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    Home Page > Movies & DVD > United 93

    INDELEBILE L'OMBRA NEFASTA DELL'11 SETTEMBRE

    Dal Tribeca Film Festival di Robert De Niro alla Croisette (il film è anche già stato presentato al Festival di Cannes) United 93 è poi approdato al Festival di Taormina (21-25 giugno), prima di scivolare in programmazione nelle sale cinematografiche il 6 luglio. Questa volta a tornare sul tema è il regista e sceneggiatore inglese PAUL GREENGRASS, e questo perchè:
    "Ci sono molti modi per dare un senso agli eventi dell'11 settembre. La televisione può trasmettere i fatti così come sono accaduti. Un reporter può scrivere la prima rozza stesura della Storia. Gli storici possono inserire i fatti in un quadro temporale più ampio e contestualizzarli... Anche i cineasti hanno un ruolo, e io credo che, talvolta, se si guarda in maniera chiara e con coraggio ad ogni singolo evento, si possa trovare nelle sue forme qualcosa che va oltre l'evento stesso, il DNA dei nostri tempi... Da qui un film sul volo United 93".

    Locandina italiana United 93

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    (Comment by PATRIZIA FERRETTI) Kill around the world in the name of a god… Allah! It seems impossible, incredible, and unbelievable but it seems reality that the most devastating act in modern history has been meant as a religious deed. This is, anyway, the personal vision of director Paul Greengrass, after many scrupulous researches and examination every where, trying to give an explanation to something that to our minds has no meaning whatsoever. For this reason the movie/documentary “United 93” goes from a Muslim prayer that is repeated several times throughout the movie to a recreation of the facts. The prayer is seen as a fanatic expression of faith; a display of faith used to create murders and death. In the movie only the instruments used are analyzed; the movie doesn’t even dare go behind the facts, leaving in this way, the true mind behind the whole plot in the dark, eyewitness of his/hers deeds moved by a reason definitely far away from religious believes. (Translation by MARTA SBRANA, Canada)
    Trailer

    Titolo in italiano: United 93

    Titolo in lingua originale: United 93

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Paul Greengrass

    Sceneggiatura: Paul Greengrass

    Soggetto: Paul Greengrass dal tragico evento dell'11 settembre

    Cast: J. J. Johnson (Capitano Jason M. Dahl)
    Christian Clemenson (Thomas E. Burnett Jr.)
    Trish Gates (Sandra Bradshaw)
    Polly Adams (Deborah Welsh, assistente di volo)
    Cheyenne Jackson (Mark Bingham)
    Starla Benford (Wanda Anita Green, assistente di volo)
    Opal Alladin (CeeCee Lyles)
    Gary Commock (Primo ufficiale Lery Homer Jr.)
    Nancy McDoniel (Lorraine G. Bay)
    David Alan Basche (Todd Beamer)
    Richard Bekins (William Joseph Cashman)
    Susan Blommaert (Jane Folger)
    Ray Charleson (Joseph DeLuca)
    Liza Colón-Zayas (Waleska Martinez)
    Lorna Dallas (Linda Gronlund)
    Cast completo

