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    Home Page > Movies & DVD > Jarhead

    IN DIRETTA DAL GOLFO…

    Leggendo per la prima volta ‘Jarhead’, sono stato colpito dal fatto che la guerra fosse vista attraverso gli occhi di un individuo fuori dal comune, un individuo alla ricerca di se stesso. Sono rimasto profondamente affascinato dalla misura di machismo, comicità, surrealismo e senso dell’ironia che caratterizzava la voce narrante. ‘Jarhead mi è sembrato un libro di guerra sui generis, ed ero certo che anche il film che ne avremmo tratto lo sarebbe stato. Ogni marine, ogni plotone, ogni battaglione, vive la stessa guerra in modo differente . A me interessava raccontare la vicenda personale del protagonista del libro, mostrando come l’esperienza al fronte avesse influenzato la sua vita. Gli unici ricordi che abbiamo della Guerra del Golfo sono le immagini nitide di piccole bombe che colpivano piccole città formato giocattolo prive di qualsiasi senso di umanità. Mi sembrava interessante cercare di cogliere il senso di quella guerra attraverso lo sguardo di una persona direttamente coinvolta. Swofford racconta la sua esperienza nel deserto saudita come farebbe Salinger, capovolgendo il senso di tutto ciò che è considerato normale”.
    Il regista Sam Mendes

    (Jarhead, USA 2005; guerra; 123’; Produz.: Universal Pictures/Red Wagon Productions/Neal Street Productions/MP Kappa Productions; Distribuz.: UIP

    Locandina italiana Jarhead

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Jarhead

    Titolo in lingua originale: Jarhead

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Sam Mendes

    Sceneggiatura: William Broyles Jr.

    Soggetto: Tratto dal libro Jarhead di Anthony Swofford

    Cast: Jake Gyllenhaal (Antony/Tony Swofford “Swoff”)
    Jamie Foxx (Sergente Maggiore Sykes)
    Peter Sarsgaard (Allen Troy)
    Lucas Black (Chris Kruger)
    Chris Cooper (Tenente Colonnello Kazinski)

    Musica: Thomas Newman

    Costumi: Albert Wolsky

    Scenografia: Dennis Gassner

    Fotografia: Roger Deakins

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    “Nell’estate del 1990, il ventenne Anthony Swofford (Tony “Swoff”/Jake Gyllenhaal), soldato di terza generazione, viene mandato nel deserto dell’Arabia Saudita per combattere la prima Guerra del Golfo. Il suo bagaglio di vaghe aspirazioni eroiche con cui è partito è destinato a sgonfiarsi e da quell’esperienza uscirà trasformato in un veterano che conosce il vero costo della guerra.
    I suoi ricordi di quel periodo e di quei luoghi hanno dato vita, nel 2003, al best-seller Jarhead (termine gergale per indicare i Marine), un libro scritto con la passione, l’immediatezza, la sincerità e l’umorismo di cui solo un testimone diretto avrebbe potuto mostrarsi capace... La storia che ci viene raccontata direttamente dalla bocca di un ragazzo, all’epoca appena ventenne, tratteggia un’immagine della guerra molto diversa da quella riportata sui giornali o alla televisione. Descrive pozzi petroliferi che sputano fiamme nella notte come comete precipitate sulla terra, soldati rissosi, arrapati e impolverati, eccitati e terrorizzati all’idea che dalla collina accanto possa partire da un momento all’altro l’attacco nemico, giovani catapultati all’improvviso in un territorio implacabile, reclute che cercano di distrarsi improvvisando una partita di pallone con le maschere antigas, che aspettano con ansia lettere e materiale porno, che organizzano scommesse su combattimenti tra scorpioni e bevono fino a consumarsi per festeggiare il Natale lontano dalle famiglie. Anche in questo contesto infernale, tuttavia, si sviluppano legami di solida amicizia, coraggiosa lealtà e cameratismo a tutta prova - una fratellanza tra ‘Jarhead’ che si sono giurati fedeltà eterna… tra questi c’è Allen Troy (Peter Sarsgaard), compagno di Swoff nella unità scelta di cecchini-ricognitori - un personaggio apparentemente imperturbabile che nasconde invece una natura impetuosa e volubile. E ci sono pure un sergente di stato maggiore, Sykes (Jamie Foxx), un militare di carriera che con tenacia da mastino e un irriducibile nazionalismo comanda il Plotone sorveglianza e acquisizione obiettivi (SAO), e il tenente colonnello Kazinski (Chris Cooper), ansioso di scatenare la sua macchina omicida contro un nemico sul quale può avere facilmente la meglio”.

