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    Home Page > Movies & DVD > Firewall - Accesso negato

    IL RITORNO DI HARRISON FORD NELL'OCCHIO DI UN CICLONE ELETTRONICO KILLER

    E' più un thriller che un film d'azione, c'è grande tensione. E' un duello tra due uomini. Ci sono momenti veramente esplosivi e sequenze d'azione, ma il centro è la storia, un uomo che affronta una sfida tremenda, in cui le regole del gioco cambiano minuto per minuto e che si difende con tutto quello che ha a disposizione... Non credo che si possa definire un noir classico, perchè non fuma nessuno, ma ci sono momenti molto dark. Se c'è una scena con qualcuno che si avvicina furtivamente con un coltello in mano a un bambino illuminato da una lampada, non è difficile creare tensione. Ma se hai un uomo al computer, che parla la telefono con qualcuno seduto comodamente su un divano in casa sua, ma che da un momento all'altro può puntare una pistola alla testa del figlio, è più difficile. La sfida è stata caricare di pericolo ambienti come la casa e l'ufficio. Se non puoi stare al sicuro nel tuo salotto, allora dove?... Abbiamo girato tutto con la telecamera digitale e 8mm, così da avere un look non professionale. Non ha diretto nessuno. Volevo inquadrature scomposte, riprese indistinte e il sonoro come quello delle linee telefoniche controllate”.
    Il regista Richard Loncraine

    "L'idea che qualcuno possa insinuarsi in questo modo nella tua vita mi ha nel contempo affascinato e sconvolto. E' un film sulla vulnerabilità, potenzialmente potrebbe accadere a chiunque".
    Lo sceneggiatore Joe Forte

    "La convinzione della gente che i loro computer siano sicuri è quanto di più lontano dalla realtà. Dipende solo dal fatto che qualcuno abbia un motivo, la competenza e l'energia per entrare nel tuo sistema. Credo che molta gente sia al sicuro solo perchè non possiede quelle cose che i delinquenti vogliono".
    L'attore Harrison Ford

    (Firewall, USA 2006; Thriller giallo drammatico; 105’; Produz.: Warner bros./Village Roadshow Pictures/Beacon Communications LLC/Beacon Pictures/Thunder Road/Warner Bros. Pictures Inc.; Distribuz.: Warner Bros Pictures.

    Locandina italiana Firewall - Accesso negato

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    Trailer

    Titolo in italiano: Firewall - Accesso negato

    Titolo in lingua originale: Firewall

    Anno di produzione: 2006

    Anno di uscita: 2006

    Regia: Richard Loncraine

    Sceneggiatura: Joe Forte

    Cast: Harrison Ford (Jack Stanfield)
    Paul Bettany (Bill Cox)
    Virginia Madsen (Beth Stanfield)
    Mary Lynn Rajskub (Janet Stone)
    Robert Patrick (Gary Mitchell)
    Robert Forster (Harry Romano)
    Alan Arkin (Arlin Forrester)
    Carly Schroeder (Sarah Stanfield)
    Jimmy Bennett (Andy Stanfield)
    Matthew Currie Holmes (Bobby)
    Candus Churchill (Betty)
    David Lewis (Rich)
    Zahf Paroo (Ravi)
    Eric Keenleyside (Alan Hughes)
    Ona Grauer (Waitress)
    Cast completo

