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    LE NOZZE DI CANA DI PAOLO VERONESE. UNA VISIONE DI PETER GREENAWAY. La performance multimediale all'Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia fino al 13 settembre 2009

    Il progetto è frutto della collaborazione di Peter Greenaway, Reiner van Brummelen, 'Ch’ange Performing arts' e Fondazione Giorgio Cini

    09/06/2009 - Fino al 13 settembre 2009 si può ammirare sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia un evento eccezionale: LE NOZZE DI CANA di PAOLO VERONESE. UNA VISIONE DI PETER GREENAWAY, performance multimediale frutto della collaborazione di Peter Greenaway (*) con l’olandese Reiner van Brummelen, direttore della fotografia e mago degli effetti speciali e Ch’ange Performing Arts di Milano. L’iniziativa fa parte di un ambizioso progetto artistico di Peter Greenaway, attraverso il quale egli si propone di “visitare” – con sensibilità contemporanea e con l’utilizzo delle più moderne tecnologie dell’immagine – “Nine classic painting” tra i più celebri della storia dell’arte occidentale, dal rinascimento sino alle avanguardie di Picasso e Pollock. Dopo aver avviato tale progetto con una visione della “Ronda di Notte” di Rembrandt al Rijksmuseum di Amsterdam (2006) e poi dell’ “Ultima Cena” di Leonardo da Vinci a Milano (2008), mentre la realizzazione veneziana rappresenta l’ultima rivisitazione di un capolavoro multimediale di Greenaway e cioè “Le Nozze di Cana” di Paolo Veronese, nel Cenacolo Palladiano nell’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

    Il facsimile delle “Nozze di Cana”, collocato nel contesto architettonico originario per il quale era stato concepito – il Cenacolo Palladiano – offre a Peter Greenaway la possibilità di una nuova e originale lettura, attraverso un sofisticato gioco di immagini, luci, musiche, voci e suoni, che sembrano scaturire direttamente dal dipinto e dalle pareti del cenacolo. Nel settembre 2007, dopo 210 anni di assenza, “Le Nozze di Cana” di Paolo Veronese ‘sono tornate’ nella loro sede originaria nel Cenacolo Palladiano dell’isola di san Giorgio Maggiore grazie alla creazione di un ‘secondo originale’, ossia un facsimile in scala 1:1 ottenuto grazie alle più sofisticate tecniche di riproduzione, in cui si ritrovano tutti gli elementi dell’originale, le linee, le sfumature di colore, persino le imperfezioni della tela di supporto e i segni dell’usura del tempo. Non solo: grazie ad un lavoro di minuziosa ricostruzione filologica e restauro virtuale, è possibile vedere ciò che i rimaneggiamenti novecenteschi del dipinto avevano coperto. La realizzazione in facsimile di “Le Nozze di Cana” in dimensioni originali è stata affidata ad Adam Lowe, artista britannico creatore dell’atelier Factum – arte, società all’avanguardia nella ricostruzione e riproduzione di opere d’arte che si pone come punto di riferimento delle grandi organizzazioni culturali internazionali per le quali i temi della conservazione, fruizione e archiviazioni digitale sono di importanza vitale.

    I lavori hanno avuto inizio nel 2006 con la scansione dell’opera, custodita al Musée du Louvre, che è stata realizzata con uno scanner a colori progettato da Factum Arte appositamente per l’occasione. Il progetto si è concluso in settembre 2007, quando il facsimile del dipinto è stato collocato nel refettorio della Fondazione Giorgio Cini e reso visibile al pubblico. Questo progetto è una sfida alla teoria della decadenza dell’aura: creando una copia fisicamente ed esteticamente perfetta dall’originale e ricollocandola nel luogo per il quale l’originale era stato costruito e concepito “in concomitanza ideale e progettuale” tra Veronese e Palladio, si intende come un intervento di restauro globale del complesso monumentale di San Giorgio Maggiore. Quest’operazione ha infatti come obiettivo specifico quello di ristabilire quell’equilibrio estetico originario in virtù del quale il ‘prodigio’ artistico realizzato da Palladio e Veronese diventa pienamente comprensibile. Con questo intervento straordinario, la Fondazione Giorgio Cini, ha inteso, paradossalmente, avvicinarsi all’autentica aura del luogo, che era andata irrimediabilmente persa l’11 settembre 1797, quando i commissari francesi dell’esercito napoleonico decisero di inserire “Le Nozze di Cana” tra le opere da inviare a Parigi come bottino di guerra.
    210 anni dopo, l’11 settembre 2007, il fac-simile de “Le Nozze di Cana” ricollocato nel Cenacolo Palladiano, è stato svelato al pubblico nel corso dell’inaugurazione della mostra “Il miracolo di Cana: l’originalità della ri-produzione”.

    (*) Peter Greenaway nasce a Newport nel Galles nel 1942. Nel 1962 con l’idea di diventare pittore studia alla Walthamstow College of Art a Londra. Nel 1965 entra al Central Office Information come tecnico del montaggio e in seguito come regista.
    Il suo primo film “The Draughtman’s Contaract” (I misteri del giardino di Compton House), che ultimerà nel 1982, ottiene un enorme successo di critica e lo rivela a livello internazionale, accreditandolo come uno dei registi più originali e importanti della nostra epoca. Tra i suoi film successivi “Il ventre dell’architetto” (1987); “Giochi nell’acqua” (1988); “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” (1989); “Prospero’s Books” (1991); “I racconti del cuscino” (1995); “Otto donne e mezza” (1999). Il suo recente “Nightwatching” (2009). Il suo modo di fare cinema sperimenta molteplici mezzi espressivi, che contraddistinguono anche il suo lavoro come curatore e ideatore di mostre e istallazioni in tutta Europa. Nel quadro stereofonico di Veronese “ Le Nozze di Cana” “straordinaria è la sua idea poetica di trasformare l’immagine in suono, vaporizzare la pittura trasformandola in un flatus vocis. Greenaway ha intuito nel dipinto quaranta conversazioni presentate al nostro ascolto. Tutto questo cercando di evitare luoghi e nomi specifici di persone, in tal modo sembra che, spostando l’identità dell’opera dal visivo al sonoro, abbia avuto la capacità di conservare l’idea di Veronese che è quella dell’arte di fondare sempre un non – luogo” (Achille Bonito Oliva).

    (A cura di MARIA PAOLA FORLANI)


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