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    Home Page > Movies & DVD > The Black Dahlia

    THE BLACK DAHLIA

    Dalla 63. Mostra del Cinema di Venezia

    "Ho voluto inserire la scoperta di Dalia in uno sfondo in cui ci sono altre cose. Abbiamo compresso altri intrecci e ci siamo mossi su quattro tracce. Poiché gran parte della storia è raccontata in modo indiretto, si pensa 'questa è la cosa importante' e invece non è così ... Il film è fondamentalmente una discesa all'inferno. Con il noir cerchi di usare contrasti forti, ombre e angoli stretti ... E' come se qualcuno stesse lavorando a un'opera d'arte grottesca dicendo 'guardate cosa ho fatto'. Quelle foto ti fanno pensare che abbia scolpito nella carne, entrano nel tuo subconscio. La mia idea è stata tenere quell'immagine sullo sfondo fino alla fine del film".
    Il regista Brian De Palma

    (The Black Dahlia, GERMANIA/USA 2006; noir; 120'; Produz.: Art Linson, Rudy Cohen, Moshe Diamant, Avi Lerner); Distribuz.: 01 Distribution).

    Locandina italiana The Black Dahlia

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) - The true crime gets mixed with the legend but the plot feds itself thanks to side stories that, even thou irritating, try to update to a virtual search but nevertheless they can not obscure the true tradition of “noir” movies. The actors are legendary and the “new kids on the block” are anything less, but above all stands Scarlett Johansson always more intriguing and chameleonic, wrapped up into an enigmatic fascinated aura that will be an irresistible and essential feature in the newcomer movies - (Translation by MARTA SBRANA, Canada)

    Titolo in italiano: The Black Dahlia

    Titolo in lingua originale: The Black Dahlia

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Brian De Palma

    Sceneggiatura: Josh Friedman

    Soggetto: Tratto dall’omonimo romanzo (primo della quadrilogia su Los Angeles) di James Ellroy (L. A. Confidential), ispirato a un fatto di cronaca nera nella Los Angeles degli anni ‘40

    Cast: Josh Hartnett (“Bucky” Bleichert)
    Scarlett Johansson (Kay Lake)
    Hilary Swank (Madeleine Sprague)
    Aaron Eckhart (Leland “Lee” Blanchard)
    Mia Kirshner (Elizabeth Short)
    Mike Starr (Russ Millard)
    Fiona Shaw (Ramona Lisnscott)

    Musica: Mark Isham

    Costumi: Jenny Beavan

    Scenografia: Dante Ferretti

    Fotografia: Vilmos Zsigmond

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    The Black Dahlia… è ambientato nel 1947 e vede protagonisti due poliziotti, due amici ex pugili, Bucky Bleichert (Josh Hartnett) e Lee Blanchard (Aaron Eckhart), innamorati della stessa donna, la misteriosa Kay Lake (Scarlett Johansson), ex amica di un gangster. Ma è un terribile delitto, su cui i due devono indagare, a sconvolgere per sempre la loro vita: il massacro di Elizabeth (Mia Kirshner), ragazza con ambizioni d’attrice soprannominata la Dalia Nera, che viene trovata brutalmente uccisa sulle colline di Hollywood. Nel corso delle indagini, Bucky incontra Madeleine Sprague (l’attrice due volte Premio Oscar Hilary Swank) e intreccia con lei una passionale relazione, pur comprendendo che è indirettamente coinvolta nell’omicidio, e che la corruzione e i complotti dominano il suo stesso dipartimento di polizia. Quando l’amico e collega Lee scompare misteriosamente, per Bucky le indagini si trasformano in una morbosa ossessione”.
    The Black Dahlia costruisce dunque un racconto di ossessione, amore, corruzione, avidità e depravazione intorno alla storia vera dell'omicidio di una starlet di Hollywood. Un delitto efferato che sconvolse l'America nel 1947 e che rimane a tutt'oggi un mistero irrisolto.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    PRELIMINARIA: BRIAN DE PALMA, IL RE DELLE VITE PARALLELE
    The Black Dahlia si preannuncia all’insegna del doppio, tema particolarmente caro a Brian De Palma. I due protagonisti, poliziotti tutt’altro che irreprensibili, affrontano in modo speculare e opposto non solo l’amore per la stessa donna (con un rapporto casto l’uno, con una grande passione l’ltro), ma anche l’ossessione per il macabro omicidio di una ragazza, il cui corpo viene trovato tagliato in due. Sul doppio è giocato anche il ruolo interpretato da Hilary Swank, quello di Madeleine Sprangue (nome che rimanda al più famoso ‘doppio’ del cinema, la Madeleine-Kim Novak di Vertigo), giovane, algida borghese, ma anche ambigua e pericolosa ‘femme fatale’, che si veste e si acconcia come la Dalia Nera-Elizabeth Short. La stessa Kay Lake (Scarlett Johansson), dolce e sensuale, ha un passato oscuro che tiene nascosto. In The Black Dahlia, come in ogni noir che si rispetti, tutti i