    Musica: Alexandre Desplat

    Costumi: Shuna Harwood

    Scenografia: Brian Morris

    Fotografia: Marco Pontecorvo

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "Lo specialista di sistemi di sicurezza per il computer Jack Stanfield (HARRISON FORD) lavora per la Landrock Pacific Bank di Seattle. E' un funzionario di alto livello e ha costruito la sua reputazione e la sua carriera sulla progettazione di sistemi che proteggono i depositi della banca dalla minaccia costante e crescente degli hackers, con la sua complessa rete di codici di accesso, tracciatori e firewalls. La posizione che ha raggiunto gli permette uno stile di vita confortevole con la moglie Beth (VIRGINIA MADSEN) e i loro due bambini, in una bella casa di fronte all'oceano in un quartiere residenziale fuori città.
    Ma c'è un punto debole nel sistema di cui Jack non ha tenuto conto: lui stesso. E' una fragilità che un ladro spietato e ingegnoso è pronto a sfruttare.
    Bill Cox (PAUL BETTANY) sta studiando Jack e la sua famiglia dall'inizio dell'anno, monitorando la loro attività online, ascoltando le loro telefonate e osservando la loro vita quotidiana con un vero e proprio arsenale di videoregistratori e microfoni con antenna parabolica che raccolgono le informazioni più personali. Conosce il nome degli amici dei figli, la storia delle loro malattie e il codice identificativo della centrale di sicurezza che protegge il comprensorio.
    Una volta a conoscenza di ogni aspetto della vita di Jack, Cox è pronto a mettere a frutto il suo investimento.
    Con un piccolo gruppo di complici, si impadronisce di casa Stanfield, prende in ostaggio Beth e i bambini terrorizzati e Jack si ritrova suo malgrado coinvolto nel tentativo di sottrarre 100 milioni di dollari alla Landrock Pacific Bank.
    Con ogni possibile via di scampo già individuata e bloccata da Cox, senza nessuna possibilità di trovare aiuto e con la vita della moglie e dei figli in pericolo, Jack è costretto a trovare una falla nel suo stesso sistema di sicurezza per trasferire i fondi su un conto estero, incriminando se stesso e cancellando ogni traccia elettronica dell'esistenza stessa di Cox.
    A complicare le cose, la banca sta per essere acquisita da una società più grande, l'Accuwest, che sottopone le procedure operative a un controllo preoccupante e rende più difficoltoso il suo accesso ai dati. L'attrezzatura integrale di cui ha bisogno per eseguire gli ordini di Cox è stata di recente trasferita e questo costringe Jack a improvvisare con la tecnologia disponibile.
    Tenuto sotto continua sorveglianza, ha solo qualche ora per completare la rischiosa transazione. Nel frattempo cerca disperatamente di scoprire una falla nell'impenetrabile cortina di sotterfugi e false identità del ladro, per salvare la propria famiglia e battere Cox al suo stesso gioco".

    Dal >Press-Book< di Firewall

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    LA SCELTA LOGICA DI HARRISON FORD. DOPO UNA BELLA PAUSA, ‘FIREWALL’ GLI OFFRIVA L’OPPORTUNITA’ DI RIAFFERMARE ALCUNI PILASTRI CLASSICI DELLA SUA RECITAZIONE IN SENO AD UN CERTO PREDILETTO GENERE CINEMATOGRAFICO, CON LE SEMPRE RICERCATE VARIANTI SUL TEMA. IL RUOLO, DI PER SE’ INEDITO, E’ BEN ASSESTATO ENTRO COORDINATE FAMILIARI ALLO SPETTATORE, CON CUI FORD SEMBRA VOLUTAMENTE RIALLACCIARE I LEGAMI PER RINFRESCARE LA MEMORIA AL SUO PUBBLICO, CON UN AVVERTIMENTO PERO’: “SI TRATTA DI UN THRILLER E NON DI UN FILM D’AZIONE”. FATTA ECCEZIONE PER LE SEQUENZE FINALI CHE VOLGONO AD UN EPILOGO ‘TELEFONATISSIMO’, IL FILM OFFRE LA DIGNITOSA CONFEZIONE DA THRILLER DI GRANDE SPETTACOLO, CON UNA SUSPENSE SALVAGUARDATA DA POSSIBILI CEDIMENTI. MERITO DI UN FORD TANTO FAMILIARE QUANTO PERSINO CRESCIUTO DI SEGNO SUL PIANO DELLA COMPLESSITA’ ESPRESSIVA, SEMPRE PIU’ PROFONDA E SOFISTICATAMENTE STRATIFICATA, CON CUI HA TRATTEGGIATO, SCOLPENDONE LA PERSONALITA’, IL SUO PERSONAGGIO. ED ECCO UN ALTRO INTENSO UOMO COMUNE

    CATAPULTATO IN UNA SITUAZIONE STRAORDINARIA, BEN CONTROBILANCIATO DA UN PAUL BETTANY DAVVERO GLACIALE, EPPURE NON DEL TUTTO INSENSIBILE ALLA FRESCA INNOCENZA DEI BAMBINI.

    Del resto lo ha dovuto ripetere lui stesso fino alla noia, a chi, ha da sempre frainteso il suo fare cinema. Harrison Ford non ha mai potuto soffrire i film d’azione per l’azione. Quando necessita, sa muoversi bene e veloce, non è mai stato un problema per lui, e non lo è neppure adesso. E, come Tom Cruise, anche Ford ama rivestire direttamente in prima persona il ruolo di stuntman oltre che di attore, rifiutandosi di chiamare in causa gli specialisti del settore per questo. Ma il fattore da tener ben presente, assolutamente da non sottovalutare o dimenticare, è un altro. Quante riflessioni e rimuginii interiori, quanti silenzi, quanti pianti, hanno accompagnato i numerosi ruoli nel corso della sua lunga e fortunata carriera, senza che nessuno

