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    Il cinema di Mary Steenburgen

    Biografia

    (A cura di ERMINIO FISCHETTI)

    (Newport, Arkansas - USA, 8 febbraio 1953 - )

    MARY STEENBURGEN è nata a Newport l’8 febbraio 1953, cittadina di in uno degli Stati americani più provinciali: l’Arkansas, patria anche dell’ex presidente democratico Bill Clinton (amico personale dell’attrice e di suo marito Ted Danson). La sua carriera si può dire che è suddivisibile in due parti, come la sua vita matrimoniale (il primo nel 1980 con Malcolm MacDowell, icona kubrickiana per il suo ruolo del protagonista di Arancia meccanica; il secondo nel 1995 con Ted Danson, popolarissimo attore televisivo, protagonista di numerose serie tra le quali Cin Cin e Becker e di recente in auge con il ‘legal drama’ Damages, al fianco di una ritrovata Glenn Close): il cinema, sregolato, anticonvenzionale e originale insieme a talenti registici come Demme, Ritt, Zemeckis, Hallstrom, Lynch, Sayles, Forman; la televisione, solida, proficua, classica che racconta storie di vita quotidiana che affondano le loro radici nella Storia e nella letteratura più prestigiosa.
    Mary esordì al cinema nel 1978, quando lavorava ancora come receptionist alla Paramount di New York, nella prima regia di Jack Nicholson, la commedia western Verso il Sud (Goin’ South) del quale il più volte premiato attore era anche protagonista. La giovane attrice interpretava una zitella arida che Nicholson, nei panni di un bandito scampato alla forca, porta alla felicità coniugale. Il film non è certo un capolavoro e il gigionismo nicholsoniano è tra i più insopportabili della sua carriera, ma la critica impazzì per la performance dell’esordiente Steenburgen, tanto che anche i Golden Globe la candidarono come nuova star dell’anno. Nell’annata successiva, partecipa ad una commedia che saccheggia le vecchie leggende di H.G. Wells, L’uomo venuto dall’impossibile (Time After Time) di Nicholas Meyer. Sul set conosce il suo primo marito Malcolm MacDowell. Come Sissy Spacek che incontrò il marito, lo scenografo Jack Fisk, mentre girava La rabbia giovane (Badlands) e lo sposò dopo pochi mesi, nel 1974, così fece anche l’attrice dell’Arkansas.

    Il 1980 è l’anno della consacrazione di Mary Steenburgen quando partecipa come co-protagonista in uno dei primi film di Jonathan Demme, con il quale torna a lavorare tredici anni dopo come avvocato della controparte in Philadelphia (id.). In Una volta ho incontrato un miliardario (Melvin and Howard), affianca il giovane Paul LeMat di American Graffiti (id.) e Jason Robards. Il film è una commedia che, in toni a tratti sarcastici, tratta della solitudine e dell’alienazione della provincia americana in maniera polemica e divertente. È il successo, in particolare per la giovane attrice che vince l’Oscar e il Golden Globe come ‘Miglior Attrice Non Protagonista’. Agli Oscar l’attrice ha la meglio niente di meno che sulla madre di tutte le madri del teatro americano, l’ottantaduenne Eva LeGallienne, nella parte di un’altra di madre, quella di Ellen Burstyn nell’invisibile Resurrection. Oltre all’esordiente Cathy Moriarty, moglie di Jake LaMotta in Raging Bull (Toro scatenato), la Diana Scarwid, anche lei, semi-esordiente di un film di Richard Donner, I ragazzi del Max’s bar (Inside Moves), dove compare anche l’attore non professionista Harold Russell (veterano della seconda guerra mondiale tornato a casa con arti artificiali famoso perché nel 1946 aveva interpretato lo stesso ruolo nel film di William Wyler, I migliori anni della nostra vita, e infine Eileen Brennan di Soldato Giulia agli ordini (Private Benjamin), che aveva partecipato sicuramente a film più interessanti e in ruoli più incisivi, uno su tutti, L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show). Nonostante da qui in poi i momenti di gloria di Steenburgen diminuiscono, il profilo dei professionisti e delle opere alle quali partecipa rimane sempre alto e di notevole interesse. L’anno successivo figura tra i protagonisti di un film, prodotto da De Laurentiis, diretto dal regista cecoslovacco Milos Forman, Ragtime (id.), sul periodo storico in cui il genere di musica citata nel titolo era in voga (gli anni dieci del Novecento). La pellicola non avrà molto successo a causa dei tagli in sede di montaggio che la sconsiderata produzione imporrà al regista, rimasto sempre deluso per l’esito della sua opera. Nel 1983, dopo aver preso parte ad uno dei film di Woody Allen più bistrattati Una commedia sexy di una notte di mezza estate (A Midsummer Night’s Sex Comedy), è la protagonista assoluta delle ultime opere di Martin Ritt, La foresta silenziosa (Cross Creek), ancora sulla solitudine in un piccolo centro, in cui è affiancata dal cugino di Sissy Spacek e marito di Geraldine Page, Rip Torn, e da una delle più brave attrici della comunità afroamericana, Alfre Woodard (anche lei facente parte di quel tipo di attori indipendenti e televisivi cui molto spesso lo straordinario talento non ha coinciso con la fama internazionale e i ruoli degni delle sue potenzialità).