    personaggi presentano due facce, e la realtà ha sempre un suo lato oscuro”.

    Brian de Palma, the King of parallels lives
    Two cops, the two leading actors, are opposites on everything in life: the love for the same woman (a very shy relationship, the first one; a great passion the second one) and the obsession for the murder of a girl, whose body is found cut in half. On the double identity is written even the role played by Hilary Swank, character name Madeleine Sprangue (this brings back memories: in Vertigo the leading female character name was Madeleine, played by Kim Novak). She is young, middle-class, but at the same time obscure and dangerous “femme fatal” and she dress up herself as Black Dahlia-Elizabeth Short. Kay Lake (Scarlett Johansson) is sweet, sensual, but she has a very dark, secret past. As every thriller, detective story, “The Black Dahlia” is not exception:

    every character has a double life and reality has always a dark side.
    (Translation by MARTA SBRANA, Canada)

    COMMENTO CRITICO:

    BRIAN DE PALMA GIOCA DI NUOVO AL RADDOPPIO CON IL SUO NUOVO NOIR ‘THE BLACK DAHLIA’: OGNI PERSONAGGIO DEVE VEDERSELA CON L’ALTRA FACCIA DI SE STESSO. IL CRIMINE REALE SI MESCOLA A LEGGENDE METROPOLITANE MA L’INTRIGO DARK SI INGRASSA NUTRENDOSI DI UN RETICOLO DI VIE TRAVERSE CHE SFIORANO APICI DI ESASPERAZIONE, TRADENDO UNA RICERCA VIRTUOSISTICA CHE NON RIESCE AD OFFUSCARE LA GLORIOSA TRADIZIONE PASSATA DEL NOIR, LA VERA INTRAMONTABILE COSI’ COME I MITICI INTERPRETI, CUI D’ALTRA PARTE TENGONO TESTA QUESTE ‘NUOVE LEVE’, SOVRASTATE DA UNA SCARLETT JOHANSSON SEMPRE PIU’ INTRIGANTE E CAMALEONTICA, AVVOLTA IN UN’AURA FASCINOSAMENTE ENIGMATICA, CHE SI PREANNUNCIA IRRESISTIBILE E INDISPENSABILE ALL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA FUTURA.

    Quando un regista ‘di razza’ del calibro di Brian De Palma si accinge ad intraprendere la realizzazione di un dark movie, in pieno noir, è perfettamente consapevole di

    abbracciare una bella sfida. Pur forte di un indiscutibile talento, sa di calpestare un terreno estremamente battuto e con una gloriosa tradizione (Chandler e Hamett), motivata dal fatto che si tratta di un genere indubbiamente affascinante e dunque intramontabile. Ma sa anche di poterlo fare a suo modo e di giocare, in un certo qual modo, in casa: sono ricorrenti i temi hitchcockiani nei suoi film, contraddistinti da un tocco stilistico costruito proprio su strane rassomiglianze (nello specifico, tra il personaggio di Madeleine Linscott, cui dà volto Hilary Swank e la defunta Elizabeth-Betty Short/ Mia Kirshner), ‘femmes fatales’, schegge di violenza senza troppi pudori ma neanche compiacimento. Insomma uno stile riconoscibile, alla ‘Brian De Palma’, appunto, che qui in The Black Dahlia, trova naturale applicazione nel genere noir, da lui amato e corteggiato. Genere che, pur pescando in fondi a base reale, o almeno plausibile, sfuma nel mistero e

