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    Home Page > Movies & DVD > The Fog: Nebbia assassina

    JOHN CARPENTER, AUTORE (CON DEBRA HILL) DELLA VERSIONE ORIGINALE, E' GIA' MITO DA REMAKE

    "Il passato viene letteralmente trascinato nel presente e iniziano a succedere cose soprannaturali. Man mano che questi oggetti continuano a riemergere, lentamente cominciamo a realizzare che i due mondi sono destinati a scontrarsi".
    Il regista Rupert Wainwright

    "Cooper (Layne) ha suggerito pagine e pagine di idee su 'The Fog: Nebbia assassina'. Ha fatto uno splendido lavoro nel mantenere l'essenza della storia originale pur apportando cambiamenti significativi.
    Il regista e sceneggiatore della versione originale John Carpenter

    (The Fog/The Fog Nebbia assassina, Canada/Usa 2005; thriller, 100'; Produz.: Revolution Studios/Debra Hill/David Foster Productions; Distribuz.: Sony Pictures Releasing)

    Locandina italiana The Fog: Nebbia assassina

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    Celluloid Portraits:


    Trailer

    Titolo in italiano: The Fog: Nebbia assassina

    Titolo in lingua originale: The Fog

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Rupert Wainwright

    Sceneggiatura: Cooper Layne

    Soggetto: Tratto dal film sceneggiato da John Carpenter e Debra Hill, il soggetto attuale è di Cooper Layne

    Cast: Tom Welling (Nick Castle)
    Maggie Grace (Elizabeth Williams)
    Selma Blair (Stevie Wayne)
    DeRay Davis (Spooner)
    Kenneth Welsh (Tom Malone)
    Adrian Hough (il padre Malone)
    Sara Botsford (Kathy Williams)
    Cole Heppell (Andy Wayne)
    Mary Black (Zia Connie)
    Jonathon Young (Dan the Weatherman)
    R. Nelson Brown (Machen)
    Christian Bocher (il padre fondatore Malone)
    Douglas H. Arthurs (il padre fondatore Williams)
    Yves Cameron (il padre fondatore Wayne)
    Charles André (il padre fondatore Castle)
    Rade Sherbedgia (Capitano Blake)
    Matthew Currie Holmes (Sean Castle)
    Sonja Bennett (Mandi)
    Meghan Heffern (Brandi/Jennifer)
    Alex Bruhanski (zio Hank)
    Dan Shea (pescatore)
    Rick Pearce (pescatore)
    Robert Harper (Mr. Latham)
    Eric Breker (delegato dello sceriffo)
    Caley Honeywell (EMT)
    Stefan Arngrim ('Compadre' di Blake)
    Steven Cree Molison (pescatore locale)
    Bonnie Panych (la moglie del pescatore)
    Sherri McLean (donna addolorata)
    Xantha Radley (madre)
    Abigail Winter-Culliford (bambino)
    Tatiana Szalay (donna)
    John Destry (uomo)
    Toby Lindala (burattinaio)
    George Grove (burattinaio)

    Musica: Graeme Revell

    Costumi: Monique Prudhomme

    Scenografia: Michael Diner e Graeme Murray

    Fotografia: Nathan Hope

    Sinossi:

    "E' l'anno 1871, una misteriosa nebbia cala sul mare, mentre quattro uomini commettono un abominevole crimine. L'equipaggio e tutti i passeggeri di un veliero affondano e restano sepolti in mare. Dati per dispersi, i loro nomi vengono dimenticati e le loro storie interrotte e scomparse dentro un'impenetrabile nebbia che cela il segreto di quello spaventoso massacro per molte generazioni a venire. Ma adesso i loro spiriti irrequieti riemergono, determinati a riportare a galla il perfido crimine.
    Quando Nick Castle (Tom Welling, interpretato nella versione originale da Tom Atkins) capitano della 'Sea Grass', un'imbarcazione a noleggio, e il suo primo ufficiale Brett Spooner (DeRay Davis) agganciano inavvertitamente con l'ancora una vecchia borsa da pesca impigliata tra le rocce sul fondo dell'oceano e ne rovesciano il contenuto, ha inizio una serie di eventi terrificanti che sconvolgerà con conseguenze fatali la vita degli abitanti del piccolo villaggio di Antonio Bay.
    Da quel momento cominciano a riaffiorare oggetti molto antichi (una vecchia spazzola d'oro, un antico orologio da taschino, un carillon d'oro) e gli spiriti vendicativi dei loro precedenti proprietari vagano liberamente ad Antonio Bay... Ma, in realtà, passato e presente sono già in conflitto tra gli abitanti di Antonio Bay, ancora prima che questi spettrali effetti personali riaffiorino in superficie. La popolazione, infatti, è divisa sull'opportunità di utilizzare le poche risorse finanziarie per costruire una statua in onore dei quattro padri fondatori, Patrick Malone, David Williams, Norman Castle e Richard Wayne. Nick Castle, diretto discendente di uno dei fondatori, vorrebbe piuttosto impiegare quei soldi per la riparazione delle banchine e delle barriere marine, con sommo dispiacere degli anziani di Antonio Bay, Tom Malone (Kenneth Welsh) e Kathy Williams (Sara Botsford), gli storici del villaggio.
    Elizabeth Williams (Maggie Grace) ritorna ad Antonio Bay per fare visita alla madre Kath. Il suo ex fidanzato Nick è ancora innamorato di lei, nonostante se ne sia andata senza dirgli nulla ora i due tentano di rimettersi insieme... La relazione con Nick è ulteriormente complicata dalla storia di lui con Stevie Wayne (Selma Blair, che riprende il ruolo interpretato da Adrienne Barbeau), guardiana del faro, che si prende cura del suo bisnonno. Stevie è l'annunciatrice della locale emittente radiofonica e trasmette le trasmissioni e i suoi appelli dal faro. E' una ragazza madre che ha avuto una relazioe con Nick mentre Elizabeth era via... Spooner mette invano in guardia Nick riguardo alla sua infedeltà, sebbene sia l'ultima persona in grado di elargire consigli in materia. Quando Nick disdice un appuntamento segreto con Stevie, Spooner organizza una sorta di crociera alcolica sulla "Sea Grass". Tra i passeggeri ci sono molte donne affascinanti, Sean e il cugino di Nick; e Spooner riprende tutto con una videocamera. Tuttavia, il divertimento e i giochi hanno presto un raccapricciante epilogo, quando una minacciosa nebbia avvolge l'imbarcazione. Spooner sarà l'unico sopravvissuto del disastro provocato dalla nebbia letale.
    La vendetta degli spiriti è cominciata...".

    Dal >Press-Book< di The Fog: Nebbia assassina (*)

    (*) Si rigrazia l'Ufficio Stampa 'Sony Pictures Releasing' (Cristiana Caimmi e Laura Martorelli)

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    RESTANO INTATTI LA CLASSE E L’ELEGANZA, PERALTRO RAGGIUNTE SENZA SFORZO IN TUTTA SEMPLICITA’, DELLA VERSIONE ORIGINALE DI CARPENTER REGISTA SCENEGGIATORE E MUSICISTA, DI CONTRO AD UN REMAKE CHE, MALGRADO LE SUE ‘MODERNISTE’ POSTILLE ESPLICATIVE (MA…, CE N’ERA BISOGNO?) E QUALCHE DIGRESSIONE SUL TEMA O SUI PERSONAGGI, NON EVITA LA SOSTANZIALE INUTILITA’ DEL TENTATIVO, CON GRANDE RESPONSABILITA’ DEGLI INTERPRETI PROTAGONISTI, DA FOTOROMANZO O QUASI

    Onorando il passato celebri il presente”. Gran bel proposito ma, dal dire al fare…! E’ ben nota, e tale da riconoscersi quale motivo firma, la semplicità strutturale con cui John Carpenter regista, soggettista, sceneggiatore e compositore faceva nascere le sue intriganti storie in celluloide. Ed era facendo perno su quella semplicità coniugata con una sapiente orchestrazione di elementi chiave, inseriti al posto giusto nel momento giusto, che assestava i suoi colpi, avvincenti e incisivi, senza peraltro dover far saltare i timpani allo spettatore. Ci riferiamo ad esempio ad