    Dal >Press-Book< di Jarhead

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    CON LICENZA DI UCCIDERE, SALVO POI PAGARNE LE CONSEGUENZE SUL PIANO PERSONALE. CONSIDERAZIONE CHE, A GUARDAR BENE, POTREBBE SINTETIZZARE IL FULCRO DI QUESTO FILM-SOGGETTIVA SU UNA GUERRA SOPRAVVISSUTA DENTRO SE STESSI. CHE SI TRATTI DI UN’ESPERIENZA CHE SEGNA INDELEBILMENTE NON E’ CERTO IL PRIMO FILM A DIRLO. DEL RESTO QUESTO NON VUOLE ESSERE NEPPURE UN FILM DI GUERRA MA UN PERCORSO ALL’INTERNO DI MENTE E ANIMA DEL GIOVANE JARHEAD PROTAGONISTA, INTERPRETATO DAL CAMALEONTICO JAKE GYLLENHAAL CHE, CON GLI ALTRI COMPAGNI, RIESCE A DELINEARE UN DIAGRAMMA DOVE LO SPETTATORE PUO’ LEGGERE AGEVOLMENTE LA DRAMMATICA TRASFORMAZIONE EVOLUTIVA VISSUTA DAL LORO INTERNO. DALLA INIZIALE INCOSCIENZA E SUPERFICIALITA’ TIPICAMENTE GIOVANILI, FATTA DI SCHERZI ANCHE PESANTI ALLE NEO RECLUTE, ACUITE DALLA CARICA ACQUISITA COSTANTEMENTE DA UN’ISTRUZIONE PRETTAMENTE MILITARE, A SCHEGGE DI GAIA FANCIULLAGGINE FATTA DI GIOCHI SULLA SPIAGGIA E DI FACILI ENTUSIASMI, PRESTO CONTRADDETTI DALLA CRUDA REALTA’. REALTA’ SU CUI SI SFUMA CON UNA VISIONE

    CATTURATA DA LONTANO, APPAGANTE SOLO STILISTICAMENTE PARLANDO, SUL PIANO DI UNA FOTOGRAFIA STUPENDA E DI MUSICHE INCISIVE, IDEALI A CADENZARE LA METRICA DEL FILM, ENTRAMBI ELEMENTI PORTANTI DI UN CO-PROTAGONISMO A TUTTI GLI EFFETTI IN SENO ALLA STORIA. PER TUTTE QUESTE RAGIONI, JARHEAD NON E’ UN FILM DA BUTTARE, E SOPRATTUTTO, SE PUO’ AVER PECCATO DI CITAZIONISMO, FORSE PUO’ DIRE SEMPRE QUALCOSA DI IMPORTANTE A PROPOSITO DEGLI EFFETTI COLLATERALI DELLA GUERRA A TUTTI QUEI GIOVANI CHE SICURAMENTE NON SONO COSI’ EDOTTI SUL PIANO DELLA CINEMATOGRAFIA DI SETTORE.

    L’appassionante memoriale della Guerra del Golfo combattuta nel 1991, scritto di pugno dallo stesso Anthony Swofford, è stato ritenuto “tra i migliori libri che siano mai stati scritti sulla vita militare”, volto ad illustrare “un passaggio difficile per milioni di giovani”. Se del romanzo, divenuto una sorta di “classico”, si dice “tratteggiato con rara maestria”, quella che per nove settimane lo ha tenuto sulla

    breccia nella classifica dei libri più venduti stilata dal “New York Times”, il film che vi si è ispirato non sembra aver goduto della stessa stima. Tacciato di “ipercitazionismo” e di una gran mole di altre pecche con un debito, considerato da molti imperdonabile, con Full Metal Jacket di Stanley Kubrick, Jarhead di Sam Mendes viene esageratamente bistrattato e ingiustamente fustigato. A questo proposito è lecito rilevare anche schegge che rimandano ad Apocalypse Now e pure a La sottile linea rossa, oltre che a Star Wars: “Luke, passa al lato oscuro, Luke!” (durante la vestizione delle maschere antigas).
    Il fatto che persino lo sceneggiatore William Broyles Jr. (candidato all’Oscar per Apollo 13) sia un ex-marine, la dice lunga sul rigore e sullo spessore della trasposizione cinematografica del best-seller di Anthony Swofford. Abbastanza distante dal solito film di guerra, Jarhead di Mendes si accorda piuttosto sul racconto in soggettiva del

    conflitto sul Golfo, visto dunque con gli occhi e l’animo di un giovane ‘jarhead’, ovvero “testa di barattolo”: “La testa del marine è un barattolo, un contenitore vuoto”.
    Per quanto personalmente non particolarmente devota alla regia di Mendes e pure concordando con quanti ritengono che il pluripremiato American Beauty sia stato supervalutato, trovo che nel caso di Jarhead ci troviamo di fronte ad un prodotto dignitoso, con un suo taglio soggettivo non prorompente, ma volutamente discreto e persistente, pronto ad incontrare il proprio climax nella semiperdita di senno, nello stato di semincoscienza cui approda ad un certo punto il protagonista, dopo una vuota e interminabile attesa occupata con vacui ‘giochi’ preparatori a una guerra che sembra non arrivare mai a portata diretta. (“Pattugliamo il deserto vuoto… ci disidratiamo, lanciamo bombe a mano nel nulla, studiamo mappe di campi minati immaginati… Questa è la nostra fatica. Aspettare!”, considera la voce fuori campo