    abbia mai voluto accorgersene! E Ford non si smentisce con questo suo nuovo personaggio, lo specialista di sistemi di sicurezza per il computer Jack Stanfield, in Firewall-Accesso negato, dove ritroviamo tutte queste componenti intersecate tra loro in una straordinaria, inedita, orchestrazione.
    Non abbiamo idea di se e come sarà eventualmente confezionato il IV atto di Indiana Jones, ma se, dati i lustri trascorsi, si riproponesse una storia con i termini strutturali invertiti di segno, in modo da far largo all’introspezione psicologica già presente, ma in misura contenuta, nella trilogia, surclassando i prioritari interventi acrobatici e spericolati, il film ne guadagnerebbe parecchio in qualità e verosimiglianza. Ed Harrison Ford saprebbe cavarsela benissimo e rendere il celebre personaggio ancor più interessante, caricandolo di uno spessore maggiore, così come ha dimostrato di saper fare nei ruoli più marcatamente introspettivi della sua carriera. Come del resto ha dimostrato anche qui con Firewall, dove per

    la maggior parte del tempo è impegnato al massimo mentalmente ed emotivamente ad escogitare un modo per uscire da una situazione potenzialmente letale per se stesso e per la sua famiglia.
    Beh! Lasciamo da parte i preamboli e addentriamoci più all’interno di questa nuova storia che, non sembra peraltro aver particolarmente entusiasmato parte della stampa statunitense, fraintendendo questo suo, per così dire, ‘ritorno a casa’, privo di travolgenti innovazioni. Se questo ‘thrillerone’, così come già stato definito da qualche autorevole voce nostrana, potrà peccare qua e là di classicismo di genere, scadendo un po’ nel banale o, quanto meno nel ‘telefonato’, nelle sequenze finali con la canonica, esagerata esplosione, con un’insistita e feroce lotta fino all’ultimo sangue tra i due personaggi antagonisti (Ford/Bettany), il quadretto della famiglia ricostituita, cane compreso, che risale la china con l’arrivo obsoleto della polizia, come al solito sempre in ritardo e fuori luogo, e se

    si respira soprattutto per il ruolo affrontato da Ford, un’aria in qualche modo familiare (richiamandoci ad esempio alla memoria il Presidente degli Stati Uniti James Marshall in Air Force One o il Jack Ryan di Giochi di potere e Sotto il segno del pericolo), non si può fare a meno di constatare la crescita in pienezza con cui Ford è riuscito a scolpire in profondità il suo personaggio, in particolar modo proprio sul piano introspettivo-espressivo. E, quando si tratta di Ford, non c’è regista, e Richard Loncraine qui non fa eccezione, con piena complicità dell’attore, si intende, che non si sprechi in primi e primissimi piani, magari, come in questo caso, appuntati sullo specchietto retrovisore dell’auto, sfruttando ogni angolatura possibile, ogni scorcio che basta da solo a trasmettere allo spettatore i suoi inconfessabili rimuginii interiori, le sue angoscianti elucubrazioni mentali, disperatamente mirate ad una via d’uscita, che frattanto lo collocano

    in una sorta di sospensione quasi atemporale. Magari i primi piani si giocano da tergo, quando Ford è ripreso di spalle, seduto su una sedia, in assoluto silenzio, analogamente all’avvocato Rusty Sabich in Presunto innocente, o di nuovo di faccia, magari appeso alla gronda di un edificio, rammentandoci, per un attimo il Rick Deckard di Blade Runner, fino ai momenti di commozione traditi dallo sguardo lucido culminanti nel prorompente pianto liberatorio verso le ultime battute. Ormai si può dire che per ogni suo personaggio Ford ritrae almeno un momento che sfocia nelle lacrime, eleggendolo ad una sorta di motivo firma.

    Peccato dunque che la regia scada proprio sul finale del film con un agglomerato di luoghi comuni, perché in realtà l’inizio si profila particolarmente elegante e di impatto immediato, portando lo spettatore ad entrare subito nel cuore del problema. I veloci movimenti di macchina, la fotografia in bianco e nero patinata,

    con i pixel in evidenza e gli scorci di una visione ripetutamente frammentaria, con assestamenti di zoom in avvicinamento, denotano la soggettiva di una ripresa dall’esterno: il cinema nel cinema, motivo poi ripreso per altri versi, inquadrando in onda alla TV una sequenza di Il Pianeta proibito. Ripresa dall’esterno che l’audio ribadisce con reiterati scatti fotografici e con le voci in sottofondo degli spiati, di chi è evidentemente nell’occhio del ciclone di un qualcuno la cui identità ancora non è stata messa a fuoco. Tutto questo prima di addentrarsi nella prima vera inquadratura che ritrae la famiglia Stanfield alle prese con la normale routine quotidiana, a cominciare da Ford che entra in campo mentre è intento ad allacciarsi una scarpa. Qualche battuta ironica con la figlia, con una moglie (Virginia Madsen) che si intuisce indispensabile elemento all’equilibrio familiare e via al lavoro. Un tipo, questo Jack Stanfield, facile alla

