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    LEGGENDA DI UN MITO - STORIA DI UN UOMO

    ROBIN HOOD secondo RIDLEY SCOTT

    18/05/2010 - Non esiste una storia precisa riguardo a Robin Hood, e forse per questo il suo fascino è stato accresciuto nel tempo, prima con la tradizione orale, fatta risalire fin dal IX secolo, e quindi con la narrativa e le ballate scritte, arrivate fino a noi come leggenda multiforme e con punti di vista di volta in volta differenti.
    Pur nella totale mancanza di fonti storiche, o forse grazie a tale fattore, la leggenda dell’arciere di Nottingham e Sherwood ha catalizzato l’attenzione di bardi, narratori, scrittori ed infine registi, nel corso dei secoli e fino ai giorni nostri.
    Conosciuto per le imprese e il celeberrimo motto “rubare ai ricchi per donare ai poveri”, Robin Hood è stato usualmente rappresentato secondo canoni di una millenaria sceneggiatura non scritta che tuttavia non è mai riuscita a ritrovare una effettiva identità per il mitico arciere.
    Il nome Hood, nelle sue varianti Hode e Hod, era molto diffuso nelle Midlands e si attesta la presenza di un certo Robert Hood accusato di omicidio a Circester nel 1213 e di un bandito tale Robert Hod ricercato nella contea di York nel 1225, come pure il Robin “Tagliatore di teste-Be-Header” attestato nelle leggende antecedenti il decimo secolo, tanto da diventare poi una sorta di pseudonimo per i fuorilegge.
    Il legame con i boschi e con la foresta e l’iconografia tipica che lo caratterizza con cappuccio e tunica verde, rimanda per alcuni versi agli spiritelli del bosco, a quel Robin Goodfellow che nell’immaginario Shakespeariano diventerà, tre secoli dopo, il folletto birbone Puck di Sogno di una notte di mezza estate.
    Vuole tuttavia la tradizione più accreditata - non da fonti scritte ma dalla persistenza in questa ottica leggendaria - che Robin fosse un nobile datosi poi alla macchia (cercò rifugio nella foresta), una volta espropriato dei possedimenti per la sua fedeltà a Riccardo I: vale a dire nel periodo che tra il 1193 e il 1199 vede le faide tra il Cuor di Leone lontano dalla patria (e poi defunto) ed il fratello Giovanni posto sul trono.

    Il luoghi tradizionali sono Sherwood e Nottingham e si cita spesso Robin come cavaliere al seguito del re in ritorno dalla Terra Santa, durante il tentativo di usurpazione del potere da parte del fratello Giovanni (nel periodo di prigionia del re in Germania) e poi al suo fianco nella difesa dell’Inghilterra alle prese con la minaccia francese.
    Con la pace di Ascalona stipulata con il Saldino e la distruzione della stessa città nel 1192 cominciava infatti il percorso di ritorno per l’esercito inglese, che, scortato probabilmente da cavalieri di Ordini religiosi, si pose sulla via di casa, in parte per mare e in parte per terra, ma secondo un itinerario piuttosto inusuale.
    L’obbiettivo era quello infatti di arrivare in Francia senza incorrere nelle truppe di Filippo Augusto, rivale del regno di Inghilterra (in quel periodo vassalla del re di Francia). Riccardo rimane però prigioniero in Germania e dalla madre patria arriverà un ingente riscatto inviato da Eleonora D’Aquitania per salvare onore e sorte del figlio.
    Dopo le ingenti spese per finanziare la spedizione dei crociati inglesi in quell’ondata di partenze che, nel 1188 fece della terza crociata una sorta di crociata dei re, anche il pagamento del riscatto portò ad un ulteriore impoverimento delle risorse inglesi ed uno dei motivi di attrito fra Giovanni ed Eleonora sarà sempre la tendenza della madre a favorire il figlio prediletto, Riccardo.
    Dopo circa otto anni di lontananza, fra guerre e peregrinazioni, Riccardo torna per un brevissimo periodo in patria, varcata in incognito la frontiera francese, passando poi la Manica, ma continuando di fatto in seguito la lotta contro il nemico Filippo Augusto e la congiura ordita per l’usurpazione del trono da parte di Giovanni e dei baroni e lord a lui fedeli; fra il 1192 e il 1194, Riccardo, sarà infatti impegnato nello scontro diretto contro il potere instauratosi a Nottingham.
    All’inizio del 1199 infatti, fra i due monarchi era stata stabilita una pace di pura facciata presso Vernon che presto si tradusse in nuovo motivo di conflitto in seguito alle repressioni che seguirono alla serie di rivolte da parte della popolazione a cominciare dai territori dell’Aquitania.
    L’assedio presso il castello di Chalus sarà l’ultima battaglia di Riccardo Cuor di Leone, che, prode quanto sprezzante ed impudente, rimane ucciso da una freccia lanciata dagli spalti. La freccia trapassò il collo del re che non aveva indossato l’elmo, (la cui gronda avrebbe quantomeno deviato la traiettoria), in un estremo ultimo quanto vano gesto di ardimento.

