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    ’UN CERTAIN REGARD’ A TUTTI I RUGGITI DELLA 63° MOSTRA… ANCHE A QUELLI INASCOLTATI

    Riflessioni postume

    16/09/2006 - La giungla in celluloide lagunare non finisce mai di stupire? Macché! Poteva essere così sui primi tempi, quando un film superfavorito veniva surclassato da un altro che nessuno si aspettava. Quel che ormai sembra diventato una regola. Perciò, non stupisce più. E questa volta il vincitore del ruggito pilota è fuoriuscito nientemeno che dal pacchetto ‘film a sorpresa’, divenuto una consuetudine della Biennale Cinema. Si trattava, appunto, di SANXIA HAOREN (STILL LIFE), di JIA ZHANG-KE (Fengyang (SHANXI) 29 maggio 1970 - ), il regista capofila del cinema cinese indipendente, già protagonista di questa stessa edizione della Mostra con il film Dong nella sezione Orizzonti (‘Premio Open 2006’). Ma JIA ZHANG-KE non è nuovo alla competizione lagunare. E’ difatti la terza volta per lui, dopo Zhantai (Platform, 2000) e Shijie (The World, 2004). Come nei casi precedenti anche per Sanxia haoren, Jia Zhang-Ke sceglie come ambientazione elettiva la provincia cinese dello Shanxi, specchio di quanto la sua estetica sia stata profondamente influenzata dalla propria educazione rurale, in questo caso trasparente dal vecchio villaggio di Fengjie, stravolto in seguito alla costruzione della diga delle Tre Gole, là dove si consuma la storia di un minatore in cerca della ex moglie che non vede da sedici anni.

    Come non offrire poi un riconoscimento di merito al Maestro francese ALAIN RESNAIS? Si aggiudica il LEONE D’ARGENTO per la ‘MIGLIORE REGIA’ con Private Fears in Public Places (Piccole paura condivise), per il quale poi il regista stesso ha trovato più calzante il titolo Coeurs (Cuori). Premio talmente meritato da non poterne evidentemente fare a meno, salvo poi trovarsi di conseguenza costretti ad inventarsene un altro, sinonimo, pur di non mandare a casa a mani vuote il Made in Italy EMANUELE CRIALESE (romano di origine siciliana). Per il suo Nuovomondo-Golden Door è nato ex novo il Premio LEONE D’ARGENTO RIVELAZIONE: una storia di immigrazione rovesciata rispetto all’oggi, quando, agli albori del Novecento, una famiglia siciliana muove in un pericoloso viaggio attraverso l’oceano, per New York, il Nuovo Mondo appunto, affrontando peraltro una dura selezione.

    Il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA è andato al DARATT (Siccità) di Mahamat-Saleh Haroun. Un film che voci di corridoio già dicevano perfetto come scuola per panettieri, tanto è insistita l’attenzione sull’arte di fare il pane. Ma ovviamente c’è ben altro dietro, sullo sfondo odierno del Ciad, quando il governo ha appena concesso l’amnistia a tutti i criminali di Guerra, una guerra civile che dura dal 1965 e che ha già mietuto migliaia di vittime. Su questo sfondo si muove un adolescente con brutte intenzioni, ma forse, inaspettatamente, dovrà rivedere le sue posizioni, partendo, per cominciare, dalla nuova veste di apprendista panettiere. C’era evidentemente un messaggio troppo importante da considerare al di là della confezione estetica del film in sé.

