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    CANNES a ROMA (Roma, Cinema Alcazar, Cinema Eden, Cinema Greenwich, Cinema Quattro Fontane, 14-20 Giugno 2013) - I FILM DI CANNES A ROMA 2013

    Tutti i titoli presenti in rassegna. Ingresso 8 euro, Ridotto 5 euro (under 30, over 65 e con il coupon de Il Fatto Quotidiano)

    10/06/2013 - I FILM DI CANNES A ROMA 2013: titoli presenti in rassegna

    LA VIE D’ADÈLE di Abdellatif Kechiche
    Palma d’oro Miglior Film
    Premio Fipresci

    SOSHITE CHICHI NI NARU (LIKE FATHER, LIKE SON) di Kore-Eda Hirokazu
    Premio della Giuria
    Menzione Speciale della Giuria Ecumenica

    NEBRASKA
    di Alexander Payne
    Miglior Attore Protagonista Bruce Dern

    LE PASSÉ
    di Asghar Farhadi
    Miglior Attrice Protagonista Berenice Bejo
    Premio della Giuria Ecumenica

    TIAN ZHU DING (A touch of Sin)
    di Jia Zhangke
    Migliore Sceneggiatura

    JEUNE & JOLIE
    di François Ozon

    UN CHÂTEAU EN ITALIE
    di Valeria Bruni Tedeschi

    THE IMMIGRANT
    di James Gray

    LA JAULA DE ORO di Diego Quemada-Diez
    Premio Un Certain Talent
    Premio Gillo Pontecorvo

    THE CONGRESS di Ari Folman

    THE SELFISH GIANT di Clio Barnard
    Premio Label Europa Cinémas

    LA DANZA DE LA REALIDAD di Alejandro Jodorowsky

    ILO ILO di Anhony Chen
    Camera D’or

    EL VERANO DE LOS PECES VOLADORES di Marcela Said

    LES GARÇONS ET GUILLAUME, À TABLE! di Guillaume Gallienne
    Premio Art Cinéma
    Premio SACD

    LES APACHES di Thierry de Peretti

    MAGIC MAGIC di Sebastián Silva

    HENRI di Yolande Moreau

    SALVO di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
    Gran Premio e Premio Rivelazione

    THE LUNCHBOX (DABBA) di Ritesh Batra
    Grand Rail d’Or

    LA VIE D’ADЀLE
    un film di Abdellatif Kechiche
    Palma d’oro Miglior Film e Premio Fipresci

    con Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Jérémie Laheurte, Aurélien Recoing, Catherine Salée, Mona Walravens, Alma Jodorowski, Fanny Maurin, Sandor Funtek
    (Francia/Belgio/Spagna, 3h07, v.o. francese, sott. italiano)

    «Vivere liberamente, esprimersi liberamente, amare liberamente!». Palma d’oro di Cannes 66, una vittoria d’eccezione: la giuria stravolge lo statuto e il presidente Spielberg dice che stavolta la Palma vale tre, perché tutti e tre eccelsi, Adèle Exarchopoulos e Lea Seidoux, le due attrici, e Abdellatif Kechiche, già noto per il Leone d’oro a Venezia con Tutta colpa di Voltaire e Cous Cous; unica. nella storia del festival. la premiazione di un film tratto da un’opera a fumetti che tratta di un amore saffico. E nello stesso giorno, a Parigi sfilano migliaia di persone contrarie alla legge che legalizza i matrimoni omosessuali. La vita non è un film, ma questo film è la vita. Adèle, giovanissima liceale alla prima esperienza sessuale con un suo coetaneo, è in realtà attratta da una misteriosa sconosciuta da capelli e occhi blu. Con Emma, un’artista di qualche anno più grande, Adèle conosce il vero amore, quello passionale, senza tempo. O forse, senza futuro. La relazione infatti, come spesso accade, finirà per un tradimento. La via d’Adèle regala tre ore di gioia per gli occhi, piacere sensuale, verità senza fronzoli, sentimenti spontanei.

