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    67. Mostra del Cinema di Venezia (1-11 Settembre 2010) - UNA GIORNATA DAL LEONE D'ORO ALLA CARRIERA: JOHN WOO A VENEZIA

    Venerdì 3 settembre in Prima mondiale 'JIANYU' (Reign of Assassins) di WOO, la versione restaurata del capolavoro 'THE KILLER' (1989) e il remake di 'A Better Tomorrow' (2010) firmato dal regista coreano Hae-sung Song

    26/08/2010 - Venezia, 26 agosto 2010 - La cerimonia di consegna a JOHN WOO del Leone d’oro alla Carriera della 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia avrà luogo al Lido venerdì 3 settembre alle ore 21.30 in Sala Grande(Palazzo del Cinema).

    Come proiezioni "propedeutiche" alla serata del Leone d'oro, giovedì 2 verranno proposti due film: uno dei capolavori di JOHN WOO, THE KILLER (1989), nella versione restaurata dalla Weinstein Company, e MUJEOKJA, remake coreano del capolavoro A BETTER TOMORROW (1985), che sta ultimando in questi giorni a Seoul il regista Hae-sung Song, interpretato dai superdivi locali Jin-mo Joo, Seung-hun Song, Kang Woo Kim, Han Sun Jo.

    La cerimonia di consegna di venerdì 3 settembre sarà seguita dalla proiezione in Prima Mondiale di JIANYU (Reign of Assassins), il film di Su Chao-Pin, prodotto da Terence Chang, di cui JOHN WOO firma la supervisione alla regia. JIANYU (Reign Of Assassins), vanta un cast molto variegato e composto, accanto alla protagonista, la regina del film d'azione asiatico Michelle Yeoh, dalla superstar coreana Jung Woo Sung, e dalle star cinesi e taiwanesi Barbie Hsu, Wang Xueqi, Kelly Lin e Angeles Woo.

    Davanti a un suo film – scrive Marco Mueller per il catalogo della Mostra 2010 – si rinuncia a giudicare la qualità della pagina scritta, talmente i set stilizzati e le riprese l’hanno contraddetta e bruciata per sempre. A Woo non interessa la traduzione in immagini di una sequenza, la mera descrizione di un’azione; si occupa del ritmo e delle cadenze, cerca la sillaba esatta dove far cadere l’accento così da rendere ancora più incandescente il lirismo. (...) Anche se sa coreografare come nessun altro morte e distruzione, i personaggi dei suoi film agiscono moralmente dall’inizio alla fine della storia e la sua etica cinematografica è manifesta: in ogni film importante sceglie di trascendere il materiale di partenza con una precisa adesione morale alla realtà del set; la messa in scena diventa allora la verifica del contenuto di verità di quel progetto."

    Thriller epico d’arti marziali, JIANYU (Reign of Assassins) è ambientato nella Cina antica, e vede l'esperta spadaccina Michelle Yeoh in missione, per riportare le spoglie di un monaco buddista nel luogo del loro riposo eterno. La leggenda vuole che i resti del santo monaco abbiano un potere segreto. Lungo la strada, la protagonista si innamora di Jiang, il cui padre fu ucciso proprio dalla setta di cui la ragazza fa parte. Tra i due nasce l’amore, sebbene la ragazza non sappia che Jiang è anch'egli un esperto di arti marziali. Presto però nascono tensioni tra i due, non appena la verità sul passato della ragazza comincia a emergere. Un triangolo letale comincia a prendere forma tra lei, Jiang e il gruppo di assassini che sta cercando le spoglie del monaco. La distribuzione internazionale di JIANYU (Reign of Assassins) è a cura di Fortissimo Films.