    E le COPPE VOLPI? Evidentemente nulla da eccepire per quella relativa alla Migliore Interpretazione Femminile. Premio caldeggiato a furor di popolo fin da subito, per la straordinaria performance in The Queen. Insomma, tutti concordi nel riconoscere lo scettro di diritto a Helen Mirren. Ma anche il film in sé dobbiamo dire che è squisito, e questo malgrado il soggetto inesorabilmente pro-monarchico, squisito dal punto di vista della regia di Stephen Frears e pure della sceneggiatura, con cui difatti The Queen, per la valente penna di Peter Morgan, si aggiudica anche il ‘Premio Osella per la Migliore Sceneggiatura’.
    Che dire invece dello struggente, languido, ma non poi così intenso, ritratto che Ben Affleck ci ha tratteggiato con il personaggio George Reeves, schiacciato dal peso del riduttivo ruolo del Superman televisivo negli anni Cinquanta? La Coppa Volpi per la ‘Migliore Interpretazione Maschile’, convince poco. O almeno, non entusiasma più di tanto. Non è certo stata meno brillante la performance di Adrien Brody, co-protagonista di Affleck nello stesso film Hollywoodland, interessante scenario di dinamiche interattive tra televisione, cinema e star system. In molti avrebbero voluto premiare Sergio Castellitto (La stella che non c’è di Gianni Amelio), ma non è giusto trascurare il film forse più controverso della mostra, in termini di applausometro, dopo il ciclone Lynch (Inland Empire). Stiamo parlando di The Fountain, là dove la triplice interpretazione maschile di Hugh Jackman, a fianco di Rachel Weisz, non è stata a nostro avviso, certo più insignificante. Forse neppure Clive Owen in Children of Men di Alfonso Cuarón meritava tanto, al di là dell’idea felicemente originale del film in sé. Neppure Josh Hartnett e Aaron Eckhart, sia pure ben stagliati sullo sfondo noir della Black Dahlia di Brian De Palma si sono distinti in maniera tale da meritare un premio speciale. Ma al di là delle performace più o meno sacrificate in virtù del premiato di fatto, lo stupore maggiore sta nell’indifferennza fattiva dimostrata dalla giuria – chissà perché – al film Bobby, dedicato a Robert Kennedy, diretto da Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen. Un film corale partecipato da un cast stellare, ma soprattutto, un film con stile, carico di affetto e umana compassione, ingiustamente e inspiegabilmente ignorato. Se fosse stato nella lista in concorso, ma non c’era, avrebbe sicuramente attirato l’attenzione anche il film russo a sfondo agiografico The Island (L’isola), diretto da Pavel Lounguine, in grado, come si suol dire, di far parlare davvero i sassi, tanto l’inusitato nordico paesaggio interagisce con l’essenza di una storia particolarmente originale e toccante, modulata come una parabola, ma del tutto verosimile.

    MA ECCOVI I RUGGITI DELLA 63A MOSTRA AL COMPLETO (o quasi, se si escludono i corti):

    LEONE D’ORO PER IL MIGLIOR FILM : SANXIA Haoren (Still Life) di Jia Zhang-Ke

    LEONE D’ARGENTO PER LA MIGLIORE REGIA: ALAIN RESNAIS per Private Fears in Public Places

    LEONE D’ARGENTO RIVELAZIONE: EMANUELE CRIALESE per NUOVOMONDO-GOLDEN DOOR

    PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: DARATT di Mahamat-Saleh Haroun

    COPPA VOLPI per la ‘MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE’: BEN AFFLECK in HOLLYWOODLAND di Allen Coulter

    COPPA VOLPI per la MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE’: HELEN MIRREN in THE QUEEN di Stephen Frears

    PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente: Isild Le Besco in L’intouchable di Benoît Jacquot

    OSELLA per il MIGLIOR CONTRIBUTO TECNICO’: Emmanuel Lubezki, direttore della fotografia del film Children of Men di Alfonso Cuarón

    OSELLA per la MIGLIORE SCENEGGIATURA: Peter Morgan per THE Queen di Stephen Frears

    LEONE SPECIALE: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet per l’innovazione del linguaggio cinematografico

    PREMIO ORIZZONTI: Mabei shang de fating di Liu Jie

    PREMIO ORIZZONTI DOC: When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts di Spike Lee

    LEONE DEL FUTURO-Premio Opera Prima “Luigi De Laurentiis”: Khadak di Peter Brosens e Jessica Woodworth


    (A cura di PATRIZIA FERRETTI)


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