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    Home Page > Movies & DVD > The Sentinel

    FILM DI APERTURA AL TAORMINA FILM FESTIVAL: THE SENTINEL

    "'The Sentinel' è un film imprevedibile, attuale e pieno di sorprese e colpi di scena. E' stato intrigante conoscere i meccanismi interni dei Servizi Segreti e venire a contatto con alcune delle tecnologie che vengono da loro utilizzate. Spero che con questo film il pubblico impari qualcosa su quello che succede dietro le quinte: la quantità di minacce di morte e la mole di ricerche che gli agenti dei servizi segreti devono compiere. Sono veramente delle persone coraggiose".
    L'attore Michael Douglas
    (The Sentinel, USA 2006; Thriller politico; 108'; Produz.: Furthur Films/New Regency; Distribuz.: 01 Distribution).

    Locandina italiana The Sentinel

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: The Sentinel

    Titolo in lingua originale: The Sentinel

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Clark Johnson

    Sceneggiatura: George Nolfi

    Soggetto: Tratto dal romanzo The Sentinel di Gerald Petievich (edito in Italia da Sonzogno)

    Cast: Michael Douglas (Pete Garrison)
    Kiefer Sutherland (David Breckinridge)
    Eva Longoria (Jill Marin)
    Martin Donovan (William Montrose)
    Ritchie Coster (The Handler)
    Kim Basinger (First Lady Sarah Ballentine)
    Blair Brown (National Security Advisor)
    David Rasche (Presidente Ballentine)
    Kristin Lehman (Cindy Breckinridge)
    Raynor Scheine (Walter Xavier)
    Chuck Shamata (Director Overbrook)
    Paul Calderon (Deputy Director Cortes)
    Clarque Johnson (Charlie Merriweather)
    Raoul Bhaneja (Aziz Hassad)
    Yanna McIntosh (Teddy Vargas)

    Musica: Christoph Beck

    Costumi: Ellen Mirojnick

    Scenografia: Andrew McAlpine

    Fotografia: Gabriel Beristain

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Pete Garrison è un agente dei servizi segreti americani: vent'anni fa ha salvato la vita ad un presidente facendogli scudo con il proprio corpo e proteggendolo da una pioggia di proiettili. Amato e rispettato dai colleghi, Garrison ha fatto carriera ed è diventato capo della sorveglianza della First Lady dove è a contatto con le sfere più alte della gerarchia e si occupa di piani segreti, procedure, mappe e nomi in codice. Ma il suo universo lavorativo entra in crisi quando cominciano a venire alla luce degli inquietanti segreti: un collega e amico di Pete, Charlie Merriweather, gli parla di un'informazione altamente confidenziale della quale vorrebbe metterlo al corrente. Ma prima che riesca a farlo, Merriweather viene ucciso in quella che viene fatta passare per un'arraffazzonata rapina.
    Le indagini vengono affidate al detective capo dei Servizi Segreti, David Breckinridge, uno dei protetti di Garrison e fino a poco tempo prima anche uno dei suoi migliori amici. I due agenti hanno caratteri e metodi di lavoro diversi: Breckinridge segue scrupolosamente ed esclusivamente gli indizi che ha in mano ed evita a tutti i costi di seguire ciò che gli suggeriscono istinto o emozioni perchè è questo che ci vuole per essere un grande detective. Garrison, invece, uno dei migliori agenti di scorta in servizio, si affida sempre alle sue viscere, al suo istinto perchè è questo che si deve fare quando si deve proteggere qualcuno.
    La recente rottura tra Garrison e Breckinridge è stata causata da un fraintendimento: Breckinridge era convinto, sbagliando, che Garrison avesse una relazione con quella che è ormai la sua ex-moglie.
    nel frattempo, entra in scena la giovane, ambiziosa e irriverente Jill Marin, appena uscita dall'Accademia ed assunta dai Servizi Segreti dove le viene affidato il suo primo incarico. La giovane donna ha chiesto espressamente di lavorare con Breckinridge perchè Garrison, suo insegnante all'Accademia, le ha detto che era lui il miglior detective in servizio.
    I tre agenti si ritrovano ad indagare insieme su quello che appare a tutti gli effetti un complotto interno per uccidere il presidente: un traditore potrebbe nascondersi nelle alte gerarchie dei servizi segreti, una cosa mai successa nei 141 anni di storia dell'Istituzione stessa.
    Dopo un pò tutti i sospetti si concentrano su Garrison, il quale non riesce a difendersi e a provare la sua completa estraneità ai fatti perchè sta facendo tutto quanto in suo potere per nascondere un segreto grande quanto una casa. Sospettato di tradimento, Garrison fugge per cercare di inchiodare la vera talpa e sulle sue tracce si lanciano i colleghi Breckinridge e Marin".

