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    Il cinema di Kevin Costner

    Biografia

    (A cura di PATRIZIA FERRETTI)

    (Lynwood, California, USA, 18 gennaio 1955 - )

    KEVIN (MICHAEL) COSTNER nasce in un quartiere proletario di Los Angeles, a Lynwood. Terzo figlio di Bill Costner, un operaio della Edison (addetto alla posa dei cavi elettrici) e di Sharon, un’assistente sociale, il piccolo Kevin scopre l’amore per il cinema fin dall’infanzia, quando, sia pure all’epoca inconsapevolmente, il suo destino nel mondo della celluloide può dirsi segnato. E’ difatti all’età di dieci anni che viene letteralmente fulminato da una sequenza in La conquista del West: un enorme gruppo di bisonti lanciati dai Sioux che distruggono tutto al loro passaggio. Un’immagine forte e indimenticabile, di quelle capaci di radicarsi nella memoria fantasiosa di un bambino e rimanerne imprigionata per venticinque anni, quando sono allora maturi i tempi per trovare una chiave personale di reinterpretazione visiva in Dances with Wolves (Balla coi lupi).

    Quando il giovane Costner è in età da liceo deve fare i conti con un temperamento molto timido e un profitto scolastico non proprio eccellente. Di contro, dimostra un discreto rendimento nelle sue pratiche sportive, dal basket al baseball, tali da ottenere riconoscimenti di merito da parte dell’istituto. Al termine del liceo, su suggerimento del padre, cui è molto legato, si iscrive ad Economia e Commercio alla California State University e frequenta un corso di marketing senza troppo entusiasmo. E’ paradossalmente in seno ad un conato di noia nel corso di una lezione di contabilità che il giovane Kevin legge l’annuncio di un’audizione per una pièce intitolata Rumpelstltskin, con la quale scoprirà la propria vocazione d’attore. Nel frattempo, precisamente nel 1975, ad una serata di ballo, conosce Cindy Silva, sua futura moglie di lì a tre anni più tardi. In questo periodo Costner studia per ottenere la laurea in marketing e contemporaneamente entra a fare parte di una cooperativa di attori denominata 'South Coast Actors Co-op', seguendo dunque i relativi corsi di recitazione, in particolare di arte drammatica.

    Nel 1980 Costner si aggiudica un ruolo per Sizzle Beach U.S.A., scritturato dal suo stesso professore Richard Brander, e nello stesso anno interpreta Shadows Run Black, entrambi film che usciranno solo alcuni anni più tardi (1986 il primo, 1984 il secondo) e direttamente in video. Ma la crescente e sempre più convinta vocazione attoriale di Kevin, appena agli albori, non genera certamente lauti guadagni, anzi, comincia a creare consistenti problemi economici alla famiglia, e la moglie Cindy invia i primi segnali di disappunto. Ma a dispetto di tutto Costner prosegue il suo percorso attoriale e nel 1982, dopo una breve apparizione in Chasing Dreams, un film sul baseball (quasi un altro destino parallelo di Costner), ottiene il ruolo di protagonista in Stacy’s Knights (Amore e morte al tavolo da gioco). Verso la fine dello stesso anno, con l’intento di riequilibrare il bilancio finanziario familiare, prova in parallelo alla recitazione la carriera di modello. Posa per una copertina di “GQ” (gennaio 1982) ma il direttore della rivista gli preferisce il direttore di orchestra Zubin Metha, mentre all’inizio di quello stesso anno viene registrato come “figurante” agli Studios Zoetrope. Il piccolo ruolo di Luther Adler in Frances sfuma nel nulla, tagliato in sede di montaggio, a causa di un litigio con il regista. E questo genere di incidente non resterà un caso isolato nella iniziale carriera di Kevin Costner: anche in Un sogno lungo un giorno il suo personaggio viene tagliato nella versione definitiva. Seguono piccoli e scarsamente significativi ruoli in Night Shift (Night Shift. Turno di notte), Testament (Testament), Table for Five (Tavolo per cinque) e The Gunrunner (Trappola per un killer). Anche quella che sembrava la grande occasione, The Big Chill (Il grande freddo), si rivela una delusione, perché anche quel suo personaggio finisce sul pavimento, tagliato in sala di montaggio.

    La svolta avviene nel 1984, quando Kevin Costner incontra Kevin Reynolds e gli affida il ruolo di Gardner Barnes in quel che può considerarsi
    il suo primo film di un certo rilievo: la commedia Fandango, una rievocazione nostalgica degli anni Settanta, accolta positivamente al Festival di Venezia ma dall’incasso limitato ad appena due milioni di dollari al box office con l’uscita del film nel mese di ottobre negli Stati Uniti. La pellicola sarà comunque destinata a salire ben presto sul podio dei ‘cult-movies’ ed è sicuramente rappresentativa per la carriera di Costner, occasione grazie alla quale per la prima volta si ritrova in quasi tutte le scene e, soprattutto, ruolo di livello tale da risvegliare finalmente l’attenzione della critica internazionale nei suoi confronti.