    Musica: John Powell

    Costumi: Dinh Collin

    Scenografia: Dominic Watkins

    Fotografia: Barry Ackroyd

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    United 93 è il doloroso e impietoso film documentario di Paul Greengrass sulle tragiche vicende dei passeggeri del Volo 93 della United Airlines, che morirono in un remoto angolo della Pennsylvania, dopo aver tentato coraggiosamente di sventare i piani dei dirottatori che miravano a colpire un altro importante bersaglio USA. Con tono provocatorio si racconta dunque la storia dei passeggeri, dell'equipaggio e dei controllori di volo che hanno guardato, con orrore sempre crescente, il volo United Airlines 93 diventare il quarto aereo dirottato, nel giorno più nefasto in assoluto, in cui si sono concentrati i più terribili attacchi terroristici mai occorsi prima in terra staunitense: l'11 settembre 2001.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    UCCIDERE SU SCALA PLANETARIA IN NOME DI DIO PADRE… ALLAH! SEMBRA PARADOSSALE, EPPURE SI DELINEA COME PLAUSIBILE, IL FATTO CHE IL PIU’ DEVASTANTE DEI MISFATTI LEGATO ALLA DRAMMATICA VORAGINE APERTA L’11 SETTEMBRE - UNA FERITA NON RIMARGINABILE - ABBIA POTUTO CORRERE SUL FILO DELLA PREGHIERA. E’ COMUNQUE PROPRIO QUESTA LA PERSONALE VISIONE CUI E’ APPRODATO IL REGISTA PAUL GREENGRASS DOPO ACCURATE RICERCHE E SCRUPOLOSI RISCONTRI A 360 GRADI, CERCANDO EVIDENTEMENTE UNA QUALCHE SPIEGAZIONE A CIO’ CHE NULLA HA DI LOGICO E DI SENSATO. PER QUESTO IL SUO DOCU-FICTION ‘UNITED 93’ MUOVE DALLE NOTE DI UNA PREGHIERA ISLAMICA CHE TORNA RIPETUTAMENTE NEI DIVERSI PASSAGGI DI QUESTA IPOTETICA, SENZ’ALTRO TOCCANTE, RICOSTRUZIONE DEI FATTI. E LA PREGHIERA COME ESPRESSIONE DI UNA FEDE SFOCIATA ORMAI NEGLI OSCURI MEANDRI DI UN FANATISMO FOLLEMENTE INCONSULTO, DIVENTA UNA SORTA DI ‘LEIT MOTIV’ FUNZIONALE A DARE ANIMA E CORPO AI MICIDIALI TENTACOLI DI QUELLA PIOVRA TERRIFICANTE CHE

    NON HA LASCIATO SCAMPO NEPPURE AI SOPRAVVISSUTI. PERSINO NEL FILM CI SI LIMITA A FOCALIZZARE GLI STRUMENTI USATI - NON SI AZZARDA OLTRE - LASCIANDO DUNQUE NELL’OMBRA IL VOLTO DI CHI, IMPLACABILE TESTIMONE OCULARE DEI PROPRI MISFATTI E MOSSO DA BEN ALTRE MOTIVAZIONI LONTANE ANNI LUCE DALLA RELIGIONE, E’ IL VERO ARTEFICE DI QUESTO INCUBO DI MORTE SENZA PRECEDENTI

    Si direbbe una sorta di “prisma” questo United 93, privilegiato punto focale di osservazione dei vari colpi man mano messi a segno, in linea con il copione del diabolico piano sortito nei nefasti effetti che ben sappiamo. Così un raffinato e incalzante montaggio che alterna continuamente le riprese, ora puntando sulla sala di controllo dei voli, ora sull’interno dello stesso velivolo United 93, coglie anche il momento del tragico impatto dell’aereo killer sulle torri gemelle al World Trade Center. E’ con tocco marcatamente documentaristico che qui incalzano gli eventi, tanto si entra

    nel vivo e nel dettaglio dei vari passaggi operativi e dell’atmosfera che presumibilmente si è vissuta e respirata a pieni polmoni nelle drammatiche circostanze di quei frangenti. Si scarta dunque deliberatamente dalla cifra hollywoodiana per abbracciare consapevolmente una confezione più sobria, spogliata da ogni sorta di eccesso finalizzato allo spettacolo, priva cioè di esasperazioni melodrammatiche di sentimenti comunque forti. Così come non si insegue la resa figurativo-scenica mediante l’esibizione di plateali effetti speciali. Tutto è molto asciutto, netto e crudo quanto incalzante e terribile, come l’apparente timidezza e incertezza, tenute a bada per l’appunto dalla costante preghiera baluardo, del ‘terrorista coordinatore’ del circoscritto quanto micidiale e determinato gruppo. Un tipo davvero sorprendentemente titubante e meditativo.
    E’ stata scelta la cifra di una cronaca, colta e valorizzata dai primissimi piani delle tante bocche che comunicano freneticamente passandosi i vari messaggi, tratteggiando a chiare linee l’agitazione che cresce, finchè la concitazione non regna