    ***

    A TOUCH OF SIN (TIAN ZHU DING)
    un film di Jia Zhang-ke
    Premio per la Migliore Sceneggiatura

    con Jiang, Wu, Meng Li, Lanshan Luo, Baoqiang Wang, Jiavi Zhang, Zhao Tao
    (Cina, 2h15, v.o. mandarino, sott. italiano)

    Riuscitissimo ritorno del regista cinese Jia Zhang-Ke sette anni dopo il Leone d’Oro al Festival di Venezia con Still Life. Applauditissimo già alla prima proiezione stampa, A Touch of Sin si aggiudica il premio come migliore sceneggiatura. Un minatore, disperato per la corruzione dilagante nel suo villaggio, decide di farsi giustizia da solo. Un uomo di ritorno a casa per festeggiare il nuovo anno scopre le infinite possibilità che un’arma da fuoco può offrire. Un’affascinante receptionist di un centro benessere reagisce in modo esagerato all’aggressione di un ricco cliente. Un giovane operaio passa da un lavoro all’altro nel disperato tentativo di dare una svolta alla sua vita. Quattro persone, quattro province, quattro atti brutali, questa è la Cina: una nuova potenza economica che sembra iniziare a sgretolarsi inondata com’è dalla violenza. Alternando scene evocative con momenti di ferocia assoluta, il film mette in scena l’eterno ritorno dell’uguale. La negatività appartiene alla natura dell’essere umano e la violenza ne è la figlia indesiderata e immortale. L’uomo può soltanto accettare e convivere con le proprie contraddizioni: bene e male, normalità e aberrazione. L’antica storia della mela rossa e del peccato originale in un film capolavoro.

    ***

    JEUNE & JOLIE
    un film di François Ozon

    con Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Charlotte Rampling
    (Francia, 1h35, v.o. francese, sott. italiano)

    “Nessuno è serio a 17 anni”, scriveva Rimbaud. François Ozon apre il concorso con una giovane prostituta che si vende al primo offerente, un po’ per noia un po’ per puro divertimento. Tutto ruota intorno al bellissimo corpo di Isabelle, 17enne che vive con la madre, il compagno di lei e Victor, il fratello più piccolo. Un anno di vita della ragazza alla scoperta della sua sessualità, raccontata con tutta l’onestà possibile, dal primo rapporto alla piena consapevolezza della sua femminilità. Una nuova identità cercata in quattro stagioni e quattro canzoni: Lea75, il nick con cui Isabelle si presenta ai clienti sul suo sito. Come ciliegina sulla torta, un cameo di Charlotte Rampling in chiusura.

    ***

    LE PASSÉ
    un film di Asghar Farhadi
    Miglior Attrice Protagonista (Berenice Bejo) e Premio della Giuria Ecumenica

    con Bérénice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa, Babak Karimi, Pauline Burlet
    (Francia/Italia, 2h10, v.o. francese, persiano, sott. italiano)

    Due anni dopo Una separazione, Orso d’Oro 2011 e Oscar come miglior film straniero nel 2012, il regista iraniano viene in Europa a girare quello che accade dopo la separazione. Un racconto unico per un puzzle di storie e differenti punti di vista che rivelano altrettante sfaccettature di uno stesso tassello. Quando tutti nascondono qualcosa, bastano poche frasi lanciate come accuse per capire molto dei personaggi e delle loro relazioni. Se nel film precedente la donna voleva lasciare l’Iran, ora Marie, la protagonista, vive a Parigi. L’ex marito, Ahmad, la raggiunge dall’Iran per chiudere le pratiche di divorzio, una pura formalità. Ma piccole vendette, qualche equivoco e molti sospetti rovesciano la situazione. Ahmad scopre che a casa di Marie vivono il nuovo compagno, Samir, e suo figlio. L’uomo a sua volta è sposato e la moglie è in coma da mesi per aver tentato il suicidio dopo aver scoperto la relazione del marito. E poi c’è il segreto di Lucie, figlia irrequieta di Marie, che condiziona le vite di tutti. Attraverso rivelazioni e sensi di colpa, il passato, Le Passé, torna sempre nel presente.