    un dettaglio marginale, tra gli altri, come il ripetuto battere alla porta anticipato da nuvole di nebbia fittissima e insidiosamente micidiale, come segnale di misteriose e sospette presenze, preludio degli omicidi vendetta (elemnto comune in entrambe le versioni): l’originale di Carpenter non alza i decibel più di tanto, si limita ad un tono appena sostenuto per intensificarsi, in una sorta di enfasi volta alla sintesi, verso l’epilogo del film, accrescendone così il livello tensivo peraltro mantenuto già alto nel corso dell’evolversi della storia, attraverso un caleidoscopio variato di suoni, integrati ad hoc con brani musicali ben orchestrati e modulati a dovere, mirando a rimarcare i momenti di climax. Quanto all’attuale remake, sembra quasi che il nuovo regista, Rupert Wainwright, miri piuttosto al raggiungimento della sordità precoce dello spettatore, con un rintocco volutamente esasperato, richiamato puntualmente in causa quando richiesto dalla circostanza, ma in modo assolutamente monocorde dall’inizio alla fine. Rintocco

    che, ahimè, non può certo dirsi confortato, come nel caso della versione originale, dal filo tensivo alimentato in crescendo da recitazioni all’altezza della situazione, capaci di tradurre ansia e paura in termini verosimili e soprattutto perfettamente in grado di trasmetterli. Persino l’ottima idea, dal punto di vista concettuale e purtroppo rimasta ancorata a quello stadio, di trasformare il personaggio di Elizabeth Williams (ruolo già di Jamie Lee Curtis, allora giovanissima), non ha prodotto il risultato emotivo evidentemente ricercato. Nella versione originale Elizabeth era difatti casualmente approdata nel piccolo villaggio di Antonio Bay tramite autostop, nel remake è il suo luogo di origine cui torna dopo sei mesi di assenza, riallacciando la relazione interrotta con l’ex fidanzato Nick Castle. L’idea scaturita con il remake di stabilire, tramite il personaggio di Elizabeth, un suo maggiore legame tra passato e presente fino all’assimilazione, così come celebrato con il particolare finale del film, ben

    diverso dall’originale, era senz’altro molto buona. Peccato che sia stata logorata e bruciata strada facendo, grazie all’interpretazione anonima e inanimata dell’interprete protagonista. Persino quando alza il lenzuolo e guarda in faccia le sfigurate vittime sacrificali non mostra alcuna emozione (figurarsi trasmetterla!), pur sfociando a un certo punto in lacrime ‘meccaniche’ che vanno ad aggiungere il nulla al nulla. E, sempre restando sul registro dell’interpretazione, lo stesso dicasi dell’altro personaggio Nick Castle, tanto ‘angelico’ quanto insignificante, per non dire di Stevie Wayne, la voce sexy della radio del faro, totalmente stravolta in chiave di fatuo nervosismo nonché spiccata scortesia nei confronti del metereologo e, comunque, performance del tutto priva di carattere nel senso pieno del termine.

    Con Carpenter dietro la macchina da presa non c’era neppure bisogno di ricorrere a effetti speciali particolarmente sofisticati o d’effetto come ad esempio i frammenti di specchio che accerchiano Padre Malone in una sequenza climax in

    prossimità dell’epilogo della storia. E’ evidente che il remake sceglie la strada ‘modernista’ di rimarcare i tratti della vicenda, legando i brani del passato con il presente, servendosi della visione come chiave esplicativa di certi passaggi che, nella versione originale, Carpenter aveva preferito affidare al racconto verbale, alla voce narrante. Il remake si premura di intercalare con sequenze che illustrano cosa è successo in passato, nell’originale qualcuno racconta o legge dal diario rinvenuto. E allora succede un po’ come quando si legge un libro e poi si va a vedere il film che vi si è ispirato: non di rado il libro è più completo e ricco della pellicola, perché il libro non scioglie in una visione univoca i nodi di una storia, bensì si affida alla fantasia del lettore, o meglio, consente tante possibilità di visione quante sono le persone che leggono, diverse tra loro così come il rispettivo

    modo di elaborare mentalmente ed emotivamente. La soluzione dell’originale di Carpenter risulta dunque a nostro avviso più prossima a quella del libro, perché lascia allo spettatore, coinvolgendolo direttamente, più ampio margine per ricreare mentalmente ed emotivamente a suo modo l’immaginario letto o raccontato nel film, guadagnando in suspense e senso del mistero, nonché in qualità e carattere.

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