    sovrana, marcata dal caleidoscopio di voci che si accavallano. Di questa visione globale se ne ha subito sentore con l’avvistamento di un altro velivolo “che sta invadendo lo spazio aereo di chiunque, scende velocemente e non risponde alla sala di comando”. E il rigore documentaristico si evince anche dal fatto che spesso le notizie e i messaggi comunicati o ricevuti non sono sempre chiari, a volte risuonano contraddittori, proprio come quando nel caos del primo impatto di un incidente non si è ancora focalizzata l’esatta dinamica dell’accaduto. Il montaggio alternato poi, scandisce anche il contrasto tra la calma dei passeggeri, ignari di quello che li aspetta, intenti magari a farcire un panino, proprio mentre c’è chi prega indossando il mortale ordigno esplosivo e mentre, con un tocco sempre più ‘verista’, in sala di controllo fermenta il da farsi generale per raccogliere nuove informazioni sullo stato delle cose e per

    dare adeguate disposizioni. Anche i passeggeri dello United 93 discutono sul comportamento da tenere e non sempre sono concordi. Li unisce comunque l’affannosa ricerca di mettersi in contatto tramite cellulare, ognuno con i propri affetti personali. L’azione che si svolge nella sala di controllo, la registrazione di quello che succede al di là dello United 93 - un incendio al Pentagono a Washington, il mancato monitoraggio sui voli internazionali con il conseguente blocco di nuove partenze - dà la misura di questa dinamica globale del piano terroristico, là dove lo United 93 non è che una delle varie pedine. “Siamo in guerra contro qualcuno e finché (non sappiamo con chi) chiudiamo con tutto”. E’ la presa di coscienza della reale portata degli eventi di lì a poco estesa anche agli stessi passeggeri dello United 93 che vengono ad apprendere degli altri accadimenti esterni, fino a trarne le drammatiche conclusioni. Per

    un momento terroristi e passeggeri si trovano sulla stessa lunghezza d’onda della preghiera, rivolta ciascuno al Dio Padre del proprio Credo: ad Allah nel caso dei terroristi, al Padre Nostro i passeggeri. Tutto questo prima della ‘caduta libera’ dove comunque il coraggio degli utenti di quel fatidico United 93 si impone al’attenzione quale vero protagonista: aggredendo i terroristi riescono ad evitare che si centri il bersaglio pur sapendo bene che, per quel che li riguarda, nessuno potrà salvarli da morte certa.
    Per tutte queste ragioni e le scelte di ripresa, United 93 può assimilarsi agevolmente al genere filmico di ‘docu-fiction’, incisivo quanto discreto e delicato sul finale, su cui la visione sfuma dando voce a didascalie esplicative e consuntive, là dove poi cala il sipario.
    Guardare oltre fino ad arrivare alla radice del problema - raggiungere chi ha tirato le fila, chi sta dietro le quinte del misfatto, pur essendo il

    protagonista della messa in moto di questa macchina infernale di cui il film smaschera solo gli strumenti - significava probabilmente fare un altro film, peraltro alquanto più complicato, persino azzardato ed estremamente rischioso da ogni punto di vista, oltre che surreale se non documentabile. Del resto, l’intento era quello di rinfrescare la memoria su un capitolo meno evidenziato e anche meno focalizzato dall’immaginario collettivo, di quella tentacolare tragedia dell’11 settembre: il volo United 93. Un esemplare omaggio ad un ingente sacrificio umano.