    Regista taiwanese dal talento poliedrico, Su Chao-Pin ottiene i primi successi come sceneggiatore. The Cabbie (2000) riceve la nomination per la miglior sceneggiatura ai Premi Cavallo d'Oro di quell'anno, mentre Double Vision (Shuang tong, 2002) è il più grande successo tra i film in lingua cinese del 2002. L'episodio scritto da Su in Three: Going Home (Saam gaang, 2002), prodotto e diretto da Peter Chan, ottiene un notevole riscontro di pubblico in tutta l’Asia. Nel 2002 Su Chao-Pin scrive e dirige il suo primo film Better than Sex (Aiqing lingyao, 2002), una commedia dallo stile particolare, con elementi di humour, d’immaginazione e fantasia. Il film cattura l’interesse del pubblico e diventa il quarto più grande successo di tutti i tempi del cinema taiwanese. Nel 2005 Su Chao-Pin ha diretto il suo secondo film, Silk (Guisi), di cui è anche sceneggiatore e che unisce i talenti creativi dei migliori attori e produttori di Taiwan, Giappone e Hong Kong. Sia Tunneling che Silk (Guisi, 2005) hanno ricevuto il premio per la migliore sceneggiatura dall’Ufficio per l'Informazione, il "Ministero della Cultura" di Taiwan.

    THE KILLER (Die xue shuang xiong, 1989), rivisitazione del cinema neo-noir di Jean-Pierre Melville, coniuga l’iperbole stilizzata della violenza e la messa in scena vorticosa, con atmosfere malinconiche e melodrammatiche, l’action-painting con l’approfondimento psicologico. Il film è considerato uno dei capolavori del cinema d’azione, nonché la prima summa della poetica cinematografica del suo regista, JOHN WOO. Il film racconta la storia di un sicario (interpretato da Yun-Fat Chow, attore simbolo del regista), in preda ai sensi di colpa per aver ferito accidentalmente la giovane cantante Jennie durante una sparatoria. Jong accetterà il suo ultimo incarico come killer proprio con l’obiettivo di recuperare il denaro che serve a Jenny per sottoporsi ad un intervento chirurgico. Ma l’incarico risulterà quanto mai arduo e condurrà il protagonista in un viaggio senza ritorno che, fra tradimenti e redenzioni, troverà il suo apice in una sparatoria finale dai risvolti tragici. Pietra miliare per la diffusione internazionale del cinema di Hong Kong, The Killer deve la sua meritata fama alle innovative sequenze d’azione, che hanno dato seguito a innumerevoli tentativi d’imitazione. In esse, l’utilizzo rivoluzionario del montaggio fa sì che la violenza iperrealista delle sparatorie venga messa in scena con l’eleganza e la grazia di un balletto.

    "È stato proprio a partire dal successo di Diphuet seunghung/The Killer - scrive ancora il Direttore della Mostra - che Woo ha contribuito come nessun altro a cambiare l’immagine internazionale del cinema di Hong Kong, così che sapesse infine imporsi, in modo stavolta duraturo, all’attenzione di pubblico e critica stranieri. (...) Già con la fine degli anni Ottanta, è dunque divenuto figura di riferimento per le correnti di continuo rinnovamento del cinema di genere a Hong Kong e in Corea del Sud".

    È una filiazione che non si è mai arrestata: si sta ultimando in queste settimane a Seoul la post-produzione di MUJEOKJA, remake coreano di Yinghung boonsik/A Better Tomorrow (1985), diretto dal regista coreano Hae Sung Song.

    Hyuk e Chul sono due fratelli separati dalla nascita. Hyuk, il più vecchio, è diventato il boss di una banda criminale, mentre Chul è diventato un poliziotto. Hyuk e Young-chun, entrambi a capo della gang, condividono 10 anni di amicizia, un rapporto messo a repentaglio dal comportamento di Tae-min, uno dei gangsters. Hyuk vuole uscire dalla gang, mentre Chul lotta per eliminare le bande criminali. Young-chun vuole invece stabilizzarsi e rifarsi una vita. Il rapporto tra di loro è segnato da ferite profonde e da incomprensioni. A seguito del complotto organizzato da Tae-min per assumere il controllo della banda, le loro storie prenderanno direzioni sorprendenti che porteranno a un finale imprevedibile.

    MUJEOKJA (2010) è una coproduzione internazionale coreana, tailandese, giapponese e hongkonghese prodotta dalla Fingerprint Pictures (Corea del Sud) con la Fortune Star Entertainment (Hong Kong) e la Zuzac (Tailandia). Il film sarà distribuito in Asia (ad eccezione di Cina e Giappone) da Fingerprint, ed internazionalmente (inclusa la Cina) da CJ Entertainment.