    ***

    LIKE FATHER, LIKE SON (SOSHITE CHICHI NI NARU)
    un film di Hirokazu Kore-eda
    Premio della Giuria e Menzione Speciale della Giuria Ecumenica

    con Masaharu Fukuyama, Machiko Ono, Yoko Maki, Lily Franky
    (Giappone, 2h00, v.o. giapponese, sott. italiano)

    Il soggetto non è nuovo: I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, Le fils de l’autre di Lorrain Levy, solo per citare le ultime uscite in sala, ma Kore-eda sorprende perché riesce a toccare le corde più profonde dell’animo umano. Ryoata, architetto molto ambizioso, uomo di successo, che ha avuto già tanto dalla vita, un giorno inaspettatamente riceve una telefonata dall’ospedale. Il figlio di 6 anni, Keita, in realtà non è suo. C’è stato uno scambio e il figlio biologico vive con una famiglia povera. Ryoata si trova di fronte a una scelta che cambierà radicalmente la sua vita: da una parte il legame biologico, lo stesso sangue, dall’altra quello sviluppatosi nella quotidianità, il figlio cresciuto ed educato secondo i propri canoni. Oppure tenere entrambi i bambini? Un conflitto nel conflitto: tra ricchi e poveri, tra senso di colpa e senso di appartenenza, tra un figlio desiderato e l’”estraneo” in casa. La commovente storia di un uomo che per la prima volta nella sua vita è costretto a fare i conti con se stesso.

    ***

    NEBRASKA
    un film di Alexander Payne
    Miglior Attore Protagonista (Bruce Dern)

    con Bruce Dern, Will Forte, Bob Odenkirk, June Squibb, Stacy Keach, Rance Howard
    (USA, 1h50, v.o. inglese, sott. italiano)

    Interamente girato in bianco e nero perché è «una storia austera che parla della nostra nuova grande depressione». Così Alexander Payne descrive il suo road movie agrodolce nella provincia più profonda, alla ricerca delle fragilità americane nascoste tra la polvere. Dal Montana al Nebraska, un settantenne un po’ stralunato, Woody, e David, suo figlio. Il povero vecchio ha ricevuto un volantino junk-mail che gli promette una vincita di un milione di dollari, a condizione che si rechi di persona a ritirarlo, in un ufficio a Lincoln, Nebraska. Ossessionato dall’idea di recuperare quella somma, Woody sarebbe persino disposto a fare il viaggio a piedi, visto che la sua auto è rotta. Per i familiari, l’atteggiamento dell’uomo è un chiaro sintomo di demenza incipiente, ma per esorcizzare questa follia e trascorrere un po’ di tempo con suo padre, il figlio si offre di accompagnarlo. Fanno una sosta nella città natale dell’uomo, incontrano “parenti serpenti” e alcuni dolorosi segreti di famiglia riaffiorano. Giunti a destinazione, la vera e unica ricompensa per Woody sarà il rapporto con David: nel cuore degli Stati Uniti, padre e figlio finalmente si ritrovano. Nebraska fa commuovere, ridere, intenerire.

    ***

    THE IMMIGRANT
    un film di James Gray

    con Marion Cotillard, Joaquin Phoenix, Jeremy Renner
    (USA/Francia, 1h59, v.o. inglese, sott. italiano)

    Regista di Little Odessa e Two Lovers, James Gray torna a far emozionare Cannes con un melò sul sogno americano dei poveri immigrati che s’infrange sulle coste di Ellis Island. Ispirato ai racconti dei nonni russi arrivati negli Stati Uniti nel primo dopoguerra per affrontare un tema sempre attuale, il film strizza l’occhio al cinema muto dell’epoca (The Immigrant è anche il titolo di un film di Charlie Chaplin) e ai cult degli anni ‘70 come Il Padrino. Parte II. Maniacale la ricostruzione storica di costumi e ambienti. 1921. Ewa e Magda, due sorelle polacche, attraversano l’Atlantico per fuggire dalla guerra e raggiungere la terra promessa, New York. Quando approdano a Ellis Island, la famigerata isola che ospita il centro d'immigrazione americano (dove era ambientato anche Nuovomondo di Crialese), Magda viene messa in quarantena perché affetta da tubercolosi e Ewa rischia subito l’espulsione a causa di una grave accusa. Bruno ascolta la sua storia e decide di aiutarla. Presto il presunto benefattore si rivela un uomo senza scrupoli. Le speranze faranno posto ai compromessi e il calvario della giovane donna sembrerà senza fine: d’altronde il film si apre con l’inquadratura della Statua della Libertà di spalle.

