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    62. Festival del Cinema di CANNES (13-24 Maggio 2009) - SOTTO IL SEGNO DEL LEONE. Il 21 MAGGIO ‘GIU’ LA TESTA’

    Il Festival rende così omaggio a SERGIO LEONE a 20 anni dalla morte

    20/05/2009 - (ANSA) - BOLOGNA, 19 Maggio - Non poteva mancare l'omaggio di ‘Cannes Classics’ a SERGIO LEONE nel ventennale della morte: giovedi' sara' proiettato GIU’ LA TESTA (*).

    Si trattera' della versione restaurata dal laboratorio L'Immagine Ritrovata per la Cineteca di Bologna. Alla proiezione saranno presenti i figli del regista Andrea e Raffaella, e la signora Carla Leone.

    La Cineteca bolognese ha gia' ristrutturato Per qualche dollaro in piu' e Il buono, il brutto e il cattivo.

    (*) Una citazione di Mao Tse-tung introduce la storia di questo film scomodo definito 'bombarolo', così come rimarca perfino il titolo statunitense: A Fistful of Dynamite (un pugno di dinamite). Talmente scomodo da scomparire, dopo uno scarso successo al botteghino all'uscita accompagnato da critiche per 'la violenza gratuita di alcune scene', per un ventennio da distribuzione e palinsesti del piccolo schermo:

    "La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza".

    Con un incipit di questo genere SERGIO LEONE aveva d'altra parte messo onestamente in guardia lo spettatore e, guardando con gli occhi di oggi a quei 'bambini che imbracciavano armi da fuoco', GIU' LA TESTA si potrebbe quasi definire un 'film d'avanguardia', una finestra aperta su un futuro prossimo che purtroppo è ora la nostra realtà odierna (Africa 'docet').

    Il film GIU' LA TESTA che SERGIO LEONE diresse nel 1971 e che si incentra sulla rivoluzione messicana del 1917, è forse la pellicola in cui LEONE tradisce più che altrove le sue riflessioni su un'umanità non disgiunta dalla politica, e pur tuttavia, libera da faziosità, come attesta il prisma ottico dei vari personaggi sul tema stesso della rivoluzione: per Juan Miranda (una delle migliori interpretazioni di Rod Steiger) è volta da "quelli che sanno leggere, che leggono i libri e poi vanno dagli altri che non sanno leggere a dir loro quello che devono fare", mentre per l'idealista irlandese John Mallory (James Coburn) è, al contrario, 'una nobile causa'.

    Non è un caso che Marcello Garofalo (Tutto il cinema di Sergio Leone, Milano 1999, Baldini & Castoldi editore, p. 374), considerasse: "Il tema di 'Giù la testa' potrebbe essere 'C'è una via d'uscita oltre la contraddizione?'".
    C'è un personaggio chiave in questa storia, il Dr. Villega (Romolo Valli), che sembra per l'appunto rappresentare tutte queste contraddizioni: "l'idealista che lascia combattere gli altri viene infine disprezzato anche da John ma troverà una morte da eroe e l'apprezzamento dei compagni di lotta nel tentativo di contrastare il treno delle truppe governative".

    Una sorta di assunto è proposta da Marcello Garofalo (cit., pp. 385-386): "... La sua è la ricerca di una parola veritiera su se stesso che è destinata a sfuggirgli, a prendere sensi sempre devianti, a non acquietarsi mai in una risposta univoca: il suo senso profondo è l'interrogazione, che necessita, comunque di una presenza. Leone ha provato a cercarla prima nell'utopia di una rivoluzione, poi nell'America dei suoi sogni, tentando di descrivere come possiamo stare nell contraddizione della Storia... coabitando (lottando) con il nostro 'io'".

    (A cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Nota: Fonti bibliografiche: Agenzia di Stampa ANSA, www.wikipedia.org; Marcello Garofalo, Tutto il cinema di Sergio Leone, Milano 1999, Baldini & Castoldi editore).


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