    del protagonista).
    Per alcuni questa guerra è quasi invocata, sognata, agognata e alla fine consumata solo indirettamente (e qui ci sono già i drammatici risvolti della manipolazione di menti e animi acerbi, ma ardentemente desiderosi di far parte di qualcosa di grande, di essere protagonisti di un’impresa memorabile, di entrare nella storia). Il protagonista mantiene invece un gran senso del dovere ma fin dall’inizio è poco entusiasta della cosa, come si segnala comicamente in uno scambio di battute: “Che cazzo ci sei venuto a fare qui?”/”Ho sbagliato strada andando al college, signore!”. Il coinvolgimento sarà tuttavia obbligato con quella sorta di lavaggio del cervello cui vengono sottoposti i marines in allenamento: “Ero andato, volevo la foschia rosa!” (si allude all’effetto del cervello del nemico quando viene colpito).
    Saranno sufficienti alcuni approcci con i drammatici misfatti vissuti in prima persona da altri direttamente coinvolti nella guerra reale (i corpi carbonizzati nel deserto), stagliati

    su scenari apocalittici con i getti infuocati che escono impazienti dai pozzi petroliferi, a dar loro una vaga idea di che cosa possa significare combattere in diretta altri esseri umani, provocando peraltro tra i giovani marines reazioni molto diverse, spesso inconsulte. Soprattutto in questi passaggi musica e scenografie ambientali rese memorabili da una fotografia stupenda dove si sprecano inquadrature monocromo-bicrome, si elevano ad un co-protagonismo di tutto rispetto che dà anima a sequenze quasi visionarie. A proposito di visioni, meno amalgamato con il resto del film è quel che poi si scopre essere un sogno fatto dal protagonista, raccolto in una sequenza surreale dove il giovane jarhead guardandosi allo specchio vi vede riflessa la sua ragazza e, colto da malessere, vomita un getto portentoso di sabbia del deserto. Il vomito vero e proprio nasce invece spontaneo quando dopo un pasto in mezzo ad un ‘cimitero’ a cielo aperto in pieno

    deserto, ancora il protagonista, mentre cerca uno spazio privato ad uso bagno personale scorge poco distante un corpo carbonizzato corteggiato da un manipolo di mosche: seduto su un bidone, rivolto al defunto come ad un potenziale interlocutore, considera al culmine della desolazione: “Che cazzo di giornata, eh?!”. Eppure Mendes non insiste sulle inquadrature macabre, le lambisce da lontano, sfuma, per questo l’immagine che forse fa più male, come raccolta più da vicino delle altre, è quella di un cavallo che sopraggiunge con la bava alla bocca, tutto nero e lucido di petrolio.
    Se ne ricava subito un messaggio forse telefonato, nel senso che può suonare scontato quanto si voglia, ma che rimane importante e certo non vacuo ripeterlo: solo la coltivazione dell’idea della guerra, se perseguita con insistita e tenace persistenza, porta sicuramente all’insania anche le menti e gli animi più giovani. Si rischia di perdersi e di non ritrovarsi mai

    più. Non è un caso che la voce fuori campo del giovane protagonista alla fine tenga a ribadire che anche una volta ritornati alla vita normale, rimane traccia indelebile dell’identità di essere stati e di essere per sempre, malgrado tutto, jarhead. Ed è cosa che mai si potrà cancellare da se stessi.
    Quanto all’interprete protagonista Jake Gyllenhaal, se prometteva bene fin da October Sky, si può dire che da allora non ha mai perso un colpo, dimostrandosi camaleontico in ogni diverso suo ruolo, come attesta il novero di performances di questi ultimi anni: da Donnie Darko a The Day After Tomorrow, da Brokeback Mountain a Proof. Così anche in Jarhead, nei panni del giovane marine ‘Swoff’, Gyllenhaal non delude di certo. Mantiene il registro camaleontico aderendo senza una grinza a quest’ultimo personaggio che dota di un fascino non gratuito e soprattutto di grande spessore umano, anche se il rischio di

    far parlare solo fisico e muscoli, cosa che in parte rientra nel ruolo, era forte. Ma l’intensità dello sguardo, la linea incurvata di spalle solide e pur gravate da un peso più grande di lui, veicola lo spettatore dentro l’anima solitaria e cameratesca di questo ragazzo sensibile e riflessivo tradita dal suo prezioso ‘diario’, in diretta dal Golfo.

    Bibliografia:

    Sito ufficiale: "www.jarheadmovie.com"

    Links:

    • Sam Mendes (Regista)

    • Jake Gyllenhaal

    • Chris Cooper

    • Jamie Foxx

    • Peter Sarsgaard

    • OLTRE LE REGOLE - THE MESSENGER - INTERVISTA al regista e co-sceneggiatore OREN MOVERMAN (Interviste)

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    Galleria Video:

    Jarhead.mov

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