    La carriera di JOHN WOO inizia negli anni ’70 a Hong Kong, dove per due decenni rimane al centro di quella fiorente industria cinematografica, dirigendo ventisei lungometraggi. Conosciuto soprattutto come specialista di commedie fino alla metà degli anni ’80, si impone in seguito con una serie di ispirati drammi gangsteristici che frantumano inaspettatamente tutti i record al box-office, e lo rendono celebre in tutto il mondo.

    JOHN WOO (in cantonese Ng Yusam, in mandarino Wu Yusen) nasce il 1° maggio 1946 a Guangzhou, in Cina, in una famiglia poverissima che si trasferisce a Hong Kong quando lui ha solo quattro anni. Il padre è malato di tubercolosi e la madre deve sobbarcarsi il sostentamento della famiglia in una baraccopoli. Woo oggi dichiara di doverle tutto. Grazie anche all’aiuto di una famiglia americana, che l’adotta a distanza, viene educato al luterano Matteo Ricci College. Ma cresce anche “cibandosi” di cinema occidentale: prima i musical, poi i film di Kurosawa, Melville, Truffaut, Leone, Peckinpah, Scorsese.

    Seguendo questa sua irrefrenabile passione, approda in poco tempo alla scuola di Zhang Che (Chang Cheh), maestro del cinema di arti marziali. Accanto al tirocinio sul campo come sceneggiatore e regista (lavora prima alla Cathay Film come supervisore alle sceneggiature, e poi alla Shaw Brothers come aiuto-regista), crea nel 1967 un’associazione che, oltre a produrre film amatoriali, organizza seminari e gruppi di discussione, contribuendo così a formare la nuova leva del cinema di Hong Kong, laboratorio creativo dove l’Asia e l’Occidente si sono contaminati.

    Esordisce nel 1973, a ventisei anni (è il più giovane regista di Hong Kong), con Farewell Buddy, film di arti marziali che la stilizzazione della violenza - subito sperimentata nelle forme più radicali, portata al parossismo - condanna a rimanere bloccato dalla censura per due anni (sarà sforbiciato e rimontato nel 1975 col titolo The Young Dragons).

    Woo devia allora verso il film musicale e la commedia, dove mette a punto la sua concezione coreografica della messa in scena con il film d’opera cantonese Princess Chang Ping (1975), a cui seguono Follow the Star, omaggio al cinema di Charlie Chaplin e Buster Keaton, e la farsa Money Crazy (entrambi del 1977). Negli anni seguenti alterna commedie e film di arti marziali, con incursioni nel cinema fantastico. E’ regista "interno" alla produzione in serie, dove però già mescola e padroneggia genialmente i generi.

    Ne uscirà quando Tsui Hark, regista e produttore affermato (che aveva ottenuto il suo primo ingaggio in uno studio - la Golden Harvest - proprio grazie a Woo), gli restituisce il favore finanziando nel 1985 un progetto ambizioso, una sorta di saga familiare alla Il padrino: il film di gangster A Better Tomorrow (con Chow Yun-fat, da allora attore simbolo del cinema di Woo a Hong Kong), trionfa al botteghino e Woo definisce il suo stile personalissimo, melodrammatico e violento, parossistico e al tempo stesso struggente e romantico.

    Nel 1987, con A Better Tomorrow II, il regista riesce nell’impresa di superare il film precedente: la lunga (20’) sequenza finale è da antologia, e si avvicina a quella de Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah, uno dei registi da lui ammirati.

    Lo stile di Woo è ormai maturo per forza espressiva. Nel 1989 realizza The Killer, rivisitazione del cinema neo-noir di Jean-Pierre Melville, che coniuga l’iperbole stilizzata della violenza e la messa in scena vorticosa, con atmosfere malinconiche e melodrammatiche, l’action-painting con l’approfondimento psicologico. Il film che segue, Bullet in the Head (1990) è il suo capolavoro “maledetto”, film bellico ambientato durante la guerra del Vietnam, che la censura della colonia britannica, ma ancor più quella del mercato del film d’azione, ridurranno di più di un terzo.