    ***

    UN CHÂTEAU EN ITALIE
    un film di Valeria Bruni Tedeschi

    con Valeria Bruni Tedeschi, Luis Garrel, Filippo Timi, Marisa Bruni Tedeschi, Xavier Beauvois, Céline Sallette, Pippo Delbono, André Wilms, Silvio Orlando
    (Francia, 1h44, v.o. francese e italiano, sott. italiano)

    «I ricchi sono tutti pazzi e tirchi». Il ritratto di una famiglia in due stagioni dell’anno, inverno e estate, nell’unico film in concorso diretto da una donna, applauditissimo al festival. I Rossi Levi sono industriali torinesi che, per risollevarsi dalle gravi difficoltà economiche, valutano di vendere il proprio castello a Castagneto Po, realmente appartenuto ai Bruni Tedeschi. La regista mescola sentimenti veri e ricordi immaginari, ironia e malinconia, parlando di una famiglia proprio come fosse la sua: una madre vedova, interpretata dalla vera madre della Bruni Tedeschi, elegante ed eccentrica; un fratello malato di AIDS, Ludovic, nella realtà Virginio, fratello di Valeria morto nel 2006 a cui il film è dedicato; e lei stessa, Lousie, 43enne che si lascia sedurre dal giovane Nathan, figlio d’arte e attore in crisi. La relazione tra i due nasce mentre la famiglia va in pezzi. Il rapporto più interessante però, come ne Il giardino dei Finzi Contini di De Sica, è quello tra fratello e sorella, viscerale, quasi incestuoso. E poi la voglia di avere un figlio per esorcizzare dolore e solitudine. Un château en Italie è storia d’amore e saga familiare di commovente bellezza.

    LA JAULA DE ORO
    un film di Diego Quemada-Diez
    Premio Un Certain Talente Premio Gillo Pontecorvo

    con Ramón Medina, Brandon Lopez, Rodolfo Dominiguez, Karen Martinez
    (Messico/Spagna, 1h52, v.o. spagnolo, sott. italiano)
    Un’opera prima alla Ken Loach, pluripremiata per l’ottima prova d’attore di tre talentuosi non professionisti.

    Tre coraggiosi quindicenni, Juan, Sara e Samuel, fuggono dal Guatemala verso la California. Sara decide saggiamente di vestire i panni di un ragazzo e farsi chiamare Oswaldo. Con qualche dollaro cucito nei jeans, i ragazzi pensano di saltare vagoni e cavalcare rotaie attraverso il Messico e poi oltre il confine. In Messico si aggiunge al gruppo Chauk, un indiano Tzotzil che non parla spagnolo e gira senza documenti. Per superare alcuni valichi nell’ultima parte del percorso dovranno lavorare come corrieri della droga per narcotrafficanti locali. In ogni fase, questi adolescenti si trovano ad affrontare pericoli e rischiare la morte per mano di criminali senza scrupoli. Il titolo del film rimanda ad una ballata che racconta la disperazione dei messicani emigrati: inseguendo il sogno americano sono rimasti intrappolati in una "gabbia d'oro". Lavoro facile sì, ma manodopera a basso costo, in totale clandestinità. La speranza comune è trovare un mondo migliore al di là dei confini ma dovranno fare i conti con una realtà ben diversa.

    SALVO
    un film di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza
    Gran Premio e Premio Rivelazione

    con Saleh Bakri, Sara Serraiocco, Luigi Lo Cascio, Giuditta Perriera, Mario Pupella, Reduane Behache, Jacopo Menicagli
    (Italia/Francia, 1h44, v.o. italiano)

    Salvo è un killer di mafia solitario, intelligente, spietato. In una mattina di una torrida estate palermitana, per un regolamento di conti entra nella casa di un rivale, dove in penombra c’è solo Rita, la giovane sorella cieca dell’uomo che deve uccidere. Quando l’uomo ritorna, Rita, che ha percepito la presenza dell’estraneo, dà l’allarme, ma non riesce a salvare la vita al fratello. La ragazza rimane di nuovo da sola con l’assassino. Gli va incontro, Salvo preme una mano sporca di sangue sul suo volto e la spinge contro il muro puntandole la pistola pronto a sparare. Si accorge però che gli occhi della donna non tremano più. Per la prima volta nella sua vita, Rita vede. Con angoscia è costretta ad accettare che l’uomo che ha ucciso suo fratello è lo stesso che le ha dato la vista. Un miracolo, in un mondo dove i miracoli non accadono.

