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    Home Page > Movies & DVD > Bobby

    UN CAST STELLARE PER UN INEDITO OMAGGIO A BOB KENNEDY

    63a Mostra del Cinema di Venezia

    L’unica cosa che sapevo all’inizio era che volevo fare un film che rendesse omaggio allo spirito di Bobby (Kennedy)… Quando ho letto la sceneggiatura, sapevo che era un film che dovevamo fare. Credo che la storia di Bobby Kennedy non appartenga solo agli Americani ma che sia fonte di ispirazione per tutti i popoli del mondo. Il suo messaggio e i suoi sogni vivono ancora… Tutti coloro che hanno lavorato a questo film lo hanno fatto prché sono interessati alle cose che Bobby Kennedy diceva e la cosa che è emersa chiaramente sin dall’inizio è che le questioni che Kennedy affrontava all’epoca sono le stesse con le quali abbiamo a che fare oggi. Spero che questo film riesca a portare il pubblico a chiedersi perché siamo a questo punto e a far capire a tutti che le idee e le tesi sostenute da Bobby sono ancora rilevanti e pertinenti… Dal 5 giugno del 1968 in poi, siamo diventati più cinici e rassegnati e credo che questo sia uno dei motivi per i quali oggi ci trovaimo a questo punto. Ed è veramente straziante”.
    Il regista Emilio Estevez

    (Bobby, USA 2006; drammatico; 120'; Produz.: Bold Films; Distribuz.: (internazionale) The Weinstein Company; (italiana) 01 Distribution).

    Locandina italiana Bobby

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - Director Emilio Estevez overturns the tradition for this tribute to Bobby Kennedy: in this way he avoids to center the movie on the assassination of Kennedy, but he favours the story of a picturesque group of people, normal people, whose lives are going to be dramatically affected by the events of that tragic night. It’s on the outline of the daily lives of these people, highlighted by the choice of big stars of the silver screen – such as Sharon Stone, Helen Hunt, Anthony Hopkins, Martin Sheen, Lawrence Fishburne and Demi Moore – file footages are used as cross sections to engrave the spirit and the ideological thought of Bobby Kennedy; it helps us to unveil how notable and current it is. His assassination was seen as a fatal blow to the American idealism. Only today we know it wasn’t the only and last one. - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: Bobby

    Titolo in lingua originale: Bobby

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Emilio Estevez

    Sceneggiatura: Emilio Estevez

    Cast: Sharon Stone (Miriam Ebbers)
    Anthony Hopkins (John Casey)
    Helen Hunt (Samantha)
    Demi Moore (Virginia Fallon)
    Lindsay Lohan (Diane)
    Laurence Fishburne (Edward Robinson)
    Martin Sheen (Jack Stevens)
    Harry Belafonte (Nelson)
    Joy Bryant (Patricia)
    Brian Geraghty (Cooper)
    Heather Graham (Angela)
    Joshua Jackson (Wade Buckley)
    David Krumholtz (Phill)
    Shia LaBeouf (Jimmy)
    William H. Macy (Paul Ebbers)
    Cast completo

    Musica: Mark Isham

    Costumi: Julie Weiss

    Scenografia: Patti Podesta

    Fotografia: Michael Barrett

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Bobby ricostruisce una delle notti più tragicamente esplosive della storia Americana. Seguendo le vicende di 22 personaggi che per un motivo o per l’altro si trovano all’Hotel Ambassador alla vigilia del giorno in cui il candidato alla presidenza degli Stati Uniti, il senatore Robert F. Kennedy venne ucciso, lo sceneggiatore/regista Emilio Estevez – insieme ad un cast di tutto rispetto – forgia un mosaico intimo che ci mostra un’America diretta verso un cambiamento drastico ed epocale mentre i vari personaggi del film, alle prese con pregiudizi, ingiustizie, caos scorgeranno nell’idealismo di Kennedy un ultimo barlume di speranza. Esplorando le diverse esperienze di persone normali, il film è un tributo allo spirito di un uomo straordinario e sarà una specie di istantanea su un momento storico emblematico.
    Mischiando abilmente fatti, finzione e destino, le storie che si intrecciano in Bobby si svolgono il 4 giugno 1968. Il film inizia a poche ore dall’assassinio del senatore Kennedy, nel momento in cui gli invitati alla festa, gli artisti, gli impegati dell’albergo e gli organizzatori della campagna elettorale arrivano all’hotel Ambassador, (Anthony Hopkins) che non sembra disposto a lasciare il suo abituale rifugio e che gioca a scacchi nella grande lobby con il collega pensionato Nelson (Harry Belafonte); l’attuale direttore dell’albergo, Paul Ebbers (William H. Macy), un uomo d’affari dal cuore tenero ma con qualche segreto, la cui moglie Miriam (Sharon Stone) è la parrucchiera dell’albergo; la centralinista dell’albergo Angela (Heather Graham) che spera che la sua relazione con Ebbers le valga una promozione, con grande sgomento della collega Patricia (Joy Bryant); gli assistenti alle cucine dell’albergo tra i quali il fazioso capo Timmons (Christian Slater), il sous chef Edward Robinson (Laurence Fishburne); i lavoranti sud americani Jose (Freddy Rodriguez), che preferirebbe di gran lunga guardare alla televisione la partita chiave dei Dodgers e Miguel (Jacob Vargas); la cameriera dal coffee shop Susan (Mary Elizabeth Winstead), appena arrivata dall’Ohio con il sogno di diventare una star.
    Inoltre, tra i numerosi ospiti dell’albergo figurano la cantante alcolizzata Virginia Fallon (Demi Moore), che presenterà il senatore alla Festa per la vittoria delle Primarie in California, e il suo frustrato marito Tim (Emilio Estevez); una giovane futura sposa (Lindsay Lohan) che sta per sposare un ragazzo (Elijah Wood) per salvarlo dalla guerra in Vietnam; un depresso personaggio dell’alta società della costa est (Martin Sheen) accompagnato dalla moglie molto più giovane di lui (Helen Hunt), venuti in California per tentare di fare una seconda ma stanca luna di miele. Inoltre, riuniti all’Hotel Ambassador ci sono anche i compagni e sostenitori della campagna elettorale di Kennedy tra i quali i suoi devoti collaboratori Wade e Dwayne (Joshua Jackson e Nick Cannon); l’insistente giornalista cecoslovacca Lenka (Svetlana Metkina); e i volontari Jimmy e Cooper (Brian Geraghty e Shia Lebeouf) e le cui giornate sono cambiate drasticamente dopo che si sono imbattuti in uno spacciatore di droga (Ashton Kutcher) che li ha iniziati all’infame e pericoloso mondo dei viaggi acidi.
    E man mano che la giornata va avanti, ognuno di questi personaggi si troverà ad affrontare la sua personale battaglia, che si tratti di problemi sessuali, raziali o sociali, tra la disperazione personale e le speranze di un intero paese: tutto questo nel momento in cui tutti si dirigono verso la sala da ballo in attesa del discorso del Senatore Kennedy”.