    Commenti del regista

    "Una delle ragioni per cui 'United 93' esercita un così grande potere sulle nostre immaginazioni è proprio perchè noi non sappiamo esattamente cosa sia successo. Chi, tra noi, non pensa a quel giorno domandandosi come deve essere stato e come avrebbe reagito?... A che punto, quando, va bene portare un momento così doloroso sullo schermo?... I momento giusto è quando le famiglie (delle vittime dell'attentato terroristico) dicono 'Sì'... Si fanno e si sono fatti tutti i tipi di film. Facciamo film che ci divertono, ci intrattengono e ci fanno ridere, che ci portano in mondi di fantasia e che ci fanno capire cosa è l'amore. Ma c'è anche un posto per i film che esplorano la realtà del mondo. E Hollywood ha alle sue spalle una lunga e onorevole lista di film di questo tipo. Quaranta persone 'normali', come noi, hanno avuto 30 minuti per confrontarsi con la realtà che ora noi stiamo vivendo, per decidere se e come agire. Sono state le prime persone che hanno abitato il mondo post 11 settembre - in un momento in cui tutti noi stavamo guardando la televisione esterrefatti, incapaci di capire cosa stesse succedendo. In quel momento, le persone a bordo di quell'aereo sapevano invece molto bene - potevano vedere esattamente con chi avevano a che fare - e venivano messe davanti ad una scelta spaventosa. Rimaniamo qui seduti senza fare niente, sperando per il meglio, sperando che tutto finisca bene? Oppure facciamo qualcosa? E se sì, cosa possiamo fare? Mi sembra che queste siano le due possibilità che abbiamo oggi e che abbiamo sempre avuto a partire da quel giorno. Quando si guarda cosa è successo su quell'aereo, si può vedere che c'è stato un dibattito, una angosciosa discussione nella circostanza più terribile. Quel gruppo di persone ha pesato le scelte, ha preso una decisione e ha agito di conseguenza. E io penso che se guardiamo cosa è successo, troviamo una storia di immenso coraggio e forza d'animo - quelle persone sono state molto, molto coraggiose. Ma troviamo anche saggezza".

    Riguardo alla genesi e all'ottica del film:
    "Non è un film che ha un chiaro sviluppo dell'arco dei personaggi. Quello che fa è prendere 44 individui mentre si ritrovano insieme all'aeroporto per un volo aereo, seguirli mentre salgono a bordo e filmare il loro viaggio di 90 minuti in tempo reale, tagliando solo con i vari centri di controllo aereo che seguono i loro progressi e sugli schermi dei quali l'intero orrore dell'operazione 11/9 si è sviluppata... In questo film abbiamo messo insieme uno straordinario numero di persone diverse che volevano che questo film fosse corretto - membri dell'equipaggio della United Airlines; piloti; le famiglie delle persone che erano a bordo, che ci hanno dato la loro opinione su cosa pensavano che i loro familiari avessero fatto, dicendoci che tipo di persona lei/lui fosse stata in ogni specifica situazione; controllori e membri dell'apparato militare; la commissione 11/9. Abbiamo avuto un expertise che, alla fine, permette di avere una discreta idea sulla forma generale degli eventi... Spero che la gente veda che questo film è stato fatto con serietà, da persone serie che tentano di fare una cosa difficile, esplorare un avvenimento molto doloroso - e che è stato fatto in maniera nobile e che quello che presentiamo è una verità credibile. Se questo accadrà, capirò che abbiamo fatto il meglio che potevamo. L'11 settembre, non importa da quale parte politica tu sia, ha cambiato il nostro mondo. Ci ha costretto a confrontarci con la direzione in cui sta andando il nostro mondo, e ci ha messo davanti a delle scelte difficili. Questo è quello che un film deve fare, aiutarci a capire alcune cose... ma anche, naturalmente, portarci al cuore delle storie umane delle persone coinvolte".