    Dal >Press-Book< di The Sentinel

    Nota: Si ringrazia Annalisa Paolicchi di 01 Distribution per il cortese invio dei materiali stampa.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    SEPPUR NON STRABILIANTE E BASATA SU UN SOGGETTO A DIR POCO INFLAZIONATO, QUESTA PELLICOLA DI CLARK JOHNSON - ATTORE DI LUNGA DATA E REGISTA TELEVISIVO QUI ALLA SUA SECONDA REGIA CINEMATOGRAFICA DOPO ‘S. W. A. T.’ - SI PROFILA IN TERMINI APPREZZABILMENTE GODIBILI, RISERVANDOCI PURE QUALCHE PASSAGGIO DI INTERESSE ELETTIVO TRA L’ORDITO DI QUESTA STORIA, DOVE PERALTRO INCONTRIAMO UN MICHAEL DOUGLAS CONVINTO E PERFETTAMENTE A SUO AGIO IN UN RUOLO AD INTENSA E PRIORITARIA AZIONE CEREBRALE E UNA KIM BASINGER, FIRST LADY APPASSIONATA E SOFISTICATA FEDIFRAGA, ABILISSIMA NELL’ARGINARE IN MODULI CONTENUTI, SECONDO I CERIMONIALI DI CIRCOSTANZA, QUEL FIUME IN PIENA INTERIORE CHE VORREBBE TANTO STRARIPARE.

    Scorre un filmato di repertorio in bianco e nero in cui si spara al Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che deve salva la propria vita grazie alla sentinella Pete Garrison (Michael Douglas), il quale prorompe in scena sull’onda di una rapida sovrimpressione a colori,

    quella che dalla scia del ricordo riporta tutti sul binario della realtà attuale.
    Non si può dire che The Sentinel, basato sul romanzo di Gerald Petievich, per la regia di Clark Johnson - attore di lunga data e regista televisivo qui alla sua seconda regia cinematografica dopo S.W.A.T.- sia stato partorito da un’idea originale. Voglio dire che gli ingredienti ci sono tutti e sono gli stessi di molti altri film sul tema, appuntato per l’ennesima volta sul sistema di difesa alla Casa Bianca, a salvaguardia del Presidente degli Stati Uniti e famiglia: servizi segreti, talpa all’interno del nucleo di sicurezza, staff di guardie del corpo ecc. Un episodio come tanti nella storia che guarda alla residenza presidenziale attraverso il duplice risvolto degli aspetti di rapresentanza politica e sul piano privato. Là dove spicca il ruolo tratteggiato in termini sofisticatamente eleganti di Kim Basinger nei panni della First Lady, a fianco

    del marito solo come rapprentanza di cerimoniale d’ufficio, quando è evidente che i coniugi presidenziali esistono solo come facciata, manifesto pubblico. La storia dell’epoca più o meno attuale peraltro ci insegna che questa spesso non è solo fiction. E difatti anche nel film c’è ‘l’altro’, quello che è realmente amato con tutta la passione che si possa immaginare, guarda caso proprio The Sentinel, nei cui panni Michael Douglas sembra calarsi mosso da profonda convinzione, nei termini di un eroe fattivo ma anche molto cerebrale, straordinariamente astuto e intelligente, con un bagaglio di esperienza sulle spalle non indifferente, il tipo che prima o poi deve difendersi da qualcuno fermamente intenzionato ad incastrarlo, quando naturalmente tutte le prove gli sono contro. Un collega ed ex amico David Breckinridge (Kiefer Sutherland) come nemesi interna allo staff di lavoro non lo aiuta di certo, anche se l’ondata di odio nei suoi confronti per ragioni

    personali è destinata a capitolare in nome di quella verità che ovviamente non può non venir fuori, lasciando Garrison/Douglas trionfante sulla scena, prima di essere costretto a togliere le tende davvero. Un amante allo scoperto alla Casa Bianca non può ovviamente essere ammesso.
    Nel frattempo Garrison ha dovuto subire e far fronte ad un tallonaggio serrato, secondo i parametri della classica caccia del gatto al topo, in una messa in scena, anche se qui ben più circoscritta e blanda, a tratti allestita in termini davvero molto simili a Il fuggitivo di Andrew Davis con la coppia Tommy Lee Johns-Harrison Ford. Là dove c’è spazio per una sequenza climax, la più intensa e significativa sul versante emotivo, che scorre proprio quando il collega Breckinridge, vedendo Garrison fermamente intenzionato a proseguire la sua via di fuga gli spara, ottenendo come risultato una reazione rabbiosa da parte sua che lo incalza temerariamente: ‘se vuoi

    spararmi non mirare al giubbotto, sparami in faccia’. Lo provoca incoraggiandolo a farlo prima di andarsene mentre l’altro, non riuscendo proprio a sparargli alle spalle, lo lascia di fatto proseguire la corsa verso la sua verità.
    E tra le maglie intermedie più interessanti del film si colloca anche un passaggio che sfuma i contorni della talpa interna ai Servizi Segreti, costretta per causa di forza maggiore, a rimanere in sella al complotto, ma che, aggrappata agli ultimi brandelli di dignità e senso del dovere, si adopera per rimediare in extremis, salvando il Presidente dalla trappola tesagli da lui stesso con i complici del caso. Uno spaccato di storia che alla fin fine, tiene bene, malgrado tutto, sul filo di un thriller onorevole se pur non strabiliante.