    ***

    THE LUNCHBOX (DABBA)
    un film di Ritesh Batra
    Gran Rail D’Or

    con Irrfan Khan, Nimrat Kaur, Bharati Achrekar, Denzil Smith (India/Francia/Germania, v.o. inglese, sott. italiano)

    Esordio alla regia per Ritesh Batra, accolto con un’ovazione e premiato dal pubblico della Semain de la Critique. Da un equivoco nasce un romantico scambio di messaggi tra un vedovo e una moglie infelice. Mumbai: da una parte Saajan, solitario, vicino alla pensione dopo 35 anni nel reparto reclami; dall’altra parte della città Ila, su consiglio della vicina, prepara pranzi speciali per il marito che la trascura, sperando di ravvivare il suo interesse. Un giorno l'efficiente rete di fattorini, i Mumbai Dabbawallahs, che corrono da una parte all’altra con i loro risciò pieni di contenitori colorati, fa un errore nella consueta consegna dei cestini da pranzo. Il manicaretto destinato al marito di Ila arriva sulla scrivania di Saajan. Quando la donna se ne accorge, scrive un reclamo e prontamente riceve risposta. Da questo prenderà il via una fitta e singolare corrispondenza fatta di bigliettini e gustosi piatti.

    EL VERANO DE LOS PECES VOLADORES
    un film di Marcela Said

    con Francisca Walker, Gregory Cohen, Maria Izquierdo, Guillermo Lorca, Roberto Cayuqueo, Bastian Bodenhofer
    (Chile/Francia, 1h27, v.o. spagnolo, sott. italiano)

    La nebbia si estende sull’acqua e alberi enormi circondano la placida laguna. Manena, sedici anni, trascorre le vacanze con la famiglia nella loro fattoria nel sud del Cile. Giorni d'estate trascorrono tra risate e feste. Il posto è meraviglioso, fatta eccezione per una sovrappopolazione di carpe che infesta la zona da alcuni anni. Pancho, il padre di Manena, è ossessionato dal pensiero di sterminare questi pesci. Nessuno dei suoi metodi risulta però efficace, così escogita qualcosa di più estremo… un’esplosione sul fondo della laguna. In casa, fatta eccezione per Manena, nessuno sembra preoccuparsi dei Mapuche, i loro dipendenti indiani che rivendicano il diritto all’accesso alla terra. Accanto alla forte tematica sociale, un tableau impressionistico: la nebbia spettrale del mattino, le onde, gli eserciti di falene, le calde sorgenti, suggestive immagini della terra cilena.

    ***

    HENRI
    un film di Yolande Moreau

    con Pippo Delbono, Candy Ming, Jackie Berroyer, Simon André, Lio, Gwen Berrou
    (Francia, 1h47, v.o. francese, sott. italiano)

    Henri gestisce con la moglie Rita un ristorantino in Belgio. Lavora in cucina e beve qualche birra di troppo con gli amici. La morte improvvisa della moglie stravolge la sua vita. Incapace di portare avanti da solo l’attività, Henri assume Rosette. L’incontro di due solitudini, di due anime ai margini. Henri, un uomo sulla cinquantina, debole e rassegnato, e Rosette, una ragazza con un leggero ritardo mentale, che sogna l’amore e la normalità…
    Henri è interpretato dall’attore e regista italiano, Pippo Delbono, nel cast di un altro film in concorso al Festival internazionale di Cannes, Un château en Italie di Valeria Bruni Tedeschi.

    ***

    ILO ILO
    Un film di Anthony Chen
    Camera D’or per la Migliore Opera Prima

    con Koh Jia Ler, Angeli Bayani, Chen Tian Wen, Yeo Yann Yann
    (Singapore, 1h39, v.o. cinese, inglese, tagalog, sott.italiano)