    Commenti dei protagonisti:

    David Rasche (il passeggero Donald Freeman Greene): "Paul (Greengrass) ha più coraggio di quanto io ne abbia mai visto, nel gettarsi a capofitto nell'ignoto. La cosa più difficile per me è stata far convergere le realtà - la realtà che Paul pensa sia accaduta e quello che io penso sia accaduto... ma la verità non la conosce nessuno veramente. E' stata un'esperienza di lavoro molto dura e affascinante".

    Ben Sliney del FAA (Federal Aviation Administration, Ente Federale per l'aviazione civile) (interpreta se stesso, controllore del centro di New York): "Quello che ero stato chiamato a fare per Paul era molto preciso, e io ho risposto come lui voleva - sebbene tutto fosse intensificato dal fatto che era un film. La progressione degli eventi è stata realistica, perchè elaborata usando i fatti del rapporto della Commissione 11/9. Non posso dire di essere stato nervoso, e questo lo attribuisco al fatto che mi sentivo tranquillo con Paul che ci ha fornito i parametri della scena entro i quali, poi, noi siamo stati liberi di muoverci. Credo anche, avendo letto il trattamento, che la storia volesse raccontare come delle persone in un momento qualunque della loro vita - senza nessuna guida gerarchica o protocollare - fossero riuscite a dimostrarsi all'altezza di una situazione, culminata nel sacrificio finale dei passeggeri e dell'equipaggio dello United 93. Era chiaro e preciso, per questo fare il mio lavoro sul set è stato facile".

    Peter Herman (il passeggero Jeremy Glick): "Ci è stato affidato un terreno incredibilmente delicato. Cioè, è un incredibile atto di fiducia da parte dei componenti di una famiglia che hanno perso un loro caro sul volo 93, darci fiducia e dire 'Si, puoi interpretare mio marito'. E' una cosa enorme. Credo che ci abbia aiutato molto il fatto di essere isolati come cast, di non esserci dispersi e separati la sera... e non so come sarebbe stato girare questo film negli Stati Uniti".

    Cheyenne Jackson (il passeggero Mark Bingham): "Quasi subito ci hanno dato la possibilità di scegliere se contattare i membri della famiglia, e io ero davvero combattuto. Da una parte, parlare con la gente che conosceva queste persone meglio di ogni altro, era una grande opportunità. Dall'altra parte, sembrava piuttosto doloroso. Ero alquanto in ansia. Alla fine però ho deciso di raggiungere con la e-mail la mamma di Mark, e lei è stata deliziosa. Era quello di cui avevo bisogno. E' stata di sostegno e molto aperta - è una donna molto diretta, e l'ho apprezzato molto. Ho anche parlato con un suo ex compagno e con suo padre. L'idea di cercare di catturare lo spirito di qualcuno, la sua essenza, è stata comunque un'esperienza schiacciante".

    Olivia Thirlby (la passeggera Nicole Carol Miller): "Lavorare improvvisando è stato appropriato per questo progetto e per il tema. Semplicemente, non abbiamo modo di conoscere gli avvenimenti accaduti su quell'aereo. Non sarebbe stato possibile creare una sceneggiatura che alla fine sembrasse realistica. Questo è un tema molto toccante - se non è veritiero e non sembra reale, non ha senso farne un film".

    Susan Bommaert (la passeggera Jane Folger): "Mi sembra che Paul (Greengrass) sia anti-sensazionalistico e anti-sentimentale. Abbiamo cercato di creare, il più onestamente possibile, quello che avrebbe potuto essere successo su quell'aereo. Non c'era la pretesa di fare nient'altro che questo. Ha dato ispirazione a ognuno di noi e io credo che questo sia l'unico 'metodo' che possa giustificare il fatto di fare un film come questo".