    Commenti del regista

    "Questo film è innanzitutto energia cinetica allo stato puro. E' per questo che abbiamo utilizzato molte macchine da presa e tante inquadrature in movimento".

    Commenti dei protagonisti:

    MICHAEL DOUGLAS (Pete Garrison): "'The Sentinel' è un thriller politico che ha come protagonisti gli agenti incaricati della protezione del Presidente e della First Lady. Per la prima volta nella storia, una talpa si è infiltrata tra gli uomini dei Servizi Segreti e sta tramando per uccidere il Presidente . io interpreto il ruolo di un agente incaricato di proteggere la First Lady e questo film racconta la storia della mia redenzione. Il mio personaggio è un ufficiale di carriera che ha commesso un'imprudenza e trovavo tutto questo molto intrigante. Non conosco quasi nessuno che sia completamente buono o totalmente disprezzabile e quindi anche il mio personaggio è caratterizzato da questa ambiguità morale. Sono attratto da personaggi come Pete Garrison, un uomo normale che cerca di superare i propri difetti e i propri errori. Credo che anche gli agenti dei Servizi Segreti facciano degli errori...".

    KIEFER SUTHERLAND (David Breckinridge): "David ha un passato e spesso questo passat pesa come un macigno. E sono questi elementi a mettere in pericolo le qualità che sarebbero necessarie per essere un perfetto investigatore. La nostra società ha un'immensa stima per tutti gli specialisti, in qualunque settore questi operino, visto che ogni specializzazione richiede anni di studio e di preparazione. Non dimenticherò mai l'agente dei Servizi Segreti che si spostò alla sinistra del Presidente Reagan, chiuse gli occhi e si mise ad aspettare. Restò in quella posizione per prendere i colpi. Avrei avuto il coraggio o la presenza di spirito per ricordarmi cosa mi avevano insegnato durante l'addestramento se fossi stato al suo posto? E' questa la prima domanda che mi sono rivolto. Tutti noi rispettiamo enormemente gli uomini dei Servizi Segreti".

    Altre voci dal set:

    La produttrice MARCY DROGIN: "... Qualunque istituzione emblematica e carismatica ha avuto la sua buona dose di scandali ma i Servizi Segreti Americani sono sempre stati al di sopra di ogni sospetto e quindi per noi è stato assolutamente avvincente scavare sotto la superficie...".

    Il direttore della fotografia GABRIEL BERISTAIN: "In quel mondo (la Casa Bianca) succedono tantissime cose. E noi volevamo ricreare lo stile visivo e il ritmo tipici di quel mondo. Abbiamo lavorato in maniera graduale per permettere a tutti noi di creare e per far sì che le macchine da presa e le luci reagissero all'azione. All'inizio del film, vediamo un mondo super protetto, dominato da colori caldi e ripreso utilizzando i classici ed eleganti movimenti della macchina da presa. Man mano che la storia si fa più cupa e minacciosa, le macchine da presa e le luci rispondono al cambiamento e diventano più fredde - le luci - e più veloci, le macchine da presa. Naturalmente ci sono delle sovrapposizioni di toni e di stile perché il passaggio non è sempre meccanico ma piuttosto si tratta di un processo filosofico. La voriamo sempre tenendo a mente le emozioni del pubblico. Non vogliamo che gli spettatori indovinino, vogliamo che continuino a immaginare e a porsi dei perché. I movimenti della macchina da presa non devono prendere il sopravvento sulla storia... Pensavamo che sarebbe stato interessante vedere il nostro film mettendosi dalla parte del pubblico. Il mondo che raccontiamo non è affatto semplice. I personaggi sono al limite della paranoia e sono estremamente sospettosi, e sono molto più attenti alla presenza delle persone che li circondano. Il mondo che circonda i nostri personaggi sta crollando. E' il caos più totale... Il mondo della First Lady sta crollando e il risultato potrebbe essere disastroso. Dovevamo far vedere questo passaggio e lo abbiamo fatto utilizzando delle luci diverse che la rendono ancora più bella e che sottolineano l'aspetto 'glamour' e devo dire che il suo volto ha risposto a qualunque tipo di luce con dignità, grazia ed eleganza...".

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