    battuta umoristica con i collaboratori (la segretaria, essa stessa fonte di spaccati tragicomici), quanto assorto e meditativo nelle questioni di lavoro, o annoiato a qualche riunione non troppo confortevole, come tradisce la postura ricurva, quasi accasciata, e anche pronto a mostrare il lato più ispido del proprio carattere quando e se colto nel vivo. Ma Jack Stanfield è, ovviamente, anche il tipo estremamente attaccato alla famiglia, con cui la sera non vede l’ora di riunirsi, soprattutto quando è atteso da una cena a base di pizza. E’ subito evidente che, d’altra parte, le cose andranno diversamente perché chi andava studiando da vicino la situazione, aveva in mente altri piani per la famiglia Stanfield. Da questo momento, che segna l’entrata in scena del cattivo di turno, Bill Cox, cattivo e terribilmente spietato, con squadra al seguito, cui questa volta dà volto e un’anima glaciale Paul Bettany, saremo sempre sul filo della

    tensione in seno ad un intricato puzzle con al centro il sequestro degli Stanfield e con il capo famiglia obbligato a fare l’inverosimile anche sul posto di lavoro, in quanto costretto dagli implacabili sequestratori che tengono tutti in pugno malgrado i ripetuti e rischiosi tentativi di sfuggire ai loro micidiali tentacoli. I debolissimi spiragli aperti qua e là sull’onda di brandelli di umana compassione manifestati da uno dei sequestratori e ben più raramente da Cox/Bettany nei confronti del figlio più piccolo di Jack Stanfield, non mettono radici e non danno dunque alcun frutto. I dettagli di questa vicenda, ben architettati, tengono bene per la maggior parte del tempo di durata del film che, purtroppo, come abbiamo già avuto modo di considerare, si affloscia proprio sul traguardo, mancando di originalità e tradendo ogni eventuale aspettativa di sorpresa.


    Commenti del regista

    A proposito della coppia di attori protagonisti:
    "La coppia Harrison (Ford) e Paul (Bettany) è quella che rende il film emozionante. E' una questione di chimica".

    A proposito di HARRISON FORD e del suo approccio unico alla recitazione, fatto di un istinto e di una comprensione per i dettagli che conferiscono grande profondità alla sua performance:
    "E' bravo soprattutto nelle scene in cui non c'è dialogo, ad esempio sbircia da una fessura della porta quello che sta succedendo in un'altra e reagisce. Riesce a dare pathos a scene in cui sulla pagina, questo apsetto non è pienamente strutturato. E' notevole. Intuisce subito, in ogni scena, quando è il momento di accentuare la tensione".

    A proposito dell'atmosfera che si respira nel film: "Gran parte del film si svolge in due stanze e mezza. C'è la famiglia tenuta in ostaggio a casa da cinque banditi, nessuna privacy, nessuna libertà, e la pioggia che batte sui vetri e sul tetto".

    Commenti dei protagonisti:

    HARRISON FORD (A proposito del suo personaggio, Jack Stanfield): "Jack Stanfield non è un duro. Anzi, è molto emotivo e ansioso perchè, anche quando cerca di cooperare, le cose non vanno lisce... Jack capisce che l'unico potere che può esercitare su Cox è quello del denaro. L'unica strada è riuscire a recuperare i fondi accreditati sul suo conto...(preferisco) storie in cui il mio personaggio vive una situazione estrema. Cerco personaggi veri in una storia coinvolgente. Non li considero eroi, ma persone che si trovano in circostanze particolari e cercano di avere la meglio"

    HARRISON FORD a proposito dello scontro sul set con Bettany): "E' uno scontro relativamente breve, ma brutale e intenso, piuttosto originale. Mi piacciono ancora (questo tipo di scene), mi piace lavorare sulla coreografia, sui dettagli e poi sull'esecuzione. Il desiderio di giustizia del pubblico deve essere soddisfatto prima che cali il sipario".