    È a questo punto che si apre e si colloca l’inizio della storia di ROBIN HOOD secondo RIDLEY SCOTT, in una interpretazione estremamente attenta al dettaglio storico e che sottolinea bene anche l’arroganza talvolta insensata di un re altrettanto mitizzato quale il Cuor di Leone.
    Anche Scott denota il monarca inglese nel gesto sprezzante ed ardito di correre sotto le mura del castello per incitare i suoi, e con la morte inizia la storia.
    O meglio, la storia umana di un uomo chiamato Robin Longstride, quando l’uomo ancora non era leggenda.
    È tra il 1192 e il 1199 che si colloca infatti, secondo la storiografia, il periodo più plausibile della presenza di un personaggio come Robin Hood presso la città di Nottingham, svilita ed usurpata dalla faida di Giovanni che vessava con ulteriori tasse il già falcidiato popolo inglese.

    Scott colloca quindi il suo Robin Longstride al seguito di Riccardo, quindi come fuggitivo, uomo d’onore che riporta la corona, (con un drappello di fidati uomini comuni, suoi colleghi d’arme), alla corte inglese e quindi scopre le sue origini proprio grazie all’arrivo a Nottingham presso la dimora dei Loxley.
    Qui si crea un altro gioco caro alla narrativa leggendaria cui la figura di Robin appartiene, ossia la pratica dello “scambio di persona”.
    È interessante notare infatti come la persistenza di questo motivo ricorra nell’epica, nella letteratura e nel teatro.
    Così oggi si traduce in veste cinematografica, impresa non facile che tuttavia riesce a Ridley Scott non solo dal punto di vista dell’attenzione alla storia, ma anche alla messa in scena dei dettagli ambientali che hanno visto la ricostruzione del villaggio di Nottingham, del castello di Chalus (Chalouse) dove vide la morte re Riccardo I, e della presenza del villaggio di Barnsdale (considerato uno dei luoghi natale per la leggenda di Robin Hood) come sito di molte riprese.

    Il confronto più vicino per ambientazione e dal punto di vista storico resta la versione di Kevin Reynolds del 1991, (resa celebre dalle interpretazioni di Kevin Costner e Mary Elizabeth Mastrantonio), che forse si può definire a ben ragione, nella molteplicità di interpretazioni cinematografiche (a partire dall'adattamento di Ivanhoe del 1913, ai film con Douglas Fairbanks, Robin Hood, 1922; Errol Flynn, Le avventure di Robin Hood, 1938; Sean Connery e Audrey Hepburn, Robin e Marian, 1976; Kevin Costner, Robin Hood: il principe dei ladri, 1991; oltre alle serie televisive BBC con Patrick Troughton, Robin Hood, 1953; Robin of Sherwood, 1984 e la più recente Robin Hood, 2006), come l’inizio di una visione non soltanto romantica della dimensione dell’eroe e della mitizzazione o smitizzazione di un’epoca.

    Ciò che rende vincente e del tutto nuova la versione di Scott è il fatto di aver scelto ed enfatizzato il lato umano, del tutto libero dallo stereotipo dell’eroe senza macchia, del cavaliere, del buontempone, della donzella in pericolo, del re malevolo e incapace, riuscendo a garantire uno spessore unico ai personaggi, calati in un contesto del tutto riuscito, dettagliato e con una resa realistica importante.
    Non ultimo l’aver scelto, (come già Reynolds nel ’91) per i protagonisti ed i personaggi della storia, attori capaci di una partecipazione ed immedesimazione totale nel ruolo, garantendo un connubio pregnante e di suspense, azione, e spessore psicologico.

    (A cura di ENRICA MANES)

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