    nella ‘depressa’ atmosfera dell’epoca, non rinunciando al classico della voce fuori campo. Il film The Black Dahlia inquadra, ricreando su un set bulgaro - le tre locations pensate in origine sono sfumate rovinando sulle aspre rocce di un budget insufficiente - la Los Angeles del 1947, prendendo quasi a pretesto la ricerca del colpevole per spostare il vero baricentro della storia sull’effetto che sui personaggi sortiscono passione, ossessione sessuale e i vari scheletri nell’armadio che il passato ricaccia nella vite del loro presente. L’intrigo è intrigante, e cattura, ma esiste il rischio, andando a caccia del ‘ricercato’ ed essendo bravi a trovare molti, troppi, elementi senza volerne sacrificare alcuno a tutto vantaggio di un qualcosa di più semplice e lineare ma di più chiaro, di rimanere impigliati nelle innumerevoli maglie che alla fine si aggrovigliano una sull’altra, rendendo la struttura farraginosa e pesante. E questo malgrado qualche parentesi di alleggerimento,

    là dove il noir incrocia la commedia, e precisamente quando Bucky (un desueto Josh Hartnett, inaspettatamente intenso, diviso tra boxe, investigazioni omicide, passioni amorose, senso dell’amicizia e una rara sensibilità umana portata fino alle lacrime) si vede obbligato a cenare a casa Linscott. Momento esilarante, condiviso tra la vicenda del cane impagliato e le conversazioni a tavola, in cui viene invitata ad intervenire la madre, interpretazione sortita in un delizioso cameo. Momento d’altra parte anche funzionale a seminare altri indizi in questo percorso molto simile ad un rebus da cruciverba. Esasperando l’intrigo, insomma, c’è il rischio di scadere nel ‘virtuosismo’ di una matassa fin troppo annodata, per quanto in grado, alla fine di ripescarne il capo.
    Ma, come si rimarca nella sceneggiatura, “nulla resta nascosto per sempre”, e a portare lo spettatore verso lo svelamento del mistero dai doppi risvolti ripartiti per ciascun personaggio, provvede a un certo punto il

    montaggio ravvicinato di alcune tessere già scoperte nel corso del film, il cui legame appare subito chiaro, persino a chi non l’ha intuito prima: il quadro con il clown, il genere di ‘confezione’ dell’omicidio, il padre di Madeleine e la sua torbida relazione con l’ambito Hollywoodiano, i provini cinematografici della vittima Betty, unico mezzo messo a disposizione su un piatto d’argento dello spettatore per fare la sua conoscenza, e così via.
    Pur tuttavia, per quanto la gloriosa tradizione del genere noir vanti anche altrettanto mitici interpreti, primi fra tutti Humphrey Bogart/Lauren Bacall e Fred MacMurray/Rita Hayworth, sorprende la disinvolta e convincente interpretazione di queste promettenti, per così dire, ‘nuove leve’: a sorprendere in misura minore è Scarlett Johansson perché il suo talento non sembra essere più in discussione da tempo e da lei si tende ad aspettarci sempre di più, il meglio, camaleontica com’è in ogni veste, dal tocco inequivocabilmente

    enigmatico e misterioso, mai completamente solare. Un personaggio come questo le ha indubbiamente permesso di rimarcare i tratti di una personalità da penombra ma non gli è certo negata la possibilità di riscatto. “Lei non si metteva mai fra di noi ma era sempre in mezzo”, se questo ha valso a chiarire la posizione del suo personaggio all’interno della torbida storia della Black Dahlia, compressa per causa di forza maggiore rispetto all’omonimo romanzo di origine di James Ellroy (edito in Italia da Mondadori), sembra adattarsi in qualche modo anche al suo futuro nell’industria cinematografica: sarà sempre in mezzo perché indispensabile.

    Links:

    • Brian De Palma (Regista)

    • Scarlett Johansson

    • Josh Hartnett

    • Hilary Swank

    • Aaron Eckhart

    • 63a Mostra: Lido di Venezia 30 agosto 2006 ROUND TABLE & DINTORNI: The Black Dahlia per la regia di BRIAN DE PALMA (Interviste)

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