    PAUL BETTANY (Bill Cox): "(nell'ottica del suo personaggio il rapimento è come transazione di affari) In una scena in cui spiego alla moglie di JAck chi sono e cosa voglio, le dico: 'Se lei fa questo, allora tutto andrà bene, ma se non lo fa, allora io ucciderò lei e i suoi due figli', con la stessa impassibilità con cui un venditore di tappeti spiega i vantaggi della garanzia di un prodotto".

    VIRGINIA MADSEN (A proposito del suo personaggio, Beth Stanfield): "è un personaggio realistico, una brava moglie e un'ottima madre, non solo una donna in pericolo. All'inizio ne ho parlato con Richard (Loncraine) e Harrison (Ford) e siamo stati d'accordo che Beth fosse coinvolta pienamente nella situazione. Volevo che emergessero la sua forza di donna e la sua fierezza di madre... Era strano non sapere dov'era la macchina da presa. Carly (Carly Schroeder che interpreta Sarah, la figlia di Beth) ed io abbiamo girato una scena in cui eravamo a far spese in città, ma non sapevamo dov'era la troupe. Ad un certo punto eravamo riprese, mentre io pensavo che avessero tagliato. Solo in seguito abbiamo scoperto che qualcuno ci camminava accanto con una piccola telecamera. Fa rabbrividire il pensiero che degli estranei possano ascoltare e osservare te e i tuoi figli senza che tu te ne accorga".

    Altre voci dal set:

    L'esperto di sicurezza informatica LAWRENCE T. LEVINE (fondatore di'SecurPipe): "Il settore ha vissuto una enorme trasformazione. Il contante presente in una banca spesso è insignificante rispetto a quello che c'è nei computer, in genere non più dell'uno per cento. Quindi se il 99 per cento è nei computers, e stiamo parlando di banche con patrimoni misurati in miliardi di dollari, allora quei computers diventano un obiettivo importante per gli hackers".

    Il produttore ARMYAN BERNSTEIN: "Non siamo più nell'epoca delle grandi rapine in banca. Questo è un mondo informatizzato e enormi quantità di denaro sono controllate da codici e tastiere".

    Il produttore BASIL IWANYK (a proposito del personaggio di Harrison Ford, Jack Stanfield): "Jack ha passato tutta la vita a costruirsi una carriera e una reputazione, una bella famiglia, una casa accogliente e sicura, il sogno americano insomma, e tutto gli viene strappato improvvisamente. Non è solo devastante, è devastazione assoluta, qualcosa che, credo, colpisce la maggioranza della gente... E' un uomo arrabbiato. Ha un unico pensiero in mente, riavere la sua famiglia (E ancora, a proposito dell'attore HARRISON FORD): "(é) lui stesso un genere a sé (nel combinare azione con emozione reale)".

    Il produttore BASIL IWANYK (a proposito del personaggio di Paul Bettany, Bill Cox): "... è il suo atteggiamento, la sua violenza di fondo che lo rendono agghiacciante. Sembra non provare la minima gioia o repulsione per quello che fa e capisci che è capace di tutto. Non puoi prevedere le sue mosse".

    Il produttore BASIL IWANYK (a proposito del metodo di lavoro del regista e dei risultati qui ottenuti a livello tensivo): "far sentire il pubblico a disagio, come i personaggi che sta guardando. E' riuscito a creare un senso di claustrofobia".

    Il coordinatore degli effetti speciali TONY LAZAROVICH: "Richard ha usato la pioggia in modo molto particolare, a volte più leggera, a volte più scrosciante. Marco (il direttore della fotografia Marco Pontecorvo) ed io siamo stati impegnati a volte per modificare una o due gocce di pioggia, per farle cadere sul viso di Harrison con l'angolazione giusta".

    Il coordinatore stunt BILL FERGUSON: (Riferito al regista) "Non ha voluto niente che sembrasse preordinato. Niente scazzottate da bar, ma scontri ruvidi, il più realistici possibile... con Bettany che tira pochi calci e alcuni pugni precisi, quasi in stile pugilistico, perchè il suo personaggio probabilmente è un ex militare, e Harrison (Ford) lotta corpo a corpo. E' una combinazione che ha creato una buona energia". (Riferito a Harrison Ford): "... fra gli attori che devono girare una scena d'azione, Harrison è uno dei migliori. Tira colpi come ti aspetteresti da uno stunt. Ha girato di persona la caduta dalle scale, per non parlare delle prove, quando io lo sbattevo contro il muro o lui mi gettava a terra. E' forte e non lo imbrogli. Conosce gli angoli, i tagli, i tempi tra una mossa e l'altra. Sa esattamente cosa succede... La sua abilità nella lotta supera quella del suo personaggio, quindi a volte deve trattenersi, perché sta interpretando un funzionario di banca con un lavoro sedentario".

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