    Marceline Hugot (la passeggera Georgine Rose Corrigan): "Fondamentalmente Paul (Greengrass) voleva che noi sentissimo un profondo rispetto per le persone che stavamo rappresentando. Che sapessimo quel tanto o poco sulle persone e lo personificassimo, prendendo le nostre decisioni all'interno di questa cornice. E' diventato un matrimonio tra un attore e una persona che è vissuta, che respirava, che aveva una vita piena ed è morta tragicamente in una situazione orribile. Ho cercato di ri-creare questo per me, e ... per la famiglia. E' sorprendente quanto il processo sia semplice, non semplicistico. E avere un regista che incoraggia questa chiarezza e questa semplicità di sentimenti è davvero raro... spero che il film sia forte e potente da vedere quanto lo è stato farlo".

    Kate Jennings Grant (la passeggera Lauren Catuzzi Grandcolas): "E' stato sorprendente per me che, anche come attori (e sapendo cosa sarebbe successo) c'era comunque qualcosa in noi che credo fosse anche in quei passeggeri: l'innegabile, umano - e mi piace pensare americano - bisogno di aggrapparsi alla speranza. ti aggrappi e lotti perchè la vita è straordinaria. Una vita è straordinaria e degna di essere vissuta. Nei momenti in cui ho cominciato a crollare esausta per il tanto strisciare carponi sul corridoio di quell'aereo, ho pensato a Lauren, e ho pensato alla mia famiglia e a tutti quelli dai quali sarei tornata... e sono andata avanti, avanti, avanti".

    Altre voci dal set:

    Allison Vadhan (figlia della passeggera del volo UA 93 Kristin White Gould): "Le famiglie che hanno perso i loro cari, come noi, non supereranno mai il dolore. Non finirà mai per la nazione, per tutti quelli che lo hanno visto in TV. Sarà sempre toccante, difficile... una cosa che una parte di noi non vuole rivedere. Ma io credo che più film verranno fatti, meglio sarà. Non possiamo dimenticare. Dobbiamo ricordare cosa è accaduto, perché è accaduto. E non possiamo ingannare noi stessi pensando che, se dimentichiamo, non accadrà più".

    Sandy Felt (che ha perso il marito Edward P. Felt su quel volo): "Nella vita ci sono tante cose difficili da fare, le facciamo solo perchè sono giuste. Questa è una di quelle situazioni - mi sono lasciata coinvolgere in questo progetto perché era la cosa giusta da fare. Non posso negare la sua esistenza. Non so se fra un anno, fra due per me sarà diverso - è successo, dobbiamo affrontarlo. Per questo è meglio darvi la storia, è meglio per me ricordare l'uomo che è stato ed essere in grado di tenerlo in vita in questo modo".

    Kenny Nacke (fratello del passeggero Louis J. Nacke): "Sono felice che sia stato fatto questo film perchè è l'anno del quinto anniversario di quell'evento - e odierei vedere che quei 40 individui sono stati dimenticati. Se i ruoli si fossero ribaltati? Me lo sono chiesto, ho detto 'Bene, se fossi stato io sul volo 93 e mio fratello fosse qui oggi, cosa farebbe? Questo è il motivo per cui ho partecipato a questo progetto. Credo che lui avrebbe avuto la voce più forte. Avrebbe detto 'Queste persone devono essere onorate e ricordate'. E io farò la mia parte perché questo avvenga e perché queste persone abbiano l'onore che gli è dovuto - non solo per chi sono stati, ma per quello che hanno fatto in quel giorno".

    Kate Solomon (socia del regista) riguardo alla genesi del film: "Desideravano (le famiglie dei defunti) essere coinvolti per onorare e ricordare i loro cari. E' ancora un argomento molto doloroso, ma molti hanno pensato che la loro partecipazione ci avrebbe aiutati a fare il film nel modo giusto".

    Bibliografia:

    Sito Ufficiale: www.united93movie.com

    Links:

    • Paul Greengrass (Regista)

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    Galleria Video:

    United 93.mov

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