    Dopo questo film, diminuiscono anche le possibilità per l’attrice di ottenere ruoli rilevanti. Tra quelli di maggior interesse e popolarità possiamo ricordare la commedia di Ron Howard, Parenti, amici e… tanti guai (Parenthood), in cui è la moglie di un bravo Steve Martin, il terzo episodio di Back To the Future (Ritorno al futuro - parte III), nel quale riprende il ruolo della zitella del vecchio West di Goin’ South, donna di cui si innamora il personaggio di Christopher Lloyd, ruolo rivestito anche nell’omonima serie tv, tratta dall’eccellente saga di Zemeckis. Nel 1993 è una madre insoddisfatta che cerca consolazione nel sesso con il personaggio interpretato da Johnny Depp in Buon compleanno Mr. Grape (What’s Eating Gilbert Grape). Nel 1995 avrà un minuscolo ruolo nel film di produzione coppoliana diretto dal mediocre regista e sceneggiatore Gregory Nava, My Family (Mi famiglia). Nello stesso anno è nel prestigioso cast di L’arpa d’erba (The Grass Harp), del figlio di Walter Matthau, Charles, tratto da una delle prime opere autobiografiche di Truman Capote. Nel 2001 è la divorziata insoddisfatta e madre di Jena Malone in L’ultimo sogno (Life As a House) di Irwin Winkler, mentre nel 2002 è nel cast del malinconico film corale di John Sayles, La costa del sole (The Sunshine State), al fianco di colleghi come Angela Bassett, Timothy Hutton, James McDaniel, Edie Falco e Jane Alexander. Negli ultimi anni compare al cinema solo in piccolissime parti, anche se in film di qualità e indipendenti, come nel caso dell’inedito The Dead Girl di Karen Moncrieff o nell’ultimo controverso capolavoro di David Lynch, INLAND EMPIRE.
    Nel Natale 2008 sarà nelle sale con la commedia Four Christmases, film in cui la coppia Reese Witherspoon e Vince Vaughn deve passare il Natale con ognuno dei genitori di entrambi, tutti divorziati (Sissy Spacek, Robert Duvall, Steenburgen)

    A parte una breve parentesi nella scrittura, un racconto in parte autobiografico sulle lotte dei diritti civili nei quali fu coinvolta la sua famiglia (da cui fu tratto, nel 1990, il film La lunga strada verso casa, con Sissy Spacek e Whoopi Goldberg come protagoniste, nel quale Mary era la voce narrante) è soprattutto la televisione, come per molte delle attrici della sua generazione e del suo stile a darle l’opportunità di avere ruoli interessanti. Nel 1985 è la protagonista della miniserie, Tender Is the Night di Robert Knights, co-prodotta dalla rete via cavo Showtime con la BBC inglese e adattamento del romanzo omonimo di Francis Scott Fitzgerald (pubblicato in Italia con il titolo Tenera è la notte).

    CBS nel 1987 le propone un altro adattamento, quello del libro di Miep Gies, classe 1909 (nota come la salvatrice, dalle mani naziste, del diario di Anna Frank e tuut’ora vivente), sul periodo in cui nascose la famiglia Frank. In The Attic: The Hiding Of Anne Frank di John Erman, Steenburgen veste proprio i panni dell’eroica donna. Trasmesso sul suddetto canale il 17 aprile 1988, la pellicola permise all’attrice di ottenere la sua unica nomination ai premi Emmy, il corrispettivo dell’Oscar nella televisione.
    Nel 1996 si cimenta come protagonista e produttrice della serie Ink, ma alla fine della prima stagione viene cancellata.

    La parte televisiva più interessante le arriva nel 1998 nel film scritto prodotto e diretto da Susan Rohrer, A proposito di Sarah (About Sarah), in cui interpreta una donna sui quaranta anni ritardata, con una figlia ormai adulta, Mary Beth (nata in seguito ad uno stupro subito da giovane), la quale contende la custodia della madre, in seguito alla morte della nonna, con la vecchia zia. Il film potrà anche essere giudicato scadente a causa del suo “buonismo” di fondo, ma resta un ottimo veicolo per l’attrice che fa di Sarah Elizabeth McAffrey un personaggio più interessante di tanti altri della stessa tipologia di stampo televisivo o cinematografico che si spacciano per esempi di recitazione, come ad esempio il Sam di I Am Sam (Mi chiamo Sam) di Jessie Nelson con Sean Penn (nel quale è presente anche Steenburgen con una piccola parte) e il Dustin Hoffman di Rain Man (id.).
    Nel 2000 entra nel cast del brutto remake televisivo della piece teatrale di Joshua Logan, Picnic, in cui si salva soltanto l’interpretazione della suddetta e di Bonnie Bedelia, e nel 2002 è protagonista, insieme a Queen Latifah e al secondo marito Ted Danson, della miniserie Living With the Death. Dulcis in fundo come tante altre colleghe, compiuti i cinquanta, entra nel cast di una serie televisiva di stampo adolescenziale, Joan Of Arcadia (id.), scritta da una delle produttrici più importanti della CBS, Barbara Hall, sullo stesso tema che il medesimo canale aveva creato con l’altra serie religiosa dieci anni prima, Il tocco di un angelo (Touched By An Angel), ma a differenza di quest’ultima, nonostante sia più interessante e riceva consensi, regge solo due stagioni. Steenburgen interpreta Helen Girardi, la madre della protagonista.

    Data di pubblicazione: (4 Agosto 2008)

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