    Ma il cinema non è ancora l’epicentro del suo percorso artistico. Nello stesso anno di uscita di Fandango Costner è difatti anche cantante e chitarrista di un quartetto musicale ‘country-rock’, i Roving Boy (Blair Forward, Steve Appel e John Coinman sono gli altri tre del gruppo), attività che porta avanti per un decennio. Ma restando sul registro della celluloide Costner non è certo uno che, malgrado agli inizi della carriera, accetti indiscriminatamente ogni proposta: rifiuta infatti un ruolo carico di pericolosa ambiguità in Doppio taglio mentre l’anno seguente interpreta un ciclista affetto da aneurisma cerebrale in American Flyers (Il vincitore) e il mitragliere della Seconda guerra mondiale (Capitano Spark) nell’episodio The Mission della serie TV Amazing Stories (Storie incredibili), diretto da Steven Spielberg.
    Dopo il brutto tiro giocato a Costner con Il grande freddo, il regista Lawrence Kasdan trova il modo di farsi perdonare affidandogli il ruolo del protagonista Jake in Silverado (1985). Costner passa da un altro rifiuto, Platoon) - forse imputabile al fatto che il fratello Dan aveva combattuto in Vietnam - prima di raggiungere il 1987, anno della sua consacrazione tra le stelle del firmamento di Hollywood con No Way Out (Senza via di scampo) e The Untouchables (Gli intoccabili). Il primo film, diretto da Roger Donaldson, consacra Costner come ‘sex symbol’ per la rovente scena d’amore in un’auto di lusso con l’attrice di Blade Runner Sean Young. Per Gli intoccabili il regista Brian De Palma gli affida invece l’importante ruolo di agente del Ministero del Tesoro destinato ad avere la meglio su Al Capone. Quel che si dice un personaggio ‘vecchio stile’, ripreso dal cinema classico, incorruttibile e dunque indiscutibilmente schierato in e per il Bene. Il genere di ‘eroe pulito’ con tutte le carte in regola per dirsi erede a pieno titolo di personaggi romantici e complessi del cinema americano classico. E’ lo stesso Kevin Costner ad ammetterlo: “Io sono l’erede di Gary Cooper, James Stewart e forse di Burt Lancaster”. E lo confermano del resto numerosi suoi altri personaggi anche successivi.

    E’ questa comunque anche l’epoca di due ruoli da protagonista in film di genere sportivo con cui Costner rafforza il favore della critica: Bull Durham (Bull Durham. Un gioco a tre mani, 1988) e Field of Dreams (L’uomo dei sogni, 1989). Prima di approdare al noto Revenge (1990) di cui Costner è sia interprete, a fianco di Anthony Quinn, che produttore esecutivo, si permette qualche altro rifiuto peraltro di film rilevanti, tra cui Mississipi Burning (1988) e L’ombra dei mille soli (1989). Nel controverso film di Tony Scott, Revenge - Vendetta, grande insuccesso negli USA quanto ultra replicato dalle TV europee, Costner veste i panni di un personaggio insolitamente violento poco compreso dalla critica statunitense che mal interpreta in termini ‘inespressività quello che poi è diventato un motivo firma della sua recitazione: quell’affascinante, magnetica fissità con cui è solito imprigionare, congelare le emozioni rendendolo forse l’attore più criptico in assoluto, capace, nel tempo, di dire così tanto, a lungo e intensamente con i suoi densi silenzi. Ma Revenge è per Costner produttore, anche occasione di dissidio col produttore Ray Stark (proprietario della Rastar Production). Quanto basta a fargli muovere i primi passi verso una carriera parallela alla recitazione che lo vede a capo della Tig Productions fondata da lui stesso.

    Il 1990 doveva comunque essere evidentemente un anno focale per Costner, non tanto per Revenge, quanto per una sua eccellente creazione cult. E’ difatti l’anno in cui esordisce come regista e produttore in Dances with Wolves (Balla coi lupi), film tratto dal romanzo Lieutenant Dunbar dell’amico Michael Blake che qui firma la sceneggiatura. Il film è stato definito un ‘western ecologico’ che ribalta l’ottica manicheista del western classico, invertendone i poli-cardine, secondo cui tra gli eletti come buoni questa volta sono gli indiani. In Balla coi lupi Costner trova anche campo aperto e terreno fertile per rimarcare, coniugandola con la prestanza fisica, la sua spiccata tendenza all’essenzialità di recitazione, tale da sollecitare spesso un confronto per affinità con Steve McQueen. Oltre tre ore di pellicola non limitano certo il campo per esprimere quanto e come si voglia un certo discorso e la regia meditata in tempi lunghi diventerà ben presto un altro dei motivi-firma di Kevin Costner..… (SEGUE)

    Bibliografia: Simone Emiliani (a cura di - ), Kevin Costner. I mondi imperfetti di un eroe per caso, Collana “Sentieri Selvaggi”, n. 9, Roma 1997, Stefano Sorbini editore; Kevin Costner-Biography, in >Imdb.com<; C. B., Costner Kevin in Nuovo Dizionario Universale del Cinema di Fernaldo Di Giammatteo, (in collaborazione con Cristina Bragaglia) - Gli autori, Roma 1996, pp. 288-289.

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