    Per la prima volta nella storia di Cannes e della Quinzaine un film di Singapore viene accolto con 15 minuti di applausi e riceve il prestigioso premio come migliore opera prima.
    Singapore, 1997, sull’orlo della crisi asiatica. La famiglia Lim, padre dirigente di successo e madre pubblico ufficiale in attesa del secondo figlio, decide di assumere una nuova domestica, Teresa. Come altre donne filippine, la donna è arrivata in città con la speranza di una vita migliore. La presenza di Teresa, per quanto discreta, complica il già difficile rapporto genitori-figlio e Jiale la rifiuta. Tuttavia, mentre i rapporti tra Teresa e Jiale migliorano, grazie alla tenacia dimostrata dalla donna, la situazione familiare peggiora. La crisi finanziaria divora i beni della famiglia: il signor Lim perde il lavoro e si ritrova a fare la guardia notturna, senza dirlo alla moglie, la quale a sua volta, temendo di rimanere senza occupazione, si affida ad una setta. Anche Teresa è costretta a fare un secondo lavoro. Soltanto il giovane Jiale sembra tranquillo dopo aver trovato in Teresa l’amica di cui aveva bisogno. I problemi aumentano e la famiglia è costretta a licenziare Teresa: il legame tra i due deve spezzarsi.

    ***

    LA DANZA DE LA REALIDAD
    un film di Alejandro Jodorowsky

    con Brontis Jodorowsky, Pamela Flores, Jeremias Herskovits, Cristobal Jodorowsky, Adan Jodorowsky
    (Cile, 2h10, v.o. cileno, sott. italiano)

    «Allontanandomi dal mio io illusorio, ho cercato disperatamente una strada e il significato dell’esistenza». L’ottantenne Alejandro Jodorowsky spiega così il suo primo film dopo 20 anni dalla sua ultima regia cinematografica, una fantasmagorica ricerca in un’autobiografia immaginaria. Come nel libro che dà il titolo al film, La danza de la realidad è un viaggio nel passato, a Tocopilla, piccola città cilena in cui il regista ha vissuto la sua infanzia tra finzione e realtà; proprio lì Jodorowsky bambino scopre il surrealismo, quando suo padre lancia le uova fritte sulla testa della madre e queste finiscono invece su un quadro orribile, con i tuorli che, come due soli, gli fanno una rivelazione. Sempre a Tocopilla incontra i tarocchi e s’innamora del teatro, dopo aver assistito a tre eventi: la sepoltura di un pompiere, un attacco epilettico e il canto di un principe cinese.
    Interpretato dai figli Brontis, Axel e Adan (il terzo ha anche composto le musiche), il film è una sorta di testamento artistico, come annunciato dallo stesso Jodorowsky nel video promozionale per la campagna di sostegno al film attraverso un’azione crowdfunding. Una costruzione irregolare e folle fatta con ritagli di ricordi e brandelli di Storia, La danza de la realidad, travolge e sconvolge.

    LES APACHES
    un film di Thierry de Peretti

    con François-Joseph Culioli, Aziz El Haddachi, Hamza Meziani, Joseph Ebrard, Maryne Cayon
    (Francia, 1h40, v.o. francese, sott. italiano)

    Corsica, estremo sud, estate. Mentre migliaia di turisti invadono la spiaggia e i locali, cinque ragazzi di
    Porto Vecchio tra i 17 e 19 anni, Aziz, Hamza, François-Jo e Joseph, decidono di trascorrere una notte in una lussuosa villa disabitata, in cui il padre di Aziz lavora come manutentore. Prima di andar via, rubano alcuni oggetti di poco valore, tra cui qualche DVD e uno stereo, e due fucili da collezione. Pochi giorni dopo, quando la proprietaria rientra da Parigi, si lamenta del furto con un piccolo boss locale di sua conoscenza… La storia è basata su un evento realmente accaduto. Adolescenti, interessati soltanto a divertirsi e avere tutto senza pensare alle possibili conseguenze delle loro azioni, finiscono per agire nel modo più impensabile sentendosi intrappolati in una situazione disperata.

    ***

    LES GARÇONS ET GUILLAUME, À TABLE!
    un film di Guillaume Gallienne
    Premio Art Cinema e Premio SACD

    con Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger
    (Francia/Belgio, 1h25, v.o. francese, sott. italiano)