    Dal Press-Book di Bobby (Work in progress)

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    IL REGISTA EMILIO ESTEVEZ ROVESCIA IL PUNTO DI VISTA TRADIZIONALE PER L’OMAGGIO A BOBBY KENNEDY: COSI’ EVITA DI CONCENTRARE L’EPICENTRO DEL FILM SU KENNEDY E IL SUO ASSASSINIO, ANDANDO INVECE A PRIVILEGIARE LA STORIA DI UN ALQUANTO VARIEGATO GRUPPO DI PERSONE NORMALI, LE CUI VITE SONO STATE DRAMMATICAMENTE INFLUENZATE DAI TRAGICI EVENTI DI QUELLA NOTTE. E SULLE TRACCE DEL QUOTIDIANO DI QUESTE PERSONE, MESSE IN MAGGIOR LUCE ANCHE DALLA SCELTA DI CELEBRI STAR (MA NON SOLO) - TRA CUI SHARON STONE, HELEN HUNT; ANTHONY HOPKINS, MARTIN SHEEN, LAURENCE FISHBURNE E DEMI MOORE - SI SOVRAPPONGONO SPACCATI DI REPERTORIO CHE INCIDONO A CHIARE LETTERE LO SPIRITO E IL PENSIERO IDEOLOGICO DI BOBBY KENNEDY, LASCIANDOCI SCOPRIRE QUANTO SIA RILEVANTE ED ATTUALE. IL SUO ASASSINIO FU LETTO COME UN COLPO MORTALE INFERTO ALL’IDEALISMO AMERICANO. SOLO OGGI SAPPIAMO CHE NON SAREBBE STATO L’ULTIMO .

    Non è forse irrilevante il fatto che il regista Emilio Estevez

    sia il figlio dell’attore Martin Sheen, già interprete del mitico Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Sheen ha respirato a fondo i fumi dell’insana follia omicida che scaturisce in modo, come dire, connaturato, dalla guerra in sé. E Sheen poi, come padre, ha edotto il proprio figlio all’epoca di appena sei anni, sulla vicenda di Bobby Kennedy partendo dal luogo del delitto, quell’Hotel Ambassador, testimone del misfatto di quella tragica notte del 4 giugno del 1968, quando solo due mesi prima avevano ucciso Marthin Luther King e quando si stavano consumando le agonie della violenta guerra in Vietnam. Inoltre l’impegno di Sheen con la Robert F. Kennedy Memorial Foundation a favore della giustizia sociale deve aver mantenuto particolarmente viva e trasmessa al figlio la memoria dell’essenza dello spirito e dell’ideologia kennedyana, quando “la politica e i politici non avevano ancora suscitato questa forte disaffezione e disincanto nella gente”. Ed è

    questo il tratto di maggior distanza tra quel momento storico e l’oggi, per il resto affetto da analoghe questioni e problemi da risolvere. Forse tutto questo ha aiutato il regista Emilio Estevez a realizzare un film così profondamente coinvolgente sul piano emotivo, ma soprattutto intimo e quotidiano eppur appuntato su un risvolto di portata internazionale. Il coinvolgimento di numerose celebri star (ma non solo di queste) tra gli ospiti dell’Hotel Ambassador, proprio là dove si è consumato l’attentato a Bobby Kennedy, con l’idea di partire dalla loro quotidianità, anziché incentrarsi prioritariamente sul reale protagonista della storia, si è rivelato quanto mai felice per il risultato del film. Un griglia che, congiunta ad altre maglie apparentemente minori, di fatto altrettanto importanti, se non di più, come i messicani impiegati nella cucina dell’hotel, offre lo spunto per inquadrare problemi cruciali di immigrazione e gli ideologismi contrapposti del popolo americano di allora, diviso

    tra preconcetti conservatori e apertura verso una integrazione fattiva a cominciare dal diritto di voto. Un punto di vista capovolto dunque, quello di partire dalla gente, che diventa però quanto mai efficace a dare un’immagine intima riflettente una realtà sociale dell’epoca a più ampio spettro. In sovrimpressione alla quotidianità di quella notte, ampi frammenti dei discorsi di Bobby Kennedy lasciano ad ognuno ampio margine per la riflessione, soprattutto in termini di attualità su tante questioni, culminata talvolta con stacchi di stop sul sonoro per dare la parola a immagini e musica, con il compito di caricare di intensità significante la portata del messaggio. Uno per tutti: “Hanno creato un deserto e l’hanno chiamato pace”.

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