    Dopo un nuovo successo - a Hong Kong e sui mercati internazionali - ovvero Hard Boiled (1991), film di culto per i cineasti “cormaniani” che hanno contribuito a trasformare il cinema americano (tutti, da Jonathan Demme a John Landis, sono ammiratori incondizionati dell’autore hongkonghese), Woo lascia Hong Kong (nel 1992) per trasferirsi a Hollywood. Qui nel 1993 gira Senza tregua (Hard Target), film d’azione con Jean-Claude Van Damme, pensato come un’opera in bilico tra arte e commercio. Ma saranno molti i tagli e le modifiche, che Woo sarà costretto ad accettare in fase di montaggio.

    Il furto di due testate nucleari è al centro di Nome in codice: Broken Arrow (Broken Arrow, 1996), con John Travolta e Christian Slater, dove recupera uno stile personale e rende omaggio ai registi del suo “canone”, Sergio Leone in testa, con “un’opera per cultori d'arte, per esteti, neppure per cinefili sfrenati: così o nulla".

    Ma è soprattutto il capolavoro Face/Off - Due facce di un assassino (Face/Off, 1997), spettacolare variazione sul tema del doppio - interpretato da John Travolta e Nicolas Cage - a consacrare in tutto il mondo il trionfo del suo universo stilistico e tematico: il gioco di specchi continuo nello scontro tra bene e male, la nostalgia per gli affetti perduti, la paura della solitudine.

    Dopo lo straordinario successo di Face/Off, John Woo viene scelto dal produttore/attore Tom Cruise per dirigere il seguito di Mission: Impossible. In Mission: Impossible 2 (2000), travolgente per l’incredibile susseguirsi delle inquadrature, Woo riesce a umanizzare la spia Ethan Hunt, dando alla vicenda un più ampio respiro oltre l’azione.

    Nel 2002 Woo porta sul grande schermo Windtalkers, con Nicolas Cage e Keanu Reeves, ambientato durante la battaglia di Saipan, in cui torna in primo piano un altro dei suoi temi più personali: l'amicizia e lo scontro/confronto tra uomini profondamente diversi per caratteri e scelte di vita.

    Nel 2003 realizza per la Paramount il thriller di fantascienza Paycheck (2003), con Ben Affleck e Uma Thurman. Tratto da Philip K. Dick, il film è anche un omaggio a Hitchcock (riprende le atmosfere di Intrigo internazionale).

    Nel 2006 realizza SON SON AND LITTLE CAT, che fa parte del film a episodi ALL THE INVISIBLE CHILDREN, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia.

    Dopo tanti film d’azione, Woo entra anche nel mondo dei videogame e dell’animazione, portando con sé il proprio inconfondibile stile visivo. Il suo primo videogioco, Stanglehold (modellato su Hard Boiled) è un successo immediato. Produce inoltre l’”anime” Ex Machina, che fa parte della saga Appleseed. Oltre all’animazione e ai videogame, Woo collabora con la Virgin Comics per realizzare la sua prima serie di fumetti, 7 Brothers, pubblicata nel 2007.

    Dai primi anni 2000, Woo intensifica i suoi viaggi in Cina, fino a che non si sente pronto ad affrontare il colossale progetto di LA BATTAGLIA DEI TRE REGNI (Red Cliff, 2008), sua prima grande produzione nella terra natale, saga marziale dove si ripropone di rileggere la storia politica antica per trovarvi elementi di interpretazione di quella recente. E' il film più costoso - 80 milioni di dollari - mai realizzato in Cina, superbo approccio al cinema spettacolare d’autore (ma non “alla Zhang Yimou”), che il regista hongkonghese affronta con un film complesso, raffinato e cerebrale, cimentandosi con una saga che proviene dalla storia e dalla letteratura classica. La vicenda è ambientata nel 208 d.C., l’epoca degli Stati Combattenti ed è imperniata su una successione di intrighi e complotti che l’imperatore Han Xiandi dovrà domare nel sangue, così da riunificare la Terra di Mezzo.

    LA REDAZIONE

    Nota: Si ringrazia l'Ufficio Stampa de 'La Biennale di Venezia'.


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