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    Home Page > Cinespigolature > 'Blade Runner 2049': Genesi di un sequel (A cura di Francesco Adami)

    'Blade Runner 2049': Genesi di un sequel (A cura di Francesco Adami)

    Quale stile? Quale tecnica?

    06/10/2017 - Blade Runner 2049 è un lungometraggio diretto da Denis Villeneuve, scritto da Hampton Fancher e Micheal Green, sequel dello straordinario film del 1982, Blade Runner. La nuova trasposizione cinematografica è basata sul romanzo di Philip K. Dick, Il cacciatore di Androidi, la storia vede protagonista l'agente K, un nuovo Blade Runner, intento a sterminare una nuova generazione di Replicanti. Sono trascorsi trenta anni da quando l'agente Rick Deckard, ha iniziato una rivoluzione nella lotta tra umani e replicanti, la tecnologia è avanzata ad un livello sempre più interattivo, difatti K trascorre le sue giornate con Joi, la sua ragazza virtuale frutto di un prodotto di tecnologia avanzato che la rende quasi reale. L'agente K ora sottoposto agli ordini del tenente Joshi, dando la caccia a Sapper Morton, scopre una sorprendente verità sulla vita e l'evoluzione dei replicanti soprattutto di alcuni della passata generazione, pertanto il suo percorso lo porterà verso un remoto luogo dove si è rifugiato l'ormai invecchiato Rick Deckard. Questa nuova storia prende vita, indipendentemente dal primo lungometraggio, anche se i riferimenti e le connessioni narrative sono un fattore molto importante nello sviluppo della storia.

    I nuovi personaggi come il progettista creatore Neander Wallace e la sua assistente Luv, pur essendo moderni, intellettuali, ed anche freddi calcolatori, sono meno poetici e teneramente feroci rispetto a Roy Batty e Pris del primo film. Se si vuole entrare pienamente nel mondo futuristico dei Blade Runner e rivedere il primo lungometraggio è consigliata la visione della final cut, l'ultima versione cinematografica curata da Ridley Scott, nella quale è presente anche la sequenza onirica di Deckard dove è possibile vedere un unicorno, simbolo chiave presente anche in forma di origami. La figura dell'unicorno è una delle ultime figure di una serie che Gaff, il collega e capo di Deckard, usa per provocare e prenderlo in giro. Vi sono molte interpretazioni, tutte altrettanto valide sulla simbologia dell'unicorno, come un messaggio per Deckard, al fine di una sfida lanciata da Gaff per dare la caccia a Rachel e Deckard, od anche un simbolo di verginità e purezza che coincide con lo stato di Rachael. Infine uno dei più importanti l'unicorno di stagnola costruito da un materiale di scarto luccicante ed allo stesso tempo fragile. Questo ritorna anche in una scena di Blade Runner 2049 nella quale ricompare il pensionato Gaff, ma il nuovo film lascia anche una nuova figura simbolica, un piccolo cavallo di legno, al quale lo spettatore deve comprenderne il significato più profondo.

    Dennis Villeneuve riesce a mantenere una regia eccellente virtuosa come quella di Ridley Scott, ora presente come produttore esecutivo di questo nuovo lungometraggio. Scott per proseguire la narrazione ha contattato lo sceneggiatore Hampton Fancher, già coinvolto nello script del primo film, che aveva appena terminato di scrivere una breve storia ambientata nell'universo dei Blade Runner. Così Fancher assieme a Michael Green hanno creato una sceneggiatura dal quale ha preso vita la storia dell'agente K, anche il produttore Bud Yorkin che aveva preso parte alla produzione del precedente film, ha contribuito a sviluppare il nuovo mondo, ma purtroppo è morto prima di assistere al completamento del film, pertanto Scott e la squadra produttiva, hanno messo cuore ed impegno pur di realizzare questa nuova opera.

    Per quanto riguardo le ambientazioni, Villeneuve ha voluto mantenere un aspetto tangibile utilizzando più scenografie ricostruite possibili, con la minor presenza possibile di chroma key, per far questo si è avvalso di un team straordinario, composto dallo scenografo Dennis Gassner e dal direttore della fotografia Roger Deakins. Dennis Gassner ha ricreato in modo straordinario le ambientazioni, aggiornando ed estendendo il mondo futuristico, elaborando anche una nuova automobile per l'agente K, ed altri veicoli come droni ed armi. Certamente il lavoro svolto da Lawrence G. Pauli nel primo film è stato all'avanguardia e molto efficiente rispetto alle disponibilità che la tecnologia offriva all'epoca, ma Gassner è riuscito ottimamente a proseguire il lavoro intrapreso da Pauli. La fotografia in un film come
    Blade Runner ha sempre avuto un ruolo fondamentale e narrativo, Deakins ha ammirato molto il lavoro effettuato da Jordan Cronenweth e nutrito un grande rispetto verso l'originario film, pertanto ha avuto una straordinaria ispirazione nel ricreare ed illuminare le ambientazioni mantenendo uno stile consono ed anche offrendo nuove straordinarie inquadrature, come le sequenze con la fredda e candida neve e quelle dense di un colore caldo desertico dell'inquinato ed isolato luogo ai confini del mondo futuristico.

    Un elogio particolare va anche alla costumista Reneè April collaboratrice di Villeneuve anche nel precedente film di fantascienza Arrival, la quale ha creato degli abiti perfettamente adatti alla carattere di ogni singolo personaggio, ed in parte ne ha aggiornati alcuni. Il lungometraggio è girato in formato nativo 3.4 K con macchine da presa digitali Arri Alexa XT M e Arri Alexa XT Studio con ottiche Zeiss Master Prime, risoluzione poi adattata in 4K attraverso il processo di Digital Intermediate. Il film è denso anche di effetti visivi, curati dai più grandi studi di effetti, come Weta Workshop, Framestore, Double Negative, Rodeo FX, Moving Picture Company (MPC), la Dimensional Imaging (DI4D) che ha curato la motion capture ed infine la Plowman Craven & Associates che si è occupata dello scanning del corpo degli attori. L'atmosfera ed il ritmo filmico di Blade Runner 2049 con la sua durata di quasi 3 ore, è simile al precedente film, anche se la musica affidata a Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, non è incantevolmente pura e razionalmente onirica come quella composta da Vangelis.

    Il film attraverso la sua tematica vuole lasciare un quesito nello spettatore, ossia "Che cosa definisce un essere umano?". Una risposta alla quale lo spettatore è incitato a riflettere, ma certamente il quesito negli ultimi anni si è presentato in molte forme, considerati i molti lungometraggi dal superhero al fantasy alle serie televisive, che cercano sempre di proporre tale quesito nella dicotomia tra essere umano e superpotere, alieno, replicante, inumano, sovraumano. Blade Runner 2049 sicuramente è un film da visionare per le sue caratteristiche estetiche evidenziate da un'ottima interpretazione di Ryan Gosling nel ruolo dell'agente K e di Ana de Armas nel ruolo di Joi. Inoltre il lungometraggio rivisita il genere fantascientifico noir attraverso una ritmica lenta, con la presenza di alcune scene d'azione pur tralasciando lo stile adrenalinico e sfrenato del moderno sci-fi.

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