    «Il primo ricordo che ho di mia madre: “Ragazzi e Guillaume, a tavola! È pronto!”. L’ultima volta che ho parlato con lei al telefono, mi ha salutato così: “Abbi cura di te, ti abbraccio tesoro”. Tra queste due frasi, tante incomprensioni». Per la sua opera prima pluripremiata a Cannes, già one man show teatrale di successo, l’attore de La Comédie Française ripercorre in chiave tragicomica la sua gioventù sessualmente confusa in una famiglia alto borghese: ultimo di tre figli maschi, sin da piccolo viene trattato come una bambina, poiché in famiglia tutti, persino gli animali, lo considerano omosessuale; da ragazzo, gli atteggiamenti effeminati ne confermano l’orientamento sessuale finché, intorno ai trent’anni, incontra la donna della sua vita. Una farsa fiammeggiante per un coming out etero, in cui il quarantenne Gallienne interpreta se stesso e si raddoppia, vestendo i panni di sua madre, presenza ingombrante che si materializza nei momenti meno opportuni per propinare consigli e fare commenti lapidari. In alcune scene la forte somiglianza tra i due dà vita ad equivoci formidabili, il divertimento è assicurato. Les garçons et Guillaume, à table! è una commedia strepitosa e originale che fa sorridere senza mai scadere nella parodia.

    ***

    MAGIC MAGIC
    un film di Sebastián Silva

    con Juno Temple, Michael Cera, Emily Browning, Catalina Sandino Moreno, Agustin Silva
    (USA, 1h39, v.o. inglese, sott. italiano)

    Alicia, una ragazza goffa e riservata, va in vacanza per la prima volta fuori dall’America, destinazione Cile. Con la cugina Sarah e tre suoi amici, tra cui lo stravagante Brink, decidono di visitare un’isola deserta nel sud del Cile. Non riuscendo ad integrarsi nel gruppo durante l’assenza della cugina tornata a casa per dare un esame, Alicia si chiude in se stessa. Comincerà a soffrire di allucinazioni fino a perdere completamente il senso della realtà, senza che qualcuno si prenda cura di lei. Non aiutano nemmeno i rimedi locali e la stregoneria della comunità Mapuche. Neppure il ritorno della cugina servirà a farle ritrovare un equilibrio. Da fragile a irrequieta, da nevrotica a isterica, la progressiva perdita di lucidità di Alicia farà crescere la tensione, lasciando nell’aria un forte odore di catastrofe. Magic Magic è un raffinato thriller psicologico con una chiave di lettura soprannaturale.

    THE CONGRESS
    un film di Ari Folman

    con Robin Wright, Harvey Keitel, Jon Hamm, Paul Giamatti, Kodi Smit-McPhee, Danny Huston
    (USA, 2h00, v.o. inglese, sott. italiano)

    Film d’apertura della Quinzaine, prende spunto dal romanzo di fantascienza del 1971 Congresso di futurologia di Stanislaw Lem. Un’attrice non più in auge e con un figlio disabile, dietro offerta di un’ingente somma di denaro, accetta l’inquietante proposta di un’importante casa di produzione di Hollywood, la Miramount. La major vuole digitalizzare la sua immagine così da creare un’attrice virtuale. L’accordo prevede inoltre che la Miramount possa disporre del clone digitale a proprio piacimento, togliendo qualsiasi potere decisionale all’attrice. Come se ciò non bastasse, la donna non potrà più recitare. L’attrice virtuale sconvolgerà tanto il futuro dell’attrice reale quanto la società nel suo complesso. The Congress mostra a tutto il mondo il futuro del cinema.

    ***

    THE SELFISH GIANT
    un film di Clio Barnard
    Premio Label Europa Cinemas

    con Conner Chapman, Shaun Thomas, Sean Gilder, Siobhan Finneran, Steve Evets, Rebecca Manley
    (Gran Bretagna, 1h33, v.o. inglese, sott. italiano)

    Come afferma la regista, The Selfish Giant è una «ri-narrazione di una fiaba sulla base di un fatto». Il racconto in questione è la storia di due ragazzi che lavorano per un commerciante di rottami, che a poco a poco li trascina in qualcosa di sinistro.
    Espulso da scuola, il tredicenne Arbor e Swifty, il suo migliore amico, incontrano Kitten, un rottamatore. Quest’incontro cambierà le loro vite. Utilizzando un carro e un cavallo, i due ragazzi cominciano a raccogliere il metallo per Kitten. Swifty è più abile, ma Arbor è il più motivato e vorrebbe impressionare Kitten per guadagnare soldi. Così, quando Kitten inizia a gratificare Swifty, Arbor si sente escluso e il rapporto tra i due ragazzi comincia a deteriorarsi. Arbor diventa sempre più avido, la tensione tra i due ragazzi cresce sempre più, finché un tragico evento li metterà alla prova.

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia Alessandra Tieri.


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