Reeves e delle sue vicende legate a carriera e vita privata, cadenzate da una frustrazione asfissiante al punto di spingerlo verso il deragliamento, fino alla morte. Attore che incarna anche emblematicamente l’artista con le legittime aspirazioni di mettere in pratica e sviluppare il proprio talento creativo trovandosi invece paradossalmente schiacciato da un successo limitato ad un’icona da fumetto, tale da fare da barriera a ruoli alternativi e certamente più soddisfacenti sul piano della crescita professionale. Per fare un esempio pratico sarebbe come se Sean Connery non fosse riuscito a decollare schiacciato dal ruolo di grande successo, anche se cinematografico e non televisivo, di James Bond. E in effetti ha faticato parecchio per scrollarsi di dosso quell’icona, rischiando sul serio di bruciarsi la carriera.
    Hollywoodland

    è un film che rappresenta dunque uno spaccato d’epoca, guarda al passato, cogliendo l’occasione per addentrarsi nei meccanismi degli Studios cinematografici di allora, per riflettere su problemi ancora validi, mai tramontati. Il regista avvalora poi la dimensione da thriller del film arricchendolo di una cornice a montaggio alternato, di per sé non particolarmente innovativa, ma gestita in modo da far apparire agli occhi dello spettatore le visualizzazioni delle varie possibilità risolutive sull’omicidio pensate da Simo in seno alla propria investigazione personale, fino a sfiorare la confezione pirandelliana là dove egli sembra condividere con l’attore protagonista della tragica vicenda, la scena dell’evento finale: con lo sguardo bieco con cui George Reeves/Affleck punta direttamente in macchina, ci sentiamo tutti direttamente coinvolti in veste di testimoni oculari dell’evento che, mentre pone drasticamente fine a quel suo sofferto percorso, apre il varco per una rinascita personale dell’altro.

    Commenti del regista

    … Tutti abbiamo un progetto di vita finché un bel giorno la vita stessa lo modifica e lo stravolge. I piani di Reeves furono stravolti dalla seconda guerra mondiale. Aveva avuto un inizio fortunato girando come primo film addirittura 'Via col vento' (Gone with the Wind), ma quando tornò dal fronte non riuscì a reinserirsi nel mondo di Hollywood e nel suo sistema. A trent’anni si sentiva già un po’ vecchio per Hollywood. Ebbe un gran successo in televisione, ma non gliene importava gran che e certo non guadagnava i milioni di dollari dei colleghi che oggi vestono i panni dei supereroi sullo schermo… Milioni di ragazzi guardavano a lui, che nella vita reale non aveva figli, come a una figura paterna forte e onniscente. La piccola strizzata d’occhi che aggiungeva al personaggio era un segnale, i ragazzini pensavano che stesse ammicando a loro. A quell’età è difficile distinguere tra